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Tommaso II Sanseverino

nobile italiano, conte di Marsico e di Tricarico, fondatore della Certosa di Padula
Tommaso II di Sanseverino
Padula certosa gisant2.jpg
Monumento tombale a Tommaso II Sanseverino, presente nella Cappella del Fondatore, nella Certosa di Padula. Tommaso è rappresentato come un guerriero dormiente, sovrastato dall'altorilievo della Madonna con bambino, attribuito a Domenico Napoletano.
Conte di Marsico e di Tricarico
Stemma
Barone di Sanseverino
In carica 1291-1324
Signore di Centola, Polla e Cuccaro
Barone del Cilento e Diano
Nome completo Thomasus Sanseverinus, de Sancto Severino
Altri titoli signore di Sanza dal 1294, signore di San Severino, Casal Boni Ripari, Pantoliano, Castelluccio Cosentino, Corbella, Monteforte; Serre e Padula dal 1301, signore di Policastro dal 1305
Nascita 1255 circa
Morte 25 settembre 1324
Dinastia Sanseverino
Padre Ruggero Sanseverino, (2º conte di Marsico)
Madre Teodora D'Aquino (1294-1317)
Coniugi Isnarda (Isolda) de Courban Sanseverino
Margherita di Vaudémont Sanseverino
Sveva d'Avezzano
Figli Enrico Sanseverino, (4º conte di Marsico); Giacomo Sanseverino; Roberto Sanseverino, (conte di Corigliano); Guglielmo Sanseverino e Margherita Sanseverino
Religione Cristiana cattolica di rito romano

Tommaso II Sanseverino (1255 circa – 25 settembre 1324) è stato un nobile italiano, proveniente dalla potente famiglia nobile dei Sanseverino. Fu barone di Sanseverino, conte di Marsico e conte di Tricarico, durante il Regno di Sicilia e Regno di Napoli. Comunemente noto per essere stato il fondatore della Certosa di San Lorenzo, a Padula.

BiografiaModifica

Figlio di Ruggero II Sanseverino e di Teodora D'Aquino, sorella di San Tommaso, nacque nel 1255 circa.[1][2][3] Succedette a suo padre, e fu nominato conte di Tricarico per matrimonio, in seconde nozze, con Sveva D'Avezzano figlia ed erede di Grimaldo Signore di Tricarico, vivente nel 1308, e vedova di Filippino Polliceno. Ebbe diverse mogli e figli fra cui spicca Enrico II Sanseverino, avuto dal matrimonio con Margherita di Veldemonte (de Vaudemont) figlia del conte Enrico di Ariano, avvenuto nel 1271.

Divenne conte di Marsico, barone di Sanseverino, signore di Centola, Polla e Cuccaro dal 1291, signore di Atena dal 1295, signore di Postiglione dal 1295 (ma rinuncia nel 1298), signore di Sanza dal 1294, signore di San Severino di Camerota, Casal Boni Ripari, Pantoliano, Castelluccio Cosentino, Corbella, Monteforte (di Vallo), Serre e Padula dal 1301, signore di Policastro dal 1305; ebbe la conferma sull'intera baronia del Cilento, Diano, Lauria, Sant'Angelo a Fasanella e Magliano Vetere, che divise tra i figli. Scorto' il Duca di Calabria per accogliere il nuovo re Roberto di Napoli di ritorno da Avignone (ottobre 1310).[4][5]

Tommaso sentì molto l’influenza del santo zio, Tommaso d'Acquino, che più di una volta aveva soggiornato al castello di Sanseverino ove ebbe una delle sue estasi, infatti si interessò attivamente per la glorificazione dello zio.[6] Nel 1284 al padre Ruggero II fu affidata da Carlo, principe di Salerno e, a quel tempo, Vicario Generale di suo padre Carlo I d’Angiò, la custodia e la difesa della città di Salerno dai ribelli (durante il periodo dei Vespri Siciliani), mentre Tommaso, che dallo stesso principe venne nominato capitano di guerra, era stato spedito a difendere il litorale che da Salerno va a Policastro.[7][8]

Morì il 25 settembre del 1324, alla presunta età di 72 anni, fu sepolto nella Cappella della Certosa di Padula.[9]

La fondazione della Certosa di PadulaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Certosa di Padula.
 
Facciata del cortile interno della Certosa di Padula.

Nel 1306 fu decisa da Tommaso II, la costruzione di un monumento certosino, i cui lavori iniziarono il 28 gennaio dello stesso anno, sotto la supervisione del priore della Certosa di Trisulti, sul sito di un preesistente cenobio (a Padula). il 17 aprile dello stesso anno, poi, il re Carlo II lo Zoppo ne confermo' la fondazione. I lavori proseguirono, con ampliamenti e ristrutturazioni, fino al XIX secolo. Si tratta del complesso certosino più grande d'Italia, dichiarato nel 1998, patrimonio dell'umanità.[10]

Le ragioni della costruzione furono specialmente politiche. Sanseverino, con la costruzione della Certosa, voleva ingraziarsi i reali angioini del Regno di Napoli: i certosini erano un ordine religioso francese; la casa generalizia, fondata nel 1084 da San Brunone, si trovava a Grenoble, e non poteva quindi che essere graditissima al sovrano angioino, di cui Sanseverino era un fedelissimo, la fondazione di una Certosa a Padula.[11] Quando questa fu in grado di poter accogliere i monaci di San Brunone, il conte Tommaso Sanseverino inviò al Generale di Grenoble, il privilegio di donazione. Poco dopo, riunitosi il Capitolo a Grenoble, furono mandati alla Certosa i padri e il priore Giovanni Tommaso da Vico, per stabilirvi l'osservanza della Regola. Inoltre la posizione della certosa consentiva il controllo del territorio, dei grandi campi fertili circostanti, dove venivano coltivati i frutti dai monaci che gestivano il complesso, oltre al controllo delle vie che portavano alle regioni meridionali del Regno di Napoli.

GenealogiaModifica

Tommaso II Sanseverino Padre:

Ruggero II Sanseverino

Nonni paterni:

Tommaso I Sanseverino

Perna de Morra

Bisnonni paterni:

Guglielmo I Sanseverino - Isabella di Marsico

Bisnonni materni:

Enrico de Morra - ??

Madre:

Teodora D'Aquino

Nonni materni:

Landolfo I D'Aquino

Teodora di Chieti

Bisnonni paterni:

Aimon I d'Aquino - ??

Bisnonni materni:

Godefroi "Le Jeune" Galluccio - ??

NoteModifica

  1. ^ (EN) cilentano.it, Sanseverino, i castelli organizzazione militare ed economica, su www.ilcilento.altervista.org. URL consultato il 24 settembre 2018.
  2. ^ (EN) Family tree of Tommaso II, su Geneanet. URL consultato il 24 settembre 2018.
  3. ^ (EN) Family tree of Teodora d'AQUINO, su Geneanet. URL consultato il 24 settembre 2018.
  4. ^ SANSEVERINO in "Enciclopedia Italiana", su www.treccani.it. URL consultato il 24 settembre 2018.
  5. ^ SANSEVERINO, Ruggero in "Dizionario Biografico", su www.treccani.it. URL consultato il 24 settembre 2018.
  6. ^ Giuseppe Pagnotta, Il Regno di Federico II e la decimazione dei Sanseverino: la prima congiura dei Baroni., su Pizzocalabro.it - Storia di Pizzo. URL consultato il 24 settembre 2018.
    «Di Tommaso aggiungiamo che molto sentì l’influenza del santo zio Tommaso che più di una volta aveva soggiornato al castello di Sanseverino ove ebbe una delle sue estasi; si interessò attivamente per la glorificazione dello Zio.».
  7. ^ Antonio Lotierzo, Nell'Europa moderna: Marsicensi, Youcaprint, 10 novembre 2017, ISBN 9788892692176.
  8. ^ Ebner Pietro, Chiesa, baroni e popolo nel Cilento, in Thesaurus Ecclesiarum Italiae (secoli XVIII-XX) (n°6), Vol.1-2, Edizioni Storia e Letteratura, 1979, ISBN 9788863720204.
  9. ^ Cappella del Tesoro / sala del capitolo / cimitero antico / cappella del fondatore - Polo museale della Campania, su www.polomusealecampania.beniculturali.it. URL consultato il 24 settembre 2018.
  10. ^ La Certosa - Polo museale della Campania, su www.polomusealecampania.beniculturali.it. URL consultato il 24 settembre 2018.
  11. ^ RENATO LEPROUX, I Sanseverino - la storia di Tommaso, il creatore della certosa di Padula, su www.ilcilento.altervista.org, 15 luglio 2014. URL consultato il 24 settembre 2018.

BibliografiaModifica

  • Candida Gonzaga Beardo, de, Memorie delle Famiglie Nobili dell'Italia Meridionale, 1875.
  • Nicola della Monica, Le grandi famiglie di Napoli, Newton & Compton Editori, Roma 1998. ISBN 9788854188846
  • Paolo Perduto, Mercato San Severino nel Medioevo. Il castello e il suo territorio, All'insegna del Giglio Editore, 2008. ISBN 9788878144590
  • Carlo De Frede, Il Principe di Salerno Roberto Sanseverino, 2000 Napoli
  • Raffaele Colapietra, I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle, Salerno, 1985 Pietro Laveglia editore
  • Gaetano Macchiaroli, Guido D'Agostino, Raffaele Colapietra, Antonello Sanseverino: dalla discesa di Carlo VIII alla capitolazione del 1497 Napoli, 1999 (Gaetano Macchiaroli editore)
  • Michele Cerrato, Il Castello di Mercato S. Severino. Storia, Archeologia, Ricostruzioni, Mercato S. Severino, 2013, ed. Brunolibri

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica