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Panorama della Vallata afghana del Panjshir.

La Vallata del Panjshir (chiamata anche Panjsheer dagli anglofoni o Panjsher; in Lingua persiana دره پنجشير - Dara-ye Panjšēr; letteralmente Vallata dei Cinque Leoni) è una valle nel settore centro-settentrionale dell'Afghanistan, situata a 150 km a nord di Kabul, presso le montagne dell'Hindu Kush.[1] Si trova nella Provincia del Panjshir ed è attraversata dal fiume Panjshir. La vallata è abitata da circa 300.000 persone, inclusa la maggior concentrazione di appartenenti all'etnia afghana tagika.[2] Dall'aprile del 2004 è diventata il cuore della provincia del Panjshir.[3]

Indice

NomeModifica

Il nome Panjshir, che letteralmente significa "Cinque Leoni", fa riferimento ai cinque Wali (letteralmente, in afghano, protettori), ossia cinque fratelli di alta spiritualità che vivevano al centro della Vallata. La leggenda locale vuole che i cinque fratelli avessero costruito una diga per il Sultano Mahmud di Ghazni ( سلطان محمود غرنوی all'inizio dell'XI secolo. Il manufatto serve ancor oggi da riserva d'acqua.

StoriaModifica

Secondo le cronache locali del Panjsher, i cinque fratelli provenivano da quella che è l'attuale Turchia, probabilmente perché, ancor oggi, la maggioranza degli abitanti è d'origine turca.[4]

Personalità di spiccoModifica

L'Islam nel PanjshirModifica

La popolazione del Panjshir è particolarmente devota alla propria religione. La persona di maggior spicco della Vallata è Haji Hassan Baba, che proveniva dalla località di Mullah Khail del Panjshir. Adempì al pellegrinaggio obbligatorio, recandosi nelle prescritte località saudite per ben sette volte, tutte a piedi. La sua tomba si trova a Mullah Khail e la gente viene alla sua tomba da ogni parte del Panjshir per esprimere il proprio affetto e la propria devozione.

Rilevanza militareModifica

 
La tomba di Ahmad Shah Mas'ud nella Vallata del Panjshir.
 
Nuova tomba per Mas'ud, attualmente in costruzione.

La Vallata del Panjshir è stata a lungo un centro di resistenza ai governio centrali afghani e alle potenze straniere che miravano a svolgere un ruolo politico in questa regione afghana. La regione è stata catapultata nella modernità dal noto Incidente della Vallata del Panjshir, un'insurrezione anti-comunista che nel 1975 fu guidata da Ahmad Shah Mas'ud. L'insurrezione alla fine fu repressa, quando la popolazione locale, saputo dell'invio da parte del governo centrale di Daoud Khan di truppe incaricate di reprimere la rivolta, si voltò contro Mas'ud.[5] Mas'ud avrebbe avuto maggior successo quando usò la Vallata come base per la sua Alleanza del Nord durante il periodo 1979–1989, vale a dire nel corso dell'invasione sovietica dell'Afghanistan. La Vallata del Panjshir è stata uno dei principali centri di resistenza dei mujahidin afghani contro il governo di Mohammad Najibullah e le forze militari sovietiche. È stato durante questo periodo che Mas'ud si guadagnò il soprannome di Leone del Panjshir.[6] Il Panjshir è stata l'unica parte dell'Afghanistan che abbia saputo con successo resistere all'aggressione e al controllo sovietici.[7] I sovietici lanciarono ben 9 offensive nella Vallata, tutte però fallite. Alcune fonti stimano che circa il 60% di tutte le perdite sovietiche nella guerra in Afghanistan siano state subite nella Vallata del Panjshir.

La Vallata sarebbe diventata un importante punto di resistenza contro i Taliban quando costoro presero il potere in Afghanistan nel 1996, al termine della guerra civile.[8]

Economia e risorse naturaliModifica

La Vallata del Panjshir ha la potenzialità di diventare il principale centro dell'estrazione mineraria dello smeraldo. Ai primi del I secolo, Plinio il Vecchio parlò delle pietre preziose della regione.[9] Nel Medioevo, il Panjshir fu famoso per le sue miniere d'argento e la dinastia saffaride e quella samanide provvidero a coniare qui le loro monete.[10] Nel 1985, pietre preziose superiori ai 190 carati sono stati rinvenuti qui, del tutto simili per qualità ai ben noti smeraldi della miniera di Muzo in Colombia.[9] L'impegno ricostruttivo statunitense in Afghanistan ha avviato una forte fase espansiva di sviluppo nella Vallata grazie alla costruzione di nuove moderne strade e una nuova emittente radio che permette ai residenti della Vallata di captare i segnali radio della capitale afghana di Kabul.[7]

Sfruttamento a fini energetici del ventoModifica

Tony Woods, uno specialista neozelandese di fonti di energia rinnovabile, ha costruito un impianto basato su 10 turbine alimentate dal vento nella Vallata del Panjshir nell'aprile del 2008.[11]

NoteModifica

  1. ^ Afghanistan gets rid of heavy arms in Panjshir, Xinhua, 6 marzo 2005. URL consultato il 22 novembre 2006 (archiviato dall'url originale il 16 ottobre 2006).
  2. ^ Afghanistan, su Library of Congress Country Studies, Library of Congress, 1997. URL consultato il 19 novembre 2006.
  3. ^ http://www.defenselink.mil/news/Jul2006/20060705_5589.html
  4. ^ Come ogni leggenda, la tradizione non sembra tenere granché in conto il fatto che nell'XI secolo, dopo la battaglia di Manzicerta, l'area anatolica iniziava ad essere percorsa (ma in maniera tutt'altro che sistematica) da elementi turcomanni e che quindi la presenza turca era assolutamente sommaria, anche ignorando questo illogico movimento al contrario di turchi che - anziché muoversi (come in effetti facevano) da est a ovest - sarebbero invece tornati sui loro passi, verso regioni da cui, per vari motivi, s'erano invece voluti allontanare massicciamente.
  5. ^ Barnett R. Rubin, The Fragmentation of Afghanistan: State Formation and Collapse in the International System, Second Edition, New Haven, Yale University Press, 2002, ISBN 0-300-09519-8.
  6. ^ Profile: Afghanistan's 'Lion of Panjshir', Radio Free Europe, 5 settembre 2006. URL consultato il 22 novembre 2006.
  7. ^ a b John Ward Anderson, A Haven of Prosperity in Afghanistan: U.S. Building Effort Blooms in Panjshir, in Washington Post, 28 settembre 2007, p. A11. URL consultato il 9 ottobre 2007.
  8. ^ Paul Tighe, Afghanistan's Disarmament Program Begins in Panjshir Valley, Bloomberg, 9 gennaio 2005. URL consultato il 22 novembre 2006.
  9. ^ a b Gary Bowersox, Lawrence W. Snee, Eugene E. Foord, and Robert R. Seal II, Emeralds of the Panjshir Valley, Afghanistan, in Gems and Gemology, Spring, Gemological Society of America, 1991, pp. pp26–39.
  10. ^ Pandjhir, in Encyclopaedia of Islam, CD-ROM Edition v. 1.0, Leiden, The Netherlands, Koninklijke Brill NV, 1999.
  11. ^ Power to the People - Getting "off the grid" Archiviato il 23 febbraio 2009 in Internet Archive.

Collegamenti esterniModifica