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Due studiosi nella principale società biblica di Dresda con edizioni rare della Bibbia.

Le controversie sulla coerenza interna della Bibbia riguardano la coerenza e l'integrità testuale delle scritture bibliche. Le controversie riguardanti la coerenza biblica hanno una lunga storia.

I testi classici che trattano questa questione da una prospettiva secolare critica, includono il Tractatus theologico-politicus di Spinoza, la Storia Critica del Vecchio Testamento di Richard Simon, il Dictionnaire philosophique di Voltaire, l'Encyclopédie di Diderot e The Age of Reason di Thomas Paine.

Indice

Dalla Bibbia "fluida" al letteralismo biblicoModifica

Nei tre secoli precedenti la distruzione del Tempio (70 d.C.) il perimetro e il testo della Bibbia non erano univocamente stabiliti e solo gradualmente nei secoli successivi prima gli ebrei e poi i cristiani definirono il canone biblico e "congelarono" il testo dei singoli libri.[1] L'esistenza di pagine contraddittorie o difficili, la cui interpretazione è oscura, era comunque evidente già prima della definizione finale della Bibbia. Per esempio Deuteronomio 5,12-15 propone una motivazione per rispettare il Sabato completamente diversa da quella affermata in Esodo 20,8-11. Nel manoscritto 4QDeuteronomy ritrovato a Qumran entrambe le motivazioni sono affiancate in modo da evitare che la nuova motivazione sembri smentire quella precedente. Molti testi di Qumran contengono varianti esplicative, che non confluirono poi nel testo ebraico masoretico, forse perché ritenute inessenziali oppure semplicemente rimaste sconosciute ai masoreti.

Per i cristiani si pose anche il problema non solo di riconciliare fra loro i testi del Nuovo Testamento, ma addirittura di discutere la coerenza fra il volto di Dio nell'Antico Testamento, spesso presentato come collerico e vendicativo, e quello misericordioso insegnato ripetutamente da Gesù. La questione fu posta poco dopo la redazione dei libri del Nuovo Testamento da Marcione, che sostenne la necessità di rinunciare in toto all'Antico Testamento e di riconoscere un solo vangelo (quello di Luca privato della sua parte iniziale). La sua proposta fu subito respinta, ma evidentemente le difficoltà dovettero essere ampiamente dibattute. Secondo Origene (185-254) il senso "corporale" (ossia immediato[2]) delle Sacre Scritture non deve essere seguito quando questo comporti qualsiasi cosa impossibile, assurda o indegna di Dio. Siccome la Bibbia è opera di Dio, allora è necessario lo sforzo umano della ricerca per capirne il senso. Bisogna superare l'evidenza del testo per scoprirne l'intenzione. Nella tarda età antica l'esegesi ebraica e quella dei padri della chiesa discussero molte contraddizioni della bibbia, proponendo spesso soluzioni diverse alle stesse difficoltà.[3]

Lo strumento classico usato nell'antichità per risolvere le difficoltà poste dalla Bibbia fu l'interpretazione allegorica sviluppata, per esempio, in ambito ebraico da Filone d'Alessandria e utilizzata ampiamente dai padri della Chiesa, che ne predilessero una varietà particolare, la lettura tipologica. In questo approccio personaggi ed eventi dell'antico testamento sono interpretati come prefigurazione di analoghi personaggi ed eventi del nuovo.[4] La presenza di allegorie in alcuni testi biblici era (ed è) evidente e indiscussa[5], ma il loro utilizzo indiscriminato si prestava ad arbitrarietà: con un po' di fantasia qualunque racconto poteva essere interpretato come una allegoria di qualche tesi teologica. I teologi di Alessandria d'Egitto, che meglio conoscevano le opere di Filone, furono fra i cristiani i principali sostenitori dell'interpretazione allegorica delle Scritture. A loro si oppose Diodoro di Tarso e la scuola di Antiochia, che ritenne indispensabile prima di ogni lettura allegorizzante un esame attento e accurato del significato "letterale" dei testi.

Nel corso del Medioevo l'interpretazione biblica sia da parte degli ebrei che dei cristiani fu per così dire sistematizzata con il metodo indicato dai rabbini con l'acronimo PaRDeS. La comprensione di un testo biblico si deve articolare in quattro livelli, il primo dei quali ("Peshat") consiste nel significato immediato, anche se non strettamente letterale del testo.[6] Anche nel mondo islamico venne introdotto un sistema analogo in quattro livelli per l'interpretazione del Corano.

Un impulso decisivo verso l'interpretazione letterale della Bibbia venne dalla Riforma Protestante, secondo la quale ogni affermazione teologica doveva fondarsi esclusivamente sulla Bibbia (Sola Scriptura) e tuttavia ogni laico in buona fede, anche se privo di una ampia preparazione culturale, doveva essere in grado di comprenderne il significato.[7] Di fatto questa tesi si trasformò per la maggior parte dei protestanti nell'assunto che ogni affermazione della Bibbia deve ottenere una indiscriminata accettazione.[8]

La Chiesa Cattolica Romana, invece, mantenne ufficialmente una posizione diversa: il Concilio di Trento afferma che il testo sacro debba essere interpretato in accordo con le tradizioni tramandate dagli apostoli e, quindi, che la Chiesa è il vero giudice del significato da attribuire al testo biblico[9].

Le accuse protestanti di eccessiva arbitrarietà nell'interpretazione della Bibbia ebbero tuttavia un influsso oggettivo sul comportamento pratico della Chiesa Cattolica: nei secoli successivi il tradizionale principio di non allontanarsi dall'interpretazione letterale se non ne viene dimostrata inequivocabilmente la necessità venne applicato con grande rigidezza.[10]

La prospettiva secolareModifica

A partire dal XVII secolo, l'avanzamento delle scoperte scientifiche, il disorientamento culturale sviluppatosi durante la guerra dei Trent'anni e lo sviluppo del razionalismo misero in crescente evidenza il contrasto fra i metodi adottati e i risultati conseguiti dalla cultura secolare da un lato e dall'altro l'interpretazione letterale di numerosi testi biblici. Thomas Hobbes, Isaac La Peyrère, Baruch Spinoza e Richard Simon furono i pionieri del moderno criticismo biblico.[11]

Nel 1670, Spinoza pubblicò il suo Tractatus theologico-politicus, in cui si sostiene l'estensione della libertà di pensiero, non solo alla filosofia politica, ma anche all'interpretazione del testo biblico. Spinoza, quindi, prescinde metodologicamente dall'ipotesi che la Bibbia sia "parola di Dio" e avanza interpretazioni naturalistiche per spiegare il verificarsi di profezie e miracoli.

Nel 1678 segue il testo di Richard Simon, Storia Critica del Vecchio Testamento, che viene inizialmente pubblicato con l'imprimatur ecclesiastico, ma suscita tali reazioni (fra cui l'opposizione frontale di Bossuet) da essere successivamente inserito nell'Indice dei libri proibiti (1682). Simon raccoglie sistematicamente le difficoltà rilevate prima di lui da autori cattolici e protestanti e solleva per primo il problema dell'integrità testuale della bibbia ebraica, suscitando la reazione dei Protestanti.[12] Egli, inoltre, evidenzia i doppioni, le contraddizioni e le differenze di stile osservabili nel Pentateuco, caratteristiche poco conciliabili con l'attribuzione dell'opera a un unico autore, Mosè.

Nel XVIII secolo, le tesi di Spinoza e Simon furono approfondite ed ampliate dagli enciclopedisti. Negli Stati Uniti d'America la pubblicazione de The Age of Reason di Thomas Paine[13] critica la religione istituzionalizzata e nega l'infallibilità biblica, difende la ragione contrapponendola alla rivelazione religiosa.

L'opera di Paine porta a una rinascita deista, mentre causa ostilità nel pubblico britannico per timore della crescita del radicalismo politico influenzato dalla Rivoluzione francese. La reazione arriva nel 1814, William Van Mildert, che sarà vescovo di Durham: esprimendo il consenso allora diffuso in Gran Bretagna, dice che la ragione non è competente a giudicare l'ispirazione divina della Bibbia. Al contempo, Samuel Taylor Coleridge, seppur tenendo conto delle critiche storiche, geografiche e morali di cui la Bibbia è oggetto e abbracciando la tradizione dei tedeschi come Herder, Lessing, Eichhorn e Schleiermacher, difende l'ispirazione divina e l'autorità delle Scritture[14], offrendo un approccio radicalmente diverso da quello degli studiosi o intellettuali britannici dell'epoca[15].

Verso la metà del secolo XIX, il dibattito sull'affidabilità della Bibbia riprende in Gran Bretagna per via dei nuovi interrogativi posti sull'incongruenza dei suoi contenuti dai passi in avanti delle scienze naturali dovuti sia alla pubblicazione di Vestiges of the Natural History of Creation (1844) di Chambers che da On the Origin of Species (1859) di Darwin[16]

Con lo sviluppo del metodo storico-critico tedesco, la polemica che circonda le Scritture continua a svilupparsi nel corso del XIX secolo, prima in Europa e poi, più tardi, negli Stati Uniti d'America.

Argomento delle controversieModifica

Quasi ogni aspetto della Bibbia è stato oggetto di controversia.

IspirazioneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Ispirazione della Bibbia e Infallibilità delle Scritture.

Benché tutti i cristiani considerino la Bibbia “parola di Dio”, il significato di questa definizione varia enormemente. Secondo una piccola minoranza Dio deve essere considerato l'autore esclusivo del testo biblico, che perciò non può contenere errori o imprecisioni di nessun tipo. Ogni apparente discrepanza dovrebbe quindi trovare una spiegazione armonizzante. Per la stragrande maggioranza dei cristiani, invece, l'ispirazione divina non annulla il contributo umano dell'agiografo. Ciò implica anzitutto che ogni testo biblico è stato redatto secondo la cultura del suo tempo, caratteristica indispensabile perché potesse essere compreso dagli uomini a cui per primi era stato indirizzato. La presenza di affermazioni scientifiche successivamente rivelatesi erronee o l'utilizzo di convenzioni letterarie, che sconcertano il lettore moderno, come la inclusio, sono caratteristiche testuali, che ne avvalorano la genuinità. Risulta, cioè, impossibile capire pienamente un testo biblico, se si ignora il suo genere letterario, il contesto culturale della sua redazione (il suo Sitz im Leben), ecc. La questione era chiara già nell'età antica, quando Sant'Agostino, per esempio, insiste ripetutamente che occorre avere presente l'intenzione dello scrittore sacro e il suo modo di parlare ("genus locutionum").[17]. L'ispirazione divina, poi, non ha per obiettivo di insegnare nozioni inutili per la salvezza degli uomini. Per esempio egli scriveː "Non si legge nel vangelo che il Signore abbia detto...vi mando il Paraclito che vi insegnerà come camminano il Sole e la Luna. Voleva fare dei cristiani, non dei matematici".[18]

Per la maggior parte dei cristiani, quindi, la Bibbia viene ritenuta ispirata da Dio solo per quanto riguarda i suoi contenuti più strettamente teologici.

Integrità e comprensibilità del testo ebraicoModifica

Il confronto fra il testo ebraico dell'Antico Testamento standardizzato dai Masoreti (Tanakh) con i numerosi frammenti scritti mille anni prima e trovati nei manoscritti di Qumran ha dimostrato che il testo biblico è stato trascritto dai copisti medievali con grande cura. Ciononostante vi sono tuttora incertezze testuali dovute a cause più o meno gravi:

  • Alcune parole compaiono solo nella Bibbia e talvolta vi compaiono una e una sola volta. Il loro significato viene ricercato, talvolta in modo discorde, sia in base a quanto risulta dalla tradizione esegetica sia tramite il confronto con altre lingue semitiche antiche (accadico, aramaico, ecc.) o moderne (arabo);
  • Il testo originale era puramente consonantico e diverse scelte di vocalizzazione portano a vocaboli con significato notevolmente diverso. Anche per le forme verbali non è possibile distinguere i verbi attivi, passivi, riflessivi o causativi senza conoscerne le vocali. La vocalizzazione proposta dai masoreti, per quanto autorevole[19], non sembra essere sempre credibile;
  • L'assenza di punteggiatura e le caratteristiche della lingua ebraica (in cui per esempio mancano sia il verbo avere sia il verbo essere[20] e i modi di coniugazione dei verbi sono concettualmente diversi da quelli delle lingue occidentali[21]) costringono il traduttore a introdurre una propria interpretazione. L'arbitrarietà di molte affermazioni bibliche sconcertanti si evidenzia confrontando traduzioni diverse.
  • Vi sono varianti testuali importanti, testimoniate soprattutto dalle antiche traduzioni in greco (la Septuaginta) e in siriaco. I manoscritti di Qumran, pur concordando perlopiù col testo ebraico, contengono anche passi ebraici corrispondenti a varianti già note dalle traduzioni antiche. Esse, perciò, non possono essere considerate cattive traduzioni del testo ebraico giunto sino a noi, ma piuttosto traduzioni probabilmente fedeli di un diverso testo ebraico ugualmente antico come quello oggi standard. Per questo motivo l'autorevolezza delle traduzioni antiche è cresciuta ed esse sono oggi utilizzate dai biblisti per ricostruire il testo ebraico, quando esso sembra essere stato corrotto dai copisti.[22]

Le incertezze testuali pur essendo numerosissime son quasi sempre irrilevanti. Alcune tuttavia hanno dato luogo ad importanti controversie. Fra queste, per esempio, il versetto di Isaia in cui secondo la Septuaginta, ma non il testo ebraico, sarebbe stato profetizzato il parto di una vergine (Isaia 7:14). Le tre tradizioni (ebraica, greca e siriaca), inoltre, contengono cronologie dell'epoca dei patriarchi sostanzialmente diverse e indizio di obiettivi letterari differenti e difficilmente ricostruibili dagli esegeti. L'utilizzo del testo biblico per calcolare una presunta data di creazione del mondo ha condotto a una grande varietà di risultati.

Definizione del canoneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Canone della Bibbia.

Il perimetro della Bibbia, cioè la definizione dei libri che devono essere inclusi nella “parola di Dio”, non è univocamente definito sia perché la definizione del canone della Bibbia è stata tardiva sia per la mancanza di un criterio di semplice applicazione. Fra i criteri utilizzati occorre considerare l'utilizzo tradizionale di un testo nella liturgia, l'omogeneità dottrinale con gli altri testi del canone e per i cristiani la citazione di un testo dell'Antico Testamento da parte di testi del Nuovo o l'autorevolezza ad esso assegnata dai padri della chiesa.

Queste difficoltà hanno determinato controversie. Per esempio tramite il Talmud è giunta notizia di discussioni fra gli ebrei sull'opportunità di includere il Cantico dei Cantici, un testo poetico apparentemente profano e in cui non compare il nome “Dio”, mentre Eusebio e altri padri della chiesa citano resistenze fra i cristiani all'inclusione nel Nuovo Testamento dell'Apocalisse, testo ritenuto ebraicizzante e oscuro. Di fatto, comunque i 66 testi del canone ebraico sono accettati da tutti i cristiani, mentre 27 testi del Nuovo Testamento sono condivisi da tutte le confessioni cristiane. La principale differenza fra i canoni delle diverse confessioni cristiane è l'accettazione di 7 libri, detti deuterocanonici, da parte della Chiesa Cattolica e di quella Ortodossa e il loro rifiuto da parte delle confessioni Protestanti.

Genere letterarioModifica

Molte controversie sulla storicità o meno delle narrazioni bibliche nascono da contrastanti valutazioni del genere letterario da assegnare ad ogni testo. Un esempio interessante è il libro di Giona, il più antico documento in cui venga insegnato l'amore per i nemici e l'esistenza di un Dio non solo paterno, ma perfino animalista (Gn 4,11). Le vicende del libro sono state spesso ritenute storiche dai credenti (per i quali non sono d'ostacolo interventi divini miracolosi) e Giona stesso è stato annoverato fra i 12 profeti minori. Oggi, però, il libro è ritenuto dagli stessi credenti un racconto didattico[23] e proprio la sua non-storicità permette di apprezzarne la grande qualità letteraria fra cui la fine ironia e il gusto del paradosso.

Ugualmente problematico il libro di Daniele, in cui gli ebrei leggono la profezia della distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. e i cristiani la crocifissione di Gesù. Daniele è annoverato fra i 4 profeti maggiori, ma in realtà secondo la maggior parte dei biblisti (credenti e non) sembra più probabile che egli sia solo un personaggio letterario e l'eventuale virtù profetica sarebbe quindi da attribuire all'ignoto estensore del libro, che l'avrebbe redatto verso il 160 a.C. La pseudoepigrafia, l'attribuzione cioè di uno scritto ad un autore diverso da quello vero, non è necessariamente un tentativo di inganno, ma un artificio letterario molto diffuso nel tardo giudaismo (e non solo[24]), la cui presenza poteva forse essere ovvia per i primi lettori del libro, ma che lo fu sempre di meno col passare del tempo.

Analogamente pochi studiosi attribuirebbero un carattere storico ad altri libri come il Libro di Ester, di Tobia o di Ruth.

Fra le convenzioni letterarie che la Bibbia ha in comune con molte altre opere antiche, sia in Mesopotamia sia in Grecia, occorre tenere presente anche l'utilizzo di numeri come allusioni simboliche, indicazioni qualitative, prive in realtà di un significato enumerativo. Il 4, il 7, il 12, ma anche il 28, il 40, il 49 o il 50, il 70, il 120, il 127, il 1200, il 1657, ecc. sono fra i numeri biblici da considerare con attenzione. Tale simbolismo numerico non deve essere confuso né con la ghematria, nè con la numerologia.[25]

Storicità della "storia biblica primaria"Modifica

Il valore storico di molte affermazioni bibliche è discusso. Gli scavi archeologici hanno fornito preziose notizie che sono state utilizzate sia a favore della storicità dei testi biblici (si pensi al famoso best seller “La Bibbia aveva ragione” di Werner Keller[26]) sia per negarla sostanzialmente. Molti archeologi, fra cui in particolare Israel Finkelstein, ritengono che tutte le notizie bibliche anteriori al VII secolo siano po co affidabili e in particolare che il regno unito di Salomone sopra Giuda e Israele non sia mai esistito.

Il cosiddetto "minimalismo biblico", tuttavia, ha trovato resistenza in nuove scoperte. Per esempio, il personaggio di Davide, ritenuto mitico da molti archeologi, sembra essere confermato come storico capostipite dei re di Giuda grazie alla scoperta della stele di Mesha. Un punto controverso sono le imponenti fortificazioni di Megiddo, Hazor e Gezer, che sarebbero state costruite da Salomone (1 Re 9, 15-19), ma che Filkelstein datò al regno di Acab, nel secolo successivo. Oggi tuttavia altri importanti studiosi, come Yigal Yadin e Amihai Mazar, le attribuiscono proprio al tempo di Davide e Salomone.[27] Anche se la Bibbia contiene molto probabilmente elementi leggendari, ci sono tracce di uno stato forte proprio nel giusto secolo e la sua prosperità sarebbe collegata anche allo sfruttamento di miniere di rame.[28]

Le vicende dei patriarchi, che coinvolgevano pochissimi esseri umani, anche se si fossero verificate, non potrebbero aver lasciato tracce reperibili dall'archeologia. Le controversie relative al libro della Genesi, perciò, hanno riguardato principalmente la storicità del diluvio universale, il significato da attribuire alle genealogie dei patriarchi e il racconto della Creazione e delle vicende della prima coppia umana.

Anche il racconto degli eventi successivi non contiene elementi precisi e verificabili in qualche maniera dagli storici (per esempio il nome del faraone)ː essi, perciò, non ritengono perlopiù che la Bibbia possa essere utilizzata come fonte storica almeno per il periodo antecedente la monarchia. La discussione, quindi, si deve limitare a valutare la plausibilità storica del racconto, tuttora difesa da alcuni storici.[29] La verosimiglianza, tuttavia, può appartenere sia ai fatti storici sia a narrazioni romanzesche ma storicamente bene informate.[30]

Secondo la Bibbia gli Israeliti si moltiplicarono sino a diventare un popolo solo durante il loro soggiorno in Egitto, che sarebbe terminato secondo una diffusa e recente cronologia biblica nel XV secolo prima di Cristo.[31][32] Molte controversie hanno riguardato il racconto dell'Esodo; anch'esso ritenuto generalmente mitico. La sopravvivenza, infatti, di circa due milioni di israeliti nel deserto per circa 40 anni è inverosimile, a meno che si accetti che i numeri hanno solo valore simbolico. Gli scavi archeologici in Egitto da parte di Manfred Bietak, tuttavia, rendono verosimili molti dettagli del libro dell'Esodo relativi al soggiorno in Egitto degli israeliti e al loro impiego nei cantieri di Pitom e Pi-Ramses. Il racconto, poi, delle piaghe d'Egitto è stato collegato con i disastri ambientali legati sia all'eruzione di Santorini sia all'interrimento di uno dei rami del Nilo.[33][34]

Dall'Esodo in poi è opportuno cercare conferme archeologiche del resoconto biblico, cercando un eventuale fondamento storico alla narrazione biblica della conquista di Canaan da parte degli ebrei, nonostante le grandi difficoltà nello studio di insediamenti archeologici antichi, fra cui quella di capire se la popolazione ivi residente fosse israelita o cananea. Secondo molti archeologi la distruzione di alcune città cananee, come Gerico, Ai e Hazor, da parte di Giosué non è compatibile con il risultato delle indagini. Questa conclusione, tuttavia, è contestata da Provan, Long e Longman.[35]

Lo studio approfondito degli insediamenti collinari nella zona centrale di Israele ha permesso di dimostrare che nella prima età del ferro (1200-1000 a.C.) questa zona venne ripopolata da un popolo di pastori.[36] Esso era etnicamente diverso dai cananei delle pianure costiere (per esempio non si cibava di maiale e utilizzava ceramica non decorata).[37][38][39] L'identificazione di questo popolo di pastori con gli israeliti è facilitata dalla stele di Merneptah, scolpita nel 1212 a.C. in cui il faraone si vanta di aver sconfitto il popolo di Israele, confermando così la sua esistenza già in tale data.

Benché la narrazione dell'Esodo e della Conquista appartenga principalmente alla letteratura e alla teologia, essa sembra avere memoria di eventi reali, la cui consistenza è ancora oggetto di controversia.

La posizione delle religioni del LibroModifica

CristianesimoModifica

GiudaismoModifica

IslamModifica

NoteModifica

  1. ^ Sidnie White Crawford, The Fluid Bible, Bible Review 15:3, June 1999, 34-37,50-51. Questo articolo conclude affermando: "Thus, after the fall of the Temple in 70 A.D., the canonical list becomes fixed in Palestinian Judaism, as does the text of those canonical books.".
  2. ^ Il significato corporale si deduce dal testo letterale tenendo conto, però, anche delle convenzioni letterarie, come le figure retoriche, utilizzate dal testo.
  3. ^ Per esempio il versetto 37,10 della Genesi sembra ignorare che la morte di Rachele, la madre di Giuseppe, viene narrata poco prima (Gn 35,16-20). Alcuni rabbini pensarono che Giacobbe e Rachele si sarebbero inchinati di fronte a Giuseppe solo dopo la risurrezione, mentre Origene ritenne che il testo volesse alludere profeticamente alla devozione che Giuseppe e Maria ebbero verso Gesù. Nel commentario ebraico Genesis Rabbah, poi, il problema venne risolto diversamente, notando che dopo la morte di Rachele la sua serva Bila ne aveva allevato i figli, diventandone la madre adottiva. Cfr.: Maren Niehoff, "Origen’s Commentary on Genesis as a key to Genesis Rabbah, in Genesis Rabbah in Text and Context, Edited by Sarit Kattan Gribetz, David M. Grossberg, Martha Himmelfarb and Peter Schäfer, Mohr Siebeck, Tübingen 2016, pp. 129-153, p.134.
  4. ^ https://www.theopedia.com/biblical-typology
  5. ^ Si pensi per esempio a Ezechiele 23, in cui le due sorelle Oola e Ooliba rappresentano la Samaria e la Giudea.
  6. ^ "Peshat", voce della Jewish Encyclopedia.
  7. ^ Questi due principi sono fondativi del protestantesimo sin dal tempo della polemica contro le indulgenze. Il rifiuto, infatti, di qualsiasi forma di preghiera in favore dei defunti venne argomentato grazie all'esclusione dal canone dei libri di Tobia e dei Maccabei, in cui tali preghiere compaiono, e tramite la negazione del valore della tradizione dei Padri della chiesa (in questo consiste il principio "sola scriptura").
  8. ^ Secondo A.L. Graebner "The authority of the Bible is that prerogative by which the Bible justly claims unrestricted acceptance of all its statements, full assent to all its teachings, unwavering confidence in all its promises, and willing observance of all its demands by those whom they concern, the prerogative by which it is the only infallible source and norm of doctrine and rule of life." Sezione 14 a p. 8 in: A. L. Graebner, Outlines of Doctrinal Theology (TXT), Saint Louis, Missouri, Concordia Publishing House, 1910, ISBN 978-0-524-04891-7. URL consultato il 17 aprile 2018 (archiviato dall'url originale il 12 luglio 2006).
  9. ^ Yves Chiron, Histoire des Conciles, Perrin, 2011, pp. 192-193.
  10. ^ Come esempio di questa rigidezza basta e avanza il caso Galileo. Per quanto riguarda, invece, la maggior larghezza di vedute nel medioevo è molto significativo il commento di Tommaso d'Aquino al "teatrino" con cui nel libro di Giobbe viene riportato un presunto colloquio fra Dio e Satana (1,6-12). Secondo Tommaso "il senso letterale è quello che viene inteso in primo luogo mediante le parole, siano esse dette in senso proprio o in senso figurato" e il senso letterale del passo è semplicemente di illustrare che "Dio ha cura delle cose umane e le governa. Ciò viene proposto simbolicamente e in forma di enigma, secondo la consuetudine della S. Scrittura che descrive le cose spirituali sotto figura di cose corporali...". In librum b. Job expositio, c. I, lect. II, Opera Omnia, Venetiis 1746, t. I, p. 5, traduzione in E. Galbiati, A. Piazza, Pagine difficili della Bibbia, Milano: Massimo 1960, p.55.
  11. ^ Jeffrey L. Morrow, Three Skeptics and the Bible. La Peyrère, Hobbes, Spinoza, and the Reception of Modern Biblical Criticism, Pickwick Publications An Imprint of Wipf and Stock Publishers, 2016.
  12. ^ La fede protestante nella inerranza biblica e nel principio teologico Sola Scriptura non tollera la presenza di alterazioni o imprecisioni nel testo biblico. Dio dovrebbe necessariamente aver preservato quanto ha creduto di rivelare.
  13. ^ (EN) Thomas Paine, Writings of Thomas Paine, Volume 4 (1794–1796): the Age of Reason by Paine, Progetto Gutenberg.
  14. ^ (EN) Samuel Taylor Coleridge, Confessions of an Inquiring Spirit, 1840.
  15. ^ (EN) John Tulloch, Movements of Religious Thought in Britain during the Nineteenth Century, vol. 8, Leicester, Leicester University Press, 1971 [1885].
  16. ^ (FR) Frédéric Slaby, Présentation d’une controverse : les Écritures face à la critique biblique au xixe siècle en Grande-Bretagne, in Revue LISA / LISA e-journal, V, n°4, 1º dicembre 2007, pp. 11–42, DOI:10.4000/lisa.1242. URL consultato il 2 agosto 2018.
  17. ^ Nel De consensu Evangelistarum scrive "non bisogna cercare altra cosa se non ciò che vuol dire colui che parla" (par. 29).
  18. ^ De act. c. Fel. Man., 1,10.
  19. ^ Jan Joosten, La vocalisation massorétique tibérienne et l’interprétation de la Bible, preprint posted in academia.edu.
  20. ^ Il verbo essere significa soltanto "esistere efficacemente" e perciò è privo di tutte le sfumature essenziali per costruire una frase italiana.
  21. ^ La coniugazione segnala soltanto se l'azione deve essere considerata completata o incompleta, indipendentemente dal tempo passato, presente o futuro in cui essa si svolge.
  22. ^ Per esempio: "The most important general implication of the new Qumran material presented in this study is that we must take the LXX of Genesis very seriously as a source for a Hebrew textual tradition alternate to the MT. We have strong reason to believe that the translators of Genesis treated their Vorlage with respect and rendered the Hebrew text before them into Greek with great care and minimal interpretation." in Davila, J. R., 1990. "New Qumran Readings for Genesis One", in H. W. Attridge, J.J. Collins, and T. H. Tobin, eds., Of Scribes and Scrolls: Studies on the Hebrew Bible, Intertestamental Judaism, and Christian Origins Presented to John Strugnell, CTS 5. Lanham: University Press of America, 1990, pp.3-11, p.11.
  23. ^ La Bibbia di Gerusalemme, EDB 2004, p. 1549
  24. ^ Perfino Manzoni attribuisce la prima bozza dei Promessi Sposi a un manoscritto seicentesco di autore ignoto.
  25. ^ Meir Bar-Ilan, When Being Numerate Used to Mean Something Else. The Case of Number Symbolism in the Hebrew Bible, in N. Dershowitz and E. Nissan (Eds.): Choueka Festschrift, Part II, LNCS 8002, pp. 406–423, 2014. © Springer-Verlag Berlin Heidelberg 2014
  26. ^ Garzanti 1956.
  27. ^ Amihai Mazar, “Archaeology and the Bible: Reflections on Historical Memory in the Deuteronomistic History,” in C.M. Maier, ed., Congress Volume Munich 2013, Vetus Testamentum Supplements (Leiden: Brill, 2014), pp. 347–369.
  28. ^ Hershel Shanks, First Person: Did the Kingdoms of Saul, David and Solomon Actually Exist?, Biblical Archaeology Review, September/October 2017.[1]
  29. ^ Per esempioː Iain William Provan, V. Philips Long, Tremper Longman III, A Biblical History of Israel, Westminster John Knox Press, Luisville 2003.
  30. ^ Megan Bishop Moore, Brad E. Kelle, Biblical History and Israel's Past: The Changing Study of the Bible and History, Eerdmans Grand Rapids, 2011, pp.94-95.
  31. ^ Andrew E. Steinmann, From Abraham to Paul: A Biblical Chronology, St. Louis: Concordia Publishing House, 2011
  32. ^ Il disastro ambientale provocato dall'eruzione di Santorini è stato collegato da alcuni studiosi alle piaghe d'Egitto e la sua datazione sarebbe in accordo con la cronologia biblica dell'Esodo. Per la datazione dell'eruzione al periodo 1440-1400 si veda: Manfred Bietak e Felix Höflmayer, "Introduction: High and Low Chronology", SCIEM (The Synchronisation of Civilisations in the Eastern Mediterranean in the Second Millennium), 3, 13-21, 2005. (in particolare si correli fig.2 a p.2 con lo schema di p.14)
  33. ^ Exodus: The Egyptian Evidence, Eisenbrauns, Indiana (1997), opera di diversi autori, una cui sintesi informatizzata è distribuita gratuitamente dalla Biblical Archaeology Review. Per approfondimenti e varianti e per il periodo nel deserto: James K. Hoffmeier, Ancient Israel in Sinai: the Evidence for the Authenticity of the Wilderness Tradition, Oxford University Press, 2005.
  34. ^ Biblical Archaeological Society, Ancient Israel in Egypt and Exodus
  35. ^ cit., pp. 173-187.
  36. ^ Finkelstein, Israel. “Searching for Israelite Origins,” Biblical Archaeology Review 14.5 (1988): 34, 36–45.
  37. ^ Rainey, Anson F. “Inside, Outside: Where Did the Early Israelites Come From?” Biblical Archaeology Review 34.6 (2008): 45–47, 49–50.
  38. ^ Zertal, Adam. “Israel Enters Canaan—Following the Pottery Trail,” Biblical Archaeology Review 17.5 (1991): 28, 30–38, 43–47.
  39. ^ Faust, Avraham. “How Did Israel Become a People?” Biblical Archaeology Review 35.6 (2009): 63–69, 92, 94

Voci correlateModifica