Apri il menu principale

Bishop (Alien)

personaggio di Aliens
Bishop
Lance Bishop.png
L'androide Lance Bishop in Aliens - Scontro finale
UniversoAlien
SoprannomeLance Bishop (ASF)
Michael Bishop ()
Charles Bishop Weyland (AvP)
AutoreJames Cameron
1ª app. inAliens - Scontro finale (1986)
Ultima app. inAliens: Colonial Marines – Stasi interrotta (2013)
Interpretato daLance Henriksen
Voce italianaMassimo Foschi (ASF)
Romano Malaspina ()
Rodolfo Bianchi ()
Ennio Coltorti (AvP)
Riccardo Lombardo (ACM)
SpecieSintetico (Lance)
Umano (Michael e Charles)
Sessomaschile
Professioneufficiale scientifico (Lance)
ciberneticista (Michael)
amministratore delegato (Charles)
AffiliazioneMarines coloniali (Lance)
Weyland-Yutani (Michael)
Weyland Industries (Charles)

Bishop è il nome assunto da due personaggi immaginari nella serie di film Alien e uno nel franchise di Alien vs. Predator, tutti e tre interpretati da Lance Henriksen. La prima incarnazione del personaggio fu sotto la forma d'un androide, Lance Bishop; la seconda volta come il suo artefice umano, Michael Bishop, e la terza come il fondatore della Weyland Industries.

Indice

Ideazione ed evoluzioneModifica

Henriksen fu uno di molti attori, inclusi Michael Biehn e Bill Paxton, che recitarono in Aliens - Scontro finale avendo già collaborato con James Cameron in Terminator.[1] Dopo anni di difficoltà nel trovare un ruolo cinematografico importante, Henriksen si sarebbe ritirato se Aliens - Scontro finale fosse risultato un fallimento.[2]

Il personaggio fu ben accolto e oggetto di numerosi analisi. Fu infatti indicato al sesto posto della lista dei 25 miglior robot del cinema redatta da Slash film.[3] Nella sua tesi sull'androide Ash, Roz Kaveney vide Bishop come una rappresentazione delle Tre leggi della robotica. Sebbene la programmazione di Ash gli permettesse di ferire degli esseri umani, Bishop pone la sicurezza dei suoi compagni umani all'apice delle sue priorità, in accordanza con la Prima legge della robotica.[4]

Il personaggio fu inoltre oggetto degli studi di LeiLani Nishime dell'University of Texas Press sul come gli esseri umani potrebbero reagire nella presenza dell'"altro", in particolare analizzando la dramattizzazione della reazione ostile di Ellen Ripley durante il primo incontro.[5] L'introduzione del personaggio contraddiceva notevolmente la tecnofobia presente nella fantascienza pre-anni novanta.[6]

In Alien³, l'ambigua umanità di Michael Bishop è stata oggetto di dibattito da parte degli appassionati del genere e dei critici; alcuni hanno proposto che il nuovo personaggio, Michael, fosse un modello sintetico più avanzato del precedente Lance.[7] L'autore Randy Laist ha attribuito importanza al tema dell'ambiguità uomo/macchina ponendolo tra gli argomenti centrali della saga: ciò che conta nel definire l'umanità del personaggio sono le sue azioni, e non il come è nato o è stato realizzato. D'altra parte, infatti, Michael Bishop è un personaggio ipocrita e il fatto che sia o meno un uomo è irrilevante, di fronte ai suoi reati.[8]

Secondo Paul W. S. Anderson, il ruolo di Charles Bishop Weyland fu concepito apposta per Henriksen.[9]

ApparizioniModifica

Saga canonicaModifica

Aliens - Scontro finale - (1986)Modifica

«È impossibile per me danneggiare per omissione di intervento, lasciare che si danneggi un umano.»

Bishop, un sintetico modello iperdina 341-B, accompagna Ellen Ripley insieme ai marines coloniali nel 2179 al planetoide LV-426 per indagare sulla totale mancanza di contatto con i coloni stabilitosi là. Malgrado l'androide sia un pacifista, Ripley non si fida di lui, avendo ancora fresche le memorie del tradimento dell'ufficiale Ash, lui stesso un sintetico iperdina. Quando la navetta da sbarco e numerosi marines vengono perduti in uno scontro contro gli Xenomorfi, Bishop assume un ruolo attivo nel salvataggio dei superstiti, andando da solo al trasmettitore della colonia per navigare remotamente la navetta da sbarco di riserva. Bishop riesce a salvare Ripley e la giovane superstite Newt prima che il reattore atmosferico della colonia esploda, ma viene mutilato dalla Xenomorfa regina, che era entrata nella navetta di nascosto. Dopo che Ripley riesce a spazzare via la regina nello spazio, i resti ancora attivi di Bishop vengono messi in criostasi sulla capsula Sulaco.

Alien³ - (1992)Modifica

«Io non sono Bishop l’androide. L’ho progettato. Io sono il prototipo, e naturalmente l’ho modellato con i miei stessi lineamenti. Io sono umano. Sono stato mandato qui per mostrarle un volto amico, e per farle capire quanto lei sia importante per noi.»

(Michael Bishop nella novelisation di Alien³[10])

Un cortocircuito sulla Sulaco provoca la nave ad espellare i criotubi di Bishop e gli altri superstiti, schiantandosi sul pianeta penitenziario Fiorina 161. I resti ormai irreparabili di Bishop vengono buttati in una discarica, per poi essere recuperati e riattivati da Ripley, che lo collega al computer di bordo della navetta. Bishop rivela a Ripley che, effettivamente, uno Xenomorfo sotto forma di uovo, deposto dalla Regina aliena, si era infiltrato nella navetta ed aveva causato un cortocircuito con l'acido. Bishop, inoltre, rivela che gli eventi che sono accaduti sulla USS Sulaco, durante il viaggio di ritorno, erano stati monitorati dalla Compagnia Weyland-Yutani e che gli uomini della Compagnia sanno sempre tutto quello che accade a bordo. Dopo queste rivelazioni Bishop chiede a Ripley di essere scollegato per sempre, perché, anche se lo riparassero, non sarebbe più al 100% delle sue funzionalità. Ripley acconsente alla richiesta del robot spegnendolo.

Successivamente, Ripley incontra un gruppo di soldati della Weyland-Yutani accompagnati dal dottor Michael Bishop, che dichiara di essere il costruttore dell'androide. Costui tenta in vari modi di convincere Ripley ad andare con loro, perché solo la Compagnia potrebbe salvarla, congelandola ed estraendole chirurgicamente l'embrione Xenomorfo che si trova dentro di lei. Il tenente è molto riluttante a seguire i dottori della compagnia, perché in cuor suo ha capito che il loro intento non è affatto di salvarla, ma di usare lo Xenomorfo per scopi militari. Dopo il ferimento di un detenuto intento ad aiutare Ripley da parte di uno dei soldati, il Dottor Bishop viene ferito da Aaron, vice sovrintendente della prigione, che viene subito ucciso. Ripley, rivelate le vere intenzioni della Weyland Yutani, decide di gettarsi nella fonderia, lasciando esterrefatti gli uomini e i dottori della compagnia. Questi ultimi, in questo modo, perdono la grande occasione di studiare lo Xenomorfo.

Aliens: Colonial Marines - Stasi interrotta (2013)Modifica

Dopo il suo fallimento su Fiorina 161, gli uomini di Michael Bishop catturano il caporale Hicks, l'unico superstite rimasto della disastrosa missione su LV-426. Bishop si reca su quest'ultimo pianeta per sorvegliare la costruzione dell'Origin Facility, un laboratorio assemblato sui resti d'una nave Ingegnera contenente un nido di Xenomorfi. Il laboratorio viene successivamente assediato e distrutto dai marines coloniali, e Bishop fugge lasciando indietro un suo doppione cibernetico per mettere fuori pista i suoi inseguitori.

Alien vs. PredatorModifica

Nel 2004, Charles Bishop Weyland, fondatore della Weyland Industries, organizza una spedizione all'isola Bouvet per esaminare una piramide costruita là. La struttura si rivela d'essere un tempio creato dagli Yautja per propagare gli Xenomorfi, da cacciare durante i loro riti d'iniziazione. Viene successivamente ucciso da uno Yautja mentre difende i suoi colleghi.

NoteModifica

  1. ^ Genevieve Valentine, How Aliens set the gold standard for supporting casts, The Dissolve, 18 giugno 2015. URL consultato il 30 aprile 2016.
  2. ^   Lance Henriksen, The Importance of Being Bishop (Blu-ray), 20th Century Fox, 2010.
  3. ^ The 25 Best Movie Robots of All Time, Slashfilm (6 marzo 2015)
  4. ^ Kaveney, Roz (2005). From Alien to The Matrix: Reading Science Fiction Film. London: I. B. Tauris. p. 150. ISBN 978-1-85043-806-9.
  5. ^ LeiLani Nishime, The Mulatto Cyborg: Imagining a Multiracial Future, in Cinema Journal, vol. 44, nº 2, University of Texas Press, Winter 2005, pp. 34–49, DOI:10.1353/cj.2005.0011.
  6. ^ Anton Karl Kozlovic, Technophobic themes in pre-1990 computer films, in Science as Culture, vol. 12, nº 3, Carfax Publishing, settembre 2003, pp. 341–373, DOI:10.1080/09505430309008.
  7. ^ Joseph Gammie, Alien: The monster returns?, The Independent, 5 maggio 2012. URL consultato il 1º giugno 2016.
  8. ^ Laist, Randy (2015). Cinema of Simulation: Hyperreal Hollywood in the Long 1990s. London: Bloomsbury Publishing. p. 21. ISBN 978-1-62892-079-6.
  9. ^ Paul W. S. Anderson, John Davis, Richard Bridgeland, Tom Woodruff, Jr.. The Making of AVP (2004), 20th Century Fox [DVD].
  10. ^ Alan Dean Foster, Alien³, traduzione di Sofia Mohamed Hagi Hassan, Sonzogno, 1992, p. 125.

Altri progettiModifica