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1leftarrow blue.svgVoce principale: Abruzzo.

La tomba di Celestino V nella basilica di Santa Maria di Collemaggio prima del terremoto del 2009 (il restauro si conclude nel 2017)

Il turismo in Abruzzo è diventato uno dei settori più floridi per l'economia regionale, e negli ultimi anni ha fatto registrare una notevole crescita richiamando numerosi turisti provenienti sia dall'Italia che dall'Europa; secondo le statistiche dell'ISTAT nel 2014 gli arrivi sono stati 174.171. In totale gli arrivi sono stati 870.288 di turisti cifra che pone la regione diciottesima tra le regioni italiane per numero di turisti annui[1]. Nel 2008 secondo l'Istat il 5,2% della popolazione regionale era occupato nel settore turistico con una crescita relativa a questo tipo di occupazione pari al 1,8%. Per quanto riguarda l'offerta ricettiva, le statistiche collocano la regione tredicesima tra le altre regioni italiane con 81 posti letto ogni 1000 abitanti, seconda regione d'Italia centro-meridionale dietro solo alla Sardegna[2]; infine nel 2012 erano 774 gli agriturismi attivi nella regione con una crescita del 6% per quanto riguarda questo tipo di alloggio e servizio[3]. Nel 2011 la regione ha registrato un forte incremento turistico con un +6,5% sul fronte degli arrivi e un +2,5% sul fronte delle presenze[4]; ciononostante l'Abruzzo resta agli ultimi posti fra le regioni italiane per presenze turistiche[5].

In base alle analisi di mercato e gli studi settoriali sviluppati dalla società attestata a livello nazionale TurisMonitor 2012, il turismo in Abruzzo è aumentato ancora nel 2012 per quanto riguarda gli arrivi internazionali con dei dati che si sono assestati tra il 3 ed il 4%, e in particolare l'afflusso di turisti è arrivato maggiormente dalla Germania[6]. Un discreto supporto al turismo è dato inoltre dall'Aeroporto di Pescara che con i numerosi voli low cost e charter collega l'intera regione con il resto dell'Europa.[7] La regione per incentivare e promuovere il turismo, nel 2012 ha inoltre aperto sul web diversi siti interattivi e applicazioni per smartphone e tablet di promozione turistica; l'ente regionale per la promozione e divulgazione del turismo è Abruzzo Promozione Turismo chiamato anche Visit.Abruzzo[8][9]; altri siti sono: Twitter "YourAbruzzo[10], Abruzzo events[11], Abruzzo Rai Local[12], SkiAbruzzo[13]) ed altri destinati soprattutto al mercato europeo e in particolar modo ai paesi di Gran Bretagna, Francia, Germania, Paesi Bassi, Svezia e Norvegia[14][15][16].

Indice

Le diverse tipologie di turismo in AbruzzoModifica

Il turismo abruzzese può sostanzialmente dividersi in tre diverse tipologie: il turismo montano[17] escursionistico naturale[18][19] che comprende numerosi impianti sciistici, riserve, parchi naturali dalla quale è la prima regione italiana con maggiore area protetta e stabilimenti termali, il turismo balneare e costiero[20] con i numerosi villaggi turistici, alberghi, camping e stabilimenti balneari, ed infine il turismo storico-artistico religioso e culturale concentrato soprattutto nei borghi montani e nelle città storiche come ad esempio L'Aquila, Vasto, Chieti, Teramo, Sulmona e molte altre[21][22].

Il turismo montano ed escursionisticoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Alto Sangro (comprensorio sciistico), Tre Nevi, Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, Parco nazionale della Maiella, Parco naturale regionale Sirente-Velino e Ippovia del Gran Sasso.
 
Impianti sciistici sul Monte Scindarella

La regione ha attualmente attive 24 stazioni sciistiche[23] Le principali sono Campo Imperatore, Campo Felice, Ovindoli, Roccaraso, Passolanciano-Maielletta e Prati di Tivo dove il turismo invernale è molto sviluppato ed è possibile praticare attività sportive come lo sci alpino, lo snowboard, lo sci alpinismo, lo sci escursionismo, lo sci di fondo e lo sleddog. Altre stazioni sono quelle di Rivisondoli, Pescocostanzo, Pescasseroli, Scanno/Passo Godi, Campo di Giove, Passo San Leonardo, Prato Selva, Camporotondo, Marsia, San Giacomo (Valle Castellana), Pizzoferrato e Gamberale.

L'Abruzzo vanta la presenza di tre parchi nazionali (Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise[24], Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga[25], Parco nazionale della Maiella[26]), un parco regionale (Parco naturale regionale Sirente-Velino[27]) e 38 aree protette tra oasi, riserve regionali e riserve statali[28], con il Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise che si è classificato primo nella top ten italiana tra i parchi più frequentati dai turisti italiani[29]. In totale il 36% del territorio regionale è sottoposto a tutela ambientale: una media che colloca l'Abruzzo al primo posto in Italia[30].

I parchi naturali permettono ai turisti attività escursionistiche e naturalistiche, attività di svago e di vacanza come ad esempio come escursioni organizzate con il parco, escursioni a cavallo, trekking, cicloturismo, canoa, rafting, windsurf, alpinismo, birdwatching, il canottaggio sul Lago di Bomba, attività di volo con parapendio e deltaplano ed infine turismo balneare sul Lago di Scanno[31] e Lago di Campotosto[32]; oltre ai parchi naturali l'Abruzzo può vantare numerose aree protette.[33] Nel 2010 si è stimato che oltre 1 milione di turisti ha visitato i parchi regionali[34].

In modo particolare per incrementare questo tipo di turismo e soprattutto l'attività del cicloturismo la regione sta pubblicizzando le bellezze naturali della regione e gli itinerari per i turisti in modo da valorizzare anche le zone interne montane regionali[35]. Infine importanti stabilimenti termali sono presenti nelle località di Caramanico, Raiano, Popoli e Canistro che attirano moltissimi turisti per le loro acque dalle proprietà salubri[36][37][38].

Nel 2017 le faggete vetuste del Parco nazionale d’Abruzzo Lazio e Molise, sono state riconosciute come patrimonio mondiale dell’umanità dall'UNESCO, con la regione che guadagna così il suo primo prestigioso sito[39].

Il turismo costiero e balneareModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Costa dei Trabocchi.
 
Stabilimenti balneari a Ortona

La costa in Abruzzo si estende per 129 chilometri; sono rinomati a livello nazionale centri attrezzati balneari turistici come Pineto, Roseto degli Abruzzi, Giulianova, Alba Adriatica, Tortoreto, Ortona, Vasto, Martinsicuro, Silvi Marina, San Vito Chietino, Rocca San Giovanni, Fossacesia, Torino di Sangro, ed infine Casalbordino[20] che fanno parte della Costa dei Trabocchi famosa non solo per il mare ma anche per le antiche macchine da pesca abruzzesi ancora visibili e visitabili dai turisti lungo la costa[40].

Per quanto riguarda questo tipo di turismo sono molteplici le attività che è possibile svolgere: la vela, il windsurf e il kitesurf, la canoa, la pesca, la motonautica (inclusi moto d'acqua e sci nautico), la pesca e la fotografia subacquea, le immersioni, lo snorkeling, equitazione, golf, MTB, cicloturismo, motociclismo, motocross e fuoristrada, kajak, e infine tiro con l'arco; la regione inoltre sta attuando investimenti per incrementare il turismo balneare e costiero e per arricchire l'offerta turistica regionale.[41] Inoltre è stato presentato in regione, il progetto di legge per lo sviluppo e la valorizzazione del turismo naturalista, mediante l'istituzione di alcune spiagge da destinare alla pratica naturista, cercando di incentivare gli operatori ad investire su questo tipo di turismo[42][43]. Nel 2015 questo ramo del turismo ha registrato un alto tasso di crescita in percentuale per quanto riguarda le presenze che i fatturati di alberghi, bar, pizzerie, ristoranti e stabilimenti balneari[44].

Il turismo storico-artistico, religioso e culturaleModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Abruzzo, Architettura in Abruzzo e Arte in Abruzzo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Basilica di Santa Maria di Collemaggio, Museo casa natale Gabriele D'Annunzio, Santuario di San Gabriele dell'Addolorata, Basilica di San Tommaso Apostolo, Miracolo eucaristico di Lanciano, Volto Santo di Manoppello e Fontana delle 99 cannelle.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Museo nazionale d'Abruzzo, Museo archeologico nazionale d'Abruzzo e Guerriero di Capestrano.
 
Il Volto Santo di Manoppello nella sua teca

Per quanto riguarda il turismo storico-artistico religioso e culturale, di importanza storica e culturale sono le città di Chieti con vestigia romane, chiese, musei (Museo archeologico nazionale d'Abruzzo che contiene al suo interno il Guerriero di Capestrano, Cattedrale di San Giustino)[45], Teramo (Torre del Duomo di Teramo, Madonna delle Grazie)[46], Vasto (Duomo di Vasto, Palazzo D'Avalos)[47], Lanciano (Miracolo eucaristico di Lanciano)[48], Manoppello (Volto Santo di Manoppello)[49], Ortona (Concattedrale Basilica di San Tommaso Apostolo con le spoglie del Santo discepolo di Gesù)[50], Atri (Basilica di Santa Maria Assunta)[51], Giulianova (Duomo di San Flaviano[52], Museo d'arte dello Splendore), Sulmona (Cattedrale di San Panfilo, Complesso dell'Annunziata, Badia Morronese, Eremo di Sant'Onofrio al Morrone, Santuario di Ercole Curino)[53] e soprattutto L'Aquila che può vantare moltissimi monumenti (Fontana delle 99 cannelle), musei (Museo nazionale d'Abruzzo), castelli (Forte spagnolo) e chiese di importanza nazionale (tra le quali la celebre Basilica di Santa Maria di Collemaggio - con le spoglie di Papa Celestino V - gravemente danneggiata dal sisma del 2009)[54]; anche Pescara pur essendo una città moderna, vanta basiliche, santuari, chiese e musei importanti (Basilica della Madonna dei sette dolori, Madonna del Fuoco, Cattedrale di San Cetteo, e Museo casa natale Gabriele D'Annunzio)[55].

Nelle zone interne montane sono presenti antichi borghi[21] inseriti tra l'altro nella lista dei borghi più belli d'Italia[56] (Abbateggio, Anversa degli Abruzzi, Bugnara, Caramanico Terme, Castel del Monte, Castelli, Città Sant'Angelo, Civitella del Tronto, Guardiagrele, Introdacqua, Navelli, Opi, Pacentro, Penne, Pescocostanzo, Pettorano sul Gizio, Pietracamela, Santo Stefano di Sessanio, Rocca Calascio, Rocca San Giovanni, Scanno, Tagliacozzo, Villalago), castelli[57] (a Roccascalegna, Celano, Pacentro, Anversa degli Abruzzi, Avezzano, Balsorano, Villalago, Calascio, Valle Castellana, Monteodorisio, Carpineto Sinello, Crecchio, Civitaluparella, Ortona, Castiglione Messer Marino, Civitella Messer Raimondo, Vasto, Montazzoli, Palmoli, Casoli, Archi, Serramonacesca, Salle), eremi[58] (Santa Croce al Morrone, San Giovanni, San Bartolomeo ecc.), santuari[59] (basilica santuario del Volto Santo di Manoppello, il santuario di San Gabriele dell'Addolorata, uno dei più visitati in Italia, i Ruderi del monastero di Santa Maria in Valle Rotana), conventi (convento del Ritiro della Santissima Annunziata del Poggio, convento della Madonna del Carmine, convento di San Francesco (Lanciano), convento Michetti, ex convento di San Donato), abbazie[60](San Clemente a Casauria, San Liberatore a Majella, San Giovanni in Venere, abbazia Santa Maria in Montesanto, abbazia di Santa Lucia, abbazia di Santa Maria Arabona, badia Morronese), e chiese antiche[60] (Santa Maria ad Cryptas a Fossa, San Tommaso di Caramanico ecc.)

È stato presentato e approvato alla regione un progetto di legge sull'albergo diffuso, con lo scopo di incentivare, promuovere e divulgare questo tipo di turismo, con il recupero e la valorizzazione dei centri storici e piccoli borghi ormai abbandonati[61][62]. Il maggior numero di turisti proviene dal resto dell'Italia, dalla Francia e dalla Germania; in questo caso a fine anno 2011 la regione ha fatto registrare una buona crescita per questo particolare ramo del turismo.[63] Per quanto riguarda invece il turismo storico, ed in particolare quello relativo ai musei regionali la regione nei primi nove mesi del 2012 ha fatto registrare una buona crescita di questo tipo di turismo con un +17,14% relativo alle presenze dei turisti negli stessi musei[64].

Turismo enogastronomicoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cucina abruzzese e Folklore in Abruzzo.

Rivalutato negli ultimi anni anche il settore enogastronomico, con una cucina variegata, che conserva tratti antichi delle antiche ricette pastorali e montane, di mare, e offre oggi prodotti enogastronomici di eccellenza, tra i quali spiccano lo Zafferano dell'Aquila, la Patata del Fucino, la liquirizia d'Abruzzo, i confetti di Sulmona, la Mortadella di Campotosto, e molti altri[65].

Principali luoghi di interesseModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte in Abruzzo.

L'AquilaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'Aquila, Urbanistica dell'Aquila e Monumenti e luoghi d'interesse dell'Aquila.
 Lo stesso argomento in dettaglio: L'Aquila § Monumenti e luoghi d'interesse dell'Aquila.

Fondata per volere di Federico II di Svevia nel 1233, in corrispondenza della creazione del Giustizierato d'Abruzzo, immediatamente divenne una città leggendaria secondo le cronache di Buccio di Ranallo, che fece risalire la fondazione al 1254 per mezzo di 99 "castelli", ossia borghi circostanti la conca. Secondo altri i castelli sarebbero stati 92, dipendenti dalle dalla diocesi di Amiterno e Forcona[66]. La città si suddivise in quattro rioni principali: Santa Maria Paganica, San Giorgio, San Pietro Coppito e San Giovanni d'Amiterno, ognuno dei quali avente una chiesa capoquarto. La città fu un'importante stazione commerciale sul Gran Sasso al confine con il territorio reatino, legata da sempre al casato dei d'Angiò, fino alla guerra perpetrata nel 1423 da Braccio da Montone, appoggiante la causa aragonese, inviato dal Regno di Napoli. Dopo il terremoto del 1461 fu ricostruita in forme rinascimentali, e nel XVI secolo visse il momento di massimo splendore sotto il dominio di Margherita d'Austria. Con la dominazione spagnola andò in declino, fino alla nuova triste distruzione del terremoto del 1703. La città dette i natali a illustri personaggi come Sallustio (nella romana Amiternum) e a Buccio di Ranallo, vide la costruzione della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, simbolo della città[67], per volere di Pietro da Morrone e accolse le reliquie di San Bernardino da Siena, morto predicando nella città.

La città conserva ancora l'aspetto prettamente medievale, con le suggestive Mura dell'Aquila decorate dalle porte di accesso, e le case gotiche dei quartieri, nonché le facciate romanico-gotiche delle chiese di Collemaggio, Santa Giusta, San Pietro Coppito e San Silvestro. Di bellezze barocche insistono il Forte spagnolo e le chiese delle Anime Sante, Santa Maria Paganica e del Duomo di San Massimo. La città ha il centro storico suddiviso in quattro rioni: San Giorgio, Santa Maria, San Pietro e San Giovanni. Il primo è rappresentato dalla chiesa di Santa Giusta e dalla Piazza Duomo, il secondo dalla chiesa di Santa Maria Paganica e da vari palazzi storici, quali il Convitto e il Palazzo del Capitano, nonché il Forte spagnolo, il terzo dalla chiesa di San Pietro a Coppito e il quarto dalla chiesa di San Marciano e dalla fontana delle 99 cannelle presso Borgo Rivera. La Basilica di Santa Maria di Collemaggio si trova fuori le mura della città antica.

Città d'arte della provincia

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Sulmona e Centro storico di Sulmona.
  • Sulmona: importante città della valle dei Peligni, partecipò nell'89 a.C. alla guerra sociale contro Roma, e aderì alla Lega Italica con capitale nella vicina Corfinium. Nel I secolo a.C. vi nacque il poeta Ovidio, che ricorderà spesso nelle sue opere la città, come nelle Metamorfosi e nei Tristia. Nel Medioevo la città acquisisce ancora maggior pregio per la ricchezza del territorio circostante e per la nomina di Federico II di "Capitale del Giustizierato d'Abruzzo", dipendente dal Regno di Sicilia. Anche al livello artistico-culturale, Sulmona diventò molto famosa, tanto da realizzare una variante dello stile gotico, detto "gotico sulmonese", e di ospitare il pellegrino Pietro da Morrone, che fondò sul monte Morrone l'eremo di Sant'Onofrio. Favorita anche dal tratturo di passaggio dei pastori transumanti, Sulmona non perse mai d'importanza territoriale, salvo la battuta d'arresto dovuta al terremoto del 1706, che fece perdere alla città quell'appellativo di Siena degli Abruzzi per il livello economico-culturale. Nel XVIII secolo tuttavia riuscì nuovamente ad acquisire nuova fama per la produzione del tipico confetto di Sulmona.
  • Corfinio: importante città romana dei Peligni, nell'89 a.C. durante la guerra sociale fu la prima capitale d'Italia, come territorio inteso dai popoli italici, contro Roma, fornendosi di leggi proprie e monete specifiche per il commercio. Dopo la conquista romana, Corfinio ritornò in auge durante il Medioevo, quando vi fu fondata la Basilica di San Pelino, divenuta presto concattedrale della diocesi di Sulmona. Nel XIX secolo divenne teatro importante di scavi archeologici voluti dal filologo sulmonese Antonio De Nino, di grande importanza per la riscoperta culturale del patrimonio archeologico abruzzese.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Marsica e Storia di Avezzano.
  • Avezzano: la città ha antiche origini romane. Dopo il nuovo sviluppo medievale, fu completamente distrutta dal terremoto del 1915 (uno dei più forti della storia abruzzese[68]), lasciando poche tracce dell'antico splendore, tra le quali il Castello Orsini-Colonna. La nuova ricostruzione tuttavia ha permesso lo sviluppo urbano, e di opere storiche conserva oltre al castello la chiesa di San Giovanni, il Santuario della Madonna di Pietraquaria, e nelle vicinanze i Cunicoli di Claudio, scavati nel I secolo nel tentativo di prosciugare il lago Fucino. Nei pressi vi è anche il comune di Massa d'Albe, con i resti romani di Alba Fucens.
  • Pescina: città di origini romane, con il governo dei Piccolomini assunse un ruolo importante, come cittadella di difesa della Diocesi di Marsi. Nel 1580 acquisì notevole prestigio con il trasferimento del corpo di San Berardo dei Marsi nella Cattedrale, benché abbia subito una battuta d'arresto nel terremoto di Avezzano nel 1915. Negli anni successivi Pescina diventerà molto famosa grazie allo scrittore locale Ignazio Silone, che nel primo romanzo Fontamara descrisse le condizioni di estrema miseria dei popolani abruzzesi sopra la città vecchia distrutta dal terremoto, oppressi dagli inganni del governo fascista installato ad Avezzano. La città oggi è divisa in due parti: la zona antica arroccata sulla montagna, simboleggiata dalla Torre Piccolomini e dal Palazzo Mazzarino, e la città nuova rappresentata dalla Concattedrale di Santa Maria delle Grazie. Al confine tra la città nuova e quella vecchia si trova la casa natale di Ignazio Silone, oggi museo contenente oggetti della sua vita e copie inedite delle sue opere[69].
  • Celano: città di relativa importanza della Marsica, capoluogo di una contea omonima dal 1221 al 1806 per volere di Federico II di Svevia. Per la sua elevata posizione sopra il lago, vi fu costruito il Castello Piccolomini nel 1223[70], divenuto il simbolo della città, grazie alla mostra permanente di Arte Sacra Marsicana installatavi. Di interesse possiede anche strutture religiose come la chiesa di San Giovanni e la chiesa di Santa Maria Valleverde.

Comuni minori di interesse artistico

  • Cocullo: borgo al confine della valle delle gole del Sagittario, ben conservato nell'aspetto medievale, dove sorge il santuario di San Domenico abate, e dove si svolge la tradizionale Festa dei Serpari. Secondo alcuni tale festa è riconducibile al culto italico di Angizia, mentre per altri la festa è ispirata alla venerazione antica per Eracle, essendo state trovate statuette votive del dio che strabgola i serpenti mandati da Era[71]..
  • Alfedena: situata al confine tra il Molise e l'Abruzzo, fu nel III secolo a.C. uno degli avamposti militari dei Sanniti, che avevano il centro nella rocca di Aufidena. Nel Medioevo il borgo si sviluppò più a valle, con la presenza longobarda. Nel XX secolo lo studioso Antonio De Nino fece degli scavi, e ritrovò importanti reperti della civiltà sannitica abruzzese. I principali monumenti sono la torre del Castello, e la chiesa dei Santi Pietro e Paolo, inserita tra i "monumenti nazionali" nel 1902.
  • Barrea: borgo medievale che sorge sul lago omonimo artificiale. Perfettamente conservato il borgo medievale con il Castello Normanno e la chiesa di San Tommaso.
  • Campotosto: comune al confine con il Lazio, molto noto per il lago artificiale. Si trova nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga. Benché danneggiato gravemente dai terremoti del 2009 e del 2017, conserva il santuario di Santa Maria Apparente (XVI sec) presso il lago. La chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta fu restaurata ampiamente negli anni '50, dopo il terremoto della valle del Tronto del 1950, ma a causa dei danni del sisma del 2017, è stata abbattuta completamente per essere ricostruita a data da destinarsi.
  • Capestrano: situato nella valle del Tirino, diventò importante centro culturale nel XVI secolo sotto il dominio della famiglia De Medici. Fu il paese natale di San Giovanni da Capestrano, che vi fondò un convento francescano. Nel 1934 vi fu trovata la statua picena del Guerriero di Capestrano. Il simbolo è il Castello Piccolomini, che sovrasta con la sua mole il borgo medievale.
  • Caporciano: piccolo comune situato nella piana di Navelli, divenuto famoso dal 1996 con l'iscrizione alla lista dei Patrimoni dell'Umanità UNESCO del Complesso monumentale di Santa Maria Assunta presso la frazione di Bominaco. Infatti presso l'altura si trova il castello medievale che proteggeva il complesso parrocchiale, che oggi consiste nell'oratorio di San Pellegrino con affreschi duecenteschi, e la Chiesa dell'Assunta. Lungo il "tratturo magno" che passa nella piana sotto il borgo, vi è una chiesa pastorale: Santa Maria di Centurelle.
  • Calascio: centro medievale famosissimo grazie alla rocca medievale, set di film come Ladyhawke e Il nome della rosa. Il castello fu costruito nell'XI secolo dai Normanni, posto come il più elevato avamposto militare del Gran Sasso, controllando la piana per le difese militari e per il passaggio dei pastori transumanti sul tratturo aquilano. Dopo il terremoto del 1703 il borgo medievale col castello fu abbandonato, e trasferito più a valle nell'attuale Calascio.
  • Castel di Sangro: principale centro dell'Altopiano delle Cinquemiglia, al livello culturale è noto per i pittore napoletano Teofilo Patini. Oltre ai vari sentieri e percorsi sciistici, essendo vicina a Roccaraso, Castel di Sangro ha il suo simbolo artistico nella Basilica di Santa Maria Assunta e nel castello medievale che sovrasta la rocca. Presso il medievale Palazzo de Petra è stata allestita una pinacoteca dedicata alle opere del Patini.
  • Roccaraso: borgo medievale sviluppatosi dopo il terremoto del 1706, già nel primo decennio del '900 divenne importante stazione sciistica abruzzese della Majella. Rasa al suolo dai tedeschi nel 1943, ha avuto la fortuna di essere immediatamente ricostruita, per lo sviluppo turistico grazie all'enorme potenziale del Monte Aremogna per le piste da sci. In foto storiche è possibile vedere l'antico borgo fortificato, preceduto dalla torre dell'orologio, rimasuglio del castello, appoggiata sulla roccia prospettante in piazza XX Settembre, dal 1618 Roccaraso aveva anche un teatro civico, il "teatro Angeloni", andato anch'esso distrutto. Di interesse oggi sono la nuova parrocchia di Santa Maria Assunta, la chiesa di San Rocco, miracolosamente conservata nello stile barocco, la cappella di San Bernardino, e in contrada Pietransieri il sacrario della strage del Limmari, perpetrata dai nazisti versi i paesani della frazione.
  • Castelvecchio Calvisio: si trova sotto il borgo di Calascio, ed è un borgo medievale perfettamente conservato, a forma ellittica, con le case-mura, e le porte urbiche di accesso.
  • Ocre: importante avamposto militare longobardo sopra la cittadina romana di Aveia, dove nacquero San Massimo Vescovo di L'Aquila e Bernardino da Fossa. La cittadella medievale era arroccata nel castello di Ocre, che fu distrutto nel 1423 da Braccio da Montone perché Ocre fu uno dei "castelli" fondatori della città aquilana nel 1254. Tuttavia il centro non perse di prestigio e si sviluppò in due principali borghi: San Felice e San Panfilo d'Ocre. Di interesse, sempre alle pendici del castello fortificato, il convento di Sant'Angelo e il Monastero di Santo Spirito, uno dei pochi esempi di costruzioni fortificate e chiesastiche abruzzesi.
  • Ovindoli: avamposto romano e poi medievale sull'altopiano delle Rocche, nel primo '900 divenne famoso come stazione sciistica. Ancora oggi è una delle località invernali più frequentate della regione, anche per la bellezza del borgo medievale conservato.
  • Montereale: importante città di confine del distretto di Aquila e di quello di Cittaducale, vide la nascita del Beato Andrea da Montereale, e del governo illuminato di Margherita d'Austria. Il centro si raccoglie attorno a un colle in salita, dove si trova la chiesa di Sant'Andrea.
  • Pescasseroli: avamposto militare romano, e poi medievale, nel XII secolo era un borgo arroccato nell'area di Castel Mancino. Dopo vari terremoti e vari cambi di padrone, l'ultimo discendente della famiglia De Sangro nel 1607 lo mise all'asta. Essendo il centro in condizioni precarie, fu ricostruito e ampliato con lo smantellamento del castello medievale, di cui oggi rimangono le tracce delle mura e qualche torrione. Il simbolo della città è la chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Nel XX secolo il centro iniziò a essere famoso come stazione sciistica, nonché al livello culturale per aver dato i natali a Benedetto Croce nel Palazzo Sipari, oggi museo a lui dedicato. Nel 1902 divenne sede del Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise.
  • Castelvecchio Subequo: borgo di origini romane, nella porzione territoriale peligna di Superaequum, di proprietà degli Equi. Il borgo medievale, perfettamente conservato, vede il suo simbolo della Monastero di San Francesco, con le catacombe romane.
  • San Benedetto in Perillis: piccolo centro medievale al confine della piana di Navelli, sorse come abitato feudale attorno al Monastero di San Benedetto da Norcia (XI secolo). Il monumenti principale infatti è la suddetta abbazia, che si trova nella parte più alta del centro, attorniata da case-mura.
  • Rivisondoli: si trova vicino a Roccaraso. Il vecchio centro si raccoglie sopra un crinale di montagna, separato dal nuovo centro costruito per le esigenze turistiche, facendo parte il borgo del Comprensorio dell'Alto Sangro. La chiesa parrocchiale è stata ricostruita dopo il 1944, dedicata a San Nicola, mentre il centro antico si presenta abbastanza conservato, abbellito da una fonte pubblica, e da alcune chiese.

TeramoModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Teramo e Chiese di Teramo.
 
La Fortezza di Civitella con il borgo sottostante
 
Disegno rinascimentale di Giulianova

La città ha origini molto antiche, riconducibili ai Piceni e i Pretuzi, che dominavano fino al III secolo a.C., prima del dominio romano, l'area di Aprutium, da cui il termine "Abruzzo". Successivamente nel primo Medioevo, dal XII secolo sotto gli Angioini al XV secolo sotto gli Aragona, Teramo fu capitale di un distretto autonomo, rappresentato da illustri famiglie locali quali i Melatino, in rivalità con il ducato di Atri, decadendo poi al capoluogo del distretto dell'Abruzzo Ultra, giustizierato fondato nel 1233 da Federico II. Nel Settecento-Ottocento Teramo fu un importante centro culturale, con personalità come Melchiorre Delfico e Francesco Savini, malgrado alcune battute d'arresto dovute al terremoto aquilano del 1703 e all'invasione dei francesi nel 1799[72].

La città vanta un grande patrimonio artistico, incominciando dalla Cattedrale di Santa Maria Assunta (XII secolo), che troneggia nella piazza Orsini, ricavata dallo smantellamento dell'anfiteatro romano e dal teatro del I secolo, testimonianze di una viva economia dell'antica Urbs Interamnia. Di recente, malgrado alcune modifiche urbanistiche negli anni '60, sono state rinvenute importanti opere del passato romano nel Largo Sant'Anna, assieme al recupero della storica Cattedrale di Santa Maria in Aprutiensis (oggi Sant'Anna dei Pompetti).

 
Mappa seicentesca di Teramo (1627)
 Lo stesso argomento in dettaglio: Quartiere San Giorgio (Teramo), Quartiere San Leonardo (Teramo), Quartiere Santo Spirito (Teramo) e Quartiere Santa Maria a Bitetto.

Il centro storico di Teramo si divise in quattro rioni storici:

  • San Giorgio: parte detta di Terranova, a occidente, accessibile dal Corso omonimo da Piazza Garibaldi, che attraversa il quartiere fino a Piazza Martiri della Libertà, dove si trovano i due palazzi porticati e la facciata minore del Duomo
  • San Leonardo: storico quartiere della romana Interamnia, delimitato dal Corso Cerulli, Piazza Sant'Anna, Piazza Orsini. Vi si trovano la chiesa di Sant'Antonio di Padova, la cappella di Sant'Anna e la vicina domus di Largo Torre Bruciata, la domus del Leone, la casa Melatino, la chiesa di San Luca, la chiesetta di Santa Caterina, e l'ex ospedale psichiatrico Sant'Antonio con Porta Melatina. Termina nel Largo Madonna delle Grazie all'estremo oriente dell'asse viario Corso Cerulli-Corso De Michetti, mediante l'accesso di Porta Reale.
  • Santo Spirito: delimitato dal Corso di Porta Romana via Vittorio Veneto, Circonvallazione Spalato, Piazza Dante. Termina in Piazza Orsini, dove si trovano l'anfiteatro romano e il teatro, al confine con il rione San Leonardo
  • Santa Maria a Bitetto: il cuore di questo quartiere è delimitato da Piazza Verdi, via Stazio, via del Sole, con la piazzetta dove prospetta Casa Urbani. La seconda porzione è stata smantellata negli anni '70 per realizzare nuove abitazioni moderne, la strada di via Savini. Di storico si conservano l'ex chiesa di Santa Maria ad Bitectum e la chiesa parrocchiale del Carmine.

Città d'arte della provincia

  • Atri: città dal grande passato storico, capitale del Ducato Acquaviva. Già fiorente nel periodo romano, avendo dato i natali all'imperatore Elio Adriano, fiorì nuovamente nel Medioevo, durante il XIII secolo. Il simbolo della città è il Duomo, riccamente affrescato all'interno da Andrea De Litio, e all'esterno finemente decorato e conservato nell'aspetto gotico. Altri luoghi di interesse sono la Piazza del Palazzo Acquaviva, e i vari scorci medievali con le chiese relative, tra le quali Sant'Agostino e San Nicola.
  • Campli: borgo medievale di respiro rinascimentale, la cui famiglia Farnese sancì l'abbellimento del borgo vecchio di Castelnuovo con la costruzione del nuovo centro, e l'ampliamento barocco della Chiesa di Santa Maria in Platea. Sempre nel borgo v'è il Santuario della Scala Santa, un unicum in Abruzzo, poi la chiesa e monastero di San Francesco d'Assisi, la chiesa di San Giovanni a Castelnuovo.
  • Giulianova: la città esisteva già nel III secolo a.C., nota come Castrum Novum Piceni, seconda colonia romana ad essere fondata sul Supremum Mare, divenuta poi nel medioevo Castrum Sancti Flaviani quando le reliquie di San Flaviano, furono portate da Costantinopoli in Abruzzo. Nel 1471 Giulio Antonio Acquaviva, duca di Atri, decise di ricostruire nuovamente la città, sotto un aspetto più moderno dal punto di vista militare e urbanistico, secondo gli insegnamenti dei più noti trattatisti dell'epoca. La città prese il suo nome: Giulia. La zona marina si è formata a fine '800, con lo sviluppo del turismo marittimo ed è adornata da esempi di architettura Liberty e neoclassica e da un monumentale lungomare. Il centro storico mantiene conservato l'impianto urbanistico, ma è stato più volte violato nel corso del tempo, da saccheggi e restauri poco opportuni. La cinta muraria è stata totalmente stravolta da interventi ottocenteschi, salvo alcuni degli otto torrioni che la completavano. Il fulcro centrale è la piazza con il Duomo di San Flaviano, un unicum in Abruzzo dalla forma circolare con cupola semisferica. Fuori l'abitato c'è invece un luogo molto noto al turismo religioso: il Santuario della Madonna dello Splendore.

Comuni minori di interesse artistico

  • Canzano: il monumento simbolico si trova fuori il centro, ossia la Chiesa abbaziale di San Salvatore presso il cimitero che conserva caratteristiche romaniche e preziosi affreschi rinascimentali; poi in centro vi è il barocco santuario della Madonna dell'Alno.
  • Castellalto: il borgo di Castellalto si sviluppò successivamente al centro di Castelbasso, oggi frazione, in cui il comune affonda le origini. Il borgo di Castelbasso è molto più ricco di elementi artistici, come il centro medievale ancora circondato da mura fortificate e da porte di accesso. Il suo simbolo è la chiesa di San Pietro e Sant'Andrea.
  • Isola del Gran Sasso d'Italia: centro medievale leggibile nel rione di Borgata San Lorenzo (XIV secolo). Nel XX secolo è diventato famoso per il pellegrinaggio di San Gabriele dell'Addolorata, che morì in un convento appena fuori l'abitato di origini francescane[73], oggi noto come Santuario di San Gabriele dell'Addolorata. Nel paese si ricordano la parrocchia di San Massimo d'Aveia, il sobborgo rinascimentale San Leonardo, e nei dintorni le chiese di San Giovanni ad Insulam, e la chiesa della Madonna delle Grazie in contrada Casale.
  • Montepagano: fu l'abitato originario, prima dello sviluppo al mare, di Roseto degli Abruzzi, divenuto comune nel 1927. Il borgo medievale dall'aspetto rinascimentale è di interesse per la chiesa di Santa Maria Annunziata e per il campanile di Sant'Antimo.
  • Montorio al Vomano: piccolo paese di origini romane, i cui monumenti rappresentativi sono la chiesa di San Rocco, e il convento dei Padri Zoccolanti.
  • Mosciano Sant'Angelo: abitato medievale, fu per molti secoli possedimento degli Acquaviva di Atri, e l'influsso è perfettamente leggibile nella costituzione delle torri dell'antica cinta muraria, e nella chiesa di San Michele Arcangelo ricavata da uno dei molti torrioni delle mura. L'abitato è famoso al livello religioso anche per un monastero fuori il centro, il Convento dei Santi Sette Fratelli, in stile rinascimentale.
  • Tortoreto: il centro, già presente nell'epoca dei Piceni, nel Medioevo fu ricostruito sopra il colle che sovrasta il mare. Appartenne all'Abruzzo Ulteriore I come voluto da Federico II (1233), e successivamente per breve periodo agli aragonesi (XV secolo). In realtà il piccolo feudo fu di dominio teramano fino al 1806. Oggi esistono due nuclei del comune: Tortoreto Lido che è la parte moderna per il turismo balneare, e Tortoreto Alto, il centro antico rappresentato dalla Torre dell'Orologio, e dalle chiese di Santa Margherita e Sant'Agostino.

PescaraModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia dell'arte a Pescara, Storia di Pescara e Chiese di Pescara.
 
Piazza della Rinascita, la piazza centrale di Pescara
 
Il ponte del Mare, e sullo sfondo il Gran Sasso

Pescara: la città ha origini romane, conosciuta come Ostia Aterni, era il terminale adriatico della Via Tiburtina Valeria. Nel XVI secolo l'imperatore Carlo V vi ordinò la costruzione della Fortezza di Pescara, a pianta pentagonale con bastioni a nord ed a sud del fiume Pescara[74], confine tra i due Abruzzi. Nel XIX secolo la città era divisa in due comuni: la storica Pescara, all'interno della fortezza, dove nel 1863 nacque Gabriele D'Annunzio, ed il comune di Castellammare Adriatico (la porzione di città a nord del fiume), piccolo borgo collinare che nel secolo successivo colonizzerà massicciamente la fascia costiera. Nel 1927 fu costituita la provincia di Pescara con le due cittadine riunite in un solo centro dopo oltre un secolo di divisione[75]. A causa dei bombardamenti del 1943, gran parte del vecchio centro pescarese fu distrutto, e l'architetto Luigi Piccinato si occupò della ricostruzione moderna della città, specialmente della vecchia Castellammare, creandone il nuovo spazio centrale di piazza della Rinascita e ricostruendone il lungomare. La città oggi è la più grande della regione, ed è da traino per tutta l'economia abruzzese, in particolare per il settore terziario, per la centralità nelle vie di comunicazione e la storica presenza industriale. Il centro storico della città, noto come Pescara vecchia, ospita la maggior parte delle testimonianze storico culturali della città, con il museo della casa natale di Gabriele d'Annunzio, il vicino Museo delle genti d'Abruzzo presso i resti della fortezza, la cattedrale di San Cetteo, edificata negli anni '30 per volere (e con finanziamenti) dello stesso D'Annunzio ed il teatro "Vicentino Michetti" in via D'Annunzio, uno dei maggiori esponenti della tuttora numerosa architettura liberty presente in città.

Anche nella zona castellammarese, ed in particolare in corso Umberto I, resistono molti palazzi signorili in stile liberty e la storica chiesa del Sacro Cuore. La vicina piazza della Rinascita ed il monumentale viale della Riviera con la fontana "La nave" di Pietro Cascella testimoniano invece lo sviluppo moderno della città, simboleggiato dai due nuovi ponti, il ponte del Mare ed il ponte Flaiano (rispettivamente del 2009 e del 2017) che hanno ridisegnato lo skyline cittadino.

Città d'arte della provincia

 Lo stesso argomento in dettaglio: Centro storico di Penne.
 
Penne: porta San Francesco
  • Penne: antica città dei Vestini, dopo la ribellione a Roma e la successiva conquista nell'88 a.C., fu nuovamente fondata da Carlo Magno e data in possesso a Ruggero II. Vi fu consacrata anche una delle prime diocesi abruzzesi, nella Cattedrale di San Massimo, vescovo di Amiterno (L'Aquila). Nel corso dei secoli successivi andò in possesso degli Aliprandi-De Sterlich, entrando in conflitto con il Monastero di Picciano per il possesso dei territori.

La città è molto ben conservata dal punto di vista architettonico, con un centro storico situato tra due colli, di impianto rinascimentale-barocco. Il simbolo della città è il Duomo di San Massimo, seguito da varie chiese e palazzi, tra i quali il Palazzo Aliprandi. Si conserva anche l'antica cinta muraria, le cui porte sono ancora ben leggibili; tra queste Porta San Francesco, che conduce direttamente al Duomo.

  • Loreto Aprutino: piccolo agglomerato urbano dell'epoca romana, fu fondato nuovamente dai Normanni, che costruirono il castello sopra il colle. Durante il Medioevo, il borgo si sviluppò notevolmente grazie all'artigianato locale della lavorazione della maiolica, con gli influssi di Castelli e di Penne, che faceva sentire la sua influenza sul territorio circostante. Il centro storico, molto ben conservato, è dominato dal Castello Chiola, e dalla Collegiata di San Pietro. Nei pressi vi è la chiesa di Santa Maria in Piano, con un Giudizio Universale affrescato del XV secolo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Città Sant'Angelo.
  • Città Sant'Angelo: esistente già nell'epoca romana, nel 1239 fu distrutta da Boemondo di Pissone[76], giustiziere di Federico II, e poi ricostruita. Da allora le sue sorti, sia culturali che amministrative, furono legate alle città di Atri e Penne, fino all'annessione al Regno di Napoli La città è molto ricca dal punto di vista artistico, rappresentata dalla collegiata di San Michele Arcangelo, all'esterno in forma gotica, e all'interno con aspetto barocco. Altri complessi chiesastici sono quelli di San Francesco e Santa Chiara. L'asse viario del corso si è perfettamente conservato nelle forme rinascimentali, percorrendo la via del castello fino al giardino del complesso conventuale. Anche resti della cinta muraria sono molto ben visibili, come le porte urbane di accesso.

Comuni minori di interesse artistico

  • Bussi sul Tirino: situato nel centro della val Tirino, fu una delle principali stazioni di passaggio dei pastori transumanti. Le emergenze artistiche si riscontrano nel Castello Mediceo e nella chiesa di Santa Maria di Cartignano.
  • Manoppello: nel XII secolo fu un importante centro, con una delle baronie più potenti dell'Abruzzo Citeriore, che assieme alla diocesi di Chieti governava il territorio, perfino Lanciano. Nel 1506 fu condotta una sacra reliquia del velo della Veronica nel convento francescano fuori le mura, oggi nota come Volto Santo di Manoppello, conservata nel santuario omonimo. Fuori il centro è da vedere anche l'Abbazia di Santa Maria Arabona, in gotico cistercense.
  • Roccamorice: il piccolo borgo fortificato fu meta frequente di pellegrinaggi e di eremitaggi, tra i quali quelli di Pietro da Morrone, che fondò l'eremo di San Bartolomeo in Legio e l'eremo di Santo Spirito a Majella. Le due grotte rupestri sono i monumenti più simbolici del centro e dell'intero percorso eremitico della regione.
  • Serramonacesca: il piccolo centro nacque come abitato feudale, dipendente dall'antichissima Abbazia di San Liberatore a Majella, fondata da Carlo Magno. L'intero complesso rupestre era sorvegliato da una roccaforte su un'altura rocciosa, ossia il Castel Menardo e dalla Torre di Polegra. Oggi il monastero di San Liberatore, assieme alle vari escursioni naturali sulla Majella, sono le emergenze principali del centro.
  • Sant'Eufemia a Maiella: situato tra la Majella e il Morrone, i, borgo si sviluppò dall'abbandono parizale del centro fortificato di Roccacaramanico. Attualmente il borgo, abbandonato negli anni '90, è stato completamente recuperato artisticamente, diventando una delle attrazioni medievali principali del circondario territoriale, assieme al paese vicino di Caramanico Terme.
  • San Valentino in Abruzzo Citeriore: paese fondato dai Longobardi, oggi è noto per il Duomo dei SS. Valentino e Damiano in stile neor rinascimentale, il palazzo castello dei Farnese, e l'ex villa Olivieri, sede del Museo delle Ambre.
  • Tocco da Casauria: ultimo paese dalla val Pescara, posto all'ingresso delle gole di Popoli, nella cosiddetta chiave dei Tre Abruzzi, è famoso per aver dato i natali a Francesco Paolo Michetti, e per le presenze artistiche di alto valore, quali l'Abbazia di San Clemente a Casauria. Il monastero del IX secolo, costruito per volere di Carlo Magno, e convalidato successivamente da Ruggero II, era uno dei luoghi amministrativi principali del territorio, che amministrò il suo potere fino allo sviluppo delle prime baronie nel XIII secolo. Oltre al monastero casauriense, c'è da vedere il Castello Caracciolo, monumento simbolico di Tocco.
  • Popoli: città nota all'epoca romana come Pagus Fabianus, nel Medioevo diventò importantissima stazione di passaggio pastorale presso la Majella, venendo soprannominata "Chiave dei Tre Abruzzi", passando attraverso i due Abruzzi Ultra e l'Abruzzo Citeriore. Fu feudo della famiglia Cantelmo, acquartierata presso il castello normanno che sovrasta il paese, e successivamente passò al governo di Sulmona. Oltre al castello, il centro al livello artistico è famoso per la chiesa di San Francesco, e le due chiese della Trinità e di San Lorenzo, definite le "chiese gemelle". Si conserva anche una taverna ducale dei Cantelmo, usata per il pagamento del pedaggio per i pastori, come una dogana.

ChietiModifica

 
Chieti: Corso Marrucino
 
Piazza Rossetti (Vasto)
 
Casoli: Castello ducale e chiesa di Santa Maria Maggiore
 
Panorama di San Vito Chietino dalla Marina
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Chieti, Urbanistica di Chieti, Architetture di Chieti e Chiese di Chieti.

La città affonda le radici nella romana Teate Marrucinorum[77], capitale dei Marrucini. Nel Medioevo divenne importante centro amministrativo del territorio, essendo sede di una delle più antiche diocesi abruzzesi nella Cattedrale di San Giustino. Specialmente nell'epoca barocca il centro si trasformò in un polo culturale, con la ricostruzione e l'abbellimento dei principali monumenti secondo il nuovo canone artistico. Per la sua importanza al livello archeologico, sono stati condotti scavi presso il colle della Civitella, rinvenendo l'anfiteatro romano, e installandovi il Museo archeologico della Civitella, mentre nella Villa Frigerij fu posta la sede del Museo Archeologico Nazionale, simboleggiato dal Guerriero di Capestrano, rinvenuto nel 1934, risalente al VI secolo a.C.. L'antico assetto viario è ancora perfettamente leggibile nella parte più antica della Civitella, che scende fino al Corso Marrucino, passando per le vie del Tempietti Romani, fino a congiungersi con la piazza di San Giustino. Il secondo nucleo medievale è leggibile nel quartiere di Sant'Agostino. La Cattedrale è stato il simbolo del revival neogotico abruzzese, dacché nel primo '900 la struttura barocca fu completamente cancellata all'esterno per una trasformazione che tentò di recuperare l'antico aspetto gotico della chiesa.

Città d'arte della provincia

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lanciano, Centro storico di Lanciano e Chiese di Lanciano.
  • Lanciano: importante stazione commerciale di fiere agricole e di pastori transumanti, secondo la leggenda fu fondata nel 1172 a.C. da un amico di Enea, era detta dai Romani Anxanum. Divenuta importante città dei Sanniti Frentani col nome di Anxanum, come affermò lo storico Mommsen[78] fu conquistata dai romani, ma non perse mai la sua potenza nella valle del Sangro, né tantomeno al livello culturale, tanto che subito nell'epoca pre-romanica divenne nota in tutto il mondo religioso (VIII secolo) con il Miracolo eucaristico. Passata sotto vari domini, dagli Angioini agli Aragonesi, la città vide la sua potenza economica sfiorire nel 1662 per un'epidemia di peste. Ulteriori modifiche all'impianto urbano, con la demolizione delle mura medievali, furono apportate nell'800

La città oggi è principalmente nota per il Miracolo eucaristico, tuttavia possiede un centro storico vastissimo, tra i più grandi della regione, comprendente i rioni medievali di Lancianovecchia, Sacca, Civitanova e Borgo, ricchi di chiese e monumenti vari. La piazza del Plebiscito è rappresentata dalla Cattedrale della Madonna del Ponte e dal Santuario di San Francesco, mentre Lancianovecchio dalle chiese di Sant'Agostino-San Biagio, la Sacca-Civitanova dalle chiese di Santa Maria Maggiore-San Nicola di Bari e dalle longobarde Torri Montanare, e il borgo dalla chiesa di Santa Lucia.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture di Ortona, Chiese di Ortona e Palazzi di Ortona.
  • Ortona: importantissima città portuale dei Frentani, dopo la conquista romana fu ricostruita dai Longobardi; trascorrendo periodi alterni di florida economia e altri di incursioni e distruzioni. Nel 1258 la città ospitò in maniera permanente nella Cattedrale le reliquie di San Tommaso Apostolo, portate dall'isola di Kios da Leone Acciaiuoli[79], diventando un punto di riferimento nel campo religioso. Dopo battaglie varie con la città rivale di Lanciano, Ortona passò in mano a Jacopo Caldora che ricostruì la cinta muraria. Divenuta poi città molto cara a Margherita d'Austria, vide la costruzione del palazzo Farnese (XVII secolo).

Durante L'Ottocento fu rappresentata culturalmente da Francesco Paolo Tosti e Gabriele D'Annunzio. Durante la Seconda guerra mondiale Ortona diventò capo marittimo della linea Gustav, con estremo opposto a Cassino, e tra il 21-28 dicembre del 1943, con la "battaglia di Ortona" visse uno dei periodi più tristi e tragici della sua storia, con la distruzione di gran parte del centro cittadino per la guerriglia urbana tra tedeschi e canadesi.
L'impianto urbano oggi è leggibile in due settori: il quartiere Terravecchia più antico, rappresentato dalla Cattedrale e dal Castello Aragonese, e il quartiere Terranova, ossia l'asse urbano del corso Vittorio Emanuele e la piazza del Palazzo Farnese.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Vasto, Centro storico di Vasto e Chiese di Vasto.
  • Vasto: La città ha origini mitiche legate a Diomede re d'Etolia[80], benché sia stata una importante città marinara dei Frentani (III secolo a.C.). Dopo la conquista romana, diventò roccaforte dei pirati, fino alla distruzione dei Longobardi, e successiva rinascita come Guasto d'Aimone - Guasto Gisone, ossia due borghi comunicanti. Passata al dominio dei Caldora agli Aragonesi nel periodo XIV-XV secolo, nel XVI secolo subì l'invasione ottomana. Nel Settecento-Ottocento la città visse un fiorente periodo culturale e politico, sotto la dominazione della famiglia D'Avalos, trasformata in città giardino, tanto da ricevere il nome di Atene degli Abruzzi, per la presenza del pittore Gabriele Rossetti. Benché danneggiato dalla frana del 1956, Vasto conserva perfettamente il centro storico, suddiviso nel quartiere nuovo con il Castello Caldoresco (XV secolo), la chiesa di Santa Maria Maggiore (XII secolo), il Duomo (XIII secolo), e il centro vecchio con le terme romane (I secolo a.C.) e la chiesa di San Pietro (XIII secolo).
  • Francavilla al Mare: esistendo già nell'epoca romana, fu fondata nuovamente dai Longobardi presso il colle della Civitella, ossia il punto più alto. Nell'epoca spagnola fu nuovamente fortificata con una cinta muraria, di cui oggi restano alcune torri, fino alla terribile distruzione dei nazisti nel 1944, che cancellò quasi completamente Francavilla. La nuova ricostruzione non rispettò affatto il progetto originario, invadendo le campagne circostanti, seguendo l'economia nascente del turismo marittimo, installando molte strutture ricettive presso il litorale, attorno al Palazzo Sirena ricostruito, fulcro centrale della città e del moderno viale Nettuno. Della parte antica di Frabcavilla oggi non resta quasi nulla, tranne alcune torri medievali, tra le più significative Torre Ciarrapico, presso i resti del convento di San Francesco. Anche la nuova chiesa parrocchiale di San Franco, dedicata però a Santa Maria Maggiore, è stata ricostruita, conservando di storico solo l'ostensorio medievale di Nicola da Guardiagrele. La città negli anni 1889-1922 fu sede del cosiddetto "Cenacolo michettiano", perché il pittore Francesco Paolo Michetti acquistò il convento del Gesù, oggi "Convento Michetti" come laboratorio culturale letterario abruzzese, che ospitò varie personalità come Gabriele d'Annunzio, Matilde Serao e Edoardo Scarfoglio.
  • San Salvo: ultimo comune sul litorale chietino della regione, si sviluppò nel XII secolo presso la vecchia Abbazia di San Vito, inglobata nella chiesa di San Giuseppe dentro l'area muraria del "Quadrilatero", ossia il centro antico. Il borgo fu da sempre legato al destino della città maggiore di Vasto, e visse un periodo di prosperità nel XVI secolo con il governo d'Avalos. Nel dopoguerra il nuovo centro si è sviluppato a mare, per l'economia del turismo balneare, sebbene il centro storico sia stato recuperato, e inserito in un percorso turistico archeologico chiamato "Museo civico Porta della Terra", dove oltre al borgo medievale sono stati messi a nudo anche reperti romani.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Guardiagrele, Chiese di Guardiagrele e Porte e torri di Guardiagrele.
  • Guardiagrele: importantissima città fondata dai Longobardi, arrivò al punto di massimo splendore economico culturale nel XIV secolo, quando vi fu installata anche una zecca per volere di Ladislao di Durazzo. Successivamente, a causa di epidemie e terremoti, il dominio guardiese si andò affievolendo, senza però scomparire, ridiventando nuovamente un importante centro amministrativo nell'Ottocento. Il borgo medievale, perfettamente conservato, è rappresentato dalla Cattedrale di Santa Maria Maggiore, in puro stile gotico in pietra della Majella, e dal Monastero di San Francesco (o San Nicola Greco). Molte opere della città, raccolte nel Museo diocesano, furono realizzate da Nicola da Guardiagrele. La città in realtà ha origini ben più antiche, rintracciabili nella necropoli neolitica di Comino, i cui resti sono stati traslati nel museo archeologico della città.
  • Casoli: già esistente nell'epoca romana come Cluviae, nell'epoca normanna il nuovo borgo fu ricostruito sopra il colle del Castello ducale, governato nel XIV secolo dagli Orsini. Casoli fu importante stazione commerciale e di passaggio pastorale durante la transumanza dalla montagna Majella al mar Adriatico. Nel 1896 il proprietario del castello Pasquale Masciantonio ospitò anche l'amico Gabriele d'Annunzio, che incise un distico elegiaco sul muro della stanza da letto. Durante la seconda guerra mondiale fu sede del movimento insurrezionale della Brigata Maiella. Il centro storico, perfettamente conservato, è simboleggiato dalla mole del Castello ducale, e dalla contigua chiesa di Santa Maria Maggiore, mentre nella parte bassa, sul corso Umberto I, sorge la quattrocentesca chiesa di Santa Reparata, che aveva un bellissimo soffitto ligneo a cassettoni, trafugato subito dopo la guerra.
  • Casalbordino: centro già esistente come stazione balneare romana, nel X secolo viene fondato nuovamente come borgo fortificato, governato dall'Abbazia di Santo Stefano in Rivomaris. A causa di attacchi degli Ottomani, essendo vicino al mare, Casalbordino nel XVI secolo si munì di torri d'avvistamento, mentre nel 1576 si verificò l'apparizione mariana a un contadino in un campo devastato dalla grandine, dove poi sorgerà il Santuario dei Miracoli. Il comune oggi è principalmente noto per la presenza di questo santuario, oltreché per il turismo marittimo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Atessa.
  • Atessa: città dal centro storico molto ben conservato, ricostruita nel XV secolo per volere della regina Giovanni di Napoli con un nuovo impianto urbano. La città è famosa per la presenza di una reliquia di drago, che secondo la leggenda fu uccisa da San Leucio d'Alessandria, e conservata nella Cattedrale di San Leucio. L'impianto urbano della città è suddiviso in due tronconi, essendo i due paesi all'inizio separati, con i nomi di Ate - Tixia, e un quartiere è legato al Duomo, e l'altro alla chiesa di San Rocco. Molto ben conservato è l'antico assetto viario, assieme alla cinta muraria, dove si conservano ancora delle porte urbiche, come l'Arco 'Ndriano e Porta Santa Margherita.
  • San Vito Chietino: il centro, già esistente nell'epoca romana come Porto di Murata Bassa, nel XII secolo fu nuovamente costruito presso l'altura dell'attuale San Vito Chietino. La Marina rimase allo sbando per vari secoli, fino all'inizio di una tremenda guerra tra gli abitanti di Lanciano e Ortona per la costruzione del nuovo porto. Gli ortonesi incendiarono nel 1426 le navi lancianesi, che risposero catturandoli e mutilandoli dei nasi e delle orecchie, con le quali impastarono i mattoni per una colonna infame nella piazza della città. San Vito diventò famosa grazie a Gabriele d'Annunzio che nel 1889 acquistò un casale presso il cosiddetto "eremo dannunziano", che gli fu d'ispirazione per il romanzo Il trionfo della morte (1894). Grazie alla descrizione appassionata della terra delle ginestre, e della costa dei Trabocchi, la costa di recente è stata riscoperta dal turismo balneare da parte di molti italiani. Il centro storico del borgo superiore è abbastanza conservato, nonostante le perdite subite dalla seconda guerra mondiale. Essendo stato fondato dai Normanni, tutto l'abitato era un unico castello fortificato, di cui oggi restano ampie porzioni di mura di cinta frammiste alle abitazioni civili. Le chiese principali sono quelle dell'Immacolata Concezione e San Vito Martire, e la cappella di San Francesco che si affaccia sul promontorio Marconi.

Comuni minori di interesse artistico

 
Torre Orsini (Guardiagrele)
  • Castiglione Messer Marino: uno dei comuni più elevati dell'Alto Vastese, posto al confine tra Abruzzo e Molise. Oltre al borgo medievale, con la chiesa madre di San Michele, da vedere la riserva naturale di Selva Grande.
  • Monteodorisio: comune del Medio Vastese, posto sopra un crinale collinare, il cui simbolo architettonico è il Castello D'Avalos, assieme alla chiesa di San Giovanni nel borgo medievale.
  • Fara San Martino: centro longobardo, posto nelle gole della Majella, e importante stazione di passaggio dei pastori transumanti dalla montagna verso il mare, dove sorgeva l'Abbazia di San Martino in Valle, esattamente nei meandri delle gole. Il monastero è stato recuperato nel 2006 scavando nei detriti delle frane. Il centro storico, detto Terravecchia, è rappresentato dal quartiere Santa Maria Assunta e dalla parrocchia di San Remigio. Nel 1886 il centro divenne famoso in tutta la regione, e poi in Italia, per la fondazione del Pastificio De Cecco, la cui attività produttiva dipende tutt'ora dalle acque del fiume Verde.
  • Lama dei Peligni: avamposto del Neolitico, e poi romano, nel Medioevo visse periodi di prosperità e povertà a causa della posizione difficile in cui si trova, lungo la scarpata più ripida della Majella dell'Aventino. Il termine stesso di Lama significa "frana", in riferimento alla grande frana del centro vecchio col terremoto del 1706, che distrusse quasi il borgo. Nel 1903 il paese divenne famoso grazie a Gabriele D'Annunzio, che visitò le Grotte del Cavallone, e vi ambientò la tragedia La figlia di Iorio. Nel centro da vedere la chiesa di San Nicola, il convento di Sant'Antonio, e il Museo "Maurizio Locati", dedicato al camoscio abruzzese.
  • Palena: ultimo comune del chietino, salendo verso la Majella, attraverso il Passo della Forchetta; tanto che è soprannominato "Porta della Majella". Fondata dai Longobardi, Palena visse un florido periodo nel primo Medioevo, e fu visitata anche da Pietro da Morrone, che fondò l'eremo della Madonna dell'Altare sul valico della Forchetta. Sebbene danneggiata dai bombardamenti della seconda guerra mondiale, Palena è ancora oggi un centro di grande importanza artistica del territorio, con musei dedicati alla fauna locale e all'Orso Marsicano, con emergenze artistiche nel Castello Ducale e nella chiesa di San Falco.
  • Rapino: piccolo centro vicino a Guardiagrele, importante avamposto militare longobardo nell'VIII secolo, benché esistente già nel III secolo a.C. sotto il dominio marrucino, come testimonia il Bronzo di Rapino[81]. Conosciuto inizialmente come Civita di Danzica, che sorvegliava il Monastero di San Salvatore a Majella, nel secondo Medioevo si sviluppò più a valle, suddividendosi in due centri principali, retti dalla chiesa di San Giovanni Battista. Oggi è molto famoso per la maiolica tipica, con relativo museo Cappelletti.
  • Roccascalegna: centro medievale longobardo sviluppatosi sul crinale del monte Secco, è rappresentato dal castello medievale, recentemente divenuto famoso in tutta Italia per il film Il racconto dei racconti - Tale of Tales di Matteo Garrone. Sul castello circola una leggenda riguardante lo jus primae noctis e il barone Corvo de Corvis, che avrebbe abusato di tale legge per congiungersi carnalmente con tutte le donne del villaggio dopo il loro matrimonio. Un giovane marito, stanco dei soprusi, si vendicò travestendosi da donna, e pugnalando a tradimento il barone, che avrebbe lasciato l'impronta insanguinata sul muro di una torre del castello, che crollò nel 1940.

L'abitato medievale è arricchito artisticamente dalle chiese di San Pietro e San Cosma, mentre press il cimitero sorge la chiesa abbazia di San Pancrazio.

  • Fossacesia: l'abitato sorse e dipese per molti secoli dall'Abbazia di San Giovanni in Venere, sorta nell'XI secolo presso un tempio romano posto sul belvedere del golfo omonimo sulla costa dei Trabocchi, e restaurata dopo la cacciata dei Normanni dal territorio. Infatti oggi Fossacesia è principalmente famosa per l'abbazia perfettamente conservata assieme all'orto di querce cave e olivi, oltreché per il turismo balneare.
  • Villa Santa Maria: borgo medievale situato nella bassa valle del Sangro, dal XIII secolo scuola di vari cuochi e pasticceri delle corti nobili abruzzesi e italiane. Nel XVI secolo vi nacque San Francesco Caracciolo, che dopo la morte fu considerato il "patrono dei cuochi". Il borgo medievale, perfettamente conservato, ha i suoi simboli nella chiesa madre di San Nicola e nel Palazzo Caracciolo, dove v'è un museo dedicato sia al santo che all'attività dei cuochi villesi. Infatti la nuova scuola è sorta poco fuori il centro come istituto alberghiero, per continuare la tradizione culinaria locale. Il centro è sede anche di un'associazione dedicata ai cuochi villesi[82].
  • Bucchianico: piccolo centro del chietino, è principalmente nota per aver dato i natali a San Camillo de Lellis, nella cui casa oggi sorge un santuario. Il borgo di stampo seicentesco, conserva alcune emergenze medievali, come il convento di San Francesco.

Basiliche e CattedraliModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture religiose dell'Abruzzo.

La religione cristiana in Abruzzo è una delle componenti fondamentali già dai tempi in cui i primi martiri impiegavano la propria vita per predicare una fede da subito accettata dalla popolazione, ci sono testimonianze già dal IV secolo d.C. di edificazione di cappelle e mitrei dedicati ai martiri. L'urbanistica religiosa assume una notevole importanza che supera quella cittadina; la fede e la cultura storica dei popoli abruzzesi risiedono infatti in ampie chiese nei paesi principali, nelle parrocchie campestri, nei monasteri benedettini esistenti sin dall'epoca tardo bizantina (come il monastero di Santo Stefano in Rivomaris a Casalbordino), ma iniziati a diffondersi dopo l'872 con la fondazione dell'abbazia di San Clemente a Casauria nella Val Pescara, poi nelle isolate chiesette nei sentieri del tratturo per offrire sostegno spirituale ai viaggiatori e pastori (molte sono diffuse lungo il tratturo Magno L'Aquila-Foggia, specialmente nella piana di Navelli), e nelle varie parrocchie dei paesi, e nelle cattedrali, come a Sulmona, Lanciano, Ortona, Vasto.

L'Aquila vede una massiccia presenza di chiese e monasteri, edificati dai parrocchiani dei leggendari 99 castelli (i borghi della vallata circostante dell'Aterno), che fondarono la città nel 1254, trasferendovi il potere delle parrocchie dei loro castelli, come Paganica, Bazzano, Roio, Camarda, Assergi, mentre nella metà del XIII secolo, a partire dall'operato di frate Pietro da Morrone (papa Celestino V) per la basilica di Santa Maria di Collemaggio, sorgevano i monasteri benedettini, dei francescani e dell'ordine Celestino, come Santa Maria dei Raccomandati, San Francesco a Palazzo, San Domenico, San Basilio Magno e Sant'Agnese, Santa Lucia dei Celestini.

La Badia di Collemaggio, sede principale dell'ordine celestino insieme all'abbazia di Santo Spirito al Morrone di Sulmona, fu completata la prima volta nel 1288, il 28 agosto 1294 vi fu incoronato papa Celestino il noto Pietro del Morrone, che istituì la "bolla del Perdono", da cui la festa della Perdonanza, e la basilica fu sede della prima Porta Santa della storia della Chiesa. La chiesa si caratterizza per il suo stile romanico, di derivazione umbro-laziale, divenuto secondo la critica l'esempio migliroe di questa corrente architettonica in Abruzzo, con i suoi tre rosoni a raggiera, i tre portali, dei quali quello centrale riccamente decorato da strombatura e colonnine, e piccole edicolette dove erano alloggiate statue di santi. Tutta L'Aquila beneficò sino al XIV secolo dell'architettura romanica, oggi riscontrabile soltanto nelle facciate delle chiese, e raramente anche negli interni.

Il romanico in Abruzzo si diffuse tra l'XI secolo e il XIV secolo. Questo stile fu utilizzato per il restauro e la ricostruzione di complessi monastici già esistenti da secoli, come il monastero di San Benedetto in Perillis (L'Aquila), la chiesa di San Paolo di Peltuinum e l'abbazia di San Clemente a Casauria e la basilica valvense di Corfinio. Tali monasteri subirono svariati danni per mano umana (le invasioni Saracene) o a causa di terremoti, ragion per cui nel corso dei secoli XI e XII molti interventi di ripristino vennero apportati specialmente all'abbazia di Casauria e ai monasteri della Majella (San Tommaso Beckett di Caramanico Terme, San Liberatore, San Martino in Valle). Il modello fu la ricostruzione dell'abbazia di Montecassino per volere dell'abate Desiderio, un modello dunque laziale, anche se in Abruzzo, in base alle committenze e alle maestranze impiegate, questo progetto benedettino centrale non venne completamente rispettato, e anzi gli abati si concentrarono sul fasto, sull'interpretazione libera del modello, sicché molti esempi romanici, alludono alla maniera lombardo-ticinese. Oltretutto San Clemente a Casauria sembrerebbe in alcuni punti essersi ispirata al modello pugliese della chiesa del Sepolcro di Brindisi[83], mentre lo stile pugliese, con tocchi marcatamente orientali, è visibile sia nella chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta (nella Marsica) e nell'abbazia di San Giovanni in Venere sulla costa teatina.

Nella zona aquilano-vestina gli esempi più importanti sono il complesso della chiesa di Santa Maria di Bominaco, con l'oratorio di San Pellegrino[84], sorta nel luogo della primitiva chiesa dove venne sepolto nel IV secolo il tal Pellegrino[85],la chiesa di San Paolo di Peltuinum a Prata d'Ansidonia, l'abbazia di Santa Lucia a Rocca di Mezzo e la chiesa di Santa Maria ad Cryptas presso Fossa; nelle zona marsicane e peligne le facciate della Cattedrale di San Panfilo di Sulmona, del Duomo di Corfinio, della chiesa di Santa Maria della Tomba, sempre a Sulmona, gli interi complessi della chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo dei Marsi e della Basilica dei Santi Cesidio e Rufino a Trasacco.

 
Il portale di San Clemente a Casauria
 
Interno della chiesa di Santa Maria di Propezzano

Nel teramano gli esempi più importanti sono la stessa Cattedrale di Teramo, realizzata ex novo nel 1158-1176, con facciata in stile romanico a salienti e tre navate[86], poiché la vecchia chiesa di Santa Maria in Parutinensis non era più adatta a svolgere le funzioni principali di sede diocesana, in seguito i complessi della chiesa di San Clemente al Vomano, della Cattedrale di Atri (solo l'esterno), della chiesa di Santa Maria di Propezzano, della chiesa di Santa Maria di Ronzano, della chiesa di San Giovanni ad insulam (Isola del Gran Sasso) e della chiesa di Santa Maria a Vico.
Nel pescarese invece si hanno gli esempi dell'esterno del Duomo di Penne(il portale, in quanto la facciata è una ricostruzione del 1947), della chiesa di Santa Maria del Lago a Moscufo e della chiesa di Santa Maria Maggiore a Pianella, oltre alla già citata Badia di Casauria. Nella fascia territoriale de L'Aquila, nonché nel capoluogo stesso, dal XIII secolo si sviluppò un romanico particolare, ancora oggi ammirabile nella maggior parte delle facciate delle chiese principali, come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, edificata nel 1287 per volere di Celestino V[87], con la caratteristica facciata a tre rosoni, e mattonelle bicrome in rosso e bianco, che rappresentano i colori civici della città[88],seguita dalla chiesa di Santa Maria Paganica, la chiesa di San Pietro a Coppito, la chiesa di San Marciano, la chiesa di Santa Giusta[89] (le quattro chiese maggiori dei rispettivi rioni storici) e la chiesa di San Silvestro, benché tali facciate delle chiese sparse nel rioni della città e nei borghi circostanti della conca vestina siano dozzine e dozzine. Sostanzialmente la facciata aquilana è a coronamento orizzontale, in pietra bianca del Gran Sasso d'Italia, con portale strombato ad arco a tutto sesto con lunetta affrescata, sormontato da un rosone a raggiera in asse.

 
Interno della collegiata di Santa Maria in Platea a Campli (TE)

I terremoti del 1456, del 1461 e soprattutto il disastroso terremoto aquilano del 1703 hanno recato gravi danni alla città, sfigurandola più volte, e imponendo delle ricostruzioni secondo le nuove correnti architettoniche. Un caso unico risulta la basilica di San Bernardino, avviata nel 1444 dopo la morte di Bernardino da Siena nel convento di San Francesco a Palazzo, i cantieri però ripresero dopo il terremoto del 1461, e si conclusero nel primo '500, offrendo uno dei simboli meglio riusciti dell'architettura rinascimentale abruzzese, con la facciata completata da Nicola Filotesio di Amatrice.
Caso diverso fu la sorta del duomo di San Massimo a L'Aquila, andato perduto completamente col terremoto del 1703, insieme alla chiesa di Sant'Agostino, alla chiesa delle Anime Sante, e alla chiesa di San Biagio d'Amiterno, che vennero riedificate ex novo su progetti barocchi.

 
Fotografie di Paolo Monti della facciata del Duomo di Teramo, dedicato all'Assunta: particolare della ghimberga gotica di Diodato Romano

Il duomo di Teramo consacrato a Santa Maria Assunta e San Berardo da Pagliara, ha origini antiche, nel 1158 per volere del vescovo Guido II iniziarono i lavori, poiché la preesistente cattedrale di Santa Maria Aprutiense in Largo Torre Bruciata, ossia l'attuale cappella chiesa di Sant'Anna dei Pompetti, era stata distrutta dall'incendio di Teramo da parte di Roberto II di Loritello. La nuova cattedrale fu costruita in altro luogo, più monumentale e maestosa, a tre navate, con il ricco portale romanico-gotico di Diodato Romano commissionato da Niccolò degli Arcioni vescovo; il duomo conserva presso l'altare l'Antependium di Nicola da Guardiagrele, eccellente orafo abruzzese, completato nel 1448, con scene di vita di Gesù.
Presso Teramo si trovano altre chiese interessanti dallo stile romanico-gotico, eccetto alcuni interni trasformati nello stile barocco: la chiesa di San Domenico sul corso di Porta Romana con eccellenti affreschi rinascimentali, la chiesa di Sant'Antonio di Padova in origine convento dei Francescani, sul corso De Michetti, con il portale romanico coevo alla chiesa di San Francesco a Campli (TE), la chiesa di Sant'Agostino rifatta completamente in stile neoclassico, e fuori Porta Reale il santuario della Madonna delle Grazie, frutto di un corposo restauro neogotico voluto da Francesco Savini negli anni '30 sopra l'antico convento benedettino di Sant'Angelo delle Donne, portato a compimento da Cesare Mariani; conserva però l'antico affresco del Cristo della vigna.

A Chieti, storica capitale dei Marrucini, il cristianesimo è documentato sin dal V secolo d.C., con la presenza di San Giustino di Chieti venuto a predicare da Siponto (Puglia). Durante il periodo gotico bizantino vennero edificate le prime chiese, quella dei Santi Pietro e Paolo ricavata dal tempio dei Dioscuri nel rione San Paolo, mentre su Colle Gallo venne edificata la prima basilica dedicata all'Assunta, e poi a San Tommaso; nell'XI secolo dopo il saccheggio di Chieti da parte di Pipino il Breve, il vescovo riconsacrerà l'edificio quale cattedrale di San Giustino; sempre nel V secolo fu eretta la cappella di Sant'Agata dei Goti, nel rione Trivigliano, ancora oggi esistente, ma molto modificata, con il portale gotico duecentesco, e gli interni barocchi.

 
Chieti, antica chiesa di San Paolo in un'incisione, oggi è stato riscoperto il tempio dei Dioscuri, in piazza dei Tempietti

Le chiese a Chieti continuarono ad essere edificate con l'arrivo degli ordini mendicanti, nel XIII secolo: San Lorenzo poi San Francesco al Corso dei Frati Conventuali, la chiesa di San Giovanni sede dei Cappuccini, la chiesa di Santa Maria della Civitella sede dei Celestini, nel XV secolo la chiesa di Sant'Andrea dei Padri Zoccolanti, sempre in quest'epoca la nuova chiesa di Santa Chiara delle Clarisse dentro le mura, su via Arniense, l'ex monastero di San Domenico sul corso Marrucino, demolito nel 1913; queste chiese però sono state ampiamente modificate nello stile tardo barocco nel XVIII secolo. La sovrapposizione stilistica delle chiese teatine è continuata sino al primo ventennio del Novecento, quando la cattedrale di San Giustino venne rifatta negli esterni barocchi, su scelto lo stile pseudo gotico, che modificò anche il portale di accesso laterale il campanile, e prospettante sulla piazza, con maestosa ghimberga. Il campanile era l'unico elemento gotico rimasto con la parte superiore rifatta nel XV secolo da Antonio di Lodi, il quale realizzò la classica cuspide ottagonale, alla stessa maniera delle torri campanarie di Teramo, Atri, Penne, Città Sant'Angelo, Corropoli.
Negli anni '60 anche l'antica cripta di San Giustino verrà spogliata dei fastosi arredi barocchi, e riportata a una sobrietà duecentesca.

 
Veduta in una foto storica di Pescara vecchia, viale Umberto I, ossia via D'Annunzio e la chiesa di San Cetteo

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Quanto a Pescara, la storia e i cittadini stessi non sono state molto clementi con il patrimonio artistico della città: documenti dell'abbazia di San Giovanni in Venere, che aveva il potere del feudo nel XII-XIII secolo, dimostrano che l'antica "Piscaria" rinata dalle rovine di Aternum, vale a dire il quartiere di "Porta Nuova", possedeva almeno 6 chiese, tra cui l'antica cappella di San Cetteo, e una chiesa gestita dall'ordine dei Templari: Santa Maria di Gerusalemme.

 
Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Pescara, storica parrocchia dell'ex comune di Castellammare

Nel XVI secolo fu realizzata la fortezza spagnola sopra glia antichi bastoni bizantini, ancora visibili sino al XVIII secolo sull'attuale via dei Bastioni, e vennero realizzate altre chiese, altre gestite dagli ordini mendicanti erano già in loco: in pratica si aggiunsero su via dei Bastioni la chiesa del Rosario, dove venne battezzato Gabriele d'Annunzio, e la chiesa di San Giacomo, santo caro agli spagnoli che avevano in possesso Pescara - gli altri monasteri esistenti erano quello di San Francesco lungo il corso Manthoné, di Sant'Agostino presso il bastione fortificato di Sant'Antonio, e quello delle Benedettine, che sorgeva dove oggi sta il Mercato coperto "Porta Nuova".
Nel XIX secolo erano in piedi ancora il campanile a torre e l'impianto circolare della chiesa di Santa Gerusalemme, smantellato nel 1892, e poi nel 1902, con la torre campanaria, per un decennio rimase in piedi il monumentale arco di ingresso al corso Manthoné, dal viale Umberto I (oggi viale D'Annunzio), sicché il quartiere vecchio di Pescara fu chiamato per sfregio "porta Nuova".

La chiesa del Santissimo Sacramento o di San Cetteo, con la facciata rivolta su piazza Garibaldi, nel 1929 venne demolita per pericoli statici, su sollecitazione di Gabriele d'Annunzio al parroco, e su progetto di Cesare Bazzani, nel 1933-38 fu edificata una chiesa più monumentale e maggiore, la cattedrale di San Cetteo. Le due chiesetta di San Giacomo e del Rosario purtroppo furono distrutte dai bombardamenti del 1943 e non più ricostruite. Negli anni a seguire vennero erette nuove chiese in stile moderno ed eclettico a Pescara: il santuario del Cuore Immacolato di Maria, la chiesa dello Spirito Santo con monastero dei Francescani, in stile neoromanico (1963), la chiesa di Sant'Andrea in stile avveniristico (1962), la chiesa di San Pietro del Mare nel 2005, sul lungomare Matteotti.

 
Disegno dell'abate Pacichelli della pianta della Fortezza di Pescara

Quando all'altro ex comune vicino Pescara, Castellammare Adriatico, in origine aveva la parrocchia nella Basilica della Madonna dei sette dolori, edificata sui Colli nel XVII-XVIII secolo, ancora ben conservata nello stile rurale di campagna; nel 1886 fu eretta la nuova parrocchia del Sacro Cuore di Gesù, nella piazza del mercato, in direzione della stazione Centrale, in stile neoromanico e neogotico; successivamente dopo la guerra vennero erette altre parrocchie in stile moderno: la nuova parrocchia della Beata Vergine del Rosario, la parrocchia di Gesù Bambino, la parrocchia di San paolo Apostolo, la chiesa col monastero di Sant'Antonio di Padova, dallo stile eclettico neoromanico toscano.

Chiese dei centri maggiori per provincia

Ad Atri (TE), storica capitale dei duchi Acquaviva, la chiesa di maggior pregio è la Basilica concattedrale di Santa Maria Assunta, realizzata nel 1110, e poi modificata nel XIII secolo, cime dimostrano gli esterni romanici, specialmente la facciata col rosone e il portale strombato di Raimondo del Poggio e Rainaldo di Atri. L'interno a tre navate fu decorato dagli affreschi di Andrea De Litio nella seconda metà del XV secolo, specialmente quanto riguarda il Coro dei Canonici, con le Storie di vita di Gesù e Maria. Al XIV secolo risalgono le chiese di Sant'Agostino con l'elegante portale di Matteo Capro da Napoli alla durazzesca, e la torre campanaria cuspidata di Antonino di Lodi, che realizzò anche il monumentale campanile del duomo atriano, poi le chiese di San Nicola di Bari, precedente al XII secolo, la chiesa dei Domenicani o di San Giovanni, e la chiesa di San Francesco, rifatta in monumentale stile barocco.

Presso Giulianova, ricostruita dall'antica "San Flaviano" nel 1471 per volere del duca Giulio Antonio Acquaviva, si conserva il duomo di San Flaviano di Costantinopoli, rifatto a pianta circolare all'interno, e ottagonale all'esterno, con una grande cupola sferica, uno dei principali esempi riusciti dell'architettura di derivazione toscana, in cui si prediligeva la città ideale;appena fuori le mura invece la romanica chiesa di Santa Maria a Mare, dove soggiornò anche San Gabriele dell'Addolorata, e poi il santuario della Madonna dello Splendore del XVII secolo.

 
Guardiagrele, prospetto del Duomo di Santa Maria Maggiore

Alle pendici della Majella orientale si trova Guardiagrele, l'edificio religioso principale è il duomo di Santa Maria Maggiore realizzato intorno al 1100 nell'area periferica cimiteriale, ma poi ampliato notevolmente nel XIII secolo, e infine nel XVIII secolo dopo il terremoto del 1706: la chiesa si fuse con altre due piccole cappelle, quella della Natività del Bambino, e della Madonna del Popolo. L'esterno si conserva ancora nel perfetto stile romanico-gotico, con la facciata centrale sovrasta dalla torre campanaria, che è un tutt'uno con essa, decorazioni a rilievo quali il finestrone a tutto sesto, e il portale strombato con il gruppo dell'Annunciazione,attribuito a Nicola da Guardiagrele; lateralmente la chiesa ha due portici, uno in pietra con un affresco della "Madonna del Latte", l'altro sulla destra ha il monumentale affresco delitiano di San Cristoforo, protettore dei viandanti.
Di interesse a Guardiagrele anche le chiese di San Francesco, o santuario di San Nicola Greco, dalla facciata gotica, e gli interni barocchi, la chiesa di San Nicola, la più antica di Guardiagrele, situata all'ingresso di via Roma da piazza Garibaldi, la chiesa della Madonna del Carmine in elegante stile eclettico liberty e neobarocco, ricavata dall'ex monastero di San Pietro Celestino, di cui rimane il portale gotico su via Modesto della Porta, la chiesa di Santa Chiara o della Madonna del Popolo, dal portale neoromanico rifatto da Felicetto Giuliante, e gli interni barocchi, e infine fuori le mura il convento dei Padri Cappuccini (XV-XVII sec)

Importante la città di Lanciano nel territorio frentano, nei pressi della costa teatina dei Trabocchi, a metà strada tra Chieti e Vasto. La città vanta una lunga tradizione religiosa, iniziata nel VII secolo d.C. con la venerazione di San Maurizio, il quale avrebbe salvato i lancianesi dall'attacco bizantino, di cui esisteva una chiesa in Largo dei Frentani, poi distrutta nell'800; successivamente nell'VIII secolo si verificò nel monastero dei Basiliani di San Legonziano, il famoso Miracolo eucaristico di Lanciano; la chiesa nel 1258 passò ai monaci Francescani, oggi è nota come santuario di San Francesco del Miracolo.
Nel XIII-XIV secolo sorsero altre chiese: la chiesa di Santa Maria Maggiore sul colle della Civitanova, la prima cattedrale lancianese, dotata curiosamente di doppia facciata, quella trecentesca di Francesco Petrini, che firmò il maestoso portale strombato, e l'altra pseudogotica, aggiunta nel XVII secolo insieme a due navate barocche alle originali tre navate gotiche; il tutto fu ripristinato nel 1968 dal soprintendente Mario Moretti, che si curò anche dei restauri aquilani di Santa Maria di Collemaggio, San Silvestro e San Pietro di Coppito, volto a riportare a tutti i costi le chiese allo stato originario medievale.

Oltre Santa Maria Maggiore, vennero erette le chiese di San Nicola di Bari nel rione Sacca, la chiesa e convento di Sant'Agostino, la chiesa di San Giovanni o della Candelora, di cui resta la torre, la chiesa di San Martino e quella di San Lorenzo nel rione Lanciano Vecchio, nonché nel rione Borgo delle chiese di Santa Lucia e la chiesa e convento di Santa Chiara d'Assisi, dotata di fortificazione aragonese nel XV secolo, di cui si conserva un torrione cilindrico sotto le mura. Nel XVIII secolo l'antica cappella di Santa Maria delle Grazie sulla piazza, zona allora periferica di Lanciano, si ampliò grazie ai privilegi papali che la elevarono a collegiata, e con nuovi lavori di ricostruzione, divenne l'attuale cattedrale della Madonna del Ponte.

 
Lanciano nel 1899, in vista la Basilica della Madonna del Ponte

Poco distante da Lanciano, sulla costa, c'è Ortona, la cui presenza cristiana è documentata dalle lettere di Gregorio Magno nel V secolo; l'antica chiesa di Santa Maria degli Angeli fu distrutta dai Normanni nell'XI secolo dopo una battaglia avvenuta con i conti Trasmondi di Chieti, nel 1258 ospitò le reliquie di San Tommaso Apostolo, riportate dal capitano Leone Acciaiuoli dall'isola di Chio, durante una spedizione militare; da allora Ortona divenne la città di San Tommaso, la cattedrale fu a lui consacrata. A causa delle gravi distruzioni belliche del dicembre 1943, le chiese oggi si presentano in maniera alquanto manomessa, alcune sono state riedificate daccapo, perdendo l'antico aspetto:

 
Interno della Basilica di San Tommaso, Ortona
 
Chiesa della Madonna delle Grazie, Ortona
  • Cattedrale di San Tommaso Apostolo: principale chiesa di Ortona, distrutta nella facciata e nella cupola dei tedeschi, il 21 dicembre 1943, è stata riconsacrata nel 1949 in stile misto, aspetto neoromanico fuori, il campanile ricostruito in maniera diversa, la cupola rispetta quella originale, l'interno presenta pitture di Tommaso Cacsella, delle quattro cappelle laterali si conserva quella dell'Ultima Cena o del SS. Sacramento, con bassorilievi del 1845.
  • chiesa della Madonna delle Grazie: in piazza San Francesco, ricostruita daccapo dall'antico convento dei Padri Zoccolanti voluto nel 1430 da San Giovanni di Capestrano, per siglare la pace tra Lanciano e Ortona.
  • Ex chiesa di San Domenico e di San Francesco: la prima è sul corso Matteotti, sconsacrata già prima della guerra, fu monastero dei Domenicani, oggi è biblioteca diocesana, l'ex monastero invece è adibito a scuola media; la seconda chiesa dei Francescani sorgeva in piazza Risorgimento, oggi si conserva l'ex monastero, adibito nell'800 a residenza, noto come palazzo De Benedictis.
  • chiesa di Santa Caterina Martire e monastero di Sant'Anna: fondato nel XIII secolo per volere di Celestino V, fu monastero sino al XIX secolo, pi fu casa del Fascio, e nel 2002 è divenuto sede della biblioteca civica e del MUBA - Museo delle Battaglia di Orotna del 1943; la chiesa internamente conserva l'antico aspetto barocco.
  • Chiesa di San Rocco: in piazza di Porta Caldari, ingresso al centro ortonese mediante il corso Vittorio Emanuele, risale al XVII secolo, e si conserva nello stile neoclassico, ultimo restauro ottocentesca. Il campanile a torre è dell'epoca fascista.
  • Chiesa di Santa Maria di Costantinopoli: si trova nel quartiere San Giuseppe; fu eretta nel XIII secolo, durante l'attacco turco del 1566 un soldato si sarebbe convertito all'affresco bizantino della Madonna col Bambino. Danneggiata col monastero dalla furiosa guerra del 1943, i canadesi infatti assaltarono il monastero, riconvertito dai tedeschi a ricovero dei feriti, è stata restaurata in modo grossolano, oggi è sede dell'Opera Salesiana.

Sulmona, capitale dei Peligni e principale città della conca peligna, è famosa per la presenza del gotico e del barocco di derivazione napoletana. A causa dei terremoti, come quello del 1456, e soprattutto quello disastroso della Majella del 1706, ha perduto gli stili originali, molte chiese sono state riedificate nello stile tardo barocco napoletano, altre sono andate perdute per sempre, come i monasteri di Sant'Ignazio dei Gesuiti e di Sant'Agostino, di cui si conserva il mirabile portale angioino rimontato sulla facciata di San Filippo Neri a piazza Garibaldi.

Le chiese di maggior pregio, che conservano tuttavia uno stile eterogeneo, come facciata tardo romaniche e gotiche, e interni barocchi, sono la chiesa di San Francesco della Scarpa con il retro rivolto sulla piazza, sede per volere di Carlo d'Angiò dei Francescani, poi nei pressi di Porta Napoli la chiesa di Santa Maria della Tomba, una delle parrocchie sulmonesi che meglio si conservano nello stile romanico, poi presso la villa comunale la cattedrale di San Panfilo, con la facciata romanica e il portale gotico (XIV sec) di Nicola Salvitti), e l'interno barocco, ma la cripta romanica, con affreschi e un rilievo della "Madonna delle Fornaci".

 
Sulmona, chiesa di Santa Maria della Tomba

Sul corso Ovidio, in posizione centrale, prospetta il monumentale complesso della Santissima Annunziata, tra i più noti alle cronache del Regno di Napoli, la chiesa purtroppo fu ricostruita daccapo in stile barocco napoletano dopo il sisma del 1706, conservando tuttavia preziosi arredi, come la statua della Madonna nella cappella omonima, l'organo ligneo del XVII secolo; mentre l'attiguo palazzo Annunziata conserva una stratificazione di stili, che va dal gotico pieno, la porzione del portale di accesso ai Musei civici, con la torretta dell'orologio, al rinascimentale, con il portale architravato più piccolo. Meritano interesse anche il monastero di Santa Chiara d'Assisi sulla piazza Garibaldi, rifatto in stile barocco, con il convento sede del Museo diocesano, poi fuori le mura l'abbazia di Santo Spirito al Morrone, voluta da Pietro del Morrone.

Vasto è l'ultima città principale d'Abruzzo, al confine col Molise. La presenza cristiana si ha già dal VI secolo, con la costruzione della chiesa di Sant'Eleuterio, dove oggi sorge la chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore, dominata dal monumentale campanile, detto "Battaglia", in quanto fu una torre di difesa longobarda. Presso l'antica Histonium, ossia il quartiere di San Pietro, sorse sopra il tempio di Cerere la collegiata di San Pietro, andata purtroppo distrutta con la frana del 1956, e resta solo il magnifico portale gotico di tal Rogerio de Fregenis, che realizzò anche il portale dell'ex chiesa di Sant'Agostino, elevata da Giuseppe Bonaparte a insigne collegiata di San Giuseppe, oggi è il duomo di Vasto.

Soprattutto nel Settecento, con privilegi dei priori e dei Marchesi d'Avalos del Vasto, le chiese furono ampliate, alcune costruite x novo:, sicché oggi non si conserva nessun interno romanico, Vasto per questo è detta una delle "città barocche" d'Abruzzo; vennero costruite la chiesa della Congrega del Carmine, la chiesa di San Teodoro, la chiesa della Santissima Annunziata, già dal XIII secolo esisteva il monastero di Santo Spirito dei Celestini, poi riconvertito nel 1819 a Teatro Rossetti, fuori le mura a nord fu eretto il convento dell'incoronata, sede dei Cappuccini, a sud invece presso il Piano d'Aragona, la chiesa santuario di San Michele, divenuto patrono di Vasto dopo l'epidemia di colera del 1837.

Chiese dei centri minori

Campli (TE): questo paese del teramano è molto piccolo, conserva tuttavia chiese notevoli grazie a privilegi papali, vescovili e alla presenza della duchessa Margherita d'Austria; le chiese di maggior interesse sono quella di San Francesco, con l'ex monastero sede distaccata del Museo Nazionale d'Abruzzo dell'Aquila, molto bella per il portale romanico di facciata coevo a quello di Sant'Antonio d Padova a Teramo, poi la collegiata chiesa di Santa Maria in Platea sulla piazza principale con la facciata barocca, il campanile medievale, l'altare interno di Sebastiano da Como, la cripta affrescata; il monastero di San Bernardino da Siena voluto da San Giovanni di Capestrano, la chiesa del Battista in contrada Castelnuovo, collegata alla Porta Angioina, e infine la pieve di San Pietro in contrada Campovalano (XI sec).

Caratteristica di Campli è la Scala Santa, un santuario dentro la cittadina, voluto nel XVIII secolo molto simile alla Scala Santa di San Giovanni in Laterano.

 
La chiesa abbaziale di San Tommaso Becket
 
Caramanico Terme, chiesa di San Tommaso Becket, particolare dell'architrave: Cristo docente
 Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Tommaso Becket (Caramanico Terme).

Anche chiamata San Tommaso Becket[90]. Chiesa romanica del XIII secolo, situata nella contrada omonima a confine col il comune di Salle. L'edificio attuale sorge su una pieve già citata nel IX secolo, ed era circondato da altri edifici monastici ora decadenti. La pianta è a tre navate e presenta tre livelli altimetrici, il più basso all'ingresso, il superiore dall'altare conduce all'abside centrale e presenta una piccola cripta con un pozzo centrale di acqua sorgiva. La facciata a salienti è scandita da tre portoni e quattro semicolonne, residuo di un portico mai realizzato, con un rosone centrale e due piccole monofore.

 
Affresco della Deposizione, dall'abbazia di San Tommaso

I portali laterali presentano stipiti e architrave con decorazioni floreali come le monofore sovrastanti mentre l'architrave del portale centrale è arricchito da un altorilievo (quasi tuttotondo) dei dodici apostoli con Cristo intronato centrale, dalla notevole qualità scultorea per l'epoca, l'anno 1118 e indicato in basso. All'interno le navate sono divise da colonne composite, a destra, e colonne quadrate, sulla sinistra, è presente inoltre una esile colonna monolitica in pietra con capitello corinzio, detta colonna santa, oggetto di venerazione da parte dei fedeli, i cui frammenti venivano asportati vantando proprietà taumaturgiche.

    • Collegiata di Santa Maria Maggiore o dell'Assunta:
 
Caramanico Terme, Chiesa di Santa Maria Maggiore: statua ornamentale del XV secolo.

La chiesa si trova nel centro di Caramanico ha esterni gotici con portale ad arco acuto raffigurante l'incoronazione della Vergine (vedi foto in Storia): colonne composite a tortiglioni e due pilastri più esterni ornati da edicole con elementi simbolici sorreggono l'architrave la cui iscrizione rivela l'autore, certo Nicolaus Teutonico, e la data di realizzazione, 1476. Al di sopra la sacre raffigurazione: la Vergine ha ai lati Dio Padre e il Cristo, tutte e tre le figure sono intronate e circondate da figure oranti e angeli. Ancora lungo corso Bernardi l'esterno della chiesa mostra sculture di apostoli, pellegrini e cantori, interessante notare gli strumenti musicali quattrocenteschi, liuto e ghironda. Il campanile laterale che si affaccia sulla via è una torre in pietra con grande cella campanaria, e una cuspide piramidale aggiunta nel XIX secolo. L'impianto della chiesa è rettangolare, con la facciata a salienti, e l'abside posteriore semicircolare.

L'interno a tre navate si mostra figlio di varie trasformazioni artistiche e causa dei terremoti, tra i quali il grave terremoto della Majella del 1706, che ha costretto il rifacimento barocco. Del primitivo impianto romanico non rimane quasi nulla, se non il rialzo del presbiterio, sotto cui si trova la cripta. Di fronte all'attuale ingresso fu innalzato l'altare più venerato dell'Assunta, celebrata il 15 agosto, ricco di intarsi lignei dorati, e colonne tortili in pietra della Majella e marmi policromi, esso mostra la volta e i pilastri affrescati con scene tratte dalla Vita della Madonna e di Gesù: originale è la presenza di Dio Padre in cima, l'edicola posta al centro dell'altare, circondata da volti alati di putti, ospitava la statua della Vergine Assunta, dell'XI secolo, posta su prezioso ostensorio di rame dorato, attribuito alla scuola di Nicola da Guardiagrele, trafugata però nel 1950. Lo scultore Nicola D'Antino di Caramanico, famoso per i monumenti abruzzesi fascisti, realizzò una copia perfetta, oggi al posto dell'originale.
A destra dell'altare dell'Assunta si trova quello del Crocifisso, con una statua lignea del XV secolo, di cui sono possibili scoprire tre momenti della Passione, guardandola da diverse angolature, partendo da sinistra: Cristo sofferente, Cristo in agonia, Cristo morto.. A sinistra del portale di accesso c'è il battistero del 1572 in legno, finemente lavorato, gli altari laterali incassati in preziose cornici sono del XVIII secolo, presso l'abside si trovano delle tele, il coro ligneo, il grande organo settecentesco.

La Chiesa di Santa Maria Maggiore è attualmente chiusa al pubblico a causa del cedimento del "monaco" nelle volte, verificatosi nella notte del 18 gennaio 2017 e dovuto al peso eccessivo dell'eccezionale nevicata. La Sovrintendenza Regionale ha provveduto alla messa in sicurezza e presto partiranno i lavori per il rifacimento del tetto e i restauri interni[91].

      • Chiesa di San Domenico:
 
Chiesa di San Domenico

Pregevole chiesa dei Padri Domenicani (XIII secolo), situata nella parte centrale di Caramanico, in via Vittorio Emanuele. La chiesa appartenne sino al XVIII secolo ai padri Domenicani, quando il monastero fu soppresso, e dedicato ad altri usi, oggi si conserva ancora in parte, posto a strapiombo sulla strada che costeggia il paese, ossia via Umberto I. Attualmente la chiesa è sconsacrata, adibita ad auditorium per mostre ed eventi, ma l'interno si conserva ancora molto bene, in un impianto semplice, a navata unica rettangolare, con volta a botte lunettata, trabeazione, e paraste che dividono i lati con le nicchie dove c'erano i santi. L'insieme interno è neoclassico, rifatto dopo il sisma del 1706, l'esterno invece si presenta molto ornato, conservando lo stile gotico trecentesco, tanto da essere paragonato per interesse artistico alla collegiata di Santa Maria Maggiore.

 
Ex chiesa della Santissima Trinità

L'esterno ha la facciata quadrata, con il portale centrale gotico ad arco ogivale, a doppia strombatura, con le colonne tortili ed a spina di pesce, e doppia fila laterale di colonne decorate da capitelli compositi. La lunetta doveva essere affrescata. Lo sovrasta ancora il rosone centrale a raggiera, anch'esso decorato da doppia fascia di cerchia colonnata a spina di pesce, mentre la raggiera presenta eleganti intarsi di pietra. Un secondo portale, che ricorda quello della chiesa di San Francesco in Guardiagrele, è affacciato su via Vittorio Emanuele, ed è più elaborato dell'altro, decorato da ghimberga superiore in pietra concia, e arco ogivale ornato da colonne tortili. Si conserva parte di un affresco rinascimentale sulla lunetta. Non si esclude che l'ordine di finestre attuale sia posticcio, rifatto sopra quello originale, di cui è possibile ammirare un esempio sul retro, una bifora manomessa dagli interventi settecenteschi, e un'altra bifora murata. Nel piazzale retrostante si accede all'ex convento, in stile settecentesco, con ordine regolare di finestre e portale architravato, da cui si accede al giardino dell'ex chiostro, oppure sulla sinistra agli ex appartamenti. Di interesse soprattutto il portale di ingresso, con la cornice in pietra bianca, e chiave di volta ornata da uno stemma.

    • Chiesa di San Nicola di Bari:
Portale esterno, e l'interno della chiesa di San Nicola

In Piazza Garibaldi, risale al XVI secolo, anche se si ipotizza che possa essere più antica. La lapide del portale monumentale riferisce del restauro del 1592 voluto dall'arcivescovo di Sulmona Matteo Sammiati, nel XVII secolo furono realizzati ampliamenti, il coro ligneo per volere di Pietro Bottino, produttore di seta locale. Nei lavori di rifacimento dopo il terremoto del 1706, fu modificato il campanile con la costruzione della cuspide a cipolla in stile napoletano, mentre di originale si conserva la nicchia con la statua in pietra del santo, del XII secolo. L'imponente facciata in stile neoclassico ottocentesco, è stata ripulita dallo sporco del tempo, ha cornice mistilinea, coronata da quattro paraste che la dividono verticalmente in tre settori. Ai lati ha due eleganti portali settecenteschi, al centro il portale rinascimentale manierista del 1592, caratterizzato da pietra finemente intagliata, con la vivacità delle colonne tortili finemente lavorate a motivi vegetali.

 
Facciata monumentale della chiesa di San Nicola di Bari

Questo portale è sormontato da due nicchie nelle quali si trovano le statue dei Santi Pietro e Lucia, con le chiavi del Paradiso e il vassoio con gli occhi del martirio, commissionate da Pietro Bottino, al centro invece c'è la statua di San Nicola. L'interno della chiesa è a tre navate, divise da doppia fila di pilastri, con due restringimenti ai lati dell'altare, realizzati per ricavarne ambienti come la sacrestia e l'ufficio parrocchiale. Le volte settecentesche sono ornate da intarsi, al rigore neoclassico si sostituisce la grazia dei riccioli e intrecci vegetali rococò. Ai lati delle navate ci sono gli altari settecenteschi ornati da stucchi e finti marmi policromi, dedicati a vari santi e ai Misteri del Rosario: spicca il terzo altare a destra dell'ingresso che reca l'icona bizantina della Madonna del Carmine (XIV secolo). Il pulpito pregevole di scuola napoletana è intagliato con eleganti fiorami dorati e inquadrati da cornici rinascimentali.
La cantoria è della metà del XVIII secolo, in legno dorato posta sulla controfacciata, e reca scolpiti i tradizionali miracoli del santo di Bari; nelle altre formelle si ripetono motivi pastorali e altri ornamenti barocchi. Di Nicola D'Antino si conserva la statua lignea dell'Immacolata, posta sulla sinistra dell'ingresso, interessanti sono due dipinti ad olio su tela, opera di Donato Teodoro di Chieti: Cacciata di Adamo ed Eva dal Paradiso - Cacciata dei venditori dal Tempio.

      • Convento dei Cappuccini di San Lorenzo:

Si trova nella periferia nord-ovest di Caramanico, nella località San Lorenzo. Il convento fu fondato nel 1590 sopra la cappella di San Lorenzo, vi si celebrarono i capitoli provinciali del 1627, 1632, 1796 e 1821, in seguito fu soppresso con le leggi piemontesi. Nel 1866 fu riacquistato dai Cappuccini, e riconsacrato nel 1901, tornando in piena attività solo negli anni '60. In quest'occasione si sono svolti dei lavori di restauro, piuttosto compromettenti per la storica struttura, che hanno rovinato la facciata, rendendola moderna, il chiostro del convento invece è stato ripristinato, seguendo il modello originale, nel 1985. Il convento è una casa di accoglienza per gruppi giovanili, famiglie, comunità, essendo un ambiente favorevole alle esigenze dello spirito, nonché per sacerdoti e religiosi che vanno a Caramanico per le cure termali. Dell'antica chiesa dei Cappuccini rimangono il tabernacolo ligneo del 1728, posto sul presbiterio, un pregevole paliotto in cuoio e la pala dell'altare maggiore, opera di Silvestro Buono (1598) ritraente la Gloria di San Lorenzo. Aveva anche altari laterali, ma nel 1740 sono stati ricollocati in varie chiese a Sulmona. La facciata è una imitazione di quella che doveva essere sino al XIX secolo, è a salienti, terminazione a spioventi, rosone centrale ad oculo, e nartece porticato che immette all'ingresso vero e proprio.

  • Celano (AQ): vi si conservano la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista con la facciata romanica, e importanti affreschi rinascimentali di Silvestro di Giacomo da Sulmona, rinvenuti negli interni originalmente stuccati, trattano del tema dei Santi e della Vita di Cristo; poi la chiesa di Sant'Angelo, tra le più antiche, la chiesa della Madonna delle Grazie, e appena fuori il paese il convento di Santa Maria di Valleverde.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Monumenti di Città Sant'Angelo.
  • Città Sant'Angelo (PE): si ricordano la collegiata di San Michele con il portale trecentesco e la torre campanaria di Antonio di Lodi, la chiesa di Sant'Agostino sul colle del castello, il complesso monastico di San Francesco sul corso Vittorio Emanuele, e la chiesa di Santa Chiara, realizzata a pianta triangolare, uno dei rari casi di sperimentalismo barocco architettonico in Abruzzo.
 Lo stesso argomento in dettaglio: Centro storico di Penne.
  • Penne (PE): si conservano il duomo di San Massimo e Santa Maria degli Angeli, le chiese di Sant'Agostino, di San Panfilo, di San Nicola, i monasteri di San Domenico, di San Giovanni Evangelista, di Santa Chiara e delle suore Gerosolimitane di San Giovanni Battista, unica chiesa d'Abruzzo ad avere un monastero di monache donne dell'Ordine di Malta.

A Manoppello, appena fuori il paese (ivi si segnalano le chiese di San Nicola e San Pancrazio Martire) si trova la basilica del Volto Santo, ritrasformata nel 1965 dall'antico convento dei Cappuccini, sede della preziosa reliquia, poi verso Chieti si trova un un colle la gotica abbazia di Santa Maria Arabona, una delle principali abbazia abruzzesi dell'ordine Cistercense.

Tra le numerose chiese di Pescocostanzo spicca la Basilica di Santa Maria del Colle, realizzata nel XII secolo, restaurata ampiamente dopo il terremoto del 1706 in stile barocco, con il soffitto a cassettoni, l'elegante portale e una cappella dedicata al Sacramento; sempre in centeo si trova l'antico monastero di Santa Scolastica, più noto come Palazzo Fanzago, sede delle Clarisse, e sede attuale del Museo del merletto a tombolo; sopra un piccolo colle roccioso che sovrasta Pescocostanzo si trova la cappella di Sant'Antonio abate, cappella dell'antico castelliere del paese.

Presso Popoli (PE), presso le fole della Majella, che fungeva da punto di incrocio con le tre vie che portavano nell'Abruzzo Teramano, nell'Abruzzo Aquilano sulmontino, e nell'Abruzzo Citeriore di Chieti lungo il fiume Aterno, si ricordano la chiesa di San Francesco dalla facciata gotica, le due chiese gemelle della Santissima Trinità e San Lorenzo, rifatte dopo il sisma del 1706 nel XVIII secolo

Dintorni de L'Aquila

 
Chiesa di Santa Giusta, Bazzano (L'Aquila)

Nei dintorni del capoluogo, nella valle dell'Aterno, si segnalano varie chiesette di elevato interesse artistico: la chiesa di Santa Giusta fuori le mura alle porte di contrada Bazzano, in stile squisitamente romanico, la chiesa di San Michele in contrada San Vittorino, dove si trovano le spoglie del vescovo amiternino Vittorino di Amiternum, la chiesa avrebbe origini longobarde, e fu sede della prima diocesi aquilana insieme alla cattedrale di San Massimo di Forcona, i cui resti si trovano in contrada Civita di Bagno; poi ancora di valore il santuario della Madonna di Roio a Poggio di Roio, edificato per un miracolo avvenuto nel XVI secolo, il convento di San Giuliano voluto da San Giovanni da Capestrano, sede di una ricca biblioteca. Presso contrada Paganica si segnalano la parrocchia dell'Assunta, la chiesa barocca dell'Immacolata Concezione, il monastero delle Clarisse di San Bartolomeo, e sopra la parte più elevata dove sorgeva il castello, la chiesa di Santa Maria del Presepe. Presso il cimitero si torva una chiesa romanica che si conserva perfettamente, l'ex collegiata di San Giustino, mentre lungo la strada per Assergi si trova incastonato nella montagna rocciosa il santuario della Madonna d'Appari, con gli interni completamente affrescati da un pittore imitatore di Saturnino Gatti, uno dei più celebri pittori rinascimentali aquilani

 
Assergi, chiesa di Santa Maria Assunta
 
Convento di Sant'Angelo, Ocre

Infine ad Assergi si segnalano la parrocchiale di San Franco o dell'Assunta, in stile romanico, e verso Campo Imperatore il santuario di San Pietro della Jenca, la cappella di San Franco, e la chiesetta della Madonna della Neve, presso l'hotel "Campo Imperatore"

Nella vallata dell'Aterno e nella piana di Navelli si trovano vari altri tesori medievali. Il comune di Fossa, appena fuori le mura, conserva la preziosa chiesa di Santa Maria ad Cryptas, restaurata nel 2019, con un importante ciclo di affreschi duecenteschi, paragonato a quelli dell'abbazia di Santa Lucia di Rocca di Cambio (AQ) e dell'oratorio di San Pellegrino di Bominaco (AQ).

Nei pressi, nel comune di Ocre, sono da segnalare il convento di Sant'Angelo arroccato su uno sperone roccioso, e il monastero di Santo Spirito, una fortezza risalente al XII secolo, oltre alle chiese del paese: la parrocchia di San Giacomo, le chiese di San Panfilo e San Martino.

Ancora danneggiata dal terremoto del 2009, presso Sant'Eusanio Forconese, è la basilica collegiata di Sant'Eusanio Martire, del XIII secolo, con una bella cripta ancora conservata, l'interno tardo rinascimentale, ornato da affreschi di Saturnino Gatti. Presso Fontecchio si conserva invece l'ex monastero di San Francesco d'Assisi in contrada San Pio, dagli interni barocchi, e dall'ex monastero recentemente restaurato e adibito a sala convegni.

 
Bominaco, chiesa di Santa Maria Assunta, il ciborio

Dopo Rocca di Cambio con l'abbazia di Santa Lucia, riaperta nel 2018, con il ricco corredo di affreschi duecenteschi, nella vallata di Navelli e San Pio delle Camere si segnalano la chiesa di San Nicola in Prata d'Ansidonia con un antico ciborio romanico proveniente dalla chiesa di San Paolo di Peltuinum, eretta nel IX secolo nel sito archeologico di Peltuinum, lungo il tratturo magno.

Bominaco, nel comune di Caporciano, è ormai famosa per la presenza dell'antico monastero di Santa Maria Assunta, devastato nel 1423 da Braccio da Montone durante la guerra con L'Aquila, di cui restano intatte le chiese: la chiesa di Santa Maria Assunta dall'elegante aspetto romanico, e l'oratorio di San Pellegrino con ricco corredo di affreschi duecenteschi, ritenuto la "Cappella Sistina d'Abruzzo"; il ciclo è stato datato 1263, tra le opere oltre alle storie della vita di Gesù, c'è il "calendario Bominacese", che offre spunto di riflessione sulla vita liturgica di quell'epoca, quando il cenobio dipendeva dalla diocesi di Valva (Sulmona).

Presso Rocca Calascio s segnala l'oratorio rinascimentale ottagonale di Santa Maria della Pietà, mentre a Calascio paese si trovano le barocche chiese di San Nicola di Bari e di San Francesco o della Madonna delle Grazie, che conservano ancora l'impianto romanico della facciata quadrata secondo il modello aquilano, con il portale preceduto da portico.

 
Bominaco, oratorio di San Pellegrino, interno affrescato

Varie sono le cappelle campestri rinascimentali, edificate sulla via del tratturo Magno che da L'Aquila va alla Puglia, presso Navelli si trovano le chiese di Santa Maria di Centurelle (comune di San Pio delle C.), di Santa Maria delle Grazie a Civitaretenga, di Santa Maria delle Grazie nel territorio di Navelli, di Santa Maria in Cerulis, quest'ultima importante abbazia del XII secolo; scendendo verso Capestrano nella valle del Tirino si trova l'abbazia di San Pietro ad Oratorium, all'interno di un bosco, anch'essa dotata di ricco corredo pittorico dai caratteri bizantini, alla stessa maniera della chiesa di Santa Maria di Cartignano presso Bussi; questa chiesa però presso la facciata contiene un raro rilievo, il cosiddetto "quadrato del Sator" che recita sator arepo tenet opera rotas.
Nei dintorni di Capestrano si trova anche il monastero di San Francesco, fatto erigere da San Giovanni di Capestrano, con ricca biblioteca

Valle Subequana e confini laziali

Vi si trovano le chiese di Santa Maria Assunta, sede della collegiata di Castel di Ieri, poi il convento di San Francesco in Castelvecchio Subequo, dall'aspetto barocco, ma con una cappella dagli affreschi rinascimentali. Pare che San Francesco stesso si recò a Castelvecchio, volendo la costruzione del cenobio. In Gagliano Aterno si conservano le chiese di San Martino con ricco portale gotico a ghimberga, e la chiesa monastero di Santa Chiara, sede del Museo dell'orso.

Nel territorio di Carsoli, al confine della Marsica, si segnala la chiesa di Santa Maria in Cellis (1132), con portale e amboni romanici, presso Rocca di Botte e Pereto, nel bosco sorge il santuario della Madonna dei Bisognosi, anch'esso con affreschi rinascimentali nelle cappelle, e presso l'arco trionfale dell'abside il Giudizio Universale.

Monasteri e abbazia romaniche

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture religiose dell'Abruzzo.
  Le singole voci sono elencate nella Categoria:Architetture romaniche dell'Abruzzo e Categoria:Architetture gotiche dell'Abruzzo
 
Chiesa di Santa Maria di Ronzano in Castel Castagna (TE)

La religione cristiana in Abruzzo è una delle componenti fondamentali, già dai primi tempi dei martiri, che impiegavano la propria vita per predicare la fede cattolica, venendo accettata dalla popolazione, la quale costruì all'istante edifici adibito al loro culto. Per questo esempio si ricorda la costruzione della Basilica concattedrale valvense di San Pelino da Brindisi, rifatta però nell'VIII e nel 1000 dopo il saccheggio del 937, seconda sede della diocesi di Sulmona Valva. Anche per San Panfilo da Sulmona, benché non martirizzato, in quanto primo vescovo della città, già nel VII secolo esisteva una cappella a lui dedicata, ampiamente rifatta dall'abate Trasmondo nel Mille.

Per la presenza di chiese già adibite al culto cristiano, si hanno gli esempi di Penne, Vasto e Guardiagrele. Per la prima la fondazione della diocesi è dovuta alla figura semi-leggendaria di San Patras, discepolo dell'apostolo Pietro, che in pellegrinaggio raggiunse la città dei Vestini. Tuttavia con il martirio di San Massimo Levita di Aveia nel III secolo, quando nel IX secolo le sue reliquie vennero trasportate a Penne da Castiglione della Pescara (oggi Castiglione a Casauria) presso il tempio sacro eretto sull'altura del tempio di Diana, ossia la Cattedrale della Beata Vergine degli Angeli, poi di San Massimo Levita, Penne poté avere completamente il suo punto di riferimento religioso.

 
Particolare del portale maggiore dell'abbazia di Santa Maria di Propezzano

A Guardiagrele invece già dal V secolo vennero costruite, sopra templi romani, le chiese di San Donato (oggi San Nicola) e di San Silvestro, e Vasto insisteva la chiesa di Sant'Eleuterio a Castello Gisone, sopra cui oggi sorge la parrocchia di Santa Maria Maggiore. Come già spiegato, il romanico in Abruzzo procedette a fasi alterne, e sperimentò varie caratteristiche differenti in base alla conformazione territoriale. Ad esempio a L'Aquila si utilizzò la pietra calcarea locale giallognola, o quella bianco-rossiccia di Sassa, ricorrente nelle facciate di Santa Maria di Collemaggio e della fonte delle 99 cannelle; oltretutto occorre tener conto del fatto che le chiese furono ricostruite, insieme ai palazzi, a più riprese, benché si possa notare che il romanico aveva raggiunto da subito una piena caratterizzazione, seguendo il modello romano e umbro. Il 1308 è l'anno del completamento del portale di facciata della chiesa di Santa Maria Paganica del Quarto Santa Maria, esso mostra la caratteristica forte strombatura a colonnine caratterizzate da capitelli finemente lavorati a motivi fitomorfi, e la lunetta con il bassorilievo centrale della Madonna col Bambino, mentre altri portali, come quelli di Collemaggio, Santa Giusta, San Marciano, vennero ornati da affreschi del XV-XVI secolo.

 
Interno della cripta della chiesa di San Giovanni ad Insulam (Isola del Gran Sasso)

Le facciate delle altre chiese risalgono alla ricostruzione post sisma del 1349, alcune come quella della chiesa di San Silvestro mostrano un'impronta decisamente più gotica, seguendo lo stile umbro del gotico internazionale italiano di Assisi.
Il romanico della Majella e della Valle Peligna si avvalse sempre dell'uso della pietra, subendo influenze napoletane, ma anche una caratterizzazione a sé stante per quanto riguarda la lavorazione dei preziosi amboni abbaziali della bottega di Guardiagrele dei maestri Nicodemo, Roberto e Ruggero; tuttavia rimase sempre la caratteristica comune dell'impianto con facciata a salienti, croce latina o impianto rettangolare, abside semicircolare, facciata a salienti, un portale centrale, o tre, dei quali maggiore doveva essere sempre quello centrale, e in asse con uno o più rosoni radiali. Ne sono ancora esempio le abbazie di San Liberatore alla Majella, la chiesa di San Panfilo a Sulmona prima dei sostanziali rifacimenti trecenteschi e quattrocenteschi, la chiesa di Santa Maria della Tomba e quella di San Francesco della Scarpa dei Frati Minori, di cui resta l'esempio del portale della "Rotonda" prospettante sul Corso Ovidio.

 
Interno della chiesa di San Clemente al Vomano (Notaresco)

Nel pescarese il romanico interessò i centri di Moscufo, Pianella, Città Sant'Angelo, Loreto Aprutino, anche se oggi soltanto alcuni esemplari sono ben riconoscibili, l'abbazia dei SS. Giovanni e Vincenzo a Turrivalignani, la chiesa di Santa Maria Maggiore fuori le mura a Pianella, e la chiesa di Santa Maria del Lago di Moscufo. L'impiantistica rimane la stessa, cambia l'uso del materiale, non più pietra calcarea, ma ciottoli di fiume e laterizio in conci lavorati, alternati alla pietra bianca per le cornici dei portali, dei rosoni, degli amboni, dei cibori e degli altari.
Stessa cosa può dirsi per il romanico teramano, di cui si conservano alcuni esempi a Teramo (Duomo di Santa Maria Assunta, chiesa di Santa Caterina, chiesa di San Luca, ex monastero di San Giovanni a Scorzone, il convento dei Cappuccini, e la facciata antica del monastero di Sant'Angelo delle Benedettine, trasformato selvaggiamente in stile neogotico da Francesco Savini negli anni '30, quando era ormai conosciuto come il santuario della Madonna delle Grazie), poi ad Atri, con la pianta del Duomo di Raynaldo d'Atri (il portale maggiore è del 1305), Morro d'Oro, Sant'Omero, Notaresco, di cui si hanno i bellissimi esemplari della chiesa di Santa Maria di Propezzano, della chiesa di San Clemente al Vomano, della chiesa di Santa Maria a Vico, insieme ad altri complessi abbaziali della Valle delle Grandi Abbazie, come Santa Maria di Ronzano, San Giovanni ad Insulam (Isola del Gran Sasso), San Salvatore di Canzano.

 
Portale romanico di Raynaldo d'Atri (1305) della Basilica concattedrale di Atri

Nel chietino si conservano gli esemplari dell'abbazia di San Giovanni in Venere, fondata nel 1000, la città di Chieti doveva avere l'originario impianto della Cattedrale di San Giustino in stile romanico, ma a causa di vari rifacimenti, essa si presenta in uno stile misto, poi a Lanciano la storica facciata volta su via Garibaldi della chiesa di Santa Maria Maggiore, prima che l'asse fosse completamente ruotato verso l'abside nel 1317 dall'architetto Francesco Petrini, e infine presso la Majella orientale il borgo di Guardiagrele, di cui resta l'esempio della facciata monumentale con torre campanaria centrale del Duomo di Santa Maria Maggiore, eretta alla stessa maniera di altre chiese quali quella di San Pietro in Alba Fucens, nella Marsica, caratteristica non estranea ai primi cenobi benedettini sorti in tutto l'Abruzzo nel IX secolo, dotati di torri di guardia e di protezione dagli attacchi ungari e saraceni, che erano assai frequenti all'epoca.
L'uso della torre fortificata infatti comparve anche nei nuovi monasteri cistercensi, quali quello di Santa Maria di Casanova nella valle omonima, di Santo Spirito d'Ocre presso Fossa e Santa Maria Assunta a Bominaco.

Il Duomo di Teramo, rifatto nel 1168 e consacrato a San Berardo da Pagliara e Santa Maria Assunta dal 1933, quando si conclusero i restauri che vollero riportare alla luce il romanico dal barocco settecentesco, risale al 1158, quando iniziarono i lavori di rifacimento dopo che la storica cattedrale di Santa Maria Aprutiense in Largo Torre Bruciata venne distrutta dal Conte Roberto di Loritello. La caratteristica di questa chiesa, dallo stile misto, è l'impianto classico a pianta a croce latina, leggermente curvata, con interno a tre navate sostenute da robusti pilastri quadrati, poggianti su pulvini, e dall'arco trionfale che introduce all'altare. L'elemento principe romanico è il portale di Diodato Romano, realizzato seguendo già lo stile gotico, per la presenza della svettante ghimberga che arriva sino alla sommità della facciata, inglobando il portale romanico strombato ad arco a tutto sesto, e il rosone ad oculo in asse.

 
Incisione del portale gotico del 1375 della chiesa di Sant'Antonio abate in Chieti

Presso Chieti si conserva in stile romanico-gotico, benché con evidenti rifacimenti tardo ottocenteschi in stile revival, la chiesetta della Madonna del Tricalle, edificata sopra la struttura circolare del tempio di Diana Trivia (primi anni del XIV secolo). Ad Atri, come detto, c'è la Basilica cattedrale di Santa Maria Assunta consacrata nel 1100, celebre per il portale di Raynaldo d'Atri e Raimondo del Poggio, che mostra una strombatura più lieve. Alla metà del XIV secolo in città risalgono i complessi di San Domenico o San Giovanni, e di Sant'Agostino, con il portal realizzato, insieme a quello di Santa Maria Nuova di Cellino Attanasio, da Matteo Capro da Capua. Presso Giulianova si conserva il notevole esemplare della chiesa di Santa Maria a Mare, con il portale sempre di Matteo Capro, decorato con segni enigmatici.
In Guardiagrele oltre al duomo con il portale strombato ad arcata ogivale e gruppo scultoreo di Nicola da Guardiagrele dell'Annunciazione, si conserva la facciata della chiesa di San Francesco, dal portale a cornice a spina di pesce e tralci vegetali, incassato in una ghimberga gotica. La chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano invece risulta il complesso e articolato esito del rifacimento intorno al 1317, dell'intero impianto. L'antica facciata romanica, di cui resta un arco ogivale del portico, che precede il portale romanico vero e proprio con arco a tutto sesto e decorazione vegetale, prospetta su via Garibaldi, e la facciata trecentesca era l'abside dell'impianto di metà XIII secolo, eseguito con i contrafforti e le finestre tipiche dei cenobi cluniacensi. La facciata fu rifatta da Francesco Petrini da Lanciano, come testimonia l'epigrafe della lunetta del portale maggiore, che risulta essere il trionfo dell'interpretazione abruzzese dell'area Citeriore, della scultura gotica francese, che già aveva fatto la sua comparsa nell'area con Nicola Mancino da Ortona, che realizzò i portali di San Tommaso nella città, e di Santa Maria in Civitellis a Chieti.

 
Incisione storica del portale di Diodato Romano della Cattedrale di Teramo
 
Il complesso dell'Annunziata di Sulmona

Sul fianco di via Garibaldi, è da notare anche il portale che attualmente consente l'accesso alla chiesa, frutto di maestranze pugliesi, forse di Castel del Monte, dato che l'aspetto è molto simile al castello ottagonale federiciano, segno che la città di Lanciano, essendo sin dall'epoca angioina molto importante al livello commerciale, attraesse a sé anche maestranze e culture diverse che andavano oltre il confine regionale. Andando a Ortona, si conserva la Cattedrale di San Tommaso Apostolo, anche se in uno stile piuttosto artificioso e impoverito dell'originale fasto ante distruzione del 21 dicembre 1943. La chiesa esisteva sin dal XII secolo, fu ampliata con il portico ad archi ogivali e i due portali di Nicola Mancino, unici elementi medievali, dato che il corpo della cattedrale fu rifatto ampiamente dopo il saccheggio turco del 1566 in stile barocco.

A Sulmona si conserva la mirabile facciata del Palazzo Annunziata, facente parte del complesso della Santissima Annunziata sul Corso Ovidio, terminata nel 1320, anche se rimaneggiata più volte a causa dei terremoti del 1456 e del 1706. Rappresenta il trionfo del gotico abruzzese internazionale. La parte più antica del palazzo è il settore con la Porta dell'Orologio; tale orologio fu installato nel XVI secolo; il portone presenta come elementi decorativi la statua di San Michele, due coppie di colonne per lato che si prolungano oltre i capitelli, attorcigliandosi in simmetriche volute, per poi assottigliarsi e terminare in rosoncini.
Di poco superiore c'è la trifora ornata da colonnine tortili poggianti su leoni accovacciati e statuine a tutto tondo; presso gli stipiti sono raffigurate le Quattro Virtù, sul lato opposto il simbolo dell'Agnello Mistico dentro una raggiera, sostenuta da due angeli. Al di sopra è posto lo stemma civico.
La parte centrale del palazzo è di stampo rinascimentale; il portale principale dà accesso alla Cappella del Corpo di Cristo, adornato da ghirlande, festoni, timpani, volute, figure animali di rettili e uccelli, nella parte mediana ci sono due piedritti con due tondi e un gruppo scultoreo della "Madonna col Bambino tra angeli". Il portale è sovrastato da una bifora con due angeli che sorreggono lo stemma del Pio Ente della Casa Santa dell'Annunziata, decorato da motivi a candelabra e ricchi trafori.
L'ultima parte laterale del 1519-22 possiede un portale abbastanza classico, privo di timpano e di ridotte dimensioni; entro due tondi posti nei pennacchi sono rappresentati l'Angelo Gabriele e la Vergine. Nella base dei piedritti c'è lo stemma dell'Annunziata, e presso i pilastri i Quattro Dottori della Chiesa Gregorio Magno, Bonaventura, Sant'Agostino e San Girolamo.

Altri portali di pregio abbastanza conservati a Sulmona, sono quelli realizzati dallo scultore Nicola Salvitti, ossia della Cattedrale di San Panfilo, a forma di edicola votiva, con due colonne laterali terminanti a lanterna, ospitanti i santi patroni, poi di Santa Maria della Tomba, e di Sant'Agostino, che si rifà al gotico duecentesco degli Angioini di Napoli, oggi rimontato nella facciata della chiesa di San Filippo Neri.
A Vasto, a causa di vari rifacimenti nel XVII-XVIII secolo da parte della famiglia d'Avalos per ostentare il pregio della città, nonché per i dettami dei due rettori delle collegiate di Santa Maria Maggiore e San Pietro, oggi dell'architettura romanico-gotica si conservano solo due esemplari: il portale del Duomo di San Giuseppe, anticamente chiesa di Sant'Agostino, e quello della facciata di San Pietro, unico elemento lasciato in piedi dopo le demolizioni necessarie dovute alla frana del 1956 che interessò il costone a mare, del centro storico del quartiere Guasto d'Aimone.

 
Veduta del monastero delle Benedettine di Sant'Angelo, oggi santuario della Madonna delle Grazie, fuori la cinta muraria di Teramo. L'aspetto odierno neogotico è dovuto a rifacimenti degli anni '30 del Novecento

Il portale di San Pietro è ascrivibile a una scuola relativa a quella di Francesco Petrini di Lanciano, che firmò altri portali in città quali quello di Sant'Agostino e il rosone della chiesa di Santa Lucia, quello del duomo di San Leucio di Atessa nel 1312, e quello del Duomo di Larino nel 1319. Questa scuola pare che ebbe committenze anche ad Agnone nell'alto Molise, come dimostrerebbe il portale della chiesa di Sant'Emidio. A parere di altri questa bottega non ebbe radici profonde nel territorio abruzzese, come quella del Petrini, dato che questi portali hanno chiara impronta laziale-reatina, visto che il maestro che realizzò la facciata di San Pietro, è Rogerio da Fregene, il quale forse lavorò anche a quello della chiesa di Sant'Agostino

Elenco parziale delle basiliche e cattedrali:

 
Duomo dell'Aquila, dedicato ai Santi Massimo e Giorgio
 
Duomo di Vasto, dedicato a San Giuseppe

Monasteri, eremi e abbazieModifica

Nell'ambito chiesastico dunque, nel IX-X secolo abbiamo la fioritura dei grandi monasteri benedettini e poi cistercensi, quali l'abbazia di San Clemente a Casauria, la chiesa di San Clemente al Vomano, la chiesa di Santa Maria di Propezzano, l'abbazia di San Pietro ad Oratorium, il complesso benedettino di Santa Maria a Bominaco con il celebre pittoresco oratorio di San Pellegrino. Ma moltissimi altri furono i monasteri, oggi non più esistenti, che vennero fondati, testimoniati dei regesti dei monasteri di Farfa, San Vincenzo al Volturno e Montecassino, che prima dell'872, con la fondazione di San Clemente a Casauria, si spartivano il territorio ecclesiastico abruzzese. A causa, dunque dei rifacimenti, soprattutto a partire dall'XI-XII secolo con l'ingresso dell'arte romanica, non è possibile stabilire con certezza quale fosse il tipico stile dell'epoca franco-longobarda, e restano solo scarne testimonianze da documenti, come ad esempio la presenza di un pavimento a mosaico presso la chiesa di San Maurizio a Lanciano, stessa presenza riscontrata a Santo Stefano in Rivomaris, on in torri di avvistamento, comunque restaurate e manomesse nei secoli successivi alla loro costruzione.

 
Facciata di San Clemente a Casauria

L'architettura ecclesiastica primaria, come si è visto, specialmente durante la ricostruzione delle antiche città romane di Teate, Histonium, Interamnia, Anxanum, durante l'arrivo dei Longobardi e poi dei Franchi, si è mostrata attraverso la conversione degli antichi templi pagani in cenobi e cappelle votive dedicate alla Madonna, a San Michele Arcangelo (protettore dei Longobardi), a Santissimo Salvatore, o a San Pietro. E questi sono gli esempi della chiesa di San Giorgio, poi San Biagio di Lanciano, eretta sopra il tempio di Minerva (altri esempi in città si hanno con la chiesa di Santa Lucia sopra Giunone, Santa Maria Maggiore sopra Apollo), San Paolo di Chieti sopra il tempio dei Dioscuri, Santa Maria Aprutiensis in San Getulio sopra la domus romana del I secolo, San Pietro di Vasto sopra Cerere, Santa Maria Intus di Sulmona (oggi San Gaetano). Insomma, non solo per i centri, ma la colonizzazione e la riconversione cristiana degli antichi templi si sparse anche in quei piccoli santuari presenti lungo i tracciati antichi della via Valeria, della via Claudia Nova, della via Traiana, come ad esempio è stato dimostrato per Santa Maria a Vico nel teramano, da Francesco Savini e confermato dal Moretti[92]

 
Portale della Luna di San Giovanni in Venere

Parlando del romanico, si sviluppò in Abruzzo nel XII secolo circa, quando i monasteri, danneggiati da incursioni e da terremoti, dovettero essere restaurati. Dal Chronicon Casauriense di San Clemente si può ben comprendere il periodo di ricostruzione dell'abbazia da parte dell'abate Trasmondo, che nel 1075 volle restaurare questo cenobio, insieme alla Cattedrale di San Panfilo a Sulmona e alla Basilica di Corfinio. A questo periodo risale la facciata monumentale con il portico ad arcate che precede l'ingresso dato da tre portali, riccamente scolpiti con le scene di vita iniziale del monastero, che rievocano la sua fondazione da parte di Lotario II.
Dall'esempio di Casauria, uno dei più eminenti del romanico abruzzese, questo stile si diffuse, in maniera piuttosto eterogenea in tutto l'Abruzzo oggi conosciuto. Nel territorio della Majella i monasteri vennero restaurati con la pietra bianca della montagna, venendo arricchiti nell'ambito scultoreo e monumentale seguendo le orme dei monasteri di Roma e della Lombardia, con impianti rettangolari ad abside posteriore semicircolare, facciata tripartita ornata da archetti, lesene logge cieche, e portali a tutto sesto con lunette riccamente decorate, e grandi torri di guardia come campanile.

 
Dettaglio della facciata del Duomo di Atri

Per quanto è possibile desumere dalle chiese, che ancora in parte conservano l'aspetto romanico, lo stile della Majella si differenziò notevolmente dalle altri correnti romaniche de L'Aquila, di Teramo e di Chieti. Nel teramano venne impiegata sia la pietra che il mattone, e il romanico risentì dell'influsso umbro-marchigiano, come è visibile dalla facciata della Cattedrale di San Berardo a Teramo, dalla chiesa dei Cappuccini e, prima del suo restauro neogotico, dal santuario della Madonna delle Grazie, in cui l'impianto della facciata era o a salienti, tripartito da pilastri, oppure a coronamento orizzontale dalla forma quadrata, con ampio nartece di base porticato, e oculo centrale, solitamente ornato da rosone. Romanica è anche la facciata della Basilica di Santa Maria Assunta di Atri, che rappresenta il più felice esempio del tardo-romanico teramano (XIII secolo), che è a coronamento orizzontale, quadrata, con portale a tutto sesto strombato, che riporta già quelle decorazioni a tralci e fitomorfe più care allo stile gotico, così come la decorazione molto fine ed elaborata della raggiera del rosone.

 
Facciata di Santa Maria di Collemaggio

Del romanico a Chieti in provincia si hanno pochi esemplari, poiché la città fu più volte ricostruita, sino alla completa trasformazione barocca, benché l'antica Cattedrale di San Giustino, riconsacrata nel 1069, all'epoca avesse dovuto mostrare un aspetto romanico, insieme a Sant'Agata dei Goti, San Giovanni di Malta e Santa Maria sopra San Pietro. Lo stesso vale per Ortona, anche se la martoriata Cattedrale fu più volte distrutta e ricostruita fino al restauro del 1949, e oggi restano i pochi resti della basilica di San Marco in contrada San Donato, del IX secolo. Tra gli esempi più rivelanti figura l'abbazia di San Giovanni in Venere sulla costa dei Trabocchi, fondata dall'abate Trasmondo II di Chieti, molto importante per comprendere l'eterogeneità del romanico abruzzese, poiché mostra chiari influssi d'arte siculo-pugliese[93], specialmente per quanto concerne la triplice abside semicircolare, con motivi decorativi del tutto assenti nelle altre abbazie abruzzesi, che rievocano paesaggi d'Oriente. Tipicamente abruzzese invece è il "portale della Luna" della facciata, dove è rappresentata la Deesis, insieme a delle scene dell'Antico Testamento, in un conglomerarsi di personaggi e natura tipico della regione.
Nella Marsica, a causa dei disastrosi terremoti, l'ultimo del 1915, resta poco dell'architettura antica, sia romanica, che gotica o barocca, e i pochi esempi rimasti sono la Basilica dei Santi Cesidio e Rufino, in particolare il "portale degli Uomini", posto sul lato Piazza Umberto I di Trasacco, la facciata della chiesa di San Giovanni di Celano, la chiesa di San Pietro d'Albe ad Alba Fucens e l'interno della chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta a Rosciolo dei Marsi. Si tratta di un romanico molto simile a quello della Majella, ma che riprende più che altro il romanico laziale, e soprattutto quello aquilano, per lo stile delle facciate, dei portali e delle rose.

 
San Silvestro a L'Aquila

Parlando del romanico aquilano, costituisce un caso a sé, che ha fatto scuole per i centri limitrofi della valle d'Aterno e del Gran Sasso. La presenza di chiese è attestata sin dalla fondazione della città nel 1254, anche se a causa della distruzione di Manfredi di Svevia nel 1259, e del terremoto del 1349, si possono avere solo delle idee sullo stile primario dei principali edifici religiosi del centro. Lo stesso vale per il monumento simbolo del romanico abruzzese e aquilano: la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, completata nel 1288[94], ma sicuramente più volte restaurata. Dunque il romanico a L'Aquila prese avvio molto tardi, e risentì sicuramente degli influssi del nascente gotico. E la differenza tra questo romanico e quello di chiese di villaggi già esistenti prima della fondazione, come Camarda, Paganica, Arischia e Bazzano, è molto evidente in templi come la chiesa di San Giustino extra moenia di Paganica o la chiesa di Santa Giusta fuori le mura di Bazzano: il romanico è molto più sobrio, che si addice alle piccole chiese, con un semplice portale a tutto sesto lunettato, e una rosa di dimensioni minuscole, ma comunque molto ben ornata nella raggiera, tanto che si è parlato di collegamento con le altre strutture della chiesa di San Paolo di Peltuinum, dell'oratorio di San Pellegrino con la chiesa di Santa Maria a Bominaco, dell'abbazia di San Pietro ad Oratorium a Capestrano; lo stesso vale per Santa Giusta fuori Bazzano, risalente al XII-XIII secolo, mostrante tutti i tipici aspetti dell'antico romanico abruzzese primario.
L'Aquila invece, nelle facciate di Collemaggio, di Santa Maria Paganica, di San Silvestro, di San Pietro di Coppito (post restauro 1974), di Santa Giusta, di San Marciano, di San Pietro di Sassa, di Santa Maria di Roio, Santa Maria di Forfona, mostra lo stesso schema, adottato anche nelle chiese di alcune frazioni, di cui si parlerà: una facciata quadrata a coronamento orizzontale di archetti pensili, suddivisa da cornici, con una grande rosa centrale a raggiera a colonnine tortili che culminano in un piccolo cerchio baricentrico, e portale fortemente strombato ad arco a tutto sesto, con doppia cornice, e lunetta ornata da affreschi oppure da sculture, come nei casi di San Silvestro, Santa Maria di Roio e Santa Maria Paganica, che solitamente rappresentano l'incoronazione della Vergine col Bambino.

Elenco parziale:

Castelli e torriModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture militari dell'Abruzzo.

Il castello abruzzese dalle origini all'epoca angioina

I primi incastellamenti ufficiali dei centri d'Abruzzo ci furono con l'arrivo dei Normanni nell'XI secolo, i quali edificarono delle fortezze vere e proprie sopra i villaggi sorvegliati dalla torre di controllo longobarda. Ad un paesaggio costantemente mutevole, come quello abruzzese, corrisponde una non comune varietà di tipi e forme di architettura fortificata diffusi nel territorio, qualificato da singolari rielaborazioni di modelli importanti, e da espressioni del tutto originali. Si parla del castello di Rocca Calascio o del Forte spagnolo dell'Aquila, il primo sorto nell'epoca normanna come presidio centrale fortificato sopra un borgo, il cui elemento più antico è la torre quadrata centrale, o maschio, mentre le torri angolari a scarpa sono più tarde, del XV-XVI secolo, costruite durante la dominazione mediceo-farnesiana; il forte Cinquecentesco è un caso del tutto particolare per la città, poiché si adottarono tecniche innovative da parte dell'architetto Pedro Luis Escrivà (1534), e venne edificato come presidio militare per contrastare eventuali attacchi dei cittadini contro i nuovi dominatori spagnoli, piuttosto che elemento costituente del tessuto edilizio ed economico sociale della città.

Numerose sono le torri isolate nei boschi e nelle montagne abruzzesi, quasi tutte di origine medievale (Torre della Fara, Torre di Goriano Valle, Torre di Beffi Vecchio, la Torre di Sperone Vecchio, Torre di Forca di Penne), dall'impianto quadrangolare, circolare o poligonale (come la torre del Castello Piccolomini di Pescina, o del Castello Mediceo di Capestrano), usate come punti di avvistamento. Con il sopraggiungere di nuove esigenze tattiche, le torri dapprima isolate, sono divenute elementi di più ampie e articolate fortificazioni. Si parla del sistema di fortificazione militare delle coste del Regno di Napoli voluto da Carlo V d'Asburgo, e poi dal successore Duca D'Alba, che ad intervalli regolari e in base alla caratteristica orografica del territorio (alture, punti aspri e difficilmente conquistabili dal mare), eresse varie torri di guardia per prevenire attacchi via mare (tipo da Venezia) da pirati turchi. In Abruzzo soprattutto nella costa teramana si hanno le torri meglio conservate (Torre della Vibrata, del Vomano, la torre Carolina di Martinsicuro); il punto divisorio dei "due Abruzzi" costituito dalla foce della Pescara,m presso l'antica città romana di Aternum rifatta nel XIII secolo attorno a un sistema fortificato bizantino-longobardo, fu ampiamente fortificato dal 1510 al 1563 ca. dal Duca D'Alba sotto il progetto di Eraldo di Balreduc, e venne così edificato il mastodontico fortino del Pescara, a pianta trapezoidale irregolare, con sette grandi bastioni lanceolati, cella stessa tecnica del Castello Cinquecentesco dell'Aquila, che racchiudeva in sostanza il piccolo abitato di Pescara, l'attuale quartiere Porta Nuova, posto a sud del fiume, benché all'epoca fosse quasi completamente abitato da una parte dai militari alloggiati nelle casermette, e dall'altro parte del forte, a nord del fiume, dalla caserma di guardia con la gabella del dazio del sale.

 
Porta San Martino, Castelvecchio Calvisio
 
Prospetto del Castello Orsini di Avezzano

Tra le torri più antiche dell'Abruzzo c'è quella del paese di Castel di Ieri (AQ), mentre uno degli esempi più tardi di torri di guardia, anche se in questo caso a carattere monumentale e di sorveglianza del passaggio dei pastori sul tratturo, è la torre Medicea di Santo Stefano di Sessanio, eretta nel XV secolo. Più rare sono gli esempi di torri cintate, ossia "dongioni" collegati alla cerchia muraria del paese, erette per la propria estrema difesa, di cui l'esempio migliore è la Torre di Introdacqua (AQ).
La torre unita al castello-recinto invece, come si è detto, ha origini molto antiche: tale torre puntone, a pianta quadrata, irregolare o pentagonale, era posta a monte del recinto fortificato, quasi sempre a forma triangolare, benché esistano eccezioni quali il castello recinto di Fagnano, il castello di Barisciano, il castello di Ocre. L'esempio più felice, ancora in piedi benché gravemente danneggiato nel marzo 1424 dalle truppe di Braccio da Montone durante l'assedio dell'Aquila è il castello di San Pio delle Camere, a pianta triangolare, con le torri laterale, ancora in parte riconoscibili, e la grande torre puntone parallelepipeda; il castello è completamente staccato dal paese risorto nel XV secolo, quasi a pelo col terreno della piana di Navelli, e del tratturo Centurelle-Montesecco.

Nella Marsica si hanno esempi di continue sovrapposizioni architettoniche, poiché si tratta quasi sempre di ricostruzioni e miglioramento per resistere agli assedi di antiche strutture risalenti alla prima edificazione di torri-puntone di controllo nel X-XI secolo dai Conti dei Marsi, che avevano ereditato e comprato, mediante matrimoni combinati e accordi con le abbazie di Farfa e Montecassino, tutto ilo territorio dell'ex provincia Valeria, vale a dire l'attuale Marsica, dalla forca di Cocullo alla Val Sorana (il confine è Balsorano), da Tagliacozzo alla Piana del Cavaliere di Carsoli e Pereto. Questi castelli furono realizzati nella caratteristica mista, ossia alcuni si svilupparono dalla originale torre puntone a pianta triangolar,e come le rocche di Oricola, Pereto e Scurcola, e in seguito alla conquista di Gentile Virginio Orsini, e poi dei Colonna nella metà del Quattrocento, vennero ampiamente ristrutturati, pur seguendo l'antico impianto. Vennero però rifatte daccapo le torri a muratura circolare o a scarpa, modificando le storiche strutture a pianta poligonale, vennero scavati fossati, create delle piazze d'armi all'interno del cortile, create le bocche da fuoco e le archibugiere.

Due esempi: Rocca Calascio e Roccascalegna

 
Veduta di Rocca Calascio e della cappella della Madonna della Pietà
 Lo stesso argomento in dettaglio: Rocca Calascio e Castello di Roccascalegna.

Di certo è da notare l'architettura, decisamente unica, di questi due castelli abruzzesi. Il primo sovrasta il comune di Calascio (AQ), e il secondo Roccascalegna (CH). Le prime notizie della rocca di Calascio risalgono al XII secolo, quando il contado faceva parte della Baronia di Carapelle Calvisio[95], anche se il primo documento ufficiale è del 1380. Il documento cita il castello come una torre quadrata isolata nell'altopiano di Campo Imperatore, questa torre per il materiale dei conci lapidei risalirebbe all'epoca romana mentre all'epoca sveva risale l'ampliamento con quattro torri angolari e la cinta muraria perimetrale, rendendo Rocca Calascio simile al castello federiciano di Termoli, e divenne un baluardo necessario per l'avvistamento, e il controllo dei traffici e dei viandanti in transumanza lungo i due tratturi L'Aquila Foggia e Centurelle Montesecco. Nel XV secolo, quando fu possesso dei Piccolomini e poi dei Medici (1461-63), la rocca subì dei restauri che modificarono le torri angolari a pianta cilindrica, con l'abbellimento delle merlatura a beccatelli, e il potenziamento delle feritoie e caditoie per resistere agli assalti. Nel 1579 Costanza Piccolomini vendette il castello al Granduca di Toscana Alessandro de' Medici, mentre nel 1703 la rocca veniva seriamente danneggiata dal terremoto dell'Aquila, con conseguente semi-distruzione del borgo medievale che si era sviluppato ai suoi piedi.

 
Rocca Calascio

La rocca è costruita in pietra locale, e le fondamenta si uniscono con la roccia nuda in un solo blocco. Il nucleo più antico è il maschio centrale quadrangolare, in parte smozzicato nella cima per via del sisma del 1703, mentre intorno si staglia la cortina muraria quadrangolare che da una parte conserva le merlature a ghibellina, e le torri angolari cilindriche, che anch'esse probabilmente avevano il rivestimento alla ghibellina. Accanto la rocca, oltre al borgo, fu costruito l'oratorio di Santa Maria della Pietà (XVI secolo) a pianta ottagonale. Col tempo, soprattutto per via della location scelta nel1985 per il film Ladyhawke, il castello è divenuto meta di un fiorente turismo, dato anche il paesaggio scenografico che offre alla vista dalla cima montuosa, sulla valle dell'Aterno, Campo Imperatore, il Corno Grande, e la piana di Navelli.

Leggenda del Barone Corvo de' Corvis

Il castello di Roccascalegna è legato a una leggenda popolare riguardante lo jus primae noctis, ossia il diritto esercitato dal signorotto del feudo di turno, di coricarsi con la novella moglie di una coppia fresca di matrimonio, prima del marito. La leggenda del barone Corvo de' Corvis, famiglia feudataria di Roccascalegna dal XVI al XVII secolo, di cui si ha la certezza di un Vincenzo de Corvis nel 1599, è stata oggetto di varie manipolazioni, poiché ogni versione è arricchita di particolari nuovi, ma si concentra sul tema principale della notte di matrimonio.

Il barone era descritto come un essere odioso e violento, che praticava la magia nera, con l'aiuto di un corvo che lo accompagnava, e che trattava malamente il paese infeudato. All'ennesima pretesa di esercitare la legge della prima notte sulla fresca coppia appena sposata dei popolani, nell'anno 1646, la moglie del popolano, secondo altre versioni lo stesso marito travestito da donna, si fece accogliere al castello, e quando si coricarono al letto, pugnalò il barone a morte. Il barone divincolandosi, premendosi la ferita colla mano, avrebbe lasciato un'impronta sul muro della torre, la quale sempre secondo le dicerie locali nel 1940 crollò a causa di mancati restauri.

 
Veduta del castello di Roccascalegna e della chiesa di San Pietro

Il castello di Roccascalegna fu eretto sopra il cocuzzolo del monte che sovrasta la valle del Rio Secco. Venne dapprima eretta nel VII secolo una torretta di avvistamento da parte dei Longobardi, il castello è citato nel 1320, poi mancano notizie sino al 1525. Il primo proprietario documentato fu un certo Annicchino De Annicchinis, soldato tedesco giunto in Abruzzo al servizio del capitano Giacomo Caldora, che lo ricompensò con Roccascalegna. I discendenti Raimondo, Alfonso e Giovanni Maria, che tenne il feudo dal periodo aragonese di Ferdinando il Cattolico sino all'ascesa al potere nel Regno di Napoli di Carlo V di Spagna. Essendosi Giovanni macchiato di delitti, nel 1528 perse il castello, che fu affidato i signori Ricci di Lanciano, e poi ai Carafa. Nel 1584 tornò nel regio demanio, poi affidati ai De Corvis di Sulmona. L'ultimo discendente di questa famiglia Annibale III de Corvis, dette il castello nel XVIII secolo al conte di Palena, della famiglia Nanni, che detenne il castello sino ai primi anni dell'800, quando venne abbandonato, sino al recupero del 1985 per destinato a struttura turistica.

Il castello infatti in epoca recente, soprattutto con dei servizi fotografici e delle scelte di set cinematografici azzeccati, è diventata una vera attrazione di massa della Valle dell'Aventino. Esso è accessibile dalla parte storica di Roccascalegna, attraverso Porta da Terra, e dal piazzale della chiesa baronale di San Pietro. Una scalinata ripida, scavata nella roccia, conduce all'accesso alla rocca, dove si trovano i resti dell'antico ponte lavatoio, e del fossato antistante. Varcato il portone di accesso, sorvegliato dalla torre nord a pianta cilindrica, si trovano i resti di un'altra torre quadrata, quella che sarebbe crollata nel 1940, e dove nel 1646 sarebbe stato ucciso il barone Corvo de Corvis. La struttura, soprattutto nella parte ad est, si fonde completamente con la cresta rocciosa, e sono visibili tre torri cilindriche (la Torre Angioina, la Torre del Carcere e del Magazzino) fuse con la muratura, le quali sono state adibite oggi a Museo delle Armi da Guerra e del Brigantaggio, mentre la parte ad ovest non presenta tracce di manomissioni in muratura, dato che la cresta stessa della roccio montuosa costituisce da sé un valido baluardo difensivo contro gli attacchi. Fa da cornice e cerniera solo il camminamento delle guardia e una cortina muraria che si raccorda alla torre cilindrica dell'ingresso, e alla torre della sommità, a pianta quadrata. Il corpo centrale del castello vede una piazza d'armi, e una cappella del XVI secolo, sconsacrata da secoli, e divenuta sede di convegni e mostre fotografiche.

Il castello abruzzese nel Quattrocento

La classica rocca quattrocentesca abruzzese adottò generalmente la pianta quadrilatera con le cortine sempre più spesse lungo i lati, e più bassi torrioni cilindrici agli angoli, tecniche innovative portate appunto dagli Orsini da una parte, e dagli Aragonesi dall'altra, che anticiparono il loro arrivo. Gli esempi migliori di questo passaggio architettonico sono il castello Piccolomini di Celano, eretto sopra l'antico fortilizio dei Conto dei Marsi, e il castello Piccolomini di Ortucchio. Una gran parte delle antiche rocche dei Conti Berardi andarono in possesso nel 1463 ad Antonio Maria Piccolomini, seguace di Ferrante I d'Aragona. Il Piccolomini adottò delle nuove tecniche difensive, facendo scavare ad esempio il fossato sia a Celano che a Ortucchio, cingendolo di ulteriori mura di cinta e di un passaggio secondario a Ortucchio, poiché prima del 1875 sorgeva sopra un isolotto separato dalla terraferma per la presenza del lago Fucino, che sarebbe divenuto il posto principale per la gabella della pesca. Oltre ai fossati, il Piccolomini cinse il castello di Cleano con una cerchia muraria di torrette alternate, livellò il piano della torre maestra, e creò un impianto quadrangolare con quattro torri angolari identiche l'una all'altra, decorate da merlatura ghibellina bertesche, mentre all'interno fu creato un chiostro quadrato con delle arcate sovrapposte. Per Ortucchio invece il Piccolomini inglobò la torre maestra, trasformandola a pianta quadrata, con merlature superiore e beccatelli, e trasformando a scarpa le quattro torri angolari.

 
Torre di Sperone Vecchio (Gioia dei Marsi)
 
Il castello aragonese di Ortona
 
Incisione storica del Castello Caldora del Vasto

Altro caso interessante è la Rocca Orsini di Scurcola Marsicana, che ha l'impianto semi-ellittico poiché dal maschio poligonale dei Berardi, rifatto poi nel XV secolo da Francesco di Giorgio Martini da Siena, partiva la doppia cinta muraria che terminava con due torri angolari, formando una sorta di triangolo isoscele. Il forte è dotato di possenti bastioni angolari con pianta a scarpa, che sostituirono le torri poligonali, e presto la rocca di Scurcola divenne uno degli avamposti di Gentile Virginio Orsini meglio fortificati dell'Abruzzo. Stessa cosa può dirsi per il castello Caldoresco di Vasto fatto edificare introno al 1439 da Giacomo Caldora sopra un fortino preesistente, e fortificato con i quattro bastioni lanceolati intorno al 1450 dal figlio Antonio Caldora. Di complessa lettura perché modificato a più riprese, e ancor di più dal XVIII secolo in poi, quando una parte rivolta verso Piazza Rossetti fu occupata da una costruzione, il castello Caldora del Vasto fu progettato dall'ingegnere Mariano di Jacopo detto "Taccola": una successione di beccatelli in pietra e archi ogivali faceva da cornice all'intera costruzione a pianta quadrangolare, con quattro grandi bastioni lanceolati a mandorla, anch'essi ornati da successione di arcatelle cieche. Dotato di fossato, quando il castello divenne inservibile nel Settecento, fu privata di una torre a bastione che sorgeva insieme alle altre che ancora oggi sono visibili al centro dell'impianto. La costruzione fu rimaneggiata ancora nel 1499 da Innico I d'Avalos, quando a questa famiglia Vasto venne donata da Ferrante I d'Aragona.

Epoca aragonese, il Forte Cinquecentesco dell'Aquila e la fortezza di Pescara Il capitano di ventura di partito angioino Giacomo Caldora nel 1413-21 ottenne vari feudi in Molise e Abruzzo, tra cui Civitaluparella, Ortona, Pacentro, Canzano, e infine Vasto, dopo la vittoria contro il capitano Braccio da Montone a L'Aquila (2 giugno 1424). Prima di Alfonso I d'Aragona, il Caldora apportò, insieme anche alla famiglia Cantelmo con sede del potere a Popoli, varie modifiche alle fortificazioni dei borghi, usando la torre a pianta poligonale ottagonale o pentagonale, in certi casi dovendosi adattare all'orografia del territorio, e inserendo alte torri di guardia all'interno della fortezza, come per il caso del castello Caldora di Pacentro. Nel 1422-39 circa, il Caldora rifece le mura di Ortona e di Vasto, rendendole più spesse, e maggiormente difendibili da torri di guardia, poste anche al centro della città, di cui si conservando ad esempio a Ortona la Torre del fortino Caldora, la Torre dei Baglioni in via d'Annunzio, e a Vasto la Torre di Bassano in Piazza Rossetti. Alfonso d'Aragona apportò nuove tecniche nel periodo 1442-52, erigendo sopra una vecchia fortezza angioina il Castello Aragonese di Ortona.

 
Ingresso asburgico al Forte Cinquecentesco, L'Aquila

Alfonso adottò lo schema diverso, usando un impianto trapezoidale irregolare, purtroppo oggi non visibile interamente a Ortona, in quanto una porzione del castello è franata nel 1946, e sino al 2009 il castello non ha subito alcun intervento di recupero, dopo gli ulteriori danni bellici del 1943-44. Caratteristiche sono le torri cilindriche a scarpa, quattro agli angoli, le maggiori, e altre due poste a intervallo lungo le mura a doppio piano, mentre all'interno del campo si trovava una palazzina privata del castelliere, oggi scomparsa a causa dei danni del 1943. La tecnica aragonese consiste infatti proprio nell'uso del torrione cilindrico a doppia muratura per contrastare l'impatto delle palle di cannone, assorbendone la forza dell'urto.

 Lo stesso argomento in dettaglio: Fortezza di Pescara.

L'ultimo esempio notevole di innovazione architettonica in Abruzzo dei fortilizi, è dato dal Forte spagnolo dell'Aquila, dato che l'altra coeva fortezza spagnola di Pescara, composta da cinque bastioni a sud del fiume presso il villaggio abitato, e altri due a nord del fiume dove si trovava la caserma d'artiglieria, è andata quasi completamente smantellata dalla metà del XIX secolo ai primi anni del XX secolo. Oggi infatti di essa rimane solo il muro delle casermette in via delle Caserme, dove è stato allestito nel 1982 il Museo delle Genti d'Abruzzo. I bastioni erano a sud del fiume Aterno, a circoscrivere il borgo vecchio di Pescara: Sant'Antonio (sud-ovest), San Rocco (sud-ovest), San Giacomo (sud, piazza XX Settembre, oggi piazza Alessandrini), San Nicola (sud-est), San Cristoforo (est, corrispondente a piazza Unione), e poi altri due a nord del fiume a racchiudere la caserma d'artiglieria e la gabella: San Vitale e San Francesco, nell'area tra via Caduta del Forte, corso Vittorio Emanuele e il campo militare Rampigna. Il castello Cinquecentesco dell'Aquila invece, eretto nel 1534 su progetto di Luis Escrivà per volere di don Pedro Alvarez di Toledo, viceré di Napoli, comportò la distruzione di una parte delle mura della città e della porzione a nord-ovest del Quarto Santa Maria: l'impianto venne concepito a pianta quadrangolare, con quattro monumentali bastioni lanceolati per impedire ogni sorta di attacco, venne scavato un profondo fossato, venne realizzato un solo ponte in pietra per l'accesso al portale monumentale ad arco, con la cornice decorata da architrave a fregi, tra cui lo stemma asburgico dell'aquila bicefala.

Si annoverano il Forte San Carlo sopra Montorio al Vomano, eretto quando l'Abruzzo Ulteriore Primo passò nel dominio spagnolo nel XVI secolo, e poi la fortezza di Civitella del Tronto. Il forte di Montorio doveva rappresentare un valido baluardo difensivo, insieme alle fortezze di Civitella e Castel Manfrino a Valle Castellana, eretto per volere di Manfredi di Svevia, ma non è sopravvissuto sino ad oggi, sicché ne rimangono dei ruderi.

La fortezza borbonica di Civitella è una realizzazione militare imponente, frutto di vari rifacimenti, a partire dal primo castello normanno fino ai rifacimenti angioini e aragonesi. La conformazione attuale risale alla costruzione del 1559, durante il regno di Filippo II di Spagna, poiché il fortino aragonese non serviva più per resistere agli assedi d'artiglieria, considerano che il territorio di Teramo fu saccheggiato dalle truppe pontificie durante la guerra del sale del 1556-57. La fortezza pertanto, occupando tutto il colle sovrastante l'abitato di Civitella, divenne un baluardo imprendibile, offrendo anche rifugio alla popolazione nei momenti di massima allerta, mentre in cima fu eretta la piazzaforte con le caserme militari e la casa del governatore

Elenco parziale:

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura_in_Abruzzo § Caratteristiche_dei_castelli,_fortificazioni,_torri.
 
Fortezza di Civitella del Tronto: Porta Hohensalzburg

Borghi più Belli d'ItaliaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Borghi più belli d'Italia.

Della classifica della comunità culturale dei Borghi più belli d'Italia, l'Abruzzo è al secondo posto dopo l'Umbria, con 23 borghi certificati tra i migliori del Paese per conservazione del territorio e del patrimonio artistico, oltre all'adeguata valorizzazione culturale.

Palazzi storiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Architetture civili dell'Abruzzo e Architettura_in_Abruzzo § Il_gotico_abruzzese_nell'architettura_civile.

Interessante ripercorrere la storia del palazzo civile in Abruzzo, una delle costruzioni documentate più antiche, se si escludono le ville romane e le domus di campagna, è la casa di Buccio di Ranallo a L'Aquila (XIV sec), seguita dalle Cancelle, sempre a L'Aquila, antichi archi di bottega del pesce. Il palazzo assunse nel XV-XVI secolo i connotati della casa patrizia delle ricche famiglie, come dimostrano le case rinascimentali a Teramo dei Melatino e degli Antonelli, ma anche dimostrarono la nuova residenza del signore feudale, che man mano andava abbandonando le strutture fortificate arroccate sui monti. Le residenza ducali assunsero connotati barocchi, anche alcune strutture fortificate come il castello Piccolomini di Celano o il Palazzo d'Avalos a Vasto assunsero i connotati di dimore gentilizie, sino a che si passò nel XIX secolo alla dimora borghese,m dallo stile neoclassico ed eclettico.

 
Palazzo Centi (L'Aquila)
 
Palazzo arcivescovile (Chieti)
 
Portici del corso Vittorio Emanuele (L'Aquila)

L'Aquila

Pescara

  • Palazzo di Città e torre littoria
  • Palazzo del Governo - sede della Provincia
  • Casa natale di Gabriele d'Annunzio
  • Circolo Aternino - ex sede comunale
  • Palazzetto Imperato - edificio liberty sul corso Umberto I
  • Palazzo delle Poste - sul corso Vittorio Emanuele, stile razionalista
  • Torri Camuzzi - in Largo F. Delli Castelli, avveniristico edificio completato nel 2011

Chieti

  • Villa Frigerij - Sede del Museo Archeologico Nazionale
  • Palazzo de Mayo - Sede della Fondazione CariChieti
  • Palazzo OND - Sede del Museo universitario di scienze biomediche
  • Palazzo della Banca d'Italia - attuale sede comunale
  • Palazzo di Giustizia
  • Palazzo arcivescovile
  • Palazzo Martinetti Bianchi (attuale sede del Museo d'arte Costantino Barbella)
  • Palazzo Toppi
  • Palazzo Lepri

Teramo

Altri palazzi

Siti archeologiciModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Cultura in Abruzzo.
 
Tempio romano di Chieti

MuseiModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Musei dell'Abruzzo.

Monumenti pubblici e fontaneModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Arte_in_Abruzzo § Scultura.
 
La Nave di Pietro Cascella, Pescara

L'Abruzzo è da ricordare per la numerosa presenza di fontane in pietra, alcune realizzate in epoca medievale, di pregevole fattura, come la fontana delle 99 cannelle (1272) a L'Aquila, e la Fontana del Vecchio (XV sec) presso Sulmona, a conclusione dell'acquedotto svevo della piazza. Non c'è comune abruzzese che non abbia la sua fontana, le ultime realizzate in stile pregevole ottocentesco usando la pietra e la ghisa, come le fontane della villa pubblica di Chieti (in origine stava sul sagrato del Duomo), di piazza Garibaldi a Sulmona, di piazza Vittorio Emanuele a San Valentino in Abruzzo Citeriore, di piazza San Tommaso a Ortona (andata distrutta nella guerra), il gruppo della Fontana vecchia di Nicola D'Antino in piazza Duomo a L'Aquila, e all'ingresso del corso Vittorio Emanuele, sempre del D'Antino (1934), la Fontana luminosa.

Allo stesso modo si caratterizzano dei monumenti in pietra e ferro battuto, eseguiti ai primi del Novecento per commemorare i padri fondatori della patria, quali Vittorio Emanuele II, Garibaldi, Umberto I, di Vittorio Emanuele esiste una bella scultura in piazza della Libertà a Giulianova, opera di R. Pagliaccetti, mentre tra le sculture più recenti si ricordano la Fontana "La Pescara" nella piazza municipale a Pescara, le opere di Pietro Cascella: il Monumenti ai caduti di piazza Garibaldi, La Nave del 1987 sul lungomare Matteotti, le sculture sul ponte Risorgimento.

Aree naturali, montane e marineModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Aree naturali dell'Abruzzo e Impianti sportivi dell'Abruzzo.
 
Sorgenti del Verde (Fara San Martino)

SpiaggeModifica

 
Faro di Punta Penna a Vasto
 
Spiaggia di Silvi

L'elenco è parziale.

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

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  3. ^ L'Agriturismo in Abruzzo non conosce crisi
  4. ^ Abruzzo/Turismo: Di Dalmazio, In Crescita Sia Presenze Che Arrivi - Yahoo! Notizie Italia, su it.notizie.yahoo.com. URL consultato il 12 luglio 2012 (archiviato dall'url originale l'8 luglio 2012).
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  70. ^ Giuseppe Grossi, Castello Piccolomini, Terre Marsicane. URL consultato il 21 ottobre 2016.
  71. ^ La Repubblica, 27-04-2006
  72. ^ L'episodio è citato - tra gli altri - anche dallo storico Niccola Palma nella sua opera sulla diocesi di Teramo Storia ecclesiastica e civile della regione più settentrionale del Regno di Napoli: detta dagli antichi praetutium, ne' bassi tempi Aprutium oggi città di Teramo e diocesi Aprutina. Che contiene gli avvenimenti dal 1530 al 1830 (Volume 3, ed. Angeletti, 1833). Il figlio Giuseppe non viene qui chiamato per nome, ma solo col soprannome L'Occupante, in contrapposizione al Generale dei Colli che era invece il De Donatis. Lo Januarii invece riporta nomi e cognomi dei fratelli Fontana; una ricerca più approfondita viene effettuata dallo scrittore Luigi Coppa-Zuccari nella sua opera L'invasione francese negli Abruzzi (1798-1815) (Roma, Tipografia Consorzio Nazionale, 1939).
  73. ^ Santuario San Gabriele, Teramo, L'Eco di San Gabriele, 2009, p. 4.
  74. ^ Storia di Pescara: ecco cosa rimane della Fortezza Borbonica. - IlPescara.it, su ilpescara.it, aprile 2016.
  75. ^ R.D.L. 2 gennaio 1927, n. 1 - Riordinamento delle circoscrizioni provinciali - Wikisource, su it.wikisource.org. URL consultato il 4 giugno 2019.
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  88. ^ Basilica di Santa Maria di Collemaggio a L'Aquila, su pelignanet.it.
  89. ^ Pier Angelo Leosini, Ibid., pagg. 65, 54, 75, 94, 166
  90. ^ La chiesa è rinominata nel Novecento con l'attuale nome, era in origine dedicata a San Tommaso Becket, martire inglese
  91. ^ Lavori Santa Maria Maggiore
  92. ^ M. Moretti, Architettura Medioevale in Abruzzo (dal VI al XVI secolo), p. 8
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Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica