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EtimologiaModifica

Il nome scientifico della specie, macrorhynchos, deriva dal greco e significa "dal becco grande" (a sua volta formato dall'unione del prefissoide macro-, "grande", con ῥυγχος, rhynchos/rhunkhos, "becco"), in riferimento all'aspetto di questi uccelli: il loro nome comune altro non è che la traduzione di quello scientifico.

DescrizioneModifica

 
Esemplare al suolo.
 
Esemplare sul Monte Ontake.

DimensioniModifica

La taglia di questo uccello varia considerevolmente di zona in zona, oscillando tra i 46 e i 59 cm di lunghezza, per un peso che va dai 450 g al chilo e un'apertura alare di 100-130 cm[3]: è presente un gradiente decrescente nelle dimensioni in direttrice N-S, con gli esemplari della Manciuria più grossi e quelli dell'Insulindia più piccoli e slanciati.

AspettoModifica

Si tratta di uccelli dall'aspetto robusto e slanciato, muniti di piccola testa arrotondata con becco lungo e robusto (caratteristica questa alla quale la specie deve sia il proprio nome comune che il nome scientifico), conico e dalla mandibola superiore lievemente arcuata verso il basso nella sua parte distale: il collo è robusto, le ali lunghe e digitate, le zampe forti e lunghe e la coda è lunga e dall'estremità squadrata.
Nel complesso, il corvo beccogrosso ricorda molto il corvo imperiale, col quale viene spesso confuso, differenziandosene però per l'aspetto più slanciato ed il becco più lungo e robusto in proporzione alle dimensioni della testa, oltre che per le dimensioni medie leggermente inferiori e la maggiore confidenza con l'uomo.

Il piumaggio si presenta interamente di colore nero, lucido e vellutato, con sfumature di colore grigio scuro su nuca, collo, spalle ed area ventrale, la cui intensità ed estensione varia a seconda della popolazione, e riflessi metallici purpurei su testa, ali e coda.
I due sessi sono del tutto simili nella colorazione.

Il becco e le zampe sono di colore nero: gli occhi sono invece di colore bruno scuro.

BiologiaModifica

 
Corvo in atterraggio a Hong Kong.
 
Esemplare vocalizza a Bangkok.
Richiamo di vari esemplari.

Il corvo beccogrosso è un uccello dalle abitudini di vita essenzialmente diurne e molto gregarie, che vive in stormi che arrivano a contare anche migliaia di individui, all'interno dei quali vige una gerarchia lineare basata sul riconoscimento individuale[4]. Durante il giorno, gli stormi si frazionano in gruppetti che contano al massimo una ventina d'individui (generalmente accomunati fra loro da legami di parentela), i quali passano la maggior parte della giornata alla ricerca di cibo al suolo o fra i rami di alberi e cespugli: nel pomeriggio, i gruppi confluiscono verso posatoi comuni dove gli stormi passano il tempo a socializzare fra loro, prima di ritirarsi fra la vegetazione arborea per passare la notte al riparo dalle intemperie e da eventuali predatori.

Il richiamo del corvo beccogrosso è un gracchio nasale e profondo, molto simile a quello dell'affine corvo delle case, rispetto al quale è più grave e vibrante: questi uccelli presentano un vasto repertorio vocale, con variazioni regionali anche consistenti[3].

AlimentazioneModifica

 
Esemplare si nutre di una carcassa di giovane squalo a Kumamoto.
 
Esemplare si ciba al suolo in Bhutan.

Similmente a molto grossi corvidi, il corvo beccogrosso è un uccello onnivoro e molto opportunista, con prevalenza della saprofagia nella sua dieta.
Questi uccelli, infatti, sono dei grandi consumatori di carogne, stazionando nei pressi delle strade o seguendo gli avvoltoi per cibarsi di animali morti, piluccando sia la carne che eventuali insetti saprofagi e larve: in generale, però, questi uccelli si cibano un po' di tutto ciò che di commestibile riescono a reperire ed eventualmente a sopraffare durante la ricerca del cibo, dai piccoli animali (uova, nidiacei e pulcini razziati dai nidi, piccoli mammiferi e rettili, anfibi, insetti ed altri invertebrati fra cui i molluschi e i crostacei reperiti setacciando le spiagge e le rive) a semi e granaglie, frutta e bacche, che tuttavia costituiscono una parte marginale della loro dieta.

Animali estremamente versatili e intelligenti, i corvi beccogrosso hanno beneficiato dell'estesa antropizzazione del loro areale, grazie all'aumento esponenziale delle risorse sotto forma di rifiuti e scarti: nelle aree urbane (soprattutto in Giappone), questi uccelli vengono visti come dannosi per la loro tendenza a sventrare le buste dell'immondizia e la loro insistenza nel cercare di rubacchiare il cibo ai passanti.

RiproduzioneModifica

 
Esemplare scaccia un'aquila nera nel distretto di Pithoragarh.

Il corvo beccogrosso è un uccello monogamo, le cui coppie rimangono insiemi per la vita.
Specialmente in ambiente urbano non sembra essere presente una stagione degli amori vera e propria, con le coppie che possono riprodursi durante tutto l'arco dell'anno: specialmente nel nord dell'areale, tuttavia, è la primavera la stagione deputata alla riproduzione[3].

 
Giovane imbeccato da un genitore a Dehradun.

Il nido consiste in una piattaforma poco profonda fatta di rametti e fibre vegetali, radici, e, alla bisogna, anche materiali artificiali intrecciati, posizionata all'incrocio di più rami in alto sugli alberi (con una preferenza per conifere quali il pino e l'abete): ambedue i sessi collaborano nella costruzione del nido. Il corvo beccogrosso è un uccello gregario: i siti di nidificazione più grandi possono arrivare a ospitare diverse migliaia di coppie nidificanti oltre ad esemplari non riproduttivi, con le coppie che possono mostrare una blanda difesa dei dintorni del nido dai conspecifici durante il giorno , mentre i predatori vengono scacciati attivamente da tutto lo stormo.
All'interno del nido, la femmina depone dalle 3 alle 5 uova (raramente di più), larghe e di forma ovale, piuttosto appuntite verso la cima, che vengono incubate per 17-19 giorni: è la sola femmina a covare le uova, mentre il maschio si occupa di reperire il cibo per sé e per la compagna e di difendere quest'ultima da eventuali predatori.
I pulli schiudono ciechi ed implumi: alimentati e accuditi da ambedue i genitori, essi prendono il volo dopo circa 35 giorni, entrando a far parte dello stesso stormo dei genitori e rimanendo con loro ancora per mesi, seguendoli nei loro spostamenti diurni alla ricerca di cibo e chiedendo loro (sebbene sempre più sporadicamente) l'imbeccata.

La specie subisce parassitismo di cova da parte del koel comune.

Diffusione e habitatModifica

 
Esemplare nel distretto di Kullu.
 
Esemplare nella neve nel parco di Ueno.

Il corvo beccogrosso occupa un vasto areale, che si estende dalla Manciuria alle piccole Isole della Sonda e ad ovest fino al Pamir dell'Afghanistan e dell'Iran orientale, attraverso l'Estremo Oriente Russo, Sakhalin, le isole Curili, il Giappone, Taiwan, Hainan, la Cina centrale e orientale, le pendici meridionali dell'Himalaya, l'Indocina, la penisola malese e le grandi Isole della Sonda (ad eccezione del Borneo, dove la specie è assente) fino a Romang e alle Molucche sud-occidentali[5].

La specie colonizza una vasta gamma di habitat: nella porzione settentrionale dell'areale (dove vive in simpatria col corvo imperiale) il corvo beccogrosso popola le aree boschive e la taiga con presenza di radure erbose o aree coltivate, per evitare la competizione interspecifica, mentre nel sud, dove quest'ultima manca in quanto il corvo imperiale è assente, questi uccelli si trovano di preferenza nelle aree aperte con presenza di alberi isolati o macchie alberate. I corvi beccogrosso, inoltre, popolano senza grossi problemi le aree suburbane e urbane, purché vi sia presenza di alberi dove passare la notte e nidificare.

TassonomiaModifica

Se ne riconoscono 9 sottospecie[2]:

 
Esemplare impagliato della sottospecie nominale.
 
Esemplare impagliato della sottospecie colonorum.
 
Areale delle varie sottospecie: culminatus e levaillantii sono considerate specie a sé, mentre hainanus non viene riconosciuta da tutti gli autori.

Alcuni autori riconoscerebbero inoltre le sottospecie hondoensis, borealis (sinonimizzate con japonensis), hassi, mengtzensis, hainanus (sinonimizzate con colonorum) e timorensis (sinonimizzata con la nominale)[3].

La tassonomia della specie è piuttosto confusa e lungi dall'essere chiarita: la grande variabilità morfometrica e a livello di vocalizzazioni ha portato la comunità scientifica a ritenere inevitabile la divisione del taxon in più specie.
Inizialmente venne proposta una classificazione che prevedeva quattro specie (levaillantii con culminatus e colonorum, japonensis con mandshuricus, connectens, osai, tibetosinensis e intermedius, philippinus e macrorhynchos ridotta a specie monotipica): in seguito, le ricerche a livello genetico hanno rivelato che le quattro sottospecie dell'eventuale specie japonensis non sono tanto affini fra loro da giustificarne l'ascrizione allo stesso taxon, non meticciandosi nelle aree di sovrapposizione dell'areale[3].
In attesa di ulteriori ricerche che aiutino a dipanare la matassa, le vecchie sottospecie levaillantii e culminatus (ancora classificate da alcuni autori come sottospecie di C. macrorhynchos[3]) sono state elevate al rango di specie a sé stanti[2].

NoteModifica

  1. ^ (EN) BirdLife International 2016, Corvus macrorhynchos, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2018.2, IUCN, 2018.
  2. ^ a b c (EN) Gill F. and Donsker D. (eds), Family Corvidae, in IOC World Bird Names (ver 9.1), International Ornithologists’ Union, 2019. URL consultato l'11 novembre 2018.
  3. ^ a b c d e f g (EN) Large-billed Crow (Corvus macrorhynchos), su HBW Alive. URL consultato il 21 agosto 2017.
  4. ^ Izawa, E.-I. & Watanabe, S., Formation of linear dominance relationship in captive jungle crows (Corvus macrorhynchos): Implications for individual recognition, in Behavioural Processes, nº 78, 2008, p. 44–52.
  5. ^ Trainor, C. R. & Verbelen, P., New distributional records from forgotten Banda Sea islands: the birds of Babar, Romang, Sermata, Leti and Kisar, Maluku, Indonesia, in Bull. Brit. Orn. Club, vol. 133, nº 4, 2013, p. 272–315.

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