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Settimana Santa di Piana degli Albanesi (Java e Madhe)

Settiama Santa Italo-Albanese
Java e Madhe Arbëreshe
Tipo di festareligiosa locale
Periododal venerdì precedente la Settimana Santa a Domenica di Pasqua
Celebrata aPiana degli Albanesi e i comuni dell'Eparchia
ReligioneCattolica di rito bizantino
Altri nomiJava e Madhe dhe e Shejte in lingua albanese (la Grande e Santa Settimana)

La Settimana Santa di Piana degli Albanesi (Java e Madhe), anche Java e Madhe dhe e Shejte, ovvero la Grande e Santa Settimana, comprende una serie di celebrazioni che si svolgono nella cittadina omonima - in modo particolare nella cattedrale di San Demetrio Megalomartire - durante la Settimana Santa, secondo il rito bizantino degli italo-albanesi[1].

La Pasqua Albanese (Pashkët Arbëreshe) di Sicilia e i Riti della Grande e Santa Settimana di Piana degli Albanesi, per la complessità dei riti, la sontuosità e la raffinatezza dei paramenti sacri e degli abiti femminili, le manifestazioni folcloristiche, costituisce la ricorrenza centrale della comunità albanese dell'isola, dalla cui data dipendono le altre feste; occasione in cui ogni arbëreshë ritrova le proprie radici, consapevole del valore del patrimonio religioso e culturale della comunità d'appartenenza[2]. Rappresenta la festa delle feste, i quali riti della Passione, della morte e della Resurrezione di Gesù vengono vissuti secondo la ricca simbologia orientale.

Indice

StoriaModifica

OriginiModifica

Le cerimonie della Settimana Santa di Piana degli Albanesi possiedono, per precise regioni storico-culturali, dei caratteri del tutto diversi da quelli delle altre cerimonie dell'Isola. Esse, infatti, sono direttamente riconducibili alla tradizione liturgica bizantina importata in Sicilia nel XV secolo dai coloni albanesi provenienti dall'Albania e dai territori albanesi dalla Penisola Balcanica.

Riti non dissimili si possono trovare nelle altre comunità, albanofone o sempre di origine albanese, dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, ove persistono tracce della solennità delle celebrazioni bizantine.

La Pasqua Albanese (Pashkët Arberëshe)Modifica

I giorni della Settimana SantaModifica

 
La Cattedrale di San Demetrio, sede delle principali liturgie pasquali
 
Antica bandiera albanese nella cattedrale durante la Settimana Santa

Il programma delle celebrazioni prende il via il venerdì precedente la Settimana Santa, quando si celebra la resurrezione di Lazzaro con il Projasmena (Messa dei presantificati) e il canto di Lazzaro (kënga e Lazërit) per le vie del paese. Particolarmente suggestiva e coinvolgente è la celebrazione della domenica delle Palme (E Dillja e Rromollidhet) a Piana degli Albanesi, che ricorda l'ingresso di Gesù a Gerusalemme su un asino da parte dell'Eparca e la benedizione delle palme e dei rami d'ulivo.

Il Giovedì santo si celebra la lavanda dei piedi durante la quale l'Eparca lava i piedi ai papàdes proprio come Cristo fece con i suoi Apostoli; mentre il Venerdì santo gli uffici delle lamentazioni (Vajtimet), canti funebri a cui partecipano tutti gli abitanti di Piana degli Albanesi, la processione che attraversa tutto il paese accompagnata dai canti evangelici, in lingua greca e albanese, che narrano la passione di Cristo.

 
La chiesa di San Giorgio Megalomartire a Piana degli Albanesi il Sabato Santo

Il Sabato santo avvengono i battesimi (pagëzimet) per immersione, si tolgono i veli neri dalle chiese e suonano a festa le campane per annunciare la Risurrezione di Cristo (të Ngjallurit e Krishtit). Dalla notte del Grande sabato, poi, si intona il celebre "Christos Anèsti" (Cristo è risorto). Nella domenica di Pasqua, per il Solenne Pontificale di Pasqua (Pashkët), l'inno della Resurrezione viene cantato ripetutamente durante l'Officio dell'Aurora (órthros) dell'innografo bizantino Giovanni Damasceno. Segue la liturgia di S. Giovanni Crisostomo officiata dai Concelebranti avvolti nei preziosi paramenti sacri.[3]

Nella notte tra il sabato e la domenica di Pasqua si svolge in notturna la suggestiva funzione del Christòs Anèsti (Cristo è risorto); subito dopo la celebrazione liturgica, abbastanza partecipato, il canto del Christòs Anèsti/Krishti u Ngjall è eseguito in greco e in albanese da gruppi di cantori spontanei che vanno di casa in casa annunciando il grande evento per le vie della cittadina e presso le famiglie in veglia.

Il periodo pasquale culmina nel giorno di Pasqua quando, come in una favola antica, Piana degli Albanesi rivive tutta la sua identità etno-religiosa e il suo folclore albanese. Nella cattedrale di San Demetrio si svolge una caratteristica cerimonia [4].

La cerimonia liturgica della domenica di Pasqua inizia al mattino col solenne pontificale celebrato dall'eparca e dai sacerdoti dell'Eparchia di Piana degli Albanesi, vestiti con antichi e ricchi paramenti. Tra ampie volute di incenso l'eparca, attorniato dai sacerdoti, celebra il rito della "sacra mensa" che, secondo l'uso orientale, si innalza al centro dell'abside. Alle preghiere in lingua greca antica, secondo la liturgia di San Giovanni Crisostomo, il popolo risponde coralmente e in un tripudio di canti e colori viene esaltata la resurrezione di Cristo. L'onda gioiosa delle campane, i bagliori del sole sugli arredi dell'altare, sulle vesti sacerdotali, sugli ori, sulle sete, il profumo d'incenso, l'armonia solenne dei canti paleo bizantini (che si distinguono nettamente dalla musica neo-bizantina), i festoni di fronde e le bandiere d'Albania che adornano gli edifici sacri e cittadini, creano un'atmosfera di indicibile suggestione.

La funzione acquista un particolare valore ecumenico per il canto del Vangelo in diverse lingue. Il solenne pontificale si conclude con uno splendido e folto corteo di donne in sontuosi costumi tradizionali albanesi, che, dopo aver partecipato ai sacri e solenni riti, sfila per il Corso Kastriota raggiungendo la piazza principale. Al termine del corteo, in un tripudio di canti e colori, viene impartita dai papàdhes la benedizione (bekimi), seguita dalla distribuzione al popolo e ai turisti delle uova rosse (vet të kuq), simbolo della passione di Cristo, della nascita e della resurrezione.

I canti e i costumiModifica

 
Particolare del Brezi

Durante la Grande e Santa Settimana vengono intonati, dall'eparca, dai papàs e dal popolo i canti dell'antica tradizione musicale e melurgica bizantina, che fa parte del "Registro Eredità Immateriali della Sicilia", questo riconosciuto anche dall'Unesco.

Le varie celebrazioni sono accompagnate da donne in costume tradizionale, che, insieme alla lingua e il rito, è uno dei segni più evidenti della diversità culturale degli arbëreshë; è una singolare espressione di autocoscienza locale che manifesta anche in questo modo la volontà di conservare identità e tradizioni[5].

NoteModifica

Voci correlateModifica