Angeli perduti

film del 1995 diretto da Wong Kar-wai
Angeli perduti
AngeliPerduti.png
Caratteristica tipica del film sono i colori accesi focalizzati in un punto della scena, in contrasto con la penombra circostante.[1]
Titolo originale堕落天使
Duòluò tiānshǐ
Lingua originalecantonese, mandarino, min nan, inglese, giapponese
Paese di produzioneHong Kong
Anno1995
Durata96 min
Dati tecniciB/N e a colori
rapporto: 1,85:1
Generedrammatico
RegiaWong Kar-wai
SceneggiaturaWong Kar-wai
ProduttoreWong Kar-wai
Produttore esecutivoChan Ye-cheng
Casa di produzioneJet Tone Productions Ltd.
Distribuzione in italianoBiM Distribuzione
FotografiaChristopher Doyle
MontaggioWilliam Chang, Wong Ming-lam
Effetti specialiChing Siu-lung
MusicheFrankie Chan
ScenografiaWilliam Chang
CostumiWilliam Chang (non accreditato)
TruccoKwan Lee-na
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Angeli perduti (Duòluò tiānshǐ), noto anche col titolo internazionale di Fallen Angels, è un film del 1995 scritto, diretto e prodotto da Wong Kar-wai.

È spesso considerato parte di un dittico che comprende anche il precedente Hong Kong Express (1994), con cui condivide l'ambientazione e l'essere composto da due storie labilmente interconnesse.[1][2]

TramaModifica

Un killer professionista è intenzionato a cambiare vita, ma al contempo è intrappolato da un legame ambiguo e irrisolto con la propria socia. Dietro al rapporto professionale si nasconde infatti un legame sentimentale tormentato che si nutre di piccoli indizi e di una musica struggente. Adescato ma non sedotto da una ragazza bionda in cerca di identità, non riuscirà a svincolarsi in tempo.

Un ragazzo muto (per una scatola di ananas scaduto, con una citazione evidente a Hong Kong Express) e senza lavoro, che gira la città in moto, si guadagna da vivere occupando temporaneamente negozi in orario di chiusura. La sua muta caparbietà gli permette di avvicinarsi a Charlie, una ragazza in cerca di un appoggio affettivo.

Le due vite si svolgono fianco a fianco, ma quasi senza interazione.

ProduzioneModifica

Il film originariamente era stato concepito come terzo episodio del precedente film del regista, Hong Kong Express (1994), venendo poi scartato in fase di sviluppo per non complicare ulteriormente il progetto.[3] Wong ha deciso poi di realizzarne un lungometraggio, sviluppando ulteriormente la storia.[2]

Le riprese del film si sono tenute ad Hong Kong nella prima metà del 1995.[2] Il direttore della fotografia del film Christopher Doyle ha dovuto abbandonare le riprese in aprile per girare Le tentazioni della luna di Chen Kaige; Wong aveva continuato con un altro direttore della fotografia, trovandosi però insoddisfatto dal risultato e finendo per girare nuovamente la maggior parte delle scene dopo il ritorno di Doyle.[2] Wong e Doyle hanno girato il film quasi interamente con obiettivi grandangolari, così da dare allo spettatore «la sensazione di vedere i personaggi da lontano anche se si è molto vicini a loro».[2]

Chan Man-lei, interprete del padre di He Zhiwu, era nella realtà un amministratore delle Chungking Mansions, impiego che ricopre anche nel film.[4]

Colonna sonoraModifica

La colonna sonora è stata composta da Frankie Chan; nel film vengono utilizzati diversi brani non originali, tra cui una cover di Forget Him di Teresa Teng cantata da Shirley Kwan, Speak My Language di Laurie Anderson e Sīmù de rén di Chyi Chin. Durante gli assassinii compiuti da Wong Chi-ming vengono utilizzati dei riarrangiamenti di Because I'm Cool, del musicista malgascio Nogabe Randriaharimalala,[4] a sua volta campionatura di Karmacoma dei Massive Attack.

Il finale e i titoli di coda sono accompagnati dalla cover dei Flying Pickets di Only You.[5]

DistribuzioneModifica

Il film è stato distribuito nelle sale cinematografiche di Hong Kong da Golden Harvest a partire dal 21 settembre 1995.[6]

In Italia, il film è stato presentato in anteprima al Bergamo Film Meeting il 23 marzo 1996.[7] È stato poi distribuito nelle sale cinematografiche italiane dalla Columbia TriStar Films Italia a partire dal 7 maggio dello stesso anno.[8]

Edizione italianaModifica

L'edizione home video italiana del film è stata pubblicata da BiM Distribuzione il 24 settembre 2003.[9] Essa si caratterizza per una rititolazione (talvolta errata) di didascalie e titoli di coda,[10] oltre che per la sostituzione di Only You con Things In Life di Dennis Brown come sottofondo musicale del finale.[11]

AccoglienzaModifica

IncassiModifica

Il film ha incassato 7,5 milioni di dollari locali al botteghino di Hong Kong.[6]

RiconoscimentiModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Andrea Termini, Angeli perduti, su specchioscuro.it, 19 gennaio 2016. URL consultato il 13 agosto 2020.
  2. ^ a b c d e (EN) Tony Rayns, Poet of time, in Sight & Sound, settembre 1995. URL consultato il 13 agosto 2020.
  3. ^ Irene Bignardi, Gangster in erba nelle strade di Taipei, in La Repubblica, 20 febbraio 1996. URL consultato il 13 agosto 2020.
  4. ^ a b (EN) Fallen Angels (1995), su pagesoncinema.com, 29 luglio 2014. URL consultato il 13 agosto 2020.
  5. ^ (EN) Martha P. Nochimson (a cura di), A Companion to Wong Kar-wai, West Sussex, John Wiley & Sons Ltd., 2016, p. 451, ISBN 978-1-118-42424-7. URL consultato il 13 agosto 2020.
  6. ^ a b (EN) Fallen Angels, su hkmdb.com. URL consultato il 13 agosto 2020.
  7. ^ Gabriele Porro, A Bergamo retrospettiva dedicata a Peter Sellers, in La Repubblica, 3 marzo 1996. URL consultato il 13 agosto 2020.
  8. ^ Angeli perduti, su Rivista del cinematografo. URL consultato il 13 agosto 2020.
  9. ^ BiM, cento di questi giorni!, su dvdweb.it, 28 settembre 2003. URL consultato il 13 agosto 2020.
  10. ^ Master non originali o con titolazioni digitalmente alterate, su dvdessential.it, 16 febbraio 2009. URL consultato il 13 agosto 2020.
  11. ^   Fallen Angels - Angeli perduti - Il finale, su YouTube, 16 giugno 2009. URL consultato il 13 agosto 2020.
  12. ^ (EN) Taipei Golden Horse Film Festival (1995), su goldenhorse.org.tw, Golden Horse Film Festival. URL consultato il 13 agosto 2020.
  13. ^ (ZH) 第15屆香港電影金像獎提名及得獎名單, su hkfaa.com, Hong Kong Film Awards. URL consultato il 13 agosto 2020.

Collegamenti esterniModifica

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