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Diocesi di Tarawa e Nauru
Dioecesis Taravana et Nauruna
Chiesa latina
Koinawa-cathedral.jpg
Suffraganea dell' arcidiocesi di Suva
Vescovo Paul Eusebius Mea Kaiuea, M.S.C.
Sacerdoti 26 di cui 19 secolari e 7 regolari
2.447 battezzati per sacerdote
Religiosi 26 uomini, 71 donne
Diaconi 3 permanenti
Abitanti 119.435
Battezzati 63.644 (53,3% del totale)
Superficie 907 km²
Parrocchie 15
Erezione 28 giugno 1897
Rito romano
Indirizzo P.O. Box 79, Bairiki, Tarawa, Kiribati
Dati dall'Annuario pontificio 2015 (ch · gc)
 

La diocesi di Tarawa e Nauru (in latino: Dioecesis Taravana et Nauruna) è una sede della Chiesa cattolica suffraganea dell'arcidiocesi di Suva. Nel 2014 contava 63.644 battezzati su 119.435 abitanti. È retta dal vescovo Paul Eusebius Mea Kaiuea, M.S.C.

Indice

TerritorioModifica

La diocesi comprende le repubbliche di Kiribati e Nauru.

Sede vescovile è la città di Tarawa Sud, nell'isola di Tarawa (arcipelago delle Isole Gilbert), dove si trova la cattedrale del Sacro Cuore di Gesù.

Il territorio è suddiviso in 15 parrocchie.

StoriaModifica

I primi missionariModifica

I primi missionari cristiani ad arrivare nelle isole Gilbert furono i protestanti del New England, il primo dei quali arrivò nel novembre del 1857.[1] Il più conosciuto di questi missionari fu Hiram Bingham II, pastore congregazionalista e figlio di Hiram Bingham I, uno dei primi missionari nelle Hawaii.[1] Bingham e sua moglie tradussero la Bibbia in gilbertese, scrissero libri scolastici e un dizionario (pubblicato postumo), prima di lasciare le isole nei primi anni anni '60 per problemi di salute.[1]

Molti indigeni gilbertesi, catturati dai cacciatori di schiavi per lavorare nelle piantagioni delle altre isole del Pacifico, vennero convertiti dai missionari cattolici.[1] Due di questi lavoratori convertiti, Betero e Tiroi, tornarono a Nonouti e istruirono la popolazione locale sul cattolicesimo.[1] Costruirono otto piccole chiese, dove le persone di diversi villaggi si riunivano ogni domenica per cantare inni e recitare preghiere.[1][2] Nel 1888 Betero e Tiroi avevano già battezzato 560 persone e ne stavano istruendo altre 600.[1] Con l'aumento del numero di cattolici, i due uomini scrissero a molti vescovi cattolici chiedendo loro missionari e sacerdoti.[1]

Arrivo dei preti cattoliciModifica

In risposta a una lettera inviata da Betero e Tiroi, vennero inviati a Samoa tre membri dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù, padre E. Bontemps, padre Joseph Leray e fratel Conrad Weber. Essi partirono da Sydney nel 1887 su una minuscola goletta [2] e arrivarono a Nonouti il 10 maggio 1888, festa dell'Ascensione di Gesù.[1] Gettarono l'ancora all'ingresso di un'ampia laguna poco profonda e presero una scialuppa per giungere a riva dove una folla di gente locale li stava aspettando.[1] Il viaggio verso riva richiese diverse ore, così i due sacerdoti decisero di celebrare la messa sulla scialuppa, a una certa distanza dalla terra perché si era vicini al mezzogiorno.[1] La prima messa cattolica sulle isole Gilbert venne quindi celebrata su una scialuppa nella laguna di Nonouti. Quando i missionari giunsero a riva, visitarono la chiesa, che trovarono grande e ben costruita, già provvista di altare, tovaglia e crocifisso.[1] Il mattino seguente nella stessa chiesa celebrarono la messa, corredata da inni e preghiere in gilbertese.[1] Dopo la celebrazione, venne installata una statua di Nostra Signora del Sacro Cuore.[1]

Arrivo delle religioseModifica

Nel 1892, padre Bontemps, accompagnato da due giovani uomini gilbertesi, partì per l'Europa per un viaggio per ottenere assistenza per la missione nelle isole Gilbert.[1] Visitarono Roma e nel 1894 giunsero a Issoudun, in Francia, dove si trovava un convento delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore, il ramo femminile dei Missionari del Sacro Cuore di Gesù.[1] Padre Bontemps chiese alla superiora generale, madre Maria Luisa di inviare della suore nelle isole Gilbert.[1] Maria Luisa era stata a lungo una leale aiutante dei Missionari ma in questo caso esitò a causa dell'eccezionale isolamento delle isole Gilbert.[1] Tuttavia poco dopo acconsentì e scelse sette suore, la più anziana delle quali aveva 25 anni, da inviare nelle isole.[1]

Padre Bontemps e le sorelle lasciarono Issoudun nell'aprile del 1895 e durante il viaggio di ritorno si fermarono per un breve soggiorno con le sorelle a Kensington, in Australia.[1] Si fermarono anche a Sydney, dove si unirono a loro altre due suore, portando il totale a nove.[1] Arrivarono nelle isole Gilbert nel mese di agosto, dopo un difficile viaggio sull'Archer, una nave vecchia, lenta e instabile. Furono costretti a utilizzare quel vascello perché nessuno voleva rischiare una nuova nave a causa delle pericolose scogliere.[1]

Povertà e ostilità dei protestantiModifica

Al loro arrivo, le condizioni materiali e sociali erano difficili per le suore. Esse, che erano attive nell'educazione, affrontarono una feroce opposizione degli insegnanti protestanti.[1] Erano inoltre molto povere. All'arrivo delle suore nella casa di missione dove vivevano i Missionari del Sacro Cuore di Gesù e dove presero residenza trovarono una cucina equipaggiata solo con due piccole pentole, alcuni piatti e un singolo cucchiaio che avrebbe dovuto essere usato da dodici missionari.[1] Non essendoci tazze o bicchieri, i missionari bevevano dalle scatole di marmellata.[1] Vivevano di noci di cocco, frutti di taro, pesce, caffè nero, zucchero di canna, biscotti, riso bollito, fagioli in scatola e carne salata.[1] Il latte condensato e il pane venivano conservati per la domenica e i giorni festivi.[1] Il caldo estremo, oltre alla malnutrizione e alle malattie, causarono una serie di morti durante i primi anni. Ci volevano quattro mesi o più perché le notizie raggiungessero l'Europa.[1]

Il vicariato apostolico delle Isole Gilbert fu eretto il 28 giugno 1897, ricavandone il territorio dal vicariato apostolico della Nuova Pomerania (oggi arcidiocesi di Rabaul).

Un secondo gruppo di suore arrivò a Nonouti il 2 febbraio 1899.[1] Le condizioni erano ancora molto primitive e povere.[1] Durante i primi anni, la giovane superiora, madre Maria Isabella, così come i sacerdoti, spesso viaggiavano da Nonouti, sede della missione, a visitare le missioni appena istituite su altre isole dell'arcipelago.[1] Questi viaggi erano pericolosi e spesso molto eccitanti.

In una occasione, madre Maria Isabella e padre Bontemps lasciarono Nonouti per visitare un'isola vicina ma dopo due settimane di lotta contro il vento e le forti correnti, sbarcarono a Nauru, circa cento chilometri fuori rotta.[1] L'amministratore dell'isola li invitò a sbarcare. Lo fecero il mattino successivo.[1] Tuttavia, durante la notte, la corrente trasportò la nave verso le isole Caroline.[1] Lì furono accolti a terra dai missionari cappuccini spagnoli e giunsero appena in tempo per una festa e per il battesimo del re e della regina dei nativi.[1] Madre Maria Isabella ricevette l'onore di esserne la madrina.[1] Dopo diversi giorni partirono per le isole Gilbert e avvistarono Nonouti il 27 giugno 1897 dopo un'assenza di cinque mesi.[1]

Oltre alle difficoltà materiali i missionari dovettero affrontare anche l'ostilità dei protestanti, in quel momento gruppo dominante e consolidato.[1] Alcuni degli abitanti dell'isola meridionale di Nikunau l'anno successivo chiesero dei missionari. Furono quindi inviati un prete e due suore.[1] Anch'essi dovettero affrontare una feroce opposizione dei protestanti dell'isola. All'arrivo fu loro proibito di scendere a terra, un ordine che disattesero a rischio della loro incolumità.[1] Furono lasciati arenati sulla spiaggia, con i pochi oggetti che avevano in mezzo a una folla di persone ostili.[1] Nessuno diede loro alcuna assistenza fino al tramonto, quando un commerciante europeo ebbe pietà di loro e permise loro di passare la notte nella sua veranda. Il giorno seguente le suore uscirono per raccogliere materiale per costruire la loro abitazione.[1] Il poliziotto locale minacciò di imprigionare chiunque lavorasse con i missionari, così dovettero fare da soli ogni lavoro.[1] Tuttavia, diversi anni dopo le condizioni erano migliorate al punto che le suore furono in grado di istituire un collegio femminile.[1]

XX e XXI secoloModifica

La prima missione inter-insulare venne inaugurata nel 1938.[1] Fu costruita sull'isola di Abemama e prese il nome di "Santa Teretia".[1] Precedentemente, nel 1894 la missione aveva acquistato una piccola nave, la Stella Maris, ma la vendette nel 1910 per ricavarne denaro, all'epoca la missione era in difficoltà finanziarie.[1] Prima del 1894 e dal 1910 al 1938 i missionari dovettero quindi affidarsi al passaggio di navi che trasportavano copra o altre merci per raggiungere le varie isole.[1] La nuova nave fu venduta ad una compagnia locale nel 1950 e una nave più grande, chiamata anche quella Santa Teretia, fu acquistata da una compagnia australiana.[1] Questa si incagliò a Nauru durante una tempesta e non poté essere risistemata.[1] Fu acquistata una terza nave, che però affondò sulla scogliera di una delle isole meridionali.[1] Nel 1970 furono costruite delle piste di atterraggio sulla maggior parte delle isole esterne. Queste resero i viaggi molto più confortevoli anche per i preti e per le suore.[1]

Il 21 giugno 1966 in forza della bolla Prophetarum voces di papa Paolo VI il vicariato apostolico fu elevato a diocesi e assunse il nome di diocesi di Tarawa.[3]

Il 15 novembre 1978 la diocesi assunse il nome di diocesi Tarawa, Nauru e Funafuti.

Il 10 settembre 1982 la diocesi si divise, dando origine alla missione sui iuris di Funafuti e alla diocesi recante il nome attuale.[3]

Durante il XX secolo il numero del clero attivo e delle religiose nella diocesi crebbe rapidamente. Nel 1950 il vescovo Octave-Marie Terrienne fondò una congregazione indigena chiamata Suore di Santa Teresa.[1] Nel 1960 diverse ragazze indigene chiesero di entrare nella congregazione delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore e furono mandate a studiare nel noviziato australiano.[1] Poiché la congregazione delle Suore di Santa Teresa contava poche religiose, nel 1968 venne accorpata a quella delle Figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore.[1] Nel 1976 esse aprirono un noviziato nelle isole Gilbert.[1]

Nel 1970 c'erano circa 25 000 cattolici nella diocesi, quasi il 45% della popolazione.[3] Nel 2014 i cattolici erano 63 644 e rappresentavano il 53 % della popolazione totale.[3]

Cronotassi dei vescoviModifica

  • Joseph-Marie Leray, M.S.C. † (27 luglio 1897 - 1926 dimesso)
  • Joseph Bach, M.S.C. † (26 gennaio 1927 - 27 dicembre 1933 dimesso)
  • Octave-Marie Terrienne, M.S.C. † (2 dicembre 1937 - 28 febbraio 1961 dimesso)
  • Pierre-Auguste-Antoine-Marie Guichet, M.S.C. † (19 luglio 1961 - 15 novembre 1978 dimesso)
  • Paul Eusebius Mea Kaiuea, M.S.C., dal 15 novembre 1978

StatisticheModifica

La diocesi al termine dell'anno 2014 su una popolazione di 119.435 persone contava 63.644 battezzati, corrispondenti al 53,3% del totale.

anno popolazione sacerdoti diaconi religiosi parrocchie
battezzati totale % numero secolari regolari battezzati per sacerdote uomini donne
1970 24.925 55.887 44,6 29 5 24 859 31 44 18
1980 29.300 56.213 52,1 19 2 17 1.542 21 47 22
1990 37.000 72.000 51,4 20 4 16 1.850 41 71 24
1999 47.501 88.600 53,6 20 8 12 2.375 3 37 88 24
2000 49.000 90.800 54,0 19 8 11 2.578 3 32 73 25
2001 49.456 91.456 54,1 26 12 14 1.902 3 43 92 24
2002 48.500 91.000 53,3 31 14 17 1.564 6 45 90 24
2003 48.908 92.494 52,9 26 14 12 1.881 2 33 99 24
2004 48.908 92.494 52,9 24 13 11 2.037 2 29 97 25
2010 54.942 110.367 49,8 29 21 8 1.894 2 22 97 21
2014 63.644 119.435 53,3 26 19 7 2.447 3 26 71 15

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t u v w x y z aa ab ac ad ae af ag ah ai aj ak al am an ao ap aq ar as at au av aw ax ay az ba bb bc bd History of the Diocese of Tarawa and Nauru - MSC Pacific Union, su pacificunion.mscmission.org. URL consultato il 30 giugno 2016.
  2. ^ a b (EN) Kiribati: Aspects of History, editorips@usp.ac.fj, ISBN 978-982-02-0051-7.
  3. ^ a b c d David M. Cheney, Tarawa and Nauru (Diocese) [Catholic-Hierarchy], su www.catholic-hierarchy.org. URL consultato il 30 giugno 2016.

Voci correlateModifica

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Collegamenti esterniModifica

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