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Terremoto dell'8 giugno 1638
Data8 giugno 1638
Ora9:45 (GMT)
Magnitudo momento6,6 Consultazione per finestre temporali - Catalogo Parametrico dei Terremoti Italiani
EpicentroSila Piccola, presso Verzino
39°07′58.8″N 16°52′04.8″E / 39.133°N 16.868°E39.133; 16.868Coordinate: 39°07′58.8″N 16°52′04.8″E / 39.133°N 16.868°E39.133; 16.868
Nazioni colpiteBandera de Nápoles - Trastámara.svg Regno di Napoli
Intensità MercalliX
Vittime0
Mappa di localizzazione: Italia
Terremoto della Calabria dell'8 giugno 1638
Posizione dell'epicentro

Il terremoto dell'8 giugno 1638 fu un disastroso terremoto che colpì la Calabria, in particolare all'interno della Sila Piccola nei pressi di Verzino[1], nel Crotonese, e parte del territorio già colpito nei giorni 27 e 28 marzo del 1638 da un altro terremoto catastrofico.

Indice

StoriaModifica

DataModifica

Secondo il Working Group Catalogo Parametrico Terremoti Italiani (CPTI) la scossa di terremoto si verificò l'8 giugno 1638 alle ore 9:45 GMT, corrispondenti all'incirca alle ore 11 calabresi[2]; negli articoli di Paolo Galli e Vittorio Bosi citati in Bibliografia, e in un lavoro di Giovanna Chiodo sui terremoti del 1638[3], la data del terremoto viene fissata alla notte del 9 giugno 1638.

LocalitàModifica

Il terremoto colpì il versante orientale della Calabria, in particolare le località del Marchesato Crotonese e le pendici orientali della Sila. Nella seguente tabella, costruita in base al Catalogo dell'Istituto nazionale di geofisica[2] e al Database Macrosismico Italiano del 2004, vengono riportate alcune di queste località ordinate per latitudine decrescente:

Località Latitudine Longitudine Intensità al sito (MCS)
Crotone 39.080 17.127 8-9
Rocca di Neto vecchia 39.185 16.993 8-9
Cutro 39.033 16.982 8-9
Casabona 39.248 16.958 9-10
Zinga 39.261 16.919 9-10
Santa Severina 39.147 16.913 8
Scala Coeli 39.445 16.890 9
Belvedere di Spinello 39.212 16.888 9
Roccabernarda 39.133 16.868 10
Verzino 39.312 16.861 9-10
Calopezzati 39.560 16.802 9
Policastro 39.112 16.789 9-10
Mesoraca 39.077 16.789 9
Belcastro 39.017 16.785 8-9
Caccuri 39.227 16.779 9-10
Crosia 39.566 16.773 9
Sant'Angelo di Frigilo 39.088 16.765 7-8
Caloveto 39.505 16.760 9
Bocchigliero 39.418 16.751 9
San Giovanni in Fiore 39.254 16.699 9
Simeri 38.932 16.662 9
Rossano 39.574 16.635 7-8
Longobucco 39.449 16.611 8-9
Catanzaro 38.914 16.586 8-9
Minnito 39.310 16.343 8
Celico 39.309 16.340 8
Pietrafitta 39.260 16.340 7
Rovito 39.308 16.321 7-8
Flavetto 39.311 16.319 7-8
Lappano 39.319 16.312 7-8
San Pietro in Guarano 39.342 16.311 7
Corno 39.333 16.311 8
San Benedetto Ullano 39.339 16.302 7-8
Zumpano 39.310 16.291 7-8
Rose 39.399 16.288 8
Castiglione Cosentino 39.351 16.288 7-8
Motta 39.310 16.286 7
Bisignano 39.513 16.285 8
Cosenza 39.303 16.252 8
Monteleone 38.675 16.102 6

ConseguenzeModifica

L'intensità all'epicentro fu del X grado della Scala Mercalli, Me 6.6. Venne interessata soprattutto una vasta area della Sila spopolata. Ciononostante, secondo la relazione ufficiale del consigliere Ettore Capecelatro, inviato nelle Calabrie viceré spagnolo, complessivamente furono distrutti sei paesi e ci furono danni gravissimi in altri quindici, fra cui Crotone e Catanzaro. Furono interessati anche Cosenza e casali circostanti che avevano già subito danni gravissimi durante il terremoto del 27 marzo 1638[4]. Il terremoto causò imponenti dissesti geologici che modificarono in modo permanente la geografia fisica della Calabria. Secondo testimoni dell'epoca si determinò fra l'altro l'apertura di un'enorme faglia alta 80 cm circa e lunga 60 miglia che da Petilia Policastro (anticamente, Policastro) giungeva in Sila e dalla quale fuoriuscivano gas:

«Dal confine di Policastro fin'all'estrema parte della montagna, che chiaman Sila, alla volta di Tramontana, si abbassò per trè palmi dall'un lato il terreno, per lo spazio di sessanta miglia, con diritto solco stendendosi, e quel, che riesce di maggior maraviglia, si diffuse con ugual tenore, non meno nelle più basse valli, che nelle più alte montagne; Fu qui similmente osservato, che da quelle voragini esalava fuora fetor di solfo, e che per alcune sere, che precessero al terremoto»

(Agazio Di Somma, Historico racconto de i terremoti della Calabria dall'anno 1638, fin'anno 41. Napoli, appresso Camillo Cauallo, 1641.)

La faglia venne riconosciuta ai primi del XVIII secolo da Domenico Martire in località "Cagno" nel territorio di San Giovanni in Fiore, nelle vicinanze dell'attuale lago Ampollino[5], ed è stata studiata di recente per mezzo di analisi paleosismologiche e il ricorso alla fotografia aerea nella zona della Sila chiamata ancora adesso, nel ricordo dei contadini, "La conca del terremoto"[6].

NoteModifica

  1. ^ Terremoti più forti della Calabria, su calabriaportal.com. URL consultato il 22 gennaio 2019.
  2. ^ a b Enzo Boschi, Guidoboni E., Ferrari G., Valensise G. e Gasperini P., Catalogo dei Forti Terremoti in Italia dal 461 a.C. al 1990. Bologna : ING, GNDT, SGA, SSN, 1999, p.644
  3. ^ G. Chiodo, I terremoti calabri del 1638, Relazione finale, Educ. grant EDIS. Calabria, 1993
  4. ^ Lutio d'Orsi, I terremoti delle due Calaurie op. cit.
  5. ^ Domenico Martire, Calabria Sacra e Profana, Cosenza : Tipografia Migliaccio, 1877.
  6. ^ P. Galli e V. Bosi, I terremoti del 1638 in Calabria, Op. cit.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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