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Angelo Arpa

critico cinematografico, scrittore e gesuita italiano

BiografiaModifica

Di origine ungherese (il nome di famiglia era «Arpad»)[1], Angelo Arpa entrò nella Compagnia di Gesù il 30 maggio 1940. Padre Arpa operò negli anni cinquanta a Genova dove fu per molti anni professore di filosofia all'Istituto Bartolomeo Arecco, l'istituto scolastico dei Gesuiti di Genova[2].

Si interessò di cinema, che identificò come uno dei più efficaci veicoli di trasmissione della cultura. In questo ambito fu tra gli ideatori dei primi Cineforum in Italia[3][4]. In particolare padre Arpa fondò il Cineforum di Genova nei locali dell'Arecco, sul modello di quanto fatto a Roma dal padre domenicano Félix Morlion[2].

Nella storia del cinema italiano il nome di padre Arpa compare molto spesso in riferimento a Federico Fellini del quale fu amico e consigliere spirituale. I due si conobbero alla 15ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia del 1954[5], in cui Fellini presentava La strada, film apprezzato dal pubblico cattolico. D'altro canto padre Arpa era un ascoltato consigliere dell'arcivescovo di Genova cardinal Giuseppe Siri[6], influente figura del cattolicesimo conservatore. Perciò il gesuita funse in qualche modo da mediatore fra i cineasti e gli ambienti che avrebbero potuto essere loro avversi[6]. Così, quando la censura proibì l'uscita de Le notti di Cabiria, padre Arpa ne organizzò la proiezione privata a Siri. L'alto prelato apprezzò il film e subito la censura statale ne autorizzò la circolazione[7].

Nel 1959 Fellini, intuendo che La dolce vita avrebbe creato polemiche, andò a Genova a sottoporre il film a padre Arpa, il quale non gli chiese nessun taglio: e così il film fu autorizzato dalla censura[8]. L'anteprima era stata organizzata per Siri, il quale non diede un giudizio negativo sul film, ma non si sentì di intercedere ufficialmente come aveva fatto con Le notti di Cabiria[1]. Lo scandalo scoppiò dopo l'uscita del film, e padre Arpa (così come Siri) difese l'amico regista con particolare impegno[6] fino ad essere ripreso dalle gerarchie vaticane. Qualche anno dopo Fellini prese amabilmente in giro il gesuita nel personaggio di padre Spagna, il prete cinefilo interpretato da Salvo Randone in Toby Dammitt, episodio di Tre passi nel delirio[1].

Padre Arpa promosse presso il pubblico cattolico anche gli altri maestri del neorealismo, De Sica, Rossellini, Visconti. Di Pier Paolo Pasolini fu anche consulente per Il Vangelo secondo Matteo[6].

Arpa s'improvvisò anche produttore cinematografico; fondò la sua casa di produzione cinematografica "Golden Star International", con la quale realizzò, fra l'altro, Era notte a Roma di Roberto Rossellini[4]. Tuttavia, il film fu un insuccesso e la Golden Star non riuscì a rimborsare i finanziatori[9].

Oltre all'attività del Cineforum, padre Arpa diede vita alla Fondazione Columbianum per instaurare rapporti culturali fra l'Europa e l'America Latina. La Fondazione organizzò le cinque edizioni della Rassegna Internazionale del Cinema Latinoamericano, tenute a Santa Margherita Ligure (1960 e 1961), Sestri Levante (1962 e 1963) e Genova (1965)[10], sotto la direzione di Gianni Amico. Nelle varie edizioni la manifestazione ospitò i maggiori esponenti delle "nuove ondate" di cinema sudamericano (tra gli altri Glauber Rocha, Fernando Birri, Nelson Pereira dos Santos, Tomás Gutiérrez Alea) e segnò la fine dell'isolamento diplomatico di Cuba, ospitando le autorità di quel paese.

Il dissesto finanziario della Golden Star e del Columbianum, tuttavia, portarono padre Arpa ad essere incarcerato per alcuni mesi nel 1967 e ad essere espulso dalla Compagnia di Gesù: c'è chi ritiene che l'ingenuità finanziaria del gesuita sia servita da pretesto per chi voleva liberarsi di un prete scomodo[11][7].

Nel 2002 gli fu concesso del Governo italiano il contributo vitalizio straordinario (legge Bacchelli) per meriti culturali[12].

Per volontà testamentaria di Padre Arpa il suo corpo è stato cremato e inumato nella Cappella Generalizia della Compagnia di Gesù del Cimitero del Verano di Roma. Nella stessa Cappella riposano i Generali della Compagnia.

OpereModifica

  • L'Arpa di Fellini, Roma; Edizioni dell'Oleandro, 2001
  • Progetto Europa, Roma: Openroma, 1995
  • Fellini: persona e personaggio, Napoli: Parresia, 1996
  • Papi e papato nel terzo millennio dell'era cristiana
  • "La dolce vita": cronaca di una passione, Napoli: Parresia, 1996; Cantalupo in Sabina: Edizioni Sabinae, 2010
  • Concilio ecumenico vaticano II, Genova: Edizioni del Columbianum, 1962
  • La dolce vita, Roma; Edizioni Sabinae, 2010

NoteModifica

  1. ^ a b c Tullio Kezich, Federico Fellini, la vita e i film, Milano: Feltrinelli, 2002, p. 182, ISBN 88-07-49020-X ("Angelo+Arpa" Google libri)
  2. ^ a b Gian Luigi Rondi, Il gesuita del cinema
  3. ^ Eugenio Bicocchi, C'era una volta il Capitol: gli anni d'oro del cineforum 1968-1983, Reggio Emilia, Diabasis, 1999, p. 155, ISBN 88-8103-069-1
  4. ^ a b Intervista con padre Virginio Fantuzzi, "Il gesuita studioso di cinema che contribuì alla rilettura ed alla diffusione del neorealismo in Italia", (Radio Vaticana, 3 aprile 2003 Archiviato il 15 novembre 2004 in Internet Archive.)
  5. ^ presentazione del libro di Angelo Arpa, La dolce vita
  6. ^ a b c d Filippo Rizzi, E l'"Arpa di Fellini" suonò "la Dolce vita" su L'Avvenire del 24 marzo 2013
  7. ^ a b Gianfranco Angelucci, Segreti e bugie di Federico Fellini
  8. ^ Gian Luigi Falabrino, Pubblicità serva padrona, Milano, Sole 24 Ore, 1989, pag. 70
  9. ^ Tullio Kezich, Federico Fellini: il libro dei film, Fondazione Fellini
  10. ^ 1960 Al cinema Ars di Santa 1º Festival Latino Americano
  11. ^ Stefano Pisu, Il XX secolo sul red carpet
  12. ^ Consiglio dei Ministri n.72 del 4 ottobre 2002

BibliografiaModifica

  • Simone Casavecchia (a cura di), Io sono la mia invenzione: le carte, gli scritti e le idee di padre Angelo Arpa: l'Europa, Fellini e il cinema italiano; con le testimonianze di Gianfranco Angelucci et al., Roma: Edizioni Studio 12, 2003, ISBN 88-901189-0-3
  • Filippo Rizzi, "E l'Arpa di Fellini suonò la Dolce vita", Avvenire, 26 marzo 2013, pagina 23.

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