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Angelo Frontoni (Roma, 1º marzo 1929Roma, 4 luglio 2002) è stato un fotografo italiano.

Indice

BiografiaModifica

Il suo primo successo come fotografo risale al 1957, quando riuscì a fotografare Gina Lollobrigida, diventando famoso per la sua caratteristica di ritrarre in bianco e nero le dive del cinema, in seguito si dedicò anche al colore, diventando uno dei fotografi più ricercati a Hollywood.

Le celebrità immortalateModifica

Angelo Frontoni fu testimone della storia del cinema, della moda e del costume attraverso le tante sue fotografie in cui le donne ritratte rappresentavano sia un sogno proibito che un modello femminile da imitare.

Rimangono celebri alcuni suoi nudi artistici quali quello che ritrae una giovane e sensuale Virna Lisi, e quello di Anita Ekberg per il quale vennero impiegati tre giorni di lavoro e 50 rulli.

Tra le principali attrici italiane da lui fotografate vanno ricordate: Brigitte Bardot, Sophia Loren, Claudia Cardinale, Anna Magnani, Catherine Spaak, Scilla Gabel, Silvana Mangano, Monica Vitti, Edwige Fenech, Nastassja Kinski, Ornella Muti, Eleonora Giorgi, Monica Guerritore, Serena Grandi, Francesca Dellera, Elsa Martinelli, Gloria Guida, Ursula Andress, Bo Derek, Ornella Vanoni, Iva Zanicchi, Patty Pravo, Loredana Bertè, Jane Fonda, Natalie Wood, Luciana Turina, fino ad arrivare a dive di più recente fama quali Monica Bellucci, Maria Grazia Cucinotta e Valeria Marini. Frontoni curò anche la copertina del doppio album Artide Antartide di Renato Zero, del 1981, per cui operò un fotomontaggio tra due scatti dell'artista in costume da antico guerriero greco: in uno, il costume è di colore bianco, mentre nell'altro, lo stesso costume è di colore nero, a rappresentare le due anime del disco, «Artide» e «Antartide» appunto.

TecnicaModifica

La sua tecnica prevede un uso accurato degli effetti prodotti dalla luce, non solo in determinati momenti della giornata ritenuti "propizi" dalla fotografia, ma lungo tutto l'arco della giornata, Frontoni fu capace di cogliere le migliori caratteristiche di questi momenti, togliendo, attraverso un gioco di luci o con una striscia luminosa, anche il più piccolo difetto. Utilizzando il bianco e nero prima e il colore patinato poi, mirò ad interpretare il tempo e l'anima del soggetto, invitando il fruitore dell'immagine ad una vera e propria scoperta dell'essere umano.

La grande cura per i colori, le ambientazioni e le pose venivano utilizzate da Frontoni per andare oltre la semplice bellezza, giungere quindi allo stile, al fascino dello sguardo, all'armonia dei lineamenti, alla femminilità rappresentativa di un'intera generazione di donne successiva alla tragica epoca della Seconda Guerra Mondiale.

BibliografiaModifica

Angelo Frontoni. Le mie dive, Gremese Editore, 1989

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN71988264 · ISNI (EN0000 0000 7139 9574 · SBN IT\ICCU\LO1V\087302 · LCCN (ENn2008032074 · GND (DE118991671 · WorldCat Identities (ENn2008-032074