Vitello Vitelli

condottiero e cavaliere italiano
Vitello Vitelli
Conte di Montone
Stemma
In carica dicembre 1518 - maggio 1528
Incoronazione Leone X
Successore Camillo Vitelli (1528-1557)
Nascita Città di Castello, 1480
Morte Napoli, maggio 1528
Casa reale Vitelli
Padre Camillo Vitelli
Consorte Angela de' Rossi

Vitello Vitelli (Città di Castello, 1480Napoli, maggio 1528) è stato un condottiero e cavaliere italiano.

Luca Signorelli
Ritratto di Camillo Vitelli (1493-1496 circa)

Appartenente al casato dei Vitelli, era figlio di Camillo[1]. Conte di Montone, è famoso anche per essere stato primo marito di Angela de' Rossi, esponente della famiglia Rossi di Parma. Uomo di grandissima abilità militare, fu tra i favoriti di Papa Leone X e di Papa Clemente VII[2].

BiografiaModifica

Gli esordi e gli anni venezianiModifica

Nato nel 1480 a Città di Castello, da Camillo Vitelli, Vitello deve lasciare la sua città natale già nel 1503, quando, in compagnia dello zio Giulio (vescovo della città) e di suo cugino Giovanni (†1512)[3],fugge alla volta di Perugia prima e Siena poi, per le pressioni sempre più forti dei pontifici. Unitosi a Giovanni Rossetto (†1505) per conquistare Rimini e riconsegnarla a Pandolfo IV Malatesta, dal novembre 1507 è al soldo dei Veneziani, che lo utilizzano in alcune battaglie contro gli austriaci (1508), e da cui riceve molte lodi, come testimoniato dal fatto che anche il generale Giorgio Cornaro (1454-1527)[4], fratello della regina di Cipro Caterina Cornaro, lo volle ospite al suo palazzo[1] . Dopo il fallimento di una campagna contro i francesi (1509), in cui viene fatto prigioniero, viene condotto a Milano, dove rimarrà fino al 1510, quando viene rilasciato. Tornato nello stesso anno a Venezia, si licenzia dal suo incarico di capitano di ventura perché non soddisfatto delle forze a lui subordinate (50 uomini)[1], per recarsi a Ferrara; ritorna quindi a Venezia con suo cugino Chiappino I Vitelli (†1511), e la loro richiesta di ottenere 150 uomini viene accettata[5]. Partecipa a varie battaglie contro il Ducato di Ferrara, nelle quali lui e Chiappino risultano tra i più coraggiosi e virtuosi.

La parentesi al comando delle truppe pontificie e ritorno alla SerenissimaModifica

Passato, alla fine del 1510, nelle file dello Stato della Chiesa, è investito,nel 1511, da papa Giulio II, di una grande autorità, che divide con suo cugino Chiappino; le motivazioni della scelta di affidare incarichi importanti ai due Vitelli vanno ricercate nello sconforto del papa, che aveva perso fiducia nei suoi comandanti precedenti, Francesco Maria I Della Rovere e Fabrizio I Colonna[1]. Ha l'incarico di difendere Modena, aiutato da circa 4000 uomini, ma improvvisamente muore suo cugino Chiappino, e Vitello è di nuovo al soldo dei veneziani (1511,marzo). Incaricato della difesa di Treviso, nell'agosto 1511 è ancora una volta lodato dai veneziani per l'ottima fortificazione di Noale[1]. Intanto la situazione era diventata critica: infatti, l'Impero spingeva sempre per riconquistare Trieste, caduta in mani veneziane dopo la guerra del Cadore del 1508. Durante la difesa della città, il Vitelli dovette arrendersi solo di fronte ad una malattia che lo colpì per due volte, ma non ai nemici tedeschi, che riuscì a mettere in fuga insieme a Renzo da Ceri (1475-1536)[6], riuscendo a catturare anche alcuni capitani dell'esercito imperiale. Ma presto sorgono varie problematiche: infatti, le paghe destinate ai suoi soldati tardano ad arrivare, e questi iniziano a rubare e rapinare per sopravvivere; ma il Vitelli e i suoi uomini vengono accusati dal provveditore Gian Paolo Gradenigo[7] di furti e omicidi nei pressi di Cividale del Friuli ed a Faedo. Nel 1512 assedia Brescia con Giampaolo Baglioni, e coordina i lavori di rafforzamento della città lombarda.

La breve esperienza milaneseModifica

Entrato di nuovo in contrasto con i veneziani, Vitello passa, per un breve periodo (dal settembre al dicembre 1512), sotto il comando del duca di Milano Massimiliano Sforza. In questo periodo, è a Firenze, dove scorta Giulio de' Medici (futuro Papa Clemente VII) all'interno della città. Licenziatosi dall'incarico con i milanesi, ritorna a Città di Castello, sua patria.

Di nuovo al comando delle truppe pontificieModifica

Eletto papa Giovanni de' Medici (Leone X) nel 1513, il vescovo di Grosseto Raffaello Petrucci (da sempre militante del partito filo-mediceo) vide la possibilità concreta di porre sotto il suo dominio (e quindi anche quello della Chiesa) la Repubblica di Siena, retta dal cugino di Raffaello, Borghese[8].Nel 1515 quindi, Vitello appoggiò Raffaello Petrucci nei suoi scopi, irrompendo nel senese con circa 2000 uomini[1].Nello stesso anno inoltre, soccorre il doge di Genova Ottaviano Fregoso, minacciato dal duca di Milano. Nel 1516 è ancora a Siena, per aiutare il Petrucci.

Le guerre contro il Della RovereModifica

 
Francesco Maria Della Rovere, ritratto di Tiziano.

Nella seconda parte del 1516 combatte,con l'aiuto di Renzo da Ceri, Francesco Maria I Della Rovere, che stava assaltando Urbino[1] ; spostatosi a Rimini per difendere la città, il Vitelli rifiuta di andare a difendere Urbino, la cui difesa verrà curata dallo zio Giulio[9], che non sarà in grado di mantenere il controllo sul paese (1517). Accusato da Lorenzo de' Medici, duca di Urbino di non aver sfruttato una situazione favorevole per sconfiggere il Della Rovere, nel 1517, tra le file delle truppe papali ci sono violenti scontri tra i soldati delle varie nazioni (spagnoli, italiani, francesi ecc..), ed il Vitelli si reca a Città di Castello con 400 francesi, per controllare gli spostamenti del Della Rovere, che era indirizzato verso Perugia; nella città umbra, la presenza di Vitello impedisce che l'avversario s'impadronisca dell'abitato perugino. Nello stesso anno cade in un agguato tesogli da Francesco Maria I presso Anghiari. Ritorna quindi a Città di Castello, con circa 2000 uomini.

Le guerre con gli estensi e la morte di Papa Leone XModifica

 
Tiziano, Ritratto di Alfonso I D' Este

Nel 1518 è a Firenze, dove assiste alle nozze di Lorenzo de' Medici e Madeleine de La Tour d'Auvergne, e nello stesso anno il Papa lo nomina conte di Montone. Nel 1520 è a Perugia, incaricato di sostenere con le armi la signoria di Gentile Baglioni, a discapito di Giampaolo Baglioni. Nel 1521 combatte prima i francesi comandati da Prospero Colonna, poi è all'assedio di Parma, prima di passare con più di 2000 uomini alla difesa di Modena[1]. Assalito il duca di Ferrara Alfonso I d'Este a Finale Emilia, dove quest'ultimo si era posizionato, l'estense ne ha gran timore, e si ritira nell'abitato ferrarese in gran fretta. Caduta Milano sotto il dominio francese, il Vitelli, con il vescovo di Pistoia Antonio Pucci, ripiega su Reggio Emilia, dove ottengono la giurisdizione su Piacenza (ribellatasi ai francesi[1] ) e Parma (abbandonata da Federico Gonzaga). Con la morte,nel 1522, di Papa Leone X però, Vitello si trova nuovamente al servizio dei fiorentini, che lo mandano ancora una volta alla difesa di Perugia, dove Gentile Baglioni è assediato dal della Rovere,da Camillo Orsini e dai Baglioni. La città viene persa per un numero di soldati avversari enorme, coadiuvati anche dall'aiuto dell'artiglieria del duca di Ferrara. Nello stesso anno, è a Pisa e a Reggio Emilia (con il futuro papa Clemente VII), prima di ritornare in Toscana, dove contrasta Lorenzo di Ceri, che spinto dal vescovo di Volterra Alfonso Petrucci, stava muovendo i suoi eserciti verso Siena e Firenze .[6] Nel 1523 è a guardia di Reggio Emilia, minacciata dagli estensi, e successivamente si occupa di tagliare le vie di rifornimento verso Milano, assediata dai francesi.

Gli ultimi anni e la morteModifica

 
Clemente VII ritratto da Sebastiano del Piombo .

Nel 1526 ricopre la carica di carica di governatore generale dei fiorentini e quella di governatore di Piacenza, senza però perdere la sua attività di condottiero: infatti,si occupa di correre in soccorso del duca di Milano Francesco Sforza. Entrato in contrasto con i papali, rifiuta una proposta degli imperiali fattagli da Antonio de Leyva, per accettare quella fattagli da Clemente VII, che aveva bisogno di lui per contrastare i colonnesi. Per i due anni successivi combatte la famiglia romana (sostenuta anche dal Regno di Napoli) per tutto il Lazio, insieme al Ceri. Nel 1528, mentre si trovava sotto il comando di Odet de Foix all'assedio di Napoli, muore di peste.

Matrimonio e discendenzaModifica

Nel 1522, Vitello sposa a Città di Castello Angela de' Rossi, esponente della famiglia Rossi di Parma e figlia di Troilo I de' Rossi marchese di San Secondo[10], dalla quale ebbe tre figli : Porzia , che divenne monaca, Costanza, andata in sposa a Rodolfo Baglioni e Camillo (1528-1557)[11], che continuò la tradizione familiare, divenendo anch' egli uomo immerso nelle vicende politiche e militari del XVI secolo[12].

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i Condottieri di ventura, su condottieridiventura.it. URL consultato il 13 marzo 2012 (archiviato dall'url originale il 1º agosto 2012).
  2. ^ Vitello Vitelli nell'Enciclopedia Treccani
  3. ^ Condottieri di ventura Archiviato il 1º ottobre 2008 in Internet Archive.
  4. ^ Giorgio Corner in Dizionario Biografico – Treccani
  5. ^ Condottieri di ventura Archiviato il 14 agosto 2007 in Internet Archive.
  6. ^ a b Condottieri di ventura Archiviato il 3 maggio 2008 in Internet Archive.
  7. ^ Gian Paolo Gradenigo in Dizionario Biografico – Treccani
  8. ^ Storia d'Italia - François Guichardin, Botta - Google Libri
  9. ^ Condottieri di ventura Archiviato il 14 agosto 2007 in Internet Archive.
  10. ^ Angela de' Rossi
  11. ^ Bellissima donna
  12. ^ Condottieri di ventura[collegamento interrotto]

BibliografiaModifica

  • Lorenzo Torrentino,Lettere di diversi illustrissimi Signori, e republiche scritte all'Illustrissimo Signore il Signor Vitello Vitelli, Firenze,1551 .
  • Francesco Guicciardini," Istoria d'Italia " , Firenze, 1537-1540.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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