L'imbocco della galleria a Mori, visibile dalla pista ciclabile
Lo sbocco della galleria a Nago-Torbole, visibile dalla SS 249 "Gardesana Orientale"

La galleria Adige-Garda è uno scolmatore artificiale, il cui scavo iniziò nel 1937 e fu terminato nel 1959, permettendo di mettere in comunicazione il fiume Adige con il lago di Garda.[1]

Indice

Descrizione e caratteristicheModifica

L'imbocco della galleria di circa 10 chilometri è presso la stazione di Mori e lo sbocco poco a sud di Torbole, nel comune di Nago-Torbole, entrambi in Trentino.[1] Ha la funzione di ridurre i livelli idrometrici del fiume Adige a monte del Veronese, scaricando le acque in eccesso nel lago. Per innalzare di 1 cm il livello del lago di Garda, la galleria deve scaricarvi circa 3 700 000 metri cubi d'acqua.

Lo scolmatore, largo 7 metri di diametro, ha la possibilità di muovere fino a 500 m³/s dall'Adige verso il lago di Garda senza alcun bisogno di azioni meccaniche in quanto viene sfruttato il dislivello naturale di 100 metri presenti tra l'ingresso e l'uscita.[1] Le apparecchiature elettromeccaniche a corredo della galleria Adige-Garda sono costituite da griglie, porte stagne e paratoie con relativi quadri di comando e controllo alloggiati in appositi locali. Le paratoie sono posizionate su quattro finestre di immissione; ogni paratoia ha una larghezza di 9,50 m ed è costituita da due pannelli sovrapposti, dell'altezza di 3 m quello inferiore e di 5 m quello superiore.

Durante le aperture della galleria si ha un intorbidimento delle acque del lago. L'improvviso ingresso delle acque dell'Adige, che sono notevolmente più fredde e limacciose di quelle del lago, provoca un considerevole shock termico e un non trascurabile peggioramento dell'habitat dei pesci. Per tali motivi la galleria viene usata di rado ed esclusivamente in occasione di situazioni di rischio di inondazioni nel bacino atesino, fine che ha determinato la necessità della sua costruzione.[2]

StoriaModifica

L'inizio della costruzioneModifica

Dopo le grandi alluvioni della seconda parte del XIX secolo, l'ultima delle quali nel 1882, emerse in tutta la sua urgenza la necessità di difendere la città di Verona dalle piene del fiume Adige. Riprendendo un'idea già maturata nel Settecento, il magistrato delle acque di Venezia propose di alleggerire la portata di piena dell'Adige mediante la costruzione di una galleria diversiva, per convogliare nel lago di Garda parte della portata eccedente le capacità ricettive dell'alveo del fiume. L'estensione dello specchio lacustre, pari a circa 370 km², è tale da consentire la laminazione di ingenti volumi di deflusso con modesti aumenti del suo livello. La soluzione ritenuta più idonea fu quella di prevedere la galleria scolmatrice, con origine in sponda destra del fiume Adige, presso Ravazzone di Mori[3] e con sbocco nel lago di Garda a sud dell'abitato di Torbole,[4] dove la profondità del lago è tale da poter ricevere senza danni il materiale solido, eventualmente trasportato dalle acque.

L'approvazione del progetto avvenne il 3 febbraio 1939 a cui seguirono quasi immediatamente i lavori di costruzione che iniziarono il 1º marzo del 1939. I primi lavori di sbancamento assieme ai primi studi furono effettuati già due anni prima.[5]

Utilizzo bellicoModifica

Durante la seconda guerra mondiale, a partire dal 1943, la galleria venne utilizzata per diversi scopi. Inizialmente come fabbrica protetta naturalmente dai bombardamenti alleati per la produzione di parti di V1 e di altri razzi e velivoli.[6] Anche l'industria Caproni, col suo settore aeronautico, trovò spazio nelle gallerie. A partire dall'armistizio dell'8 settembre 1943 l'intera produzione passò sotto il controllo germanico.[7]

La vicenda è raccontata in un documentario del 2010 di Mauro Vittorio Quattrina: Tunnel Factories; quest'area del lago di Garda nella zona di Torbole assunse quindi, durante le fasi finali del conflitto, che coincisero con la vita della Repubblica Sociale Italiana, una notevole importanza strategica nella produzione di armamenti.[8]

Continuazione dei lavoriModifica

In seguito agli eventi bellici, i lavori per la galleria ripresero nel 1954 per essere poi ultimati il 18 maggio del 1959.[9]

La realizzazione della galleria, soluzione indispensabile per la salvaguardia territoriale e idraulica del Basso Trentino e dell'Alto Veronese, ha provocato la scomparsa del lago di Loppio, posto tra Mori e Torbole, che rimase senz'acqua dovute alle infiltrazioni d'acqua e al conseguente sprofondamento delle falde freatiche.[1] Altre motivazioni derivano dall'eliminazione delle sue sorgenti e nelle sue realizzazione dei canali di drenaggio.[9] Venne quindi presa la decisione di prosciugarlo definitivamente.[1]

Oggigiorno e lavori di risanamentoModifica

Già dal 1995 si è pensato e approvato a effettuare una prima perizia per acquisire alcune informazioni per un restauro della galleria e nel 1998 sono quindi state effettuate numerose rilevazioni, finché nel 2001 arrivò un primo finanziamento da parte dello stato. Un secondo progetto per la realizzazione del restauro vero e proprio arrivò tra il 20002-2003. Purtroppo l'impresa costruttrice non fornì sufficienti garanzie quindi la protezione civile suggerì di effettuare due progetti separati: uno per il risanamento della galleria e l'altro per il ripristino del lago di Loppio. Il progetto è stato quindi approvato nel 2005.[9]

Utilizzo e gestioneModifica

In considerazione degli effetti che la sua apertura comporta, la galleria è stata utilizzata raramente, in occasione di importanti piene dell'Adige. Essa fu aperta nove volte dall'Ufficio del Genio civile di Trento in occasione degli eventi di piena dell'Adige verificatesi tra il 1960 e il 1983. La competenza esclusiva sull'opera venne attribuita dallo Stato (come Ministero dei lavori pubblici) al Magistrato alle acque di Venezia soltanto fino all'anno 2000. Dopo il passaggio della gestione dell'opera dallo Stato al "servizio bacini montani" della provincia autonoma di Trento, la protezione civile trentina ha ricevuto l'incarico, d'accordo con le regioni limitrofe, per poter aprire le paratie.[1][9] La galleria da quando è passato alla provincia è stata aperta altre due volte, nel novembre 2000 (in tale occasione le acque del lago di Garda raggiunsero un livello di oltre 240 cm e tracimarono in diversi punti, allagando numerosi paesi lacustri) e infine nel novembre 2002.

Il 1º luglio 2002 è stata firmata una convenzione per l'utilizzo della galleria tra la provincia autonoma di Trento, la regione Veneto, la regione Lombardia, l'Agenzia Interregionale per il fiume Po e le autorità del bacino del fiume Po e del fiume Adige. La convenzione prevede criteri per l'apertura, l'utilizzo e la chiusura della galleria in base ai vari livelli idrometrici del fiume Adige.[10]

Dati tecniciModifica

Di seguito alcuni dati tecnici relativi alla galleria Adige - Garda.[9]

  • lunghezza: 9 873 m
  • quota di imbocco: 161 m s.l.m.
  • quota di sbocco: 55 m s.l.m.
  • dislivello: 106 m
  • pendenza: 0,8688%
  • sezione policentrica con diametro medio: 8 m
  • sezione idraulica netta: 50,40 m²
  • portata massima: 500 m³/s
  • velocità dell'acqua a portata massima: 11 m/s
  • velocità dell'acqua a portata minima: 5 m/s
  • cunicolo sotto arco rovescio di diametro: 1,00 m
  • tirante d'aria tra pelo acqua massimo e sommità calotta: 1,50 m

Principali aperture della galleriaModifica

Le principali aperture della galleria nei suoi 55 anni di vita è pari a circa un decina di volte.[1]

Data di apertura Acqua scaricata nel lago Portata massima
17 novembre 1960 70.000.000 m³ 450 m³/s
2 settembre 1965 79.000.000 m³ 440 m³/s
17 agosto 1966 17.000.000 m³ 280 m³/s
4 novembre 1966 64.000.000 m³ 492 m³/s
14 settembre 1976 12.000.000 m³ 300 m³/s
17 novembre 1980 26.000.000 m³ 300 m³/s
19 luglio 1981 7.000.000 m³ 300 m³/s
23 maggio 1983 20.000.000 m³ 300 m³/s
17 novembre 2000 4.700.000 m³ 100 m³/s
26 novembre 2002 6.100.000 m³ 100 m³/s

NoteModifica

BibliografiaModifica

  • AAVV, Guerra sul Lago di Garda, Pastrengo (VR), Azzurra Publishing, 2016, ISBN 978-88-98840-65-6.
  • Giuliana Gelmi, Donato Riccadonna e Gloria Valenti (a.c.), I ghe ciameva lingere de galeria: storia degli uomini che hanno costruito la galleria Adige-Garda: 1939-1959, Riva del Garda, Museo Alto Garda, 2013, ISBN 978-88-6686-040-2.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

«Tra il 1943 e il 1944 la galleria era una fabbrica. I racconti sul disco volante».