Terremoto dell'Irpinia del 1853

terremoto dell'aprile 1853 nell'Irpinia meridionale
Terremoto dell'Irpinia meridionale del 1853
Data9 aprile 1853
Ora12:45
Magnitudo Richter5,6
Magnitudo momento5.6[1]
Distretto sismicoIrpinia
Epicentrosorgenti del Sele
40°49′01.2″N 15°13′01.2″E / 40.817°N 15.217°E40.817; 15.217Coordinate: 40°49′01.2″N 15°13′01.2″E / 40.817°N 15.217°E40.817; 15.217
Nazioni colpiteFlag of the Kingdom of the Two Sicilies (1816).svg Regno delle Due Sicilie
Vittimeuna dozzina
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto dell'Irpinia del 1853
Posizione dell'epicentro

Il terremoto dell'Irpinia del 1853 è stato un evento sismico di magnitudo 5.6 che colpì l'Irpinia nel corso della giornata del 9 aprile, intorno alle ore 12:45[2], con epicentro presso le sorgenti del Sele, poco a sud dell'alto corso dell'Ofanto, sull'Appennino campano[3]. A quell'epoca i territori colpiti dal sisma erano suddivisi tra le due province del Principato Citra e del Principato Ultra, nell'ambito del Regno delle Due Sicilie, mentre in epoca contemporanea appartengono in gran parte alla provincia di Avellino nonché al distretto sismico dell'Irpinia[2].

In virtù della magnitudo non particolarmente elevata il bilancio complessivo delle vittime fu relativamente contenuto[3] (i morti furono circa una dozzina[4]) mentre assai elevato fu il numero dei senzatetto, tanto che fu necessario costruire intere baraccopoli in legno mentre le numerose case pericolanti furono, a seconda dei casi, restaurate o demolite[2]. I danni più rilevanti si ebbero a Caposele, Calabritto, Senerchia e Quaglietta, nel Principato Citra, nonché a Lioni e Teora, nel Principato Ultra. Tuttavia effetti più isolati si ebbero anche a diverse decine di chilometri di distanza dall'area epicentrale: così a Fragneto Monforte vi furono diversi sfollati, ad Avellino fu danneggiato il convento dei Frati Minori riformati, a Campagna fu seriamente lesionato il campanile della cattedrale mentre a Felitto furono danneggiate alcune chiese. Alla scossa principale ne seguirono altre che contribuirono ad aggravare i danni nelle settimane successive. Il re Ferdinando II delle Due Sicilie concesse laute elargizioni alle popolazioni terremotate.[2]

NoteModifica

  1. ^ Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, Catalogo parametrico dei terremoti italiani, in Emidius. URL consultato il 4 dicembre 2018 (archiviato il 1º aprile 2019).
  2. ^ a b c d The catalogue of strong earthquakes in Italy, su INGV. URL consultato il 18 marzo 2018 (archiviato il 15 febbraio 2018).
  3. ^ a b Memento terrae: la Campania e i terremoti, su Terre di Campania. URL consultato il 18 marzo 2018 (archiviato il 15 febbraio 2018).
  4. ^ Regione Campania - Note storiche (PDF), su Emidius. URL consultato il 18 marzo 2018 (archiviato il 21 settembre 2017).

Voci correlateModifica