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Costa dei Trabocchi

Tratto costiero della provincia di Chieti

«...Quella catena di promontori e di golfi lunati dava l'immagine d'un proseguimento di offerte, poiché ciascun seno recava un tesoro cereale. Le ginestre spandevano per tutta la costa un manto aureo. Da ogni cespo saliva una nube densa di effluvio, come da un turibolo. L'aria respirata deliziava come un sorso d'elisir.»

(Gabriele d'Annunzio da Il trionfo della morte)
La costa dei Trabocchi vista dall'abbazia di San Giovanni in Venere (Fossacesia)

La Costa dei Trabocchi corrisponde al tratto di litorale Adriatico della provincia di Chieti (Abruzzo), che si estende lungo la via della strada statale 16 Adriatica, caratterizzato dalla presenza diffusa del trabocco, macchina da pesca su palafitta.

Indice

GeografiaModifica

 
Ortona

La costa non si presenta omogenea nei vari tratti che la compongono, ma, al contrario, muta notevolmente d'aspetto. Vi sono tratti di spiaggia bassa e sabbiosa (come a Ortona, nell'ultimo chilometro a sud della costa di Torino di Sangro in corrispondenza del lido Le Morge, Casalbordino, Vasto e San Salvo) e tratti a ciottolame (a Fossacesia, nella maggior parte della costa di Torino di Sangro, parte di Vasto), oltre a tratti alti e rocciosi (a San Vito Chietino, Rocca San Giovanni e Vasto).

La fascia costiera si fa strada tra vallate e colli che, terminando sul mare, danno vita a paesaggi e ambienti naturali di vario genere. Dal punto di vista urbanistico, l'impianto urbano di questo tratto di litorale non condivide i caratteri di continuità e linearità proprio della cosiddetta città adriatica che si sviluppa in maniera più o meno continua da Ortona fino a Rimini anche se fenomeni di "francavillizzazione" in corso non mancano.[non chiaro]

ComuniModifica

I Comuni che compongono la Costa dei Trabocchi sono da nord a sud:

San Vito ChietinoModifica

 
Trabocco Turchino (San Vito)

I primi trabocchi furono costruiti nel XVIII secolo sulla costa di San Vito Chietino. Qui si trova, appunto, il trabocco più antico, quello di Punta Turchino, descritto da Gabriele D'Annunzio nel suo celebre romanzo Il trionfo della morte. Dal cosiddetto promontorio dannunziano, dove si trova l'eremo frequentato da D'Annunzio, è possibile scorgere un ampio tratto di costa e alcuni trabocchi.

Il paese di San Vito Chietino si trova su uno sperone roccioso che raggiunge i 122 m.s.l.m., dal cui colle si può ammirare la costa adriatica da un lato e il massiccio della Majella dall'altro (in giorni particolarmente tersi anche il Gran Sasso). Lungo la costa si dirama la frazione di Marina di San Vito (o San Vito Marina), che segue il tratto della strada statale Adriatica all'interno del comune di San Vito. Ai lati del porto vi è un'ampia spiaggia sabbiosa con alcuni stabilimenti balneari, mentre il resto della costa è frastagliato, prevalentemente roccioso, con spiagge caratterizzate da ciottoli.[1]

Torino di SangroModifica

Le coste di Torino di Sangro sono comprese in 6 km circa tra gli ultimi tratti dei fiumi Sangro a nord, e Osento a sud, che segnano i confini rispettivamente con Fossacesia e Casalbordino.

Gli aspetti naturalistici che caratterizzano la municipalità sono la Lecceta di Torino di Sangro e la presenza di specie vegetali alla foce del fiume Sangro (come Populus alba, Populus nigra, Salix alba, Alnus glutinosa, Salix triandra, Phagmites, Tipha)

Alcuni esemplari testimoniano elementi di derivazione balcanica, testimoniando così delle correlazioni con la flora balcanica.

La fauna è caratterizzata dal cavaliere d'Italia, falco di palude, il suaso piccolo, le beccacce di mare, cormorani, ghiandaia marina, ruccione, martin pescatore e topino.[2]

 
Il lungomare Costa Verde al tramonto (Marina di Torino di Sangro)

La spiaggia sabbiosa di Le Morge è protetta da un sistema di frangiflutti posti a breve distanza dalla riva al fine di contrastare l'erosione e le mareggiate che, come hanno riportato giornali locali[quali?], hanno in passato distrutto il ponte della statale adriatica.

È per questo motivo che alla spiaggia del lungomare Costa Verde, anticamente in sabbia, è stata posta della ghiaia, appunto per frenare l'inesorabile ed irrefrenabile avanzata del mare.

Poco più a nord di Le Morge, sulla punta omonima è presente l'unico trabocco di Torino di Sangro, di recente costruzione e utilizzato solo per la pesca, costruito sullo Scoglione (fino agli anni sessanta ve n'era un altro sul medesimo punto, poi demolito). Nei pressi vi sono campeggi e boschi secolari.[2]

Di fronte alla costa sull'Adriatico si possono osservare due stazioni per l'estrazione di metano in pieno mare aperto.

VastoModifica

Il tratto di costa appartenente al comune di Vasto è lungo circa 20 km compreso tra i comuni di Casalbordino e San Salvo, di cui fa parte anche l'omonimo golfo.

Il litorale si presenta molto eterogeneo, con tratti sabbiosi (Vasto Marina, Libertini e la spiaggia di Punta Penna) di circa 13km, e con ciottolame (Mottagrossa, Punta Aderci, San Nicola e La Canale) e a tratti rocciosi per circa 7km.

 
Una trabocco nella località balneare di Punta Aderci (Vasto)

La zona di Vasto Marina è il tratto più a sud, sabbioso, dove sono presenti lidi per il turismo balneare, mentre il tratto più settentrionale è caratterizzato dalla riserva naturale di Punta Aderci (più volte risultata tra le spiagge più belle d'Italia[3]), dove il turismo è più di tipo naturalistico, con il tratto finale di Mottagrossa riservato al nudismo.

Nel 2014 sette capodogli si arenarono sulla spiaggia di Punta Penna. Molti sono stati i volontari che cercarono di salvare gli animali, riuscendone a riportare al largo quattro su sette.[4]

 
Un trabocco a Rocca San Giovanni
 
Due trabocchi a Ortona

Luoghi di interesse turisticoModifica

SpiaggeModifica

  • Foro di Ortona (Ortona)
  • Lido Riccio (Ortona)
  • Punta Ferruccio (Ortona)
  • Punta Ripari di Giobbe (Ortona)
  • Lido Saraceni (Ortona)
  • Punta Acquabella (Ortona)
  • Punta Mucchiola (Ortona)
  • Molo di San Vito Marina (San Vito)
  • Rocco Mancini (San Vito)
  • Calata Turchino (San Vito)
  • Punta del Guardiano (San Vito)
  • Valle Grotte (San Vito)
  • La Costa alta e stupenda di Rocca San Giovanni
  • Vallevò (Rocca San Giovanni)
  • La Foce di Rocca (Rocca San Giovanni)
  • Cavalluccio (Rocca San Giovanni)
  • Costa di Fossacesia
  • Golfo di Venere (Fossacesia)
  • Le Morge (Torino di Sangro)
  • Mottagrossa (Vasto)
  • Punta Aderci (Vasto)
  • Punta Penna (Vasto)
  • Punta Vignola (Vasto)
  • Spiaggia di Vasto Marina
  • Lido di San Salvo Marina

I trabocchiModifica

 
Il trabocco Pesce Palombo di Fossacesia
  • Trabocco Mucchiola (Ortona)
  • Trabocco Fosso Canale (San Vito)
  • Trabocco Punta Tufano (San Vito)
  • Trabocco San Gregorio (San Vito)
  • Trabocco Turchino (San Vito)
  • Trabocco Valle Grotte (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Sasso della Cajana (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Isolata (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Cavalluccio (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Pesce Palombo (Fossacesia)
  • Trabocco Punta Punciosa (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Punta Rocciosa (Rocca San Giovanni)
  • Trabocco Le Morge (Torino di Sangro)
  • Trabocco di Casalbordino
  • Trabocco di Punta Penna (Vasto)
  • Trabocco di Punta Aderci (Vasto)
  • Trabocco Trimalcione. (Vasto)
  • Trabocco Cungarelle. (Vasto)
  • Trabocco Trave. (Vasto)
  • Trabocco Punta San Nicola. (Vasto)
  • Trabocco Torricella. (Vasto)
  • Trabocco Canale. (Vasto)

Secondo alcuni il trabocco sarebbe un'invenzione dei Fenici, ma i primi documenti che parlano dei "trabocchi", reperiti dal padre Stefano Tiraboschi[5], si parla della presenza di Celestino V nell'abbazia di San Giovanni a Fossacesia, citando anche strutture lignee sulla spiaggia detti "trabocchi", si deduce che durante l'epoca di soggiorno del frate Pietro da Morrone a Fossacesia nel 1240, i trabocchi già esistevano. Altre attestazioni si hanno nel XVIII secolo, lungo la costa garganica. Lo storico Cupido narra che nel 1627 un terremoto colpì il Gargano, generando un maremoto che colpì anche i fiumi Fortore e la Pescara. Durante l'epoca del vice regno spagnolo, in queste zone giunsero dei coloni francesi, composte da fabbri e falegnami, che popolarono in Abruzzo le comunità di San Vito e Rocca San Giovanni, nel Gargano Vieste e Peschici. I trabocchi costruiti da loro, secondo alcuni da famiglie di religione ebraica, servirono come ingegnose macchine da pesca per poter prendere la cacciagione direttamente sulla terraferma, e non avventurandosi rischiosamente in barca.

Citati dal poeta Gabriele d'Annunzio in alcune sue lettere e in un romanzo, i trabocchi sono stati immortalati anche in fotografie e filmati di primo Novecento, restaurati negli anni 2000, divenendo una vera e propria attrazione turistica per la costa sud abruzzese, molisana (Termoli) e garganica.

Pista ciclabileModifica

Nel 2006, dopo circa 150 anni, prende avvio il processo di dismissione della tratta ferroviaria adriatica, tra Ortona e Vasto, all’interno della quale ricade il territorio della Costa dei trabocchi. Della vecchia struttura rimarranno in piedi solo i ponti, le gallerie e le opere di contenimento idrogeologico, a protezione delle scarpate e dei vari torrenti. Il sedime abbandonato, quasi a contatto della spiaggia, su cui scorrevano i binari ritornerà fruibile come lo era stato un tempo, prima che la Società Italiana strade ferrate meridionali lo occupasse abusivamente, tra il 1862 e il 1869, per la posa in opera della ferrovia[6].

Attualmente sono completati, nella zona costiera, i tratti di Francavilla al Mare, della costa di contrada Foro-Lido Riccio, e del porto di Ortona. Nel 2019 sono partiti i lavori per il tracciato Ortona-San Vito-Fossacesia, presso il percorso sterrato, con recupero delle ex stazioni ferroviarie. Anche Vasto Marina si trova con San Salvo Marina in una buona situazione, mentre criticità per il completamente della rete ciclabile sono state rilevate in zona Punta Ferruccio di Ortona per uno smottamento, e lungo il tratto Casalbordino-Torino di Sangro, sempre per il terreno franoso.

Aree naturaliModifica

 
Spiaggia di Punta Acquabella (Ortona), sullo sfondo San Vito Chietino
 
Riserva naturale Marina di Vasto

L'elenco parte dal comune di Ortona, nel tratto a confine con Francavilla, e arriva a San Salvo.

Luoghi d'interesse artisticoModifica

L'elenco riguarda solo i monumenti a ridosso della costa:

  • Torre Mucchia - nella località omonima nel comune di Ortona, è una torre di avvistamento del XVI secolo, oggi ridotta di dimensione, a pianta quadrata, attaccata a una casa.
  • Fonte Peticcia: nella località omonima di Ortona, la leggenda vuole risalga al III secolo a.C., quando fu stazione per l'esercito di Annibale Barca, ma l'aspetto attuale è frutto di interventi del XVI secolo, come riporta lo storico locale Giambattista De Lectis, e poi del XIX secolo. È una fontana a muro in laterizio, con due profonde vasche per l'acqua.
  • Castello Aragonese: si trova sul promontorio di Ortona, rivolto verso il mare. Si presume che la zona in posizione elevata fosse l'arx italica, che poi nei vari secoli del Medioevo venne fortificata, sino al progetto di Alfonso I d'Aragona, che lo rifece nel 1452 circa. Prima della frana del 1946, e dei danni della guerra del 1943, il castello aveva pianta trapezoidale irregolare con quattro grandi torri circolari, con base a scarpa, posti agli angoli, e le mura inframmezzate, nei lati più lunghi nord e sud, da due torricine. Al centro della piazza d'armi sorgeva il palazzo del castelliere, andato distrutto coi bombardamenti.
  • Cimitero militare canadese del fiume Moro: costruito nel 1945-46 in località San Donato, ospita i sepolcri dei soldati canadesi caduti durante la battaglia di Ortona, combattuta il 21-28 dicembre 1943. Il cimitero è introdotto dalla cappella di San Donato, e si affaccia, attraverso una pineta della località Acquabella, sul mare Adriatico.
 
Castello aragonese di Ortona
  • Torre del Moro e resi della basilica di San Marco: situati a ridosso del fiume Moro, poco lontano da San Donato, la torre è stata realizzata nel XVI secolo per controllare l'accesso da possibili attacchi pirateschi, dopo i danni del 1943, oggi è quasi completamente crollata. Lo stesso può dirsi della vicina basilica benedettina, antica quanto l'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris. Di essa, si presume intatta sino all'attacco turco del 1566, si conservano le mura perimetrali, e le basi di colonne delle tre navate.
  • Ruderi dell'antico Porto di San Vito (Murata Alta) e chiesa di Santa Maria del Porto: si trova nella Marina di San Vito, i ruderi del porto romano, con fondaci medievali, si trovano in via Lungomare di Gualdo, riscoperti e dotati di segnaletica esplicativa. La chiesa è la parrocchia della frazione Marina, realizzata nei primi anni del Novecento, con interventi negli anni '50, e si mostra in stile misto, di cui prevale il neo romanico.
  • Villa Carabba ed Eremo Dannunziano: la prima è una storica villa della famiglia lancianese Carabba, fatta costruire nel tardo Ottocento in stile moresco liberty, che ancora oggi si conserva nello stile originario, con le finestre all'arabesca; l'eremo di trova in località San Fino, ed è una casa di campagna ottocentesca, dove nel 1889 soggiornò il poeta Gabriele d'Annunzio con l'amante Barbara Leoni, ivi seppellita.
  • Centro di Documentazione sulla Costa dei TRabocchi: centro visitatori situato in contrada Vallevò di Rocca San Giovanni.
 
San Giovanni in Venere

La chiesa risale al VII secolo, costruita sopra un tempio di Venere, che si affacciava sul promontorio estremo verso la costa. Successivamente è stata ampliata nel XII secolo dall'abate Oderisio, e distrutta dalle invasioni Turche nel XVI secolo, tanto che l'interno dovette essere rifatto, ripristinato nello stile semplice romanico solo negli anni '50. L'abbazia, come citato nel 1173 dalla bolla di Alessandro III, era una delle più importanti dell'ordine benedettino della costa abruzzese, insieme alla coeva Santo Stefano in Rivomaris (Casalbordino), e mantenne il prestigio sino al XVII secolo. Si presenta in stile romanico di derivazione orientale, per lo più siciliana, per quanto concerne i rilievi a motivi geometrici delle tre absidi semicircolari, volte verso il mare. L'abbazia ha pianta rettangolare con la facciata a salienti, decorata dal "Portale della Luna", in pietra bianca e marmi di diversa derivazione (per lo più materiale di spoglio del vecchio tempio romano), con rilievi delle storie della Genesi e la "Deesis" sulla lunetta, un altro portale a tutto sesto è posto sul fianco volto nell'entroterra, il campanile era una torre, ma oggi si presenta in un rifacimento posticcio; oltre l'ingresso, si trova verso il mare il chiostro porticato quadrangolare, cinto da mura, e la casa dell'abate. L'interno si conserva abbastanza fedelmente, diviso in tre navate da pilastri quadrati, di eccellente è la cripta sotterranea, realizzata con le colonne del tempio romano, e presso le tre absidi si conservano degli affreschi giotteschi e quattrocenteschi, come la Crocifissione, e la Madonna col Bambino tra santi.

 
Chiesetta di San Michele a Borgata Marina
  • Parrocchia di Santa Maria Stella Maris e vecchia chiesa del Carmine: la chiesa principale di Fossacesia Marina risale agli anni '80, realizzata in cemento armato, con impianto rettangolare irregolare, decorato da una grande statua del Cristo sulla facciata, e dal campanile separato. La seconda chiesa è in stile eclettico liberty, sorge sulla parte alta della Marina, ed è di rado aperta al culto.
 
Ingresso al cimitero militare britannico del Sangro
  • Chiesetta di San Michele a Borgata Marina e Cimitero militare inglese di Torino di Sangro: la chiesetta è la principale della zona di Torino di Sangro Marina, eretta negli anni '90, in stile moderno, con la facciata triangolare, il cimitero militare del Sangro, costruito nel 1946 in contrada Sentinella, per ospitare le salme dei soldati inglesi e non, arruolati nella Battaglia del Sangro (dicembre 1943 - aprile 1944), combattuta nella piana del Sangro, fra Casoli, Gessopalena e Montenerodomo. Possiede un ampio giardino con tombe contrassegnate da un simbolo, tutte uguali nella forma lapidea.

Si trova nella località Santo Stefano nel comune di Casalbordino, vicino alla costa. Fu costruita nel VI secolo, e restaurata nel XII. A causa della distruzione turca nel XVI secolo, la chiesa è rimasta abbandonata, e oggi sopravvivono due pezzi di mura e la parte dell'abside.

  • Chiesa di Santa Maria Assunta: posta in contrada Termini-Lido Casalbordino, è stata edificata negli anni '60, seguendo lo schema classico della chiesa rettangolare con facciata piana quadrata, e abside semicircolare. Sopra la facciata in posizione centrale troneggia il campanile a torre.
  • Basilica della Madonna dei Miracoli: si trova nella località Miracoli di Casalbordino. Fu costruito nel XVI secolo come cappella, in seguito ad un'apparizione mariana ad un contadino nel 1576. Dopo che nel campo fuori Casalbordino, secondo la leggenda, si era abbattuta una grandinata, il contadino corse per constatare i danni, vedendo però la Madonna che ordinò la costruzione di una cappella.

In seguito alla fabbricazione di un'icona della Madonna, anche altri contadini malandati per la peste guarirono, e fu costruito il santuariovero e proprio. Il santuario nuovo fu costruito nel 1824, e rimasto tale sino ai danni avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Già qualche decennio prima si era pensato a rifare il campanile a torre, e a costruire l'annesso monastero dei Padri Benedettini. Sentita la necessità di ricostruire un santuario più grande, ricominciata la venerazione dell'icona della Madonna, che era stata incoronata dal pontefice nel 1899, e poi restaurata nel dipinto nel 1954, il nuovo santuario fu ricostruito sopra quello vecchio nel 1961, con nuovo impianto rettangolare, basilicale, a tre navate, e aspetto neo rinascimentale.

Anche Gabriele D'Annunzio ricorda il santuario nel Trionfo della morte (1894), descrivendo la pratica quasi profana e delirante della guarigione dei poveri ammalati e storpi, che si accalcano urlanti presso l'altare.

 
Vasto Marina: la chiesa di Stella Maris

Alto 70 metri, è il secondo faro più alto d'Italia.[senza fonte] Costruito originariamente nel 1906, venne distrutto nel 1944 durante la guerra. Ricostruito successivamente con aspetto simile all'originale su progetto di Olindo Tarcione, si presenta attualmente come una slanciata costruzione in muratura in forma di torre, avente base in un centro di controllo, usato in passato come sede della capitaneria di porto, successivamente trasferita in altra sede. Nelle vicinanze del faro si trova la neogotica chiesetta di Santa Maria di Pennaluce. Proseguendo lungo la strada adiacente troviamo, collocata su un promontorio che domina il porto sottostante, la cinquecentesca Torre di Punta Penna, costruita per volere di Carlo V per contrastare le invasioni turche.

  • Chiesa di Santa Maria Stella Maris: prima chiesa della contrada Vasto Marina, è in stile neogotico, completata nel 1903. Nei pressi si trova la Villa Marchesani, i cui proprietari vollero l'edificazione della chiesa. Dal 1940 al 1943 la ville ospitò il campo di prigionia di prigionieri ebrei, slavi e dissidenti politici, come ricorda una lapide a muro.
  • Parrocchia della Resurrezione di Nostro Signore: è la chiesa principale di San Salvo Marina, in stile moderno, caratterizzata da uno slanciato campanile a cuspide.

Il promontorio dannunziano di San VitoModifica

«... una piccola casa rurale composta di due stanze al primo piano e di una stanzetta al piano terreno e di un portichetto; e, accanto, un grande orto d'aranci e d'altri alberi fruttiferi, e sotto il mare gli scogli, una vista interminabile di coste e monti marini, e sopra tutto, una immensa libertà, come un buen retiro di santi anacoreti...»

((Gabriele d'Annunzio, da una lettera a Barbara Leoni))

La cittadina marittima di San Vito Chietino è nota perché nel tratto della Costa dei Trabocchi, nella località delle Portelle, a metà strada tra il centro e Fossacesia, vi è un eremo dove nell'800 vi fu costruita una casa da pescatori, che Gabriele d'Annunzio nel 1889 acquistò e ristrutturò per il suo soggiorno personale assieme all'amante Barbara Leoni.

La casa e l'eremo tutto è chiamata eremo dannunziano, o promontorio dannunziano, ed oggi è un museo privato. Dallo stile architettonico pare essere un tipico edificio della architettura rurale ottocentesca abruzzese. La parte dell'edificio utilizzata dal poeta non presenta elementi di degrado. La pianta è a base quadrata. La facciata sulla piazza è su due livelli con elementi in stile neomedievale lombardo. Al piano terra vi è un porticato che segue il piano superiore di cui la parte centrale della facciata è avanzata al resto dell'edificio. Ai lati vi sono due fornici. Il fronte è in arenaria.[7]
D'Annunzio vi ambientò anche una parte del suo romanzo Il trionfo della morte (1894), in cui il protagonista Giorgio Aurispa giunge nel piccolo borgo sanvitese assieme all'amante Ippolita.

 
Chiesa di San Matteo in Rocca San Giovanni

Reduce dalla delusione nel paese di Guardiagrele della scoperta della rovina finanziaria della propria nobile famiglia, Giorgio cerca riposo nel mare, e studia il Così parlò Zarathustra di Nietzsche, apprendendo la filosofia del superuomo. Giorgio tuttavia non riesce a fondere il suo pensiero naturalistico e quello superoministico dirompente, e ne fa esperienza dapprima assistendo a scene di superstizione popolare a San Vito, quando si teme che una bambina venga rapita di notte dalle streghe, e quando un ragazzino viene trovato affogato nel mare dalla madre; e poi recandosi in pellegrinaggio nel vicino paese di Casalbordino. Lì, nel Santuario della Madonna dei Miracoli, Giorgio Aurispa viene travolto dall'orrore della superstizione dei contadini locali, che si abbassano agli stati più miserevoli, riducendosi a larve, per ottenere il miracolo della Madonna. Oggi sul promontorio sono sorti ristoranti dedicati al poeta di Pescara, e anche un parco pubblico con belvedere, dov'è sepolta l'amante di d'Annunzio: Barbara Leoni.

AttualitàModifica

A partire dal 2007 è in corso una dura mobilitazione della popolazione della costa e dell'entroterra abruzzese, finalizzata ad impedire la costruzione di impianti di estrazione e trasformazione del petrolio nel territorio.

 
Il sito dove dovrebbe sorgere la raffineria ENI

Il primo impianto che ha destato le preoccupazione degli abitanti è stato il cosiddetto centro olii, ovvero un grande impianto (127.000 m²) di deidrosolforazione del petrolio greggio, progettato dall'ENI. La zona interessata è quella di contrada Feudo, nel cuore della produzione vitivinicola abruzzese. I timori della popolazione riguardano le ricadute sulla salute dell'esposizione all'idrogeno solforato, la distruzione della fiorente economia agricola e gli effetti negativi sul turismo. L'impianto dovrebbe sorgere infatti nelle immediate vicinanze della costa dei Trabocchi.

Di recente la legge regionale n. 14 del 2009 ha sospeso la costruzione del centro, ma molte compagnie hanno presentato progetti per la realizzazione di piattaforme marine per l'estrazione e la lavorazione del petrolio, non interessate da tale legge.

Secondo quanto pubblicato il 6 maggio 2010 dal sito www.diebucke.it, lo scorso 18 aprile si è svolta a San Vito una manifestazione contro la petrolizzazione della riviera abruzzese che ha raccolto circa 5000 partecipanti.

Sempre secondo l'articolo di Francesco Amoroso, "[...] Gli abruzzesi si stanno impegnando facendo pressione sui politici locali, inviando loro lettere ed email (gli indirizzi sono facilmente reperibili in rete) cercando di compensare la pressione che dall'altro lato è esercitata da Eni e Mog.[...]"[8].

NoteModifica

  1. ^ [1]
  2. ^ a b Comune di Torino di Sangro, Il Territorio, su comune.torinodisangro.ch.it. URL consultato il 20/10/2009 (archiviato dall'url originale il 20 novembre 2012). .
  3. ^ http://www.legambiente.it/contenuti/comunicati/le-spiagge-piu-belle-dell-estate-2014-cala-degli-infreschi-camerota-e-la-piu-ap
  4. ^ http://ilcentro.gelocal.it/chieti/cronaca/2014/09/12/news/vasto-sette-balenotteri-spiaggiati-a-punta-penna-due-non-ce-l-hanno-fatta-volontari-al-lavoro-1.9917414
  5. ^ si tratta del manoscritto "Vita Sanctissimi Celestini" conservato nella Biblioteca Marciana
  6. ^ Archivio storico Comune di San Vito Chietino, Cat. XII, busta 17, fascicolo 8, v. atto di citazione del 15 luglio 1869
  7. ^ Autori Vari, Eremo D'Annunziano - Eremo delle Portell, Sangroaventino, 2004. URL consultato il 13 dicembre 2009.
  8. ^ Die Brücke » La marea nera minaccia le coste italiane[collegamento interrotto]

BibliografiaModifica

  • Cuzzucoli Crucitti Rocco, La costa dei trabocchi fra il Feltrino e il Sangro, storia e paesaggio del territorio feudo dell'Abbazia di S. Giovanni in Venere, Meta Edizioni, 2018;
  • Camillo Orfeo, Paesi fragili, in Architettura e turismo, a cura di Luigi Coccia, F. Angeli Editore, Milano, 2012.

Voci correlateModifica

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