Regno Kediri

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Regno Kediri
Dati amministrativi
Lingue ufficialiGiavanese antico
Lingue parlatesanscrito
CapitaleKadiri (attuale Kediri)
Politica
Forma di StatoMonarchia
Nascita1045
CausaRe Airlangga divide il suo regno in quello di Janggala e di Kediri
Fine1221
CausaRe Ken Arok sconfigge Jayakaton nella battaglia di Ganter
Territorio e popolazione
Religione e società
Religione di StatoKejawèn
Induismo
Buddhismo
Animismo
Kediri Kingdom.svg
Mappa del Regno Kediri
Evoluzione storica
Preceduto daKahuripan
Janggala
Succeduto daSinghasari
Schema delle rotte commerciali del sud-est asiatico durante il XIII secolo.

Kediri o Kadiri (conosciuto anche come Panjalu) fu un regno indù che controllò la parte orientale dell'isola di Giava dal 1042 al 1222. Malgrado la mancanza di resti archeologici, nel periodo di Kediri ci fu un grande sviluppo della letteratura classica. Il Kakawin Bharatayuddha di Mpu Sedah, il Gatotkacasraya di Mpu Panuluh, e il Smaradhana di Mpu Dharmaja fiorirono in questo periodo. La capitale del regno Daha o Dahana si crede fosse nella parte occidentale della valle del fiume Brantas, da qualche parte vicino alla moderna Kediri e intorno alla Reggenza di Kediri.

Etimologia e NomiModifica

Il nome Kediri o Kadiri deriva dal termine sanscrito Khadri che significa gelso indiano (Morinda citrifolia), conosciuto con il nome locale di pacéo albero mengkudu. La corteccia di quest'albero produce un colorante purpureo utilizzato per la produzione del batik.
Il regno era noto anche con il nome di Panjalu insieme al suo regno gemello di Janggala; durante il regno di Jayakatwang, che fece rivivere, seppur brevemente, un secondo regno Kediri, il regno era noto anche con il nome di Gelang-gelang o Gegelang. Oltre che con il nome di Kediri, il regno era noto anche con il nome di Daha o Dahana, indicando la sua capitale.

Fondazione e storia del regnoModifica

Il Regno di Kediri è successore del regno giavanese buddhista di Kahuripan e prosecutore della dinastia Isyana nell'isola di Giava. Nel 1045, re Airlangga divise il suo regno di Kahuripan in due, il regno di Janggala e quello di Kediri che, non avendo figli legittimi a cui far ereditare il suo regno, donò ai suoi due figliastri[1] per abdicare e ritirarsi nella vita da asceta; egli morì quattro anni dopo[2]
Il primo sovrano conosciuto di questo regno fu Çri Jayawarşa Digjaya Çāstaprabhu, il quale regnò dal 1104 al 1115; in una sua iscrizione pervenutaci databile al 1104 egli si proclama una incarnazione o avatar di Vishnu. Il secondo sovrano fu Kameshwara il cui nome formale fu Sri Maharaja Rake Sirikan çri Kameçvara Sakalabhuwanatustikarana Sarwaniwaryyawiryya Parakrama Digjayottunggadewa, il suo sigillo reale o Lanchana era un teschio sovrastato da una luna crescente o chandrakapala, simbolo di Shiva. Sotto il suo regno venne composto il Smaradahana, opera in cui il sovrano viene adorato come incarnazione di Kama, dio dell'amore e la capitale del suo regno, Dahana, viene osannata come meraviglia da tutto il mondo conosciuto.

 
Statua di Vishnu, Regno Kediri, XII-XIII secolo.

Sua moglie, la regina Çri Kirana, viene celebrata nel poema come incarnazione della dea del piacere carnale e della passione, Rati.
L'apice di prosperità e potenza del regno si ebbe con il suo terzo sovrano, Jayabaya, che regnò tra il 1130 ed il 1160; egli è celebrato nel Kakawin Bharatayuddha di Mpu Sedah, una versione giavanese del Mahābhārata, scritta intorno al 1150. Sotto il regno di Jayabaya la letteratura giavanese antica conobbe la sua epoca d'oro; il Prelambang Joyoboyo, un libro profetico attribuito allo stesso sovrano, è un'opera molto diffusa ancora oggigiorno tra gli abitanti di Giava. In quest'opera si afferma che l'arcipelago indonesiano sarebbe stato dominato per lungo tempo da un popolo con la pelle bianca, poi per un breve tempo da un popolo con la pelle gialla per poi tornare agli antichi fasti. La profezia accenna alla figura di Ratu Adil o Principe Giusto che ha il compito di ripristinare la giustizia e la libertà ed è una figura ricorrente nel folklore indonesiano. Durante il regno di Jayabaya l'isola di Ternate era un territorio vassallo di Kediri.
Il quarto sovrano di Kediri fu Sarvesvara che regnò dal 1159 al 1170, seguito da Aryesvara che regnò fino dal 1170 al 1180, entrambi fecero uso nel loro sigillo reale di Ganesha, ma ben poco si sa del loro regno, come del resto ben poco sappiamo degli altri sovrani tranne l'ultimo di essi, Re Jayakaton che venne sconfitto dal fondatore del regno Singhasari Ken Arok nella battaglia di Ganter nel 1222.
Secondo alcune iscrizioni antiche, il regno Daha ebbe un breve periodo di rinascita alla fine del regno Majapahit, quando nel 1478 il sovrano Girindrawardhana spostò la capitale del regno a Daha costretto dall'aggressione del principe ribelle Kertabhumi, ma questo periodo di gloria ebbe vita breve quando il Sultanato di Demak sconfisse definitivamente ciò che rimase del regno Majapahit nel 1527.

Rapporti con gli altri regni del sud-est asiaticoModifica

Il regno di Kediri confinava con il vicino regno Srivijaya fondato nell'isola di Sumatra tra l'XI ed il XII secolo, e sembra aver avuto rapporti commerciali con la Cina e con l'India. Fonti cinesi si riferiscono ad esso con il nome di Tsao-wa o Chao-wa (Giava) e numerose testimonianze scritte provano come commercianti e viaggiatori cinesi frequentavassero il territorio di questo regno. I rapporti con l'India erano più di tipo culturale, dal momento che molti rakawi (poeti e studiosi indonesiani) scrissero opere ispirate alla mitologia induista e ad opere epiche come il Mahābhārata ed il Rāmāyaṇa.
Nel corso dell'XI secolo l'egemonia del regno Srivijaya nell'arcipelago indonesiano aveva cominciato il suo declino, segnato dall'invasione di Rajendra Chola I, sovrano della dinastia Chola, della Malesia Occidentale e di Sumatra. I sovrani Chola della Costa del Coromandel conquistarono la regione di Kedah, indebolendo ulteriormente l'influenza di Srivijaya nella regione, e permettendo così la creazione di domini territoriali più piccoli come quello di Kediri, basati più sulla produzione agricola che sul commercio; successivamente, tuttavia, il regno di Kediri riuscì a ottenere il controllo della rotta delle spezie verso le Molucche.
Secondo l'opera cinese Zhu Fan Zhi o Descrizione delle Nazioni Barbare, Giornale dei Forestieri scritta intorno al 1225 dall'ufficiale della Dinastia Song, Zhao Rugua, l'autore scrisse che nell'arcipelago del sud-est asiatico esistevano due potenti e ricchi regni: il regno di Srivijaya e quello di Giava (Kediri).

CulturaModifica

La cultura del regno Kediri è stata celebrata come un periodo di fiorente produzione letteraria in giavanese antico.

 
Statua in bronzo del periodo del Regno Kediri rappresentante Vajrasattva e conservata nel Museum für Indische Kunst di Berlino.

Oltre alle opere già citate, occorre menzionare le opere Lubdhaka e Wrtasancaya di Mpu Tanakung, Krisnayana scritta da Mpu Triguna, e Sumanasantaka di Mpu Monaguna.
L'opera in lingua cinese Lingwai Daida del geografo cinese Zhou Qufei nel 1178 ci fornisce uno squarcio di vita quotidiana nel regno di Kediri che non è possibile trovare in nessun'altra fonte scritta, così come del sistema di governo e della popolazione di Kediri[3]. Secondo questo testo la popolazione usava indossare vestiti che li ricoprivano fino alle gambe e portavano i capelli sciolti. Le abitazioni erano pulite e ben arredate con pavimenti fatti di pietre tagliate di colore verde o giallo. L'agricoltura, l'allevamento ed il commercio erano fiorenti ovunque e ricevevano particolare attenzione dal governo. Egli riferisce lo sviluppo della coltivazione del baco da seta per la produzione di abiti in seta e cotone.
La giustizia veniva amministrata senza fare uso di pene corporali o della reclusione, tuttavia coloro che commettevano azioni fuorilegge venivano multati con il pagamento di somme in oro, fatta eccezione per i ladri che subivano l'esecuzione capitale.

Regnanti KediriModifica

NoteModifica

  1. ^ B.V. Rao, History of Asia, Sterling Publishers Pvt. Ltd, P. 213, ISBN 8120792238
  2. ^ Cœdès, George, The Indianized states of Southeast Asia, University of Hawaii Press, 1968, pp. 146-148 ISBN 9780824803681.
  3. ^ R. Soekmono, Pengantar Sejarah Kebudayaan Indonesia, 2ª ed. Yogyakarta, Penerbit Kanisius, 1988, p. 59.
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