GXT

rete televisiva italiana nazionale
GXT
Logo dell'emittente
Stato Italia Italia
Lingua Italiana
Tipo Tematico
Target 15-25 anni
Slogan Ke ti guardi?
Data chiusura 31 dicembre 2014
Gruppo Discovery
Editore Discovery

GXT è stato un canale televisivo tematico italiano edito da Jetix (dal 2004 al 2009), Switchover (dal 2009 al 2013) e Discovery (dal 2013 al 2014).

StoriaModifica

Il canale è nato dalla volontà di Jetix Europe di raggiungere il target giovane maschile nella fascia 15-25 anni[1], offrendo una programmazione improntata su azione, ironia ed eccesso[2].

GXT includeva game show giapponesi quali Takeshi's Castle e Ninja Warrior, programmi di sport entertainment come American Gladiators, WWE Afterburn e WWE Bottom Line, oltre a tutte le serie prodotte da Guinness World Records; offriva inoltre film commedia, d'azione e dell'orrore mirati al target del canale[3][4].

Il 30 aprile 2008 GXT si è trasferito dal canale 702 alla posizione 146 di Sky[5].

Il 1º giugno 2008 è nata la versione timeshift denominata GXT +1, disponibile sempre esclusivamente a pagamento sulla piattaforma Sky Italia, il quale presentava la stessa programmazione di GXT posticipata di un'ora[4].

Il 14 gennaio 2013, in seguito alla vendita di Switchover Media, il canale diventa di proprietà di Discovery Italia[4].

Il 1º gennaio 2015 GXT ha chiuso i battenti per il mancato rinnovo con Sky Italia[3].

PalinsestoModifica

NoteModifica

  1. ^ GXT | Switchover Media, su switchovermedia.it. URL consultato il 9 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 24 gennaio 2013).
  2. ^ Gxt compie un anno. Obiettivo adv 2006: oltre 3 milioni di euro, in ADC Group, 27 aprile 2006. URL consultato il 16 giugno 2019.
  3. ^ a b GXT ha chiuso i battenti: non rinnovato il contratto con Sky, su TVBlog.it, 9 gennaio 2015. URL consultato il 26 giugno 2020.
  4. ^ a b c Matteo Bayre, Discovery chiude su Sky il canale Gxt, su Tv Digital Divide, 8 agosto 2015. URL consultato il 1º luglio 2020.
  5. ^ GXT si sposta sul canale 146 SKY e a Giugno arriva la versione +1 - Digital-News, su Digital-News.it, 28 aprile 2008. URL consultato il 26 giugno 2020.
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