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Gradese
Graisan
Parlato inItalia
Parlato inIsola di Grado (Provincia di Gorizia)
Altre informazioni
TipoSVO flessiva - sillabica
Tassonomia
FilogenesiIndoeuropee
 Italiche
  Romanze
   Italooccidentali
    Occidentali
     Galloiberiche
      Galloromanze
       Galloitaliche
        Lingua veneta
         gradese
Codici di classificazione
ISO 639-2roa (lingue romanze)

Il gradese[1] o gravisano (graixan grai'zan) è un dialetto della lingua veneta parlato nell'isola di Grado, territorio in provincia di Gorizia. Risente di influenze della lingua friulana e di altre parlate di ceppo veneto geograficamente vicine.

StoriaModifica

Grado e Aquileia romane e altomedievaliModifica

Durante il periodo della dominazione romana, molto probabilmente a Grado e ad Aquileia veniva parlato lo stesso linguaggio: un latino (importato dai coloni romani, in prevalenza Sanniti) con influenze del sostrato paleoveneto-celtico preesistente. Nel IV secolo d.C. l'allora vescovo di Aquileia Fortunaziano scrisse commenti ai Vangeli in lingua rustica per poter essere capito dai propri auditori, indice del fatto che la popolazione già non intendeva più il latino classico. Una prima divisione tra le genti di Grado ed Aquileia avvenne in seguito allo Scisma dei Tre Capitoli e un'ulteriore e più forte barriera tra le due città comparve nel 568 con l'arrivo dei Longobardi, ora infatti la divisione era di tipo politico.

L'influenza della SerenissimaModifica

Quest'evento determinò un rallentamento dei rapporti linguistici tra la terraferma, sotto l'influenza germanica, e l'isola gradese che ricadde nella sfera bizantina prima e veneta dall'800 in poi (circa). Nel VI secolo d.C. le differenziazioni romanze più decisive fecero maturare la lingua rustica aquileiese della terraferma senza apporti linguistici esterni, essendo il Friuli isolato dal resto della romanità fino alla dominazione carolingia, definendo i caratteri principali del friulano. La definitiva scissione linguistica si ebbe probabilmente nel IX secolo, quando le invasioni degli Ungari determinarono la completa indipendenza di Grado dal Friuli. Si verificò anche un progressivo abbassamento del suolo lagunare, ulteriore divisione questa volta di tipo fisico tra le due popolazioni. Così i gradesi acquisirono la quasi totalità della loro parlata dall'influenza veneziana, presentando talvolta anche tratti delle parlate venete dell'entroterra (come la metafonesi, del tutto assente nel veneziano). Il sostrato linguistico è tuttora evidenziabile nonostante la più tarda "patina" veneta: vi sono chiari e numerosi riferimenti al latino, sia con parole intere che desinenze (-anus > -an).

Nuovi contatti con il friulanoModifica

Caduti i confini della Serenissima, riprendono forti contatti politici e commerciali con la vicina terraferma friulana. Si riscontrano così numerosi friulanismi di età più recente, come l'articolo maschile al, i verbi tronchi in e le forme vignì, tignì, sintì ecc., accanto o al posto delle forme venete el, -ar, vegnir, tegnir, sentir, ecc., rimaste invece a Trieste ed in Istria. Così anche il prefisso dis- (disfà, dismentegà, disligà) accanto o al posto del veneto des (desfar, desmentegar, desligar), oltre a molte strutture grammaticali. La maggior parte di questi apporti o sostituzioni ha attecchito solamente nel lessico di uso comune e generale, mentre si conservano le forme venete in des- nell'ambito peschereccio e dello squero, dove il friulano è meno ricco di vocaboli.

Altri apportiModifica

Vocaboli gradesi corrispondenti a quelli triestini, istroveneti sono stati introdotti nella maggior parte dei casi alla comune appartenenza al ceppo veneziano e saltuariamente all'importazione diretta da parte di gradesi che si recavano anche per tutta la stagione invernale a Trieste o in Istria per la pesca. Molto modesti gli apposti da lingue straniere: dal francese dovuti soprattutto alla breve dominazione, Napoleonica senza contare di alcune parole somiglianti alla lingua inglese e spagnola; più numerosi i germanismi dal tedesco anche perché l'isola è frequentatissima soprattutto durante la stagione estiva di turisti parlanti la lingua tedesca facendone diventare essenziale la conoscenza. Quasi nullo l'apporto dalle lingue slave.

NoteModifica

  1. ^ Riconoscendo l'arbitrarietà delle definizioni, nella nomenclatura delle voci viene usato il termine "lingua" se riconosciute tali nelle norme ISO 639-1, 639-2 o 639-3. Per gli altri idiomi viene usato il termine "dialetto".

BibliografiaModifica

  • Al Graisan, Renzo Bottin, Grado, 2003

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica