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Eterno Padre, particolare del Paradiso nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte (1491-1494).

Saturnino Gatti (Pizzoli, 1463 circa – L'Aquila, 1518 circa) è stato un pittore e scultore italiano considerato da molti il più fecondo del suo territorio.

Indice

BiografiaModifica

Si formò inizialmente all'Aquila, presso la bottega di Silvestro dell'Aquila. Successivamente conobbe e forse frequentò la bottega del Verrocchio. Dopo i lavori fiorentineggianti della maturità (ciclo di affreschi alla chiesa di San Panfilo di Villagrande di Tornimparte), sul finire del XV secolo maturò uno stile vicino a Piermatteo d'Amelia ed Antoniazzo Romano. Il suo capolavoro di questo periodo è la Pala del Rosario, del 1511, ora al Museo Nazionale d'Abruzzo nel capoluogo abruzzese.

 
Resurrezione, dalle Storie di Cristo affrescate in San Panfilo a Tornimparte.

Molto discutibili sono le attribuzioni degli affreschi di Goriano Valli (Tione degli Abruzzi), e di alcune Madonne in terracotta già a Città Sant'Angelo e Spoltore. Più probabile l'autografia di una tavola con la Madonna col Bambino di proprietà della Cassa di Risparmio della Provincia dell'Aquila. La sua bottega fu fiorente per tutto il Cinquecento e tra i suoi migliori allievi è da ricordare Bernardino di Cola del Merlo.

Come scultore è di sua sicura fattura il Sant'Antonio Abate, originariamente situato nella chiesa di Santa Maria del Ponte a Tione degli Abruzzi. Dagli anni Venti anche quest'opera è esposta al Museo Nazionale d'Abruzzo dove è andata distrutta nel terremoto dell'Aquila del 2009; ridotta in ottocento frammenti, è stata quindi sottoposta ad un restauro certosino — eseguito tra il 2014 ed il 2017 — che l'ha rigenerata.[1]

Morì presumibilmente nel 1518.

OpereModifica

MiniaturaModifica

PitturaModifica

 
Il capolavoro del Gatti, la Pala del Rosario (1511) nel Museo nazionale d'Abruzzo all'Aquila.

SculturaModifica

NoteModifica

BibliografiaModifica

G. Boffi, Saturnino Gatti, pittore, scultore, plasticatore, in "Gente d'Abruzzo". Dizionario biografico. Andromeda. Colledara. 2006-2007 vol. 5, pagg. 249 - 254.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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