Ripudiata (film 1954)

film del 1954 diretto da Giorgio Walter Chili
Ripudiata
Paese di produzioneItalia
Anno1954
Durata96 min
Dati tecnicibianco e nero
Generedrammatico, storico, sentimentale
RegiaGiorgio Walter Chili
SoggettoAlfred Niblo
SceneggiaturaJacopo Corsi, Federico Luigi Galli, Giorgio Walter Chili
Casa di produzioneJonia Film
Distribuzione in italianoIndipendenti Regionali
FotografiaAngelo Baistrocchi
MontaggioRinaldo Montagnoni[1]
MusicheCarlo Rustichelli
ScenografiaVirgilio Muzio, Federico Luigi Gallo
CostumiMario Ferroni, Michele Contessa
TruccoAngelo Malantrucco
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Ripudiata è un film del 1954, diretto da Giorgio Walter Chili.

TramaModifica

1844. Una giovane contessina, sposa di un barone, viene ingiustamente accusata dalla cognata di adulterio con un capitano sincero amico della ragazza. Il marito crede ciecamente alla sorella, la quale ha agito solo per poter continuare indisturbata la relazione col maggiordomo, e scaccia di casa la moglie che inutilmente chiede di poter riabbracciare il suo bambino. Priva di mezzi, la donna accetta delle scritture come cantante lirica e ottiene grandi successi. Sorpresa dalla controffensiva garibaldina e repubblicana intorno a Roma la donna si ritrova casualmente in una locanda di Velletri e qui improvvisamente incontra il capitano che tenta inutilmente di sedurla. Una cannonata centra la locanda che crolla; il capitano muore tra le macerie mentre la ragazza, colpita da una trave alla testa, riporta un trauma agli occhi che minaccia di renderla cieca.

Scoperta durante una notte in casa del marito, dove, con la complicità della fidata governante, si era introdotta con la speranza di rivedere forse per l'ultima volta suo figlio, viene scacciata insieme all'altra donna, la quale però, prima di lasciare la casa prova l'innocenza della sua padrona. Infatti essa conduce il suo bambino nel corridoio dove si odono le voci del maggiordomo e la sorella che litigano: l'uomo rinfaccia alla donna di aver fatto condannare una innocente; il barone fuori di sé dall'ira licenzia il maggiordomo e infligge una dura punizione alla sorella; quindi con il recupero della vista arriva anche il perdono della contessina.

ProduzioneModifica

È il quinto film a soggetto del regista Giorgio Walter Chili, se si esclude il film di montaggio C'era una volta Angelo Musco.

Rientra nel filone drammatico-sentimentale comunemente detto strappalacrime (poi ribattezzato dalla critica neorealismo d'appendice), allora molto in voga tra il pubblico italiano.

Girato in interni negli Stabilimenti Incir-De Paolis e in esterni a Roma e a Velletri durante il 1954, venne iscritto al Pubblico registro cinematografico col n. 1.486. Presentato alla Commissione di Revisione Cinematografica, presieduta da Oscar Luigi Scalfaro, ottiene il visto censura n. 17.873 il 1º dicembre 1954 con una lunghezza dichiarata di 2.860 metri, senza operare alcun taglio: il 1º ottobre 1956, con una lunghezza leggermente accorciata a 2.850 metri, la pellicola ottiene la qualifica di film nazionale ammesso alla programmazione obbligatoria; non conosciamo in cosa consistono i 10 metri di film mancanti, ma in compenso nella seconda pagina[2] vi sono riportati tutte le maestranze tecniche che hanno partecipato al film. Al momento non risulta sia stato proiettato in televisione, né pubblicato in DVD; però esiste il manifesto originale del film[3]. La Mondial Video pubblicò un VHS contenente il film, ma ad oggi risulta essere fuori catalogo[4]. Tra gli interpreti minori della pellicola c'è Virna Lisi, qui al suo sesto film in carriera.

DistribuzioneModifica

Il film venne distribuito nel circuito cinematografico italiano il 1º giugno del 1955.

In Francia fu proiettato nelle sale col titolo Le destin d'une mère a partire dal dicembre del 1957[5].

AccoglienzaModifica

L'incasso fu di 256.000.000 di lire dell'epoca.

Colonna sonoraModifica

Nel film sono presenti brani musicali tratti da opere liriche di Giuseppe Verdi, Giovanni Paisiello, Gaetano Donizetti e Vincenzo Bellini, cantate dal soprano Margherita Carosio.

CriticaModifica

«Tipico film di Chili, né migliore né peggiore delle altre fatiche di questo regista». Umberto Tani, Intermezzo n. 14/15, 15 agosto 1955.

Pino Farinotti, nel suo dizionario, assegna al film due stelle con tre righe sintetiche di trama senza fare alcun commento[6].

NoteModifica

  1. ^ Questo è il nome che risulta dal documento originale del visto censorio: secondo Roberto Chiti e Roberto Poppi, nel Dizionario del cinema italiano. I film dal 1945 al 1959 sulla scheda del film a pag. 309 il montatore risulterebbe Nino Baragli, sotto il nome Giovanni Baragli.
  2. ^ Come si può evincere dal documento originale del visto di censura tratto dal sito Italia Taglia.
  3. ^ Come si evince dal sito della rivista Filmtv.it che riporta il manifesto del film.
  4. ^ Come si evince da questa pagina Archiviato il 16 gennaio 2014 in Internet Archive. tratta dal sito VHS, collezione di VHS italiani e stranieri.
  5. ^ Come si può evincere dalla pagina delle uscite all'estero tratta dal sito IMDB.
  6. ^ Come si evince dalla scheda del film tratta dal sito Mymovies.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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