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Vincenzo Cesati (Milano, 24 maggio 1806Napoli, 13 febbraio 1883) è stato un botanico italiano di orientamento floristico-sistematico. Studioso di crittogamologia ed esperto micologo, fu docente universitario e direttore del Real Orto botanico di Napoli.[1][2][3]

BiografiaModifica

Vincenzo Cesati, barone di Vigadore,[4] nacque da Massimiliano, consigliere del Consiglio di guerra di Corte austriaco[5] e dalla marchesa Barbara Durazzo di Genova.[6]
Ancora giovanissimo, manifestò grande interesse per la storia naturale ed una autentica passione per la botanica. Si avvicinò da autodidatta a questa disciplina formando da solo la sua cultura scientifica, poiché non gli fu permesso di seguire un percorso specifico di studi universitari. Soggetto infatti all'autorità del padre, che lo voleva «successore della sua carica, dei suoi onori e delle sue tendenze»,[6] fu indirizzato, quattordicenne, agli studi classici e poi a quelli giuridici e diplomatici presso il Collegium Theresianum di Vienna per essere «educato nobilmente, come si convenia a perfetto gentiluomo».[7]

Conseguita la laurea in giurisprudenza nel 1829,[8] tornò a Milano e, rifiutando la carriera diplomatica alla quale il padre lo aveva destinato, trovò un impiego come funzionario amministrativo presso la Delegazione provinciale, prima a Milano e poi in diverse province lombarde che erano allora governate dall'Austria. Questi incarichi, che tenne per quasi vent'anni fino al 1848, gli consentirono di coltivare la sua vera passione che, oltre allo studio, lo portava a compiere frequenti escursioni botaniche alla ricerca di specie rare per il suo erbario e a scoprirne di nuove da descrivere e determinare.[9]

A Milano iniziò anche a frequentare la casa del botanico Maurizio Rainer De Haarbach[10] dove si incontravano alcuni giovani naturalisti[11] accomunati dalla stesso interesse per la natura e intenzionati a promuovere un movimento di ricerche sulla storia naturale della Lombardia.[9]

Nel settembre 1840 Cesati fu trasferito a Como, presso la locale Delegazione provinciale con l'incarico di terzo aggiunto di delegato.[12] Vi restò due anni fino al 7 aprile 1843 quando fu promosso a relatore della Congregazione provinciale di Brescia.[13] A Brescia rimase quasi cinque anni, fino al 9 gennaio del 1848, quando fece ritorno a Como in qualità di primo aggiunto di delegato[14] e successivamente. il 18 marzo dello stesso anno, come Delegato dell' I. R. Delegazione provinciale di quella città.[15]

Proprio allora in Lombardia scoppiarono i primi moti insurrezionali anti austriaci, preparatori della Prima Guerra di Indipendenza Italiana e Cesati, di idee liberali e sentimenti patriottici,[9] partecipò attivamente alle vicende risorgimentali di quel periodo.[6][16] Delegato a Como, non solo non volle adottare misure repressive contro gli insorti, come gli avrebbe imposto la sua funzione, ma «alla testa della popolazione» combatté contro le truppe austriache e poi a Milano, col Governo provvisorio, contribuì attivamente alla liberazione della città.[6]

Il 27 marzo, il Governo provvisorio di Como lo incaricò di reggere ancora la Delegazione ed il 22 aprile il Governo provvisorio centrale della Lombardia lo confermò Presidente della Congregazione provinciale. Ma il 5 agosto,[17] dopo la sconfitta dell'esercito piemontese di Carlo Alberto di Savoia, a Custoza ed il ritorno degli austriaci nel Lombardo-Veneto,[18] fu costretto ad abbandonare precipitosamente la città e a fuggire esule in Svizzera, dove soggiornò a Lugano per alcuni mesi.[15]

Per ritorsione del Governo austriaco subì la confisca e la vendita di tutti i suoi beni,[6] nonché la perdita del materiale scientifico accumulato in quegli anni[15] tra cui gli appunti di micologia sui quali stava allora lavorando per una monografia sui funghi già cominciata ed il materiale preparatorio per il quarto ed il quinto fascicolo di una Iconographia della flora italiana (Cesati, 1840) che resterà incompiuta.[19]

Tornato in Italia, Cesati si stabilì a Vercelli che divenne così la sua seconda patria e dove rimase per quasi vent'anni, fino al 1867.[6]

A Vercelli iniziò ad insegnare storia naturale[20] presso il Collegio nazionale (Real Collegio) di Via San Cristoforo[21] e, nell'aprile del 1854, fu nominato direttore agli studi delle Scuole tecniche speciali, patrocinate dal Comune, presso il nuovo Collegio-convitto nazionale.[22] Nel 1860 queste scuole furono convertite in Istituto Tecnico[23] (diventato dal 2007, Istituto di Istruzione Superiore "Camillo Cavour") e Cesati ne fu il primo Preside. Tenne la presidenza sino al termine dell'anno scolastico 1966-67,[24] quando lasciò Vercelli per trasferirsi a Napoli, nominato professore di botanica presso la R. Università.[25]

Cesati vinse il concorso per titoli alla cattedra di botanica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e presso la Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali. Assunse anche come titolare la direzione del R. Orto botanico,[26] subentrando a Giuseppe Antonio Pasquale, che svolgeva ad interim questi incarichi, rimasti vacanti per la morte di Guglielmo Gasparrini, il 28 giugno del 1866.[27]

L'opera di Cesati come Direttore del R. Orto botanico fu «laboriosa e non sempre apprezzata adeguatamente».[28] Durante la sua direzione fu formalizzato l'acquisto di microscopi per i laboratori dell'Istituto,[29] Fu costruita una nuova stufa calda (a riscaldamento artificiale) in ferro e vetro, in sostituzione di quella preesistente più piccola e difettosa,[30] e si progettò la ristrutturazione della monumentale Stufa temperata.[31] L'ingresso principale dell'Orto fu dotato di un impianto di illuminazione a gas e fu regolamentata l'apertura al pubblico del Giardino consentendola nei soli giorni feriali.[32]

Con la nomina a Direttore del R. Orto botanico Cesati entrò formalmente a far parte di quell'ambiente universitario del quale era rimasto sino ad allora ai margini. Fu accolto come socio ordinario nelle più prestigiose accademie napoletane[33] e in diverse altre Società scientifiche italiane e straniere, oltre che in quelle delle quali era già corrispondente.[34] Fu anche insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine Imperiale della Rosa dall'imperatore del Brasile Don Pedro II.[35]

Nel 1871 fu tra i fondatori della sezione napoletana del Club alpino italiano[36] e ne fu il primo presidente fino al 1881,[37] quando si manifestarono i primi sintomi di una grave infermità[38] che lo costrinsero a rinunciare all'insegnamento ed alla ricerca sul campo. In seguito all'aggravarsi delle sue condizioni bel 1882, chiese ed ottenne il collocamento a riposo, pur conservando la titolarità dei suoi incarichi accademici, e fu supplito dai suoi due coadiutori, Pasquale nell'insegnamento della botanica e Licopoli nella direzione dell'Orto.[39]

Morì a Napoli l'anno successivo.

In segno di stima, quand'era in vita e per renderne poi omaggio alla memoria, furono molti i botanici italiani e stranieri che vollero dedicargli generi o specie nuove di fanerogame e di crittogame che portano, così, il nome specifico di cesatii o di cesatiana.[40]

Attività scientificaModifica

Funzionario nell'amministrazione pubblica a Milano ma cultore appassionato di scienze naturali nel privato, Cesati, tra il 1836 ed il 1838, si pose all'attenzione dell'ambiente botanico ufficiale, quello delle Università e dei Musei di Storia naturale, pubblicando alcuni lavori originali frutto delle sue ventennali esplorazioni botaniche nel Milanese, nelle valli del Liro e del Sesia, nell'Oltrepò pavese, in Lomellina e nel Vercellese.[9] In queste sue prime pubblicazioni, Cesati divulgò le sue conoscenze ed espose le sue idee in vari campi della botanica, dalla floristica del milanese alla sistematica delle Ombrellifere,[41] dalla micologia [42] alla teratologia[43] e alla fisiologia vegetale.[44]

Nel 1840 pubblicò «a tutte sue spese»[45] il primo fascicolo della sua opera più voluminosa (in folio max), una Iconographia delle piante italiane[46] che, nell'intenzione dell'Autore, avrebbe dovuto essere una completa rappresentazione figurata della flora italiana con una dettagliata descrizione delle specie, ognuna delle quali accompagnata da una illustrazione che lui stesso avrebbe realizzato.[47] Ma l'opera, «sventuratamente per la scienza»,[48] sarebbe rimasta incompiuta arrestandosi, le pubblicazioni, al terzo fascicolo nel 1844.[49]

Con il suo trasferimento prima a Como e poi Brescia, si allargarono a queste province le sue intense erborizzazioni che lo portarono ad osservare oltre 450 specie, alcune molto rare e di cui se ne ignorava, fino ad allora, la presenza nell'Italia settentrionale.[12]

Durante il soggiorno bresciano pubblicò anche gli ultimi due fascicoli della sua incompiuta Iconographia, dedicandoli rispettivamente alla II Riunione degli Scienziati Italiani,[50] che si era già svolta a Torino nel settembre del 1840, ed alla VI Riunione, svoltasi a Milano nel settembre del 1844.[51] Cesati partecipò attivamente al congresso di Milano presentando diverse relazioni scientifiche[52] e, pur estraneo all'ambiente accademico, fu nominato segretario[53] della sezione di Botanica e Fisiologia vegetale di cui curò, tra l'altro, la stesura degli atti verbali.[54]

Nel luglio del 1844 terminò la stesura di quella che lui definì una «memoriuzza».[55] Era un saggio sulla flora lombarda contenente l'elenco floristico delle specie spontanee osservate in quel territorio con osservazioni introduttive sugli aspetti generali della flora italica e di quelli propri della flora insubrica e con la descrizione dei diversi biotopi regionali.[56] Fu pubblicato, con il titolo Flora, sotto forma di capitolo all'interno dell'opera Notizie naturali e civili su la Lombardia[57] dell'economista Carlo Cattaneo.[58]

Tre anni più tardi, con una nuova memoria dallo stesso titolo della precedente,[59] Cesati ritornò sul tema della flora lombarda aggiornando ed ampliando la consistenza floristica della vegetazione spontanea della regione e portando a 2590 il totale delle specie osservate.[60] Inoltre, a differenze della precedente, dedicò una parte considerevole della trattazione ai micromiceti[61] con l'intento di «gettare la prima base di una sistematica numerazione dei vegetabili fungoidei dell'Italia superiore»[62] L'intento, perseguito con quest'ultimo saggio e conseguito con i numerosi lavori successivi,[63] lo avrebbero portato ad essere considerato uno dei fondatori della crittogamologia in Italia[64] ed una autorità nel campo della micologia e non solo in ambito nazionale.[65]

Particolarmente rilevanti furono i suoi studi sugli Ascomyicota in generale e, in particolare, sulla famiglia delle Sferiacee, tra cui il genere Rosellina.[66]

Nel 1867 iniziò, con il primo fascicolo, la pubblicazione di un'opera imponente, scritta da Cesati in collaborazione con Giuseppe Gibelli e Giovanni Passerini nel'arco di trent'anni e portata a termine da Oreste Mattirolo.[67] Una Flora analitica[68] della vegetazione spontanea italiana,[69] strutturata secondo il metodo dicotomico[70] per l'identificazione dei generi e delle specie.[68]

L'opera, definita «un ouvrage pratique... accessible à tous les amateurs»,[71] fu la prima flora unitaria italiana,[72] innovativa rispetto a tutte le Flore precedenti.[73] Sia per il superamento del metodo comparativo e l'adozione delle chiavi dicotomiche, che per l'uso dell'italiano in luogo dell'elitario latino e per il sussidio alla determinazione sistematica dato da un secondo volume interamente dedicato alle illustrazioni organografiche[74] delle specie descritte.[75]

L'erbario CesatiModifica

Un anno prima della sua morte Cesati decise di mettere in vendita la sua collezione botanica e ne diede annuncio sulle principali riviste botaniche dell’epoca, italiane e straniere.A tal fine pubblicò un opuscolo (Cesati, 1882) con la descrizione dettagliata della sua collezione, che si componeva di: - un erbario di più di 350.000 esemplari appartenenti a circa 49.000 specie, delle quali circa 32.000 fanerogame e almeno 17.000 crittogame; - una collezione di autografi di circa 2500 botanici

Dall'età di tredici anni Cesati aveva cominciato ad allestire un primo erbario, frutto delle sue giovanili erborizzazioni.[76] Negli anni questo erbario venne sempre più arricchendosi di nuovi esemplari, sia specie autoctone da lui stesso raccolte sia specie esotiche inviategli dai suoi numerosi corrispondenti stranieri.

OpereModifica

Lavori scientifici di botanicaModifica

Lavori accademici e didattici di scienze diversi dalla botanicaModifica

  • Tavole analitiche pel corso di storia naturale (Zoologia) durante l'anno scolastico 1850-51 ad uso degli allievi delle classi superiori nel Collegio nazionale di Vercelli, Vercelli, Tipografia De Gaudenzi, 1851, pp. 1-31.
  • Analisi chimica delle acque bromo-jodurate di Saxon nel Vallese, Vercelli, 1853.
  • Molluschi raccolti nel R. Orto Botanico in Napoli, in Bull. Soc. Malac. It., I, Pisa, Tip. Nistri, 1875, pp. 125-128.
  • Pensieri sulla idrofobia e su le apoplessie, in Gazzetta Med. It., IV, ser. II, n. 46, Firenze, Tip. Mariano Cecchi, 1852-53, pp. 165-166.
  • Il Monte della Disgrazia, in Bull. Trimestale Club. Alp. It., II, fasc. I, n. 8, Torino, Tip. G. Cassone, 1867, pp. 46-76.

Comunicazioni, sunti e note brevi di botanicaModifica

Scritti su argomenti diversi dalle scienze naturaliModifica

Fonti di documentazioneModifica

  • Diari annuali di erborizzazione (1830-1849), Vercelli, Archivio di Stato di Vercelli (Fondo Arborio Mella), 1830-1849.
  • Diari annuali di erborizzazione (1850-1880), Roma, Università La Sapienza. Dipartimento di Biologia vegetale. Museo Erbario di Roma (Arch. RO, V. Cesati, Ms. IV)., 1850-1880.
  • Registri delle Accessioni (1857-1870), Roma, Università La Sapienza. Dipartimento di Biologia vegetale. Museo Erbario di Roma (Arch. RO, V. Cesati, Ms. VIII), 1857-1870.
  • Registri delle Accessioni (1828-1856), Vercelli, Archivio di Stato di Vercelli (Fondo Arborio Mella), 1828-1856.
  • Autografario, Ginevra, Conservatoire et Jardin Botanique de Genève.

Materiali inediti dell'erbario crittogamico di Cesati pubblicati postumiModifica


NoteModifica

  1. ^ Cfr. Caso, 1883, pp. 25-26.
  2. ^ Nella letteratura botanica di lingua francese, il biografato è indicato, a volte, come Vincent de Cesati (cfr. Roumeguére, 1883) così come in alcune fonti italiane tradotte dal francese dove è denominato Vincenzo de Cesati. L'uso del de davanti al cognome deriva, probabilmente, dalla consuetudine di preporre questa particella ai cognomi di origine alto borghese o nobiliare. In effetti il biografato era barone e discendeva dall'antica e nobile famiglia Cesati, di cui era capostipite un Massimiliano (1430-1510) regio ducale referendario della città di Vigevano (cfr. Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, II, Milano, 1928-32, pp. 433-434).
  3. ^ Secondo Giacomini, 1980, Cesati non sarebbe morto a Napoli, ma a Vercelli. In effetti Vercelli era la seconda patria di Cesati dove lui, patriota anti austriaco, trovò rifugio dopo il fallimento della rivoluzione lombarda del 1848 alla quale aveva attivamente partecipato. Ma Cesati morì a Napoli, come riportato dalla maggior parte delle fonti biografiche, mentre a Vercelli fu sepolto, così come aveva chiesto nelle sue ultime volontà (cfr. Caso, 1883, p. 26).
  4. ^ Cfr. Millozza, 2008, p. 152.
  5. ^ Il padre di Cesati, Massimiliano, era giureconsulto collegiato di Vigevano e feudatario di Vigadore (cfr. Vittorio Spreti, Enciclopedia storico-nobiliare italiana, II, Milano, 1928-32, pp. 433-434).
  6. ^ a b c d e f Cfr. Caso, 1883, p. 25.
  7. ^ Cfr. Balsamo, 1883, p. 1
  8. ^ Cfr. Balsamo, 1913, p. 52.
  9. ^ a b c d Cfr. Giacomini, 1980.
  10. ^ Cfr. Soldano, 1983, p. 70.
  11. ^ Tra gli altri il micologo Carlo Vittadini, il botanico Giuseppe De Notaris, lo zoologo, botanico, e geologo Giuseppe Balsamo Crivelli e alcuni appassionati cultori delle scienze naturali quali il medico Fortunato Pestalozza e il capitano dell’esercito austriaco e raccoglitore dilettante di piante Albert (o Adalbert) Bracht (cfr. Giacomini, 1980). Negli anni successivi strinse rapporti con altri naturalisti che operavano nell'Italia settentrionale, sia specialisti come il micologo Carlo Antonio Venturi, i botanici Giorgio Jan, Elia Zersi, Giuseppe Giacinto Moris, sia cultori appassionati della botanica come il conte mantovano Luigi d’Arco (cfr. Bonali, 2010, p. 6).
  12. ^ a b Cfr. Soldano, 1987b, p. 141.
  13. ^ Cfr. Giacomini, 1980 e Soldano, 1987b, p. 141.
  14. ^ Cfr. Soldano, 1987b, p. 148.
  15. ^ a b c Cfr. Soldano, 1987b, p. 152.
  16. ^ Agli avvenimenti del 1848 in Lombardia presero parte altri botanici. Tra questi Albert Bracht e Giuseppe Antonio Pasquale. Bracht, capitano nel 52° Reggimento Arciduca Franz Carl dell'esercito austriaco morto nella battaglia di Custoza del 25 luglio 1848, faceva parte del sodalizio di giovani naturalisti frequentato, a Milano, da Cesati di cui era amico e corrispondente (cfr. Soldano, 1987b, p. 152) e di cui condivise la proposta di istituire un Giornale Botanico Italiano che vedrà il primo numero pubblicato a Firenze nel 1844 (cfr. Innocenzo Bona, Alberto (o Adalberto) de Bracht ? Lungimirante botanico e capitano boemo (PDF), in Notiziario floristico. Gruppo Flora Alpina Bergamasca, XXI, n. 41, 2012, pp. 20-23). Pasquale, che combatté nella battaglia di Curtatone e Montanara nel maggio 1848, sarebbe diventato coadiutore di Cesati alla cattedra di botanica ed alla direzione del R. Orto di Napoli dal 1867 al 1882 (cfr. Giovanni Quaranta, Pasquale Giuseppe Antonio, su Pantaleone Sergi (a cura di), Dizionario Biografico della Calabria Contemporanea, Istituto Calabrese per la Storia dell'Antifascismo e dell'Italia Contemporanea, 17 dicembre 2019. URL consultato il 24 maggio 2020).
  17. ^ Cfr. Licopoli, 1887, p. 102.
  18. ^ Con l'armistizio Salasco del 9 agosto 1848, l'Impero austriaco rientrò nei suoi antichi confini, quelli stabiliti nel 1815 dal Congresso di Vienna, che conserverà per altri 11 anni.
  19. ^ Cfr. Giacomo Lazzari, Storia della micologia italiana. Contributo dei Botanici italiani allo sviluppo delle scienze micologiche, Trento, Arti grafiche Saturnia, 1973, p. 261.
  20. ^ Cesati fu nominato, per meriti (cfr. Balsamo, 1883, p. 10) nel novembre del 1850 (cfr. Sella, 1883, p. 160) sulla cattedra di storia naturale che era di recentissima istituzione nel Regno di Sardegna (cfr. Lazzari, 1973, p. 261).
  21. ^ Cfr. Goffredo Casalis, Dizionario geografico-storico-statistico-commerciale degli stati di S. M. il Re di Sardegna, XXIV, Torino, Tip. G. Marzorati, 1853, p. 112.
  22. ^ Con R. Decreto del 10 ottobre 1850, le scuole pubbliche di Vercelli, chiamate Collegio e gestite, dal 1833, dai Chierici regolari di San Paolo (Barnabiti) nella sede di via San Cristoforo, furono dichiarate statali e presero il nome di Collegio nazionale. Nel novembre del 1853, a seguito della rinuncia dei Barnabiti, il Collegio fu trasferito nei locali dell’ex collegio dei Gesuiti, accanto al Convitto Dal Pozzo, costituendo un unico Collegio-Convitto Nazionale, dando attuazione alla legge 4 ottobre 1848 (cfr. Maurizio Cassetti, Collegio Nazionale di Vercelli, in Guida dell'Archivio di Stato di Vercelli, Vercelli, 1996, p. 49). Su proposta di Celestino Peroglio, e di altri «benemeriti cittadini» che si offrirono «di attendere gratuitamente all'insegnamento» i corsi tradizionali furono ampliati ed il 3 marzo 1854 fu inaugurata a Vercelli la prima Scuola Speciale Tecnica d'Italia (cfr. Carlo Dionisotti, Istituti di istruzione e di educazione. Istituto tecnico, in Memorie storiche della città di Vercelli precedute da cenni statistici sul vercellese, I, Biella, Tip. Giuseppe Amosso, 1861, p. 299).
  23. ^ «Per volontà e merito dell’allora direttore Barone Vincenzo Cesati» (cfr. Il 'Cavour': Pillole di Storia, su cavourvercelli.it. URL consultato il 20 aprile 2020). Cfr. Roberto Crosio, Le scuole speciali tecniche, su roberto-crosio.net. URL consultato il 20 aprile 2020.
  24. ^ Cesati lasciò una straordinaria impronta nella cultura scientifica vercellese e nell'organizzazione dell'Istituto, a cominciare dalla realizzazione del Gabinetto di Scienze, tuttora dotato di raccolte e strumenti cui mise mano personalmente con l'avvedutezza dell'uomo di scuola, più che mai conscio dell'emergenza scientifico-tecnica del momento,
  25. ^ Cfr. Balsamo, 1883, p. 11.
  26. ^ Cfr. Ministero dell'Istruzione Pubblica, R. Università di Napoli, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1866-1867, Firenze, Tip. del Regno d'Italia, 1867, p. 61, p. 63 e p. 66.
  27. ^ Guglielmo Gasparrini era professore ordinario di botanica presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia e presso la Facoltà di Scienze fisiche, matematiche e naturali della R. Università di Napoli, nonché Direttore del R. Orto botanico e Preside della sezione di Scienze fisiche e naturali presso la stessa Università (cfr. Ministero dell'Istruzione Pubblica, R. Università di Napoli, in Annuario della Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1865-1866, Firenze, Tip. del Regno d'Italia, 1866, p. 69, p. 72 e p. 75).Verso la fine del 1865 Gasparrini si ammalò gravemente e Pasquale, suo coadiutore dal 1863, fu chiamato a supplirlo sia nell'insegnamento sia nella direzione dell’Orto. Morto Gasparrini, Pasquale fu nominato, per l'anno accademico 1866-67, professore straordinario e direttore incaricato (cfr. R. Università di Napoli., in Annuario dell'Istruzione Pubblica del Regno d'Italia pel 1866-1867, Firenze, Stab. Tip. G. Civelli, 1867, p. 60. p. 62 e p. 64). Nel 1867, Pasquale partecipò al concorso per titoli alla cattedra di botanica e alla direzione dell'Orto, in competizione con Cesati. L'esito del concorso fu favorevole a Cesati e Pasquale fu riconfermato coadiutore del nuovo direttore, incarico che svolse fino al 1883 assieme a Gaetano Licopoli (cfr. Catalano, 1958, p. 80).
  28. ^ Cfr. Catalano, 1958, p. 80.
  29. ^ Il Real Giardino delle Piante, come era denominato allora il R. Orto botanico nel decreto di fondazione firmato da Giuseppe Napoleone Re di Napoli e di Sicilia il 28 dicembre 1807, si componeva di tre nuclei diversi: il Casamento, il Giardino e i Fondi rustici (cfr. Catalano, 1958, pp. 48-50). Il Casamento (denominato successivamente il Castello) era la sede dell'Istituto di botanica: un massiccio fabbricato quadrangolare con cortile interno, rinforzato agli angoli da torri merlate. Ospitava la Direzione, l'aula delle lezioni, la biblioteca, un laboratorio micrografico ed uno xilografico e l'erbario oltre l'abitazione del Direttore, del custode e del giardiniere capo (cfr. Catalano, 1958, pp. 60-63). Il Giardino era la parte di terreno destinato a fini botanici in senso stretto «per l'istruzione del pubblico e per moltiplicarvi le spezie utili alla salute, all'agricoltura ed all'industria» (cfr. Catalano, 1958, p. 47 e pp. 63-70). I Fondi rustici erano ampi appezzamenti a nord e ad est del Giardino, in aggiunta a quelli assegnati dal Decreto di fondazione dell'Orto, per servire alla parte a carattere agrario della sua attività. Usualmente venivano dati in affitto a coloni per incrementare, con l'estaglio riscosso, la dotazione statale dell'Istituto (cfr. Catalano, 1858, pp. 70-72).
  30. ^ Cfr. Catalano, 1958, p. 82.
  31. ^ La Stufa temperata nacque come serra non riscaldata destinata al ricovero delle piante esotiche durante l'inverno. Fu edificata, su progetto dell'architetto Giuliano de Fazio, a partire dal 1808 e terminata oltre dieci anni dopo. Ispirata alle Orangeries settecentesche, è un fabbricato a pianta rettangolare, con colonnato dorico, decorata con trenta metope raffiguranti motivi vegetali ed ampie porte-vetrate, girevoli verticalmente. Dal 1981 prese il nome di Serra Merola in ricordo di Aldo Merola direttore dell'Orto dal 1962 al 1980 (cfr. Colucci, 2007, pp. 421-432).
  32. ^ La prescrizione di consentire l'accesso al Giardino per il pubblico passeggio, costituì uno dei problemi principali dell'Orto botanico, fin dai tempi della sua fondazione. I gravi inconvenienti derivati dalla concessione imposero, nel tempo, delle restrizioni tra cui quelle introdotte da Cesati. Ci furono però lunghe e vivaci proteste, anche attraverso gli organi di stampa, nonché l'incomprensione ed il mancato doveroso sostegno da parte del Rettore dell'Università di Napoli Luigi Settembrini al quale Cesati indirizzò una lunga e veemente lettera di dissenso (cfr. Catalano, 1958, pp. 83-86).
  33. ^ Fu socio ordinario residente dell'Accademia Pontaniana, del R. Istituto d'Incoraggiamento e della R. Accademia delle Scienze fisiche e matematiche (dal 1 agosto 1868). Ed è proprio negli Atti e nei Rendiconti della R. Accademia delle Scienze che Cesati avrebbe pubblicato la maggior parte dei suoi lavori (23 memorie) scritti tra il 1868 ed il 1881 (cfr. Balsamo, 1883, p. 12 e p. 13).
  34. ^ Cesati fu socio corrispondente dell'Accademia Nazionale dei Lincei (dal 26 maggio 1878, cfr. Sella, 1883, p. 161) e dell'Accademia Nazionale delle Scienze (detta dei XL o dei Quaranta) di Roma (dal gennaio 1876); dell'Accademia Gioenia di Scienze naturali di Catania; dell'Accademia delle Scienze di Palermo; dell'Accademia delle Scienze dell'Istituto di Bologna; della Società italiana di Scienze naturali di Milano (dal 1864, cfr. Zocchi, 2010, p. 7); del R. Istituto Lombardo di Scienze, Lettere ed Arti (dal 1844); della Società di Storia Naturale di Halle e della Società Fisico-economica di Königsberg (cfr. Balsamo, 1883, p. 13 e Giacomini, 1980). Fu anche socio d'onore dell'Accademia del Dipartimento del Mella, poi Ateneo di Brescia (dal 14 aprile 1844, cfr. Cesati, 1844b). Fu anche socio onorario della Società Polacca dei Tatra (Polskie Towarzystwo Tatrzańskie) di Nowy Targdal (dal 1874, cfr. Canzanella, 2020)
  35. ^ Cfr. Balsamo, 1883, p. 13.
  36. ^ La sezione di Napoli nacque come "Succursale" del Club Alpino Italiano il 22 gennaio 1871, otto anni dopo l'istituzione della "Sede Centrale" a Torino. Alla sua fondazione parteciparono, assieme a Cesati, il conte Girolamo Giusso, Luigi Riccio e Vincenzo Volpicelli (cfr. Luigi Jozzoli, Relazione sullo stemma storico della Sezione di Napoli del CAI (PDF), Club Alpino Italiano Sezione di Napoli, Aprile 2017).
  37. ^ Sotto la presidenza di Cesati, l'attività della Sezione fu caratterizzata dalla preminenza data agli aspetti scientifici e culturali connessi all'alpinismo, privilegiando l'osservazione naturalistica in montagna alla pratica alpinistica vera e propria (cfr. Luigi Jozzoli, Relazione sullo stemma storico della Sezione di Napoli del CAI (PDF), Club Alpino Italiano Sezione di Napoli, 2017). Fu riorganizzato il servizio delle Guide del complesso vulcanico del Somma-Vesuvio, di cui fu avviato uno studio scientifico assieme a quello condotto sui Campi Flegrei. Furono installate diverse stazioni meteorologiche sull'Appenino meridionale che entrarono a far parte della Rete Meteorologica Nazionale. Fu costituito il primo nucleo della biblioteca sezionale, poi arricchito con l'acquisto della biblioteca del matematico e sismologo francese Alexis Perrey. Fu organizzato il Congresso nazionale del CAI, a Chieti il primo svolto nell'Italia meridionale (cfr. Canzanella, 2020).
  38. ^ Cfr. Caso, 1883, p. 26.
  39. ^ Cesati è «affetto da malattia dei centri nervosi con marasma cardiaco... il ministro ha affidato a Licopoli la direzione dell’orto e a Pasquale l’incarico dell’insegnamento» (cfr. Corrispondenti di Giuseppe Gibelli. Lettera inviata da Gaetano Licopoli a Gibelli da Napoli il 17 maggio 1882 (PDF), su st02-unito.prod.cineca.it, pp. 1-278. URL consultato il 18 giugno 2020).
  40. ^ Stefano Endlicher gli dedicò il genere Cesatia umbelliferarum e la specie Agaricus cesatii. Gottlob Ludwig Rabenhorst il genere Cesatia fungorum e le specie Navicula cesatii, Oncobyrsa cesatiana, Schizosiphon cesatianus, Agaricus cesatii, Fusarium cesatii, e Geaster cesatii. Pier Andrea Saccardo il genere Cesatiella id. Eduard Fenzl la specie Anchusa cesatiana. Antonio Jatta la specie Acarospora cesatiana. Antonio Bertoloni la specie Cuscuta cesatiana. Henri Ernest Baillon la specie Olmediella cesatiana. Francesco Castracane degli Antelminelli la specie Cyclotella cesatii. Giuseppe Balsamo Crivelli la specie Nostoc cesatii. Camille Montagne le specie Helrninthosporium cesatii, Helotiun cesatii, Nectria cesatii, Peziza cesatii e Raphidospora cesatiana e Abramo Massalongo la specie Ricasolia cesatii (cfr. Balsamo, 1883, pp. 15-16).
  41. ^ Cesati, 1836b, 1837fxx 1837c, 1837e, , 1838a, 1838b e 1838c.
  42. ^ Cesati, 1836c e 1837e.
  43. ^ Cesati, 1837d.
  44. ^ Cesati, 1836a, 1836d, 1837a e 1837b.
  45. ^ Cfr. Nuove opere, in Cosmorama pittorico, IX, n. 3, Milano, Tip. Vincenzo Guglielmini, 1843, p. 9.
  46. ^ Cfr. Cesati,1840.
  47. ^ Le illustrazioni contenute nell'opera, realizzati da Cesati «con perizia e diligenza grandissima, quantunque in gran parte lavorasse nel cuor della notte» (cfr. Balsamo, 1883, p. 10) restano «uno degli esempi più belli ed irripetibili di disegno fotografico» (cfr. Giacomini, 1880).
  48. ^ Cfr. Balsamo 1883, p. 10.
  49. ^ Per una recensione critica dell'opera, cfr. D. F. L. von Schlechtendal, Iconographia strirpium Italicarum universa. Fasc. I, II e III, ist. der Umschlags - und Schmutztitel eines Werks, welches in seinem ersten Hefte den Titel Fuhrt, in Botanische Zeitung, IV, fasc. 51, Berlin, 1846, pp. 872-876.
  50. ^ Cfr. Atti della II Riunione degli Scienziati Italiani tenuta in Torino nel settembre del 1840, Torino, Tip. Cassone e Marzorati, 1841, p. 199.
  51. ^ Cfr. Atti della VI Riunione degli Scienziati Italiani tenuta in Milano nel settembre del 1844, Milano, Tip. Luigi Di Giacomo Pirola, 1845, p. 515.
  52. ^ Cfr. Cesati, 1845b.
  53. ^ Cfr. Atti della VI Riunione degli Scienziati Italiani tenuta in Milano nel settembre del 1844, Milano, Tip. Luigi Di Giacomo Pirola, 1845, p. 30.
  54. ^ Cfr. Cesati, 1845a.
  55. ^ Cfr. Cesati, 1844a, p.1.
  56. ^ Cfr. Cesati, 1844a.
  57. ^ Cattaneo, 1844
  58. ^ Carlo Cattaneo aveva ricevuto l'incarico di redigere una guida per i partecipanti alla VI Riunione degli Scienziati Italiani a Milano, avendo recensito su Il Politecnico le guide già uscite per le precedenti Riunioni. Ma il principio da cui mosse il lavoro di Cattaneo, e cioè quello di descrivere «un'intera regione in luogo di fare qua e là per l'Italia un volume sulla centesima o trecentesima particola del bel paese» (cfr. Cattaneo, 1844, p. VI) non venne accettato e la guida per i congressisti fu commissionata a Cesare Cantù. Cattaneo pubblicò comunque il lavoro, contenente il capitolo Flora scritto da Cesati, come primo volume di un'opera che sarebbe però rimasta incompiuta (cfr. Scienziati di tutta Italia, unitevi! I congressi dei naturalisti italiani fra scienza e politica. Per i 150 anni dell'Unità d'Italia. Milano 1844, Museo Galileo - Istituto e Museo di Storia della Scienza. URL consultato il 20 giugno 2020).
  59. ^ La memoria fu letta dall'amico Giuseppe Balsamo-Crivelli nell'adunanza del 23 dicembre 1847 del R. Istituto Lombardo di Lettere Scienze ed Arti di Milano, di cui Cesati era socio corrispondente, e poi pubblicata nel 1848 nel Giornale edito dallo stesso Istituto (cfr. Soldano, 1987b, p. 148). A queste due memorie sulla flora lombarda avrebbe dovuto farne seguito una terza, rimasta però incompleta tra i manoscritti dell'Autore (cfr. Balsamo, 1883, p. 10).
  60. ^ Cfr. Cesati, 1848a, p. 491.
  61. ^ Cfr. Cesati, 1848a, pp. 492-518. Anche nell'edizione precedente Cesati si era occupato di Fungi. Oltre a un cenno sulla loro distribuzione geografica, elencava diverse specie delle famiglie delle Tuberacee, delle Licoperdacee e delle Poliporee, desunte dagli scritti di Carlo Vittadini, e terminava con un elenco dei funghi mangerecci e nocivi più comuni (cfr. Cesati, 1844a, 345-348).
  62. ^ Cfr. Cesati, 1848a, p. 493.
  63. ^ Cfr. Cesati, 1852, 1852-1859, 1855, 1861a, 1861b, 1861c, 1968, 1870a, 1972b, 1872c, 1873a, 1873b, 1875a, 1875b e 1878a.
  64. ^ Nel 1858 Cesati, De Notaris e Francesco Baglietto fondarono la Società crittogamologica italiana. Cesati fu tra i collaboratori dell'Erbario crittogamico italiano e, tra il 1861 ed 1866, curò la pubblicazione dei Commentari editi dalla Società (cfr. Giacomini, 1980).
  65. ^ Cfr. Giacomini, 1980.
  66. ^ Cfr. Cesati, 1863, 1873a e 1875d.
  67. ^ L'opera (Cesati, 1867-1902), iniziata in collaborazione con Giuseppe Gibelli e Giovanni Passerini, fu pubblicato a fascicoli, 35 tra il 1867 ed il 1889. Dopo la morte di Cesati (nel 1883) e di Passerini (nel 1893), fu continuato dal solo Gibelli. Dopo la morte di questi (nel 1898), l'opera fu completata solo dopo la fine di un lungo contenzioso (dal febbraio del 1899 all'ottobre del 1900, con ripetuti solleciti e minacce di azioni legali) tra la Casa Editrice dottor Francesco Vallardi, titolare dei diritti esclusivi sull'opera, ed Oreste Mattirolo, allievo di Gibelli che conservava i manoscritti e i disegni dell'Autore (cfr. Corrispondenti di Oreste Mattirolo (PDF), Biblioteche di Scienze della Natura. URL consultato il 25 giugno 2020). Il 5 gennaio 1902, in occasione del primo anniversario dell’inaugurazione ufficiale a Torino del busto di Gibelli, fu presentata l'edizione definitiva in due volumi, il primo con il testo, preceduto da una prefazione di Mattirolo, ed il secondo con solo gli indici, l’errata corrige e le tavole illustrate da Gibelli (cfr. Ricerca: Identificativo SBN = UTO1059704, OPAC SBN. Catalogo del Servizio Bibliotecario Nazionale. URL consultato il 25 giugno 2020).
  68. ^ a b Cfr. Compendio della flora italiana, Università degli Studi di Firenze. Sistema bibliotecario d'Ateneo. URL consultato il 28 giugno 2020.
  69. ^ Cfr. Cesati, 1867-1902.
  70. ^ L’elaborazione dicotomica per la determinazione delle specie fu opera di Passerini (cfr. Palletti, Pazzoni, Giuseppe Passerini, Istituzione biblioteche del comune di Parma. URL consultato il 28 giugno 2020).
  71. ^ Cfr. Cogniaux, 1877, p. 151.
  72. ^ Per date di progettazione e pubblicazione, essendo le due Flore generali precedenti anteriori all'Unità d'Italia (cfr. Compendio della flora italiana, Università degli Studi di Firenze. Sistema bibliotecario d'Ateneo. URL consultato il 28 giugno 2020).
  73. ^ A parte i numerosi contributi floristici a scala provinciale o regionale, all'epoca di pubblicazione dei primi fascicoli del Compendio, erano state pubblicate due Flore d'Italia (allora non ancora unificato): La prima: (LA) Antonio Bertoloni, Flora Italica Sistens Plantas in Italia et in Insulis Circumstantibus Sponte Nascentes, I-X, Bologna, Tip. Ricardo Masi, 1833-1856. La seconda: Filippo Parlatore, Théodore Caruel (dal vol. V), Flora italiana; ossia, Descrizione delle piante che crescono spontanee o vegetano come tali in Italia e nelle isole ad essa aggiacenti; disposta secondo il metodo naturale, I-XI, Firenze, Tip. Le Monnier, 1848-1896. Cfr.
  74. ^ I disegni, tratti dal vero, furono opera di Gibelli (cfr. Cogniaux, 1877, p. 152).
  75. ^ Ma proprio per alcuni di questi aspetti l'opera fu criticata da alcuni botanici italiani, tra cui Théodore Caruel, favorevole al metodo comparativo e critico verso l’intenzione degli Autori di scrivere: «pour le gens du monde» (cfr. BSN, 2020, 31 bis.7) e Nicola Antonio Pedicino che, preferendo il Compendio della flora italiana di Giovanni Arcangeli, sostenne che l'opera di Cesati «sarebbe stato utilissima, se non si fosse adottato il metodo dicotomico» (cfr. BSN, 2020, p. 89 ter.24).
  76. ^ Cfr. Giacomini, 1980). Ma non si limitò soltanto ai vegetali. Appassionato di conchigliologia iniziò una collezione che avrebbe contato centinaia di specie, alcune delle quali molto rare (cfr. Balsamo, 1883, p. 6).
  77. ^ Di questo articolo fu pubblicato l'estratto: Vincenzo Cesati, Sugli studii fito-fisiologici degli Italiani e più particolarmente sulla Guida allo studio della fisiologia vegetale e della botanica del prof. Giuseppe Moretti, cenni storici del barone Vincenzo Cesati, Milano, Tip. e Libr. Pirotta e C., 1836, pp. 1-42.
  78. ^ In italiano: Istituzione di due nuove specie di Mucedinee, Botrytis bassiana e Mucor radicans e sullo sviluppo del primo nel baco da seta.
  79. ^ In italiano: Informazioni sul genere Ambrosinia.
  80. ^ In italiano: Descrizione di alcune malformazioni vegetali.
  81. ^ In italiano: Considerazioni su alcune Ombrellifere in una lettera all'editore.
  82. ^ In italiano: Appendice botanica al viaggio di E. Ritter von Friedrichstahl nelle zone sud-orientali della Nuova Grecia.
  83. ^ Il saggio è un estratto del capitolo VII Flora dell'opera: Carlo Cattaneo (a cura di), Notizie naturali e civili su la Lombardia, I, Milano, Tip. Giuseppe Bernardoni Di Giovanni, 1844, pp. 258-348. Nel 1848 fu riedito con aggiornamenti col titolo: Saggio sulla geografia botanica e sulla Flora di Lombardia. Letto nell'adunanza del giorno 23 dicembre 1847, in Gior. I.R. Ist. Lomb. Sc. Lett. Art. e Bibl. It., fasc. V-VI, Milano, Tip. Giuseppe Bernardoni di Giovanni, pp. 488-518. Sempre nel 1848 fu ripubblicato in tedesco col titolo: Gestaltung und Verhältnisse der Pflanzenwelt in der Lombardei, in Linnaea, XXI, Halle, 1848, pp. 1-64. E di quest'ultimo saggio, nel 1863, fu pubblicato un supplemento dal titolo: Die Pflanzenwelt im Gebiete zwischen dem Tessin, dem Po, der Sesia und den Alpen, in Linnaea, XXXII, Halle201-262, tav. 2, pp. 201-262, tav. 2. [In italiano: La flora della zona compresa tra il Ticino, il Po, il Sesia e le Alpi] (cfr. Giacomini, 1980).
  84. ^ In italiano: Ricotia pestalotiana. Contributo alla flora dell'Asia minore.
  85. ^ In italiano: Considerazioni sulle idee del Dr. Bonorder in merito alla collocazione sistematica e alla denominazione dei Coniomycetes e dei Cryptomycetes.
  86. ^ In Italiano: Su alcune specie del genere Rosellinia De Notaris.
  87. ^ In italiano: Intorno ai miceti raccolti da Odoardo Beccari nelle isole di Borneo e del Ceilan.
  88. ^ A causa delle sue precarie condizioni di salute, Cesati fu coadiuvato, nella redazione di questa memoria, da Francesco Balsamo il cui nome non compare tra gli Autori anche se, come Cesati riconobbe e scrisse «il mio discepolo, con assai abnegazione, si addossò l'incarico di rivedere e, ove ne fosse il caso, di compiere il quadro da me tracciato» (cfr. Cesati, 1882a, p. 1).

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Valerio Giacomini, CesatiVincenzo, in Dizionario Biografico degli Italiani, vol. 24, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, 1980.