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La Doganella d'Abruzzo (1532-1806) è una istituzione aragonese del Regno di Napoli, nata nel 1532 come distaccamento della Regia Dogana della Mena delle Pecore di Foggia.

Cenni storiciModifica

Nel 1532 la regolamentazione della transumanza fu estesa dalla Puglia anche alla pastorizia abruzzese. L'intenzione dei sovrani aragonesi era così di tassare non solo le greggi transumanti nel Tavoliere delle Puglie, ma anche le "pecore rimaste" in Abruzzo. Qui infatti si svolgeva la cosiddetta "piccola transumanza", ovvero lo spostamento del bestiame dalle zone montane dell'aquilano e del teramano ai pascoli collinari e costieri del teramano stesso e del chietino. La Doganella era governata da un Luogotenente con funzioni amministrative e giudiziarie (per reati e dispute concernenti i pascoli ed il bestiame), nominato dal Doganiere della Dogana di Foggia fino al 1590, quando essa divenne indipendente. Verrà abolita, come la Dogana Grande, nel 1806 da Giuseppe Bonaparte.

OrganizzazioneModifica

Dopo la separazione dalla Dogana Grande, a capo della Doganella la Regia Camera della Sommaria di Napoli (suprema magistratura tributaria del Regno)[1] nominava, nell'ambito delle rispettive Regie Udienze provinciali, un Governatore Generale a Chieti ed uno a L'Aquila. Da questi dipendevano rispettivamente la Luogotenenza di Penne e quella di Tocco da Casauria. Solo nel 1787 fu istituito infine il Governatorato Generale di Teramo.

CompitiModifica

La funzione amministrativa di questa istituzione prevedeva la gestione di diversi corpi di entrata fiscale legati alla pastorizia[2], indicati genericamente con la denominazione di Doganelle d'Abruzzo:

  • Doganella delle pecore rimaste: tassava le greggi che usufruivano dei pascoli demaniali.
  • Poste d'Atri: le poste erano gli appezzamenti nei quali erano suddivisi i terreni demaniali del Tavoliere delle Puglie, da assegnare ad ogni pastore dietro pagamento della fida; quando il Governo acquistò lo jus pascendi sul territorio di Atri, allora capitale del potente ducato degli Acquaviva, la città conservò sui suoi 25 appezzamenti alcuni particolari privilegi; in particolare conservava la facoltà di scegliere la provenienza dei pastori, cosicché le poste venivano sempre locate a pastori atriani o delle Università vicine e mai per esempio ai Marchigiani noti come Marchitti, malvisti in tutta la provincia[4].
  • Pene di Ristoppiamento: sui terreni privati degli Stucchi gravati dal diritto di pascolo, era vietato qualsiasi lavoro agricolo per il periodo della transumanza, ovvero dal 29 settembre all'8 maggio[5]. Ai proprietari venne consentito di coltivare almeno parte dello Stucco, dietro pagamento delle suddette Pene.
  • Fida degli animali grossi: tassa sugli animali diversi dagli ovini, quali muli, cavalli e bovini.

Altra funzione della Doganella era quella giudiziaria. Infatti ad essa era demandata la competenza giurisdizionale esclusiva, civile e criminale, in tutte le cause che coinvolgevano i pastori transumanti. A questi infatti, l'istituzione, oltre agli erbaggi sicuri, alla protezione durante gli spostamenti e all'esenzione da dazi e gabelle, garantiva anche il privilegio della "derogatio fori", ovvero l'esenzione da ogni altra corte, regia o baronale, diversa da quella doganale[6].

NoteModifica

  1. ^ Maria Rosa Di Simone, Istituzioni e fonti normative in Italia dall'Antica Regime al fascismo, pp. 82-83, Giappichelli, Torino, 2007, ISBN 9788834876725
  2. ^ Le Doganelle d'Abruzzo: struttura ed evoluzione di un sistema pastorale periferico di Paola Pierucci, pag. 894
  3. ^ La Doganella d'Abruzzo dalle fonti dell'Archivio di Stato di Teramo di Luciana D'Annunzio
  4. ^ Pierucci op. cit., pag 907
  5. ^ Memoria sugli Stucchi di Melchiorre Delfico, 1794.
  6. ^ Una giurisdizione speciale nel Regno di Napoli: il Tribunale della Dogana delle Pecore in Puglia (secc. XV-XIX) di Pasquale Di Cicco, pag. 44

Voci correlateModifica