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Primato. Lettere e arti d'Italia
StatoItalia Italia
LinguaItaliano
PeriodicitàQuindicinale
Formato36,5 x 24,5 cm
FondatoreGiuseppe Bottai
Fondazione1º marzo 1940
Chiusura25 luglio 1943
SedePiazza Adriana 5, Roma
Tiratura10.000 copie circa
DirettoreGiuseppe Bottai
CondirettoreGiorgio Vecchietti
Redattore capoGiorgio Cabella
 

Primato. Lettere e arti d'Italia è stata una rivista quindicinale di cultura fascista fondata e diretta a Roma da Giuseppe Bottai. Fu pubblicata tra il 1940 e il 1943.

Indice

StoriaModifica

Nata a ridosso dell'entrata dell'Italia nella Seconda guerra mondiale, la rivista fu creata dal ministro dell'Educazione nazionale, Giuseppe Bottai, che voleva coinvolgere le "forze migliori della cultura"[1] e che chiamò a raccolta circa 250 intellettuali perché dessero il loro contributo e sostenessero il "primato" dell'Italia in vista dell'approssimarsi della guerra. La rivista proseguì il dibattito già avviato da Critica fascista. Fu stampata negli stabilimenti della Mondadori Editore[2].

L'articolo programmatico di Bottai, pubblicato sul primo numero del 1º marzo 1940, invitava gli intellettuali a uscire allo scoperto e a riprendere la loro missione di interventisti della cultura.

I primi due anni di Primato non furono in grado di far sentire il peso nel dibattito culturale. Durante questo periodo, l'esperienza del coraggio della concordia si espresse attraverso le grandi inchieste sull'ermetismo, anche se si augura una maggiore comunicabilità e una maggior chiarezza nell'arte. Primato, fondata da Bottai, il ministro firmatario delle leggi razziali, una rivista "programmaticamente e totalitariamente ariana e antisemita".[3]

Linee programmatiche

"Niente di strano se, fatto il confronto di quante volte la parola GUERRA prevalga, ora, sulla parola CULTURA, molti troveranno sorprendente e CORAGGIOSA, piuttosto che NORMALE e DEL TUTTO ADERENTE AL MOMENTO l'uscita di "Primato", di un rivista cioè che reca per sottotitolo lettere e arti d'Italia. Ma chi ha dimenticato o vuole dimenticare - per ricordare soltanto una giornata nella nostra storia recente - che a portare in trincea, con quell'anima e quella volontà, i combattenti del 1915, concorsero proprio le riviste e i giornali, i libri e i quaderni letterari, conservati gelosamente nello zaino e dimostrandosi necessari alla salute dello spirito quanto per la difesa del corpo furono le SIPE e i Novantuno?(...). Con questo spirito dunque, Primato chiama a raccolta le forze vive della cultura italiana; e tenta, attraverso un'azione ordinata, concorde, e, il più possibile, nobilmente popolare, di rendere concreto ed efficace il rapporto tra arte e politica, tra arte e vita; col proposito, insomma, di operare l'unione fra alta cultura e letteratura militante, fra Università e giornale, fra gabinetto scientifico e scuola d'arte, lavorando nel nome e nell'interesse della PATRIA. Questa Patria che un tempo ricorreva frequente e spontanea nelle scritture dei letterati, nelle memorie degli artisti, nelle relazioni degli scienziati, e alla quale essi dedicarono vita e speranze, 'Amate palesemente e generosamente le lettere e la vostra Nazione, e potrete alfine conoscervi tra di voi, e assumete il coraggio della concordia'. Il coraggio della concordia risultante di quel nutrito amore all'arte e alla Patria, e mezzo indispensabile per imporre il primato spirituale degli Italiani di Mussolini".

Quando la Russia venne invasa dalle truppe naziste e fasciste (22 giugno 1941) "Primato", ormai convinto di essere dentro la guerra, intensificò l'appello all'interventismo della cultura nel conflitto in atto. Con il termine della non belligeranza e l'entrata in guerra dell'Italia fascista a fianco della Germania hitleriana, crescono i doveri dell'intervento della cultura per contribuire alla vittoria che sarà, come dice l'articolo del 15 febbraio e del 1º marzo 1941, "immancabile".

Quando tuttavia l'assenteismo e la defezione di molti uomini di cultura, nel momento più difficile della lotta, si intensificò e le sconfitte italo-tedesche aumentarono, mentre i bombardamenti distruggevano le città italiane, si decise di chiudere "Primato". L'ultimo numero della rivista apparve il 13 agosto 1943 con un numero doppio, il 15-16, con le scuse per il ritardo dovuto ai bombardamenti. Dalla copertina erano scomparsi i nomi dei direttori Bottai e Vecchietti e quest'ultimo appariva in ultima pagina come direttore responsabile.

CollaboratoriModifica

NoteModifica

  1. ^ Mirella Serri, I redenti. Gli intellettuali che vissero due volte. 1938-1948, Milano, Corbaccio, 2005.
  2. ^ Gian Carlo Ferretti, Storia dell'editoria letteraria in Italia. 1945-2003, Einaudi, Torino 2004, p. 19.
  3. ^ Michele Sarfatti, Le leggi antiebraiche spiegate agli italiani di oggi, Einaudi, 2002, p. 7.

Collegamenti esterniModifica

  • Università di Trento-Progetto Circe, Scheda della rivista
  • Biblioteca Nazionale Centrale di Roma: Primato (raccolta digitale dal 1940 al 1943)