Tranvia della Valcuvia

tranvia interurbana italiana
Tranvia della Valcuvia
Canonica di Cuvio 2.JPG
Stazione di Canonica
InizioCittiglio
FineBosco Valtravaglia|Molino d'Anna
Inaugurazione1914
Chiusura1949
GestoreSATV (1914-1917)
SVIE (1917-1940)
SVIT (1940-1953)
Lunghezza13,7 km
Tipotranvia interurbana
Elettrificazione600 V cc (dal 1917)
Scartamento1100 mm
Tranvia della Valcuvia.JPG
Trasporto pubblico

La tranvia della Valcuvia, in esercizio dal 1914 al 1949, era una linea tranviaria interurbana a trazione elettrica che collegava Cittiglio a Bosco Valtravaglia, percorrendo la Valcuvia.

StoriaModifica

 
Cartolina raffigurante il tram della Valcuvia

Un primo progetto per la costruzione di una tranvia lungo la Valcuvia, con trazione a vapore e a scartamento ordinario, risale al 1886: il 31 ottobre di tale anno si costituì infatti un comitato promosso dall'ingegner Enrico Peregrini e Giovanni Maggi allo scopo di promuovere tale collegamento lungo il tracciato non servito dalla ferrovia Novara-Pino, realizzata seguendo l'itinerario del lungolago[1].

Nel 1904 il Peregrini ripropose il progetto, che appariva favorito dalla costruzione della ferrovia Varese-Luino, inaugurata l'anno successivo; nel 1907 si costituì dunque la Società Anonima Tramvie Valcuviane (SATV) da lui presieduta, che provvedette ad affidare la realizzazione del progetto di massima; lo stesso prevedeva tre differenti opzioni di percorso [2]. La società, con sede a Cuvio, aveva un capitale sociale di 800.000 Lire[1].

Scomparso il Peregrini, sostituito nella sua attività dal nipote Giovanni[3], nel 1913 la SATV ottenne la concessione per costruire ed esercire una tranvia a vapore attraverso la Valcuvia[4], permettendo di collegare la valle alle due ferrovie che la lambivano agli estremi.

Inaugurata ufficialmente il 14 giugno 1914[1], la linea fu attivata il giorno dopo. L'impianto collegava Cittiglio, posta sulla linea Varese-Laveno delle FNM, alla località Molino d'Anna (frazione di Bosco Valtravaglia), posta sulla linea Varese–Luino della Società Varesina per Imprese Elettriche (SVIE)[5], con un servizio basato su due coppie giornaliere[3].

Nel 1917 la SATV decise di elettrificare la linea e cederne l'esercizio alla SVIE, dato l'identico scartamento (1.100 mm)[5].

Nel 1940 la SVIE cedette l'intera rete ferro-tranviaria alla Società Varesina Imprese Trasporti (SVIT), controllata della Società Elettrica Bresciana, azienda del gruppo Edison[6].

Dopo la seconda guerra mondiale, a fronte della necessità di rinnovare gli impianti e il materiale rotabile, la linea fu chiusa il 30 novembre 1949 e sostituita da un autoservizio[7].

CaratteristicheModifica

Stazioni e fermate[8]
         
linea FNM per Varese
         
0 Cittiglio FNM
         
linea FNM per Laveno
 
2 Brenta
 
4 Casale
 
5 Zuigno
 
Vergobbio
 
6 Canonica di Cuvio
 
7 Cuveglio
 
8 Cavona
 
9 Rancio-Cantevria
 
11 Cassano Valcuvia
 
Malpensata
 
torrente Margorabbia
         
linea SVIE per Varese † 1953
         
         
14 Molino d'Anna
         
linea SVIE per Luino † 1953

Lunga complessivamente 13,7 km, la tranvia della Valcuvia era armata con un binario all'inusuale scartamento di 1.100 mm, il medesimo utilizzato lungo la ferrovia della Valganna.

L'alimentazione della linea aerea avveniva alla tensione continua di 600 V in corrente continua.

PercorsoModifica

 
Molino d'Anna, stazione ferrotranviaria SVIE con in primo piano un tram per Cittiglio

La linea aveva inizio di fronte alla stazione ferroviaria di Cittiglio, quindi, dopo aver percorso la strada comunale della stazione, imboccava la strada statale 394 del Verbano Orientale, che percorreva sul lato destro.

Nell'ordine erano servite le località di Brenta e Casalzuigno, la frazione Canonica di Cuvio, Cuveglio, il caseificio Lucchini e Malpensata.

Al chilometro 13+400 la tranvia imboccava un tratto in sede propria, varcava il torrente Margorabbia e confluiva a Bosco Valtravaglia nella ferrovia della Valganna nella stazione di Molino d'Anna[5].

Alcuni dei caratteristici casotti di attesa delle fermate e i principali fabbricati viaggiatori di stazione sono sopravvissuti alla chiusura dell'impianto e riconvertiti ad altri scopi.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c M. Miozzi, Le tramvie del varesotto op. cit., p. 161.
  2. ^ Mario Pianezza, Le Tramvie Valcuviane, in La Prealpina Illustrata, 3 marzo 1907.
  3. ^ a b M. Miozzi, Le tramvie del varesotto op. cit., p. 162.
  4. ^ Regio Decreto no 176 del 9 febbraio 1913, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia no 63 del 17 marzo 1913
  5. ^ a b c Betti Carboncini, op. cit., p. 95
  6. ^ Marco Bergamaschi, I gruppi aziendali. Dinamiche strategiche e strutture organizzative. Con i casi Edison, FIAT, Pirelli, Zanussi., CEDAM, Padova, 2011, pag. 305, ISBN 978-88-13-31443-9.
  7. ^ Betti Carboncini, op. cit., p. 102
  8. ^ Orario generale Ferrovie dello Stato e secondarie - Tranvie - Servizi lacuali ed automobilistici - Navigazione marittima - Linee aeree, quadro 831, Fratelli Pozzo Editori, Torino, luglio 1939, p. 372

BibliografiaModifica

  • Adriano Betti Carboncini, Binari ai laghi, Salò, Editrice Trasporti su Rotaie, 1992, ISBN 88-85068-16-2.
  • Maurizio Miozzi, Le tramvie del varesotto, Pietro Macchione, Varese, 2014. ISBN 978-88-6570-169-0

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica