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Galileo (film 1968)

film del 1968 diretto da Liliana Cavani
Galileo
Galileo (film 1968).JPG
L'abiura
Titolo originaleGalileo
Paese di produzioneItalia, Bulgaria
Anno1968
Durata95 min
Generebiografico, drammatico
RegiaLiliana Cavani
SoggettoLiliana Cavani, Fabrizio Onofri, Tullio Pinelli
SceneggiaturaLiliana Cavani, Fabrizio Onofri, Tullio Pinelli
Distribuzione in italianoCineriz
FotografiaAlfio Contini
MontaggioNino Baragli, Ana Manolova-Pipeva
MusicheEnnio Morricone
CostumiEzio Frigerio
Interpreti e personaggi
Doppiatori italiani

Galileo è un film del 1968 diretto da Liliana Cavani, con Cyril Cusack e Georgi Kalojančev.

TramaModifica

Padova. Galilei è uno studioso di astronomia che cerca di comprendere quali siano i limiti del sistema di Tolomeo e di Aristotele riguardo al movimento delle stelle.

Un accanito oppositore delle teorie della Chiesa è il filosofo Giordano Bruno, amico di Galilei, il quale gli dichiara che deve ben guardarsi dal comunicare apertamente i propri studi, se non vuole finire processato. Poco tempo dopo il colloquio tra Bruno e Galilei, il filosofo viene effettivamente arrestato e condotto nel tribunale dell'Inquisizione dove, rifiutandosi di abiurare e di negare le sue tesi, viene condannato ad essere bruciato sul rogo.
Galilei, giunto il 1609, si fa recapitare a casa sua un curioso strumento inventato da tecnici olandesi e venduto a poco prezzo sia in Francia che in Germania (Libero Sosio nella introduzione a Il Saggiatore edito da Feltrinelli) che lui chiamerà occhiale o cannocchiale; serve a guardare attraverso le lenti nelle estremità dello strumento a canna un oggetto da vicino nei minimi dettagli. Galilei però lo perfeziona, aggiungendo lenti più potenti, volendo studiare la composizione delle stelle e delle macchie lunari. La sua compagna però è scettica, e anche alcuni amici lo avvertono di non proseguire oltre. Infatti Galilei non appena scopre il totale errore del sistema universale di Aristotele, e lo dichiara pubblicamente nella sua scuola, viene deriso e insultato dai conservatori, che lo accusano di dire eresie.

Più tardi negli anni, con il perfezionamento del cannocchiale e l'approfondimento dello studio sul sistema solare, Galilei scrive un dialogo in cui puntualizza tutti gli errori del sistema teocentrico di Claudio Tolomeo, sostenendo che la scoperta di Copernico è molto più veritiera di quanto non si fosse creduto fino ad allora. L'opera è il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo, pubblicato nel 1632. Il Cardinale Roberto Bellarmino, conoscente di Galilei, che aveva cercato anche lui di dissuaderlo dal proseguire le sue ricerche scientifiche, va a denunciare il fatto al nuovo papa eletto Urbano VIII, il quale sta commissionando allo scultore Gian Lorenzo Bernini la costruzione del baldacchino di San Pietro. Il papa, convocando anche i membri dell'Inquisizione, decide di far venire a Roma Galilei per sottoporlo a regolare processo. L'anziano scienziato, dopo vari interrogatori, è costretto ad abiurare per non essere condannato a morte, negando tutte le sue tesi. Galilei in ginocchio, in vesti misere, legge l'atto di negazione sorretto da un frate, sotto l'attento uditorio dell'Inquisizione, aggiungendo suo malgrado a dichiarare di schierarsi da parte della Chiesa per continuare la campagna di persecuzione contro i nuovi scienziati che tentano di distruggere le certezze aristotelico-tolemaiche e contro ogni altra generazione di eretici.

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica

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