Porto di Ravenna

porto italiano
Porto di Ravenna
Ravenna, faro del porto (02).jpg
Il faro del porto di Ravenna
StatoItalia Italia
RegioneEmilia-Romagna Emilia-Romagna
ProvinciaRavenna Ravenna
ComuneRavenna
MareAdriatico
Infrastrutture collegateSS 16 - A 14 - stazione di Ravenna
Tipocommerciale, turistico
GestoriAutorità di sistema portuale del mare Adriatico centro-settentrionale
Profondità fondali- 11,5 m
Coordinate44°28′40.41″N 12°16′11.74″E / 44.477893°N 12.269928°E44.477893; 12.269928Coordinate: 44°28′40.41″N 12°16′11.74″E / 44.477893°N 12.269928°E44.477893; 12.269928
Mappa di localizzazione: Italia
Porto di Ravenna

Il porto di Ravenna è un'infrastruttura situata lungo tutta l'area demaniale del Canale Candiano, includendo le dighe foranee e parte della valle Piomboni. Vi si svolgono attività relative al trasporto merci, al turismo e al diporto nautico. È l'unico porto commerciale dell'Emilia-Romagna e uno dei principali scali del mare Adriatico per traffico merci[1]. Dal 31 agosto 2016 è amministrato dall'Autorità di sistema portuale del Mare Adriatico Centro-Settentrionale (decreto legislativo n. 169 del 4/08/2016).

DescrizioneModifica

Il porto di Ravenna è costituito dal complesso delle aree produttive e commerciali che si affacciano sul Canale Candiano, via d'acqua navigabile che si sviluppa per circa 11 km dall'abitato al mare.[2].

Le banchine di attracco a – 9,40 m si sviluppano per 8 km complessivi. Di essi, 2,5 km sono costituiti da un complesso di tre darsene affiancate («Darsena San Vitale»). Le aree portuali si estendono per 2.080 ettari. I piazzali di deposito occupano oltre 887.300 m², quelli per container e rotabili 415.000 m². I magazzini per rinfuse hanno la capienza di 1.772.900 m3. I serbatoi di deposito sono 217 per liquidi petroliferi, 115 per prodotti chimici, 88 per alimenti e 34 per usi vari.
Le banchine, attrezzate con le più moderne tecnologie, sono specializzate nel carico e scarico di container, legnami, prodotti metallurgici, rinfuse ed altri tipi di merce. Avanzati sistemi informatici controllano tutte le operazioni di imbarco/sbarco, movimentazione e stoccaggio. I piazzali di stoccaggio sono serviti da binari ferroviari[3].

Le due dighe foranee disposte all'imboccatura del porto hanno le seguenti caratteristiche: quella nord, dedicata a Luciano Cavalcoli (1905-1991)[4], è lunga 2.250 m mentre quella sud, intitolata a Benigno Zaccagnini, permette di arrivare camminando a 2.450 m dalla costa, un primato europeo poiché nessun altro porto continentale ha un molo che termina così distante dalla terraferma. La larghezza dell'imboccatura tra i due bracci è di 270 m, andando poi a divergere verso terra.
Secondo la classificazione nazionale dei porti italiani, quello di Ravenna è un porto di seconda categoria e prima classe in virtù del decreto ministeriale n. 1776 del 21 agosto 1975 e della legge 84/94, che lo indica anche come sede di Autorità portuale.

StoriaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Porto Corsini.
 
Il canal porto dalla darsena fino al mare. In alto gli stabilimenti Anic (a sinistra) e Sarom (a destra).

Le strutture lungo il Canale Candiano sono entrate in attività dopo la seconda guerra mondiale. Il porto, distrutto dai bombardamenti alleati, venne subito riedificato con il finanziamento dello Stato. Furono l'insediamento della raffineria Sarom e lo stabilimento Anic i due fattori decisivi che consentirono lo sviluppo dello scalo ravennate nel secondo dopoguerra[5]. La «Società anonima di raffinazione olii minerali» (Sarom), fondata da Attilio Monti nel 1950, fu la prima azienda petrolchimica ravennate. Fu ideata e attuata una modalità di approvvigionamento di petrolio a costi convenienti. La raffineria faceva ampio uso di greggio ed i rifornimenti del prezioso combustibile avvenivano via mare. Il fondale del porto non era sufficiente per l'attracco di grandi navi, ma il problema fu aggirato con l'utilizzo di enormi tubazioni che, dal porto, raggiungevano le navi ormeggiate al largo. Le navi cisterna dovevano scaricare il grezzo e caricare prodotti finiti. Nel 1956 fu attivato il primo terminale a 5,8 km dalla costa (chiamata "isola d'acciaio"), seguito da un secondo pochi anni dopo. La Sarom contribuì alla rinascita del porto.

Quanto all'Anic («Azienda Nazionale Idrogenazione Combustibili», l'azienda petrolchimica dell'Eni), la sua fortuna dipese dalla scoperta di giacimenti di metano nel sottosuolo ravennate. L'azienda divenne leader nell'utilizzo degli idrocarburi come fonte di energia e come carica chimica. L'Anic si insediò lungo la banchina sinistra del canale Candiano, mentre la Sarom si sviluppò lungo la sponda destra. Da allora le funzioni industriali e petrolchimiche si sono concentrate sulla sponda sinistra, mentre le attività di produzione, trasformazione e stoccaggio legate al settore agricolo si consolidarono sulla sponda destra, dove fissò la propria sede anche la CMC (Cooperativa Muratori e Cementisti)[6].

La società di gestione del porto nacque il 28 giugno 1957[7]. I fondatori della S.A.P.I.R. (Società per Azioni Porto Industriale di Ravenna) furono la Camera di Commercio ravennate, la società «Ferruzzi, Benini & C.» e l'ENI di Enrico Mattei, che ne fu il primo presidente. Nello stesso anno l'architetto Luigi Greco fu incaricato di redigere il progetto dello scalo[4]. Dapprima furono realizzate le due dighe foranee (1958-1961). Poi l'imboccatura dei moli guardiani fu portata da 35 a 70 metri (1966)[8]. La costruzione del porto fu regolamentata dalla legge 528/1961, che prese il nome del proponente, il ravennate Benigno Zaccagnini, allora ministro dei Lavori Pubblici[1]. Di pari passo procedette la realizzazione di una superstrada volta a favorire i collegamenti con Bologna, il maggiore centro industriale della regione: la diramazione A14 - Ravenna. Fu migliorata inoltre la percorrenza della Strada statale 16 Adriatica creando un raccordo semianulare che aggirava il centro. Infine fu realizzata una superstrada che, dalla zona sud del porto (destra canale Candiano) si innestava direttamente sul raccordo semianulare. Il canale Candiano fu allargato e approfondito.
Tra il 1964 e il 1974 fu presidente della Sapir Luciano Cavalcoli. Promotore del porto come fattore di progresso economico della città, seppe infondere una spinta decisiva allo sviluppo dello scalo ravennate. Durante la sua presidenza, il 3 luglio 1971 avvenne l'inaugurazione ufficiale della struttura[4] (Cavalcoli fu anche presidente della Camera di Commercio ravennate dal 1951 al 1974).

Negli anni 1970 si verificò, a partire dal 1973, una drastica diminuzione dell'approvvigionamento di petrolio, accompagnata in parallelo dall'aumento di merci secche convenzionali. Il risultato fu che lo scalo ravennate passò gradualmente da porto industriale a porto prevalentemente commerciale[2]. Il traffico merci si sviluppava su container, una modalità di trasporto che si impose proprio in quegli anni. Il porto di Ravenna rispose bene a questa novità e in poco più di un decennio raggiunse, con una movimentazione di 400.000 Teu, il quarto posto nel traffico container nel mar Mediterraneo e il primo nell'Adriatico[9].
Nell'ottobre del 1976 entrò nel porto la nave Mount Pindos di 61.397 tonnellate: mai un'imbarcazione di questa stazza era entrata nello scalo ravennate[10].

Nel decennio successivo si insediarono lungo il porto canale industrie ad alto contenuto tecnologico, specialmente metalmeccaniche, che beneficiarono degli ampi spazi disponibili per il trasporto eccezionale (ad esempio, l'imbarco di gru da 775 tonnellate su nave-bacino). Nel 1984 l'imboccatura dei moli guardiani fu ulteriormente ampliata da 70 a 140 metri[8].

NoteModifica

  1. ^ a b Il porto, su grupposapir.it. URL consultato il 27 marzo 2018.
  2. ^ a b G. Ferilli, p. 170.
  3. ^ G. Ferilli, pp. 170-71.
  4. ^ a b c Il sogno di Cavalcoli: il porto, la speranza di Ravenna, su comune.ra.it. URL consultato il 27 marzo 2020.
  5. ^ G. Ferilli, p. 204.
  6. ^ Valentina Orioli, Ravenna, la darsena e la città, pag. 137.
  7. ^ Riccardo Sabadini: Sapir continuerà ad essere un forte volano nello sviluppo del Porto di Ravenna, su cervianotizie.it. URL consultato il 27 marzo 2018 (archiviato dall'url originale il 27 marzo 2018).
  8. ^ a b Diga di Marina, intitolata la piazza ai Piloti del Porto di Ravenna, su ravennatoday.it. URL consultato il 29 marzo.
  9. ^ G. Ferilli, p. 217.
  10. ^ Giorgio Bottaro, Vittor Ugo Petruio e Gino Strocchi, Storia del Basket a Ravenna (1936-1990), Ravenna, Longo, 1990.

Bibliografia e cartografiaModifica

Voci correlateModifica

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