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Gens Horatia

famiglie romane che condividevano il nomen Horatio

La gens Horatia (talvolta italianizzato in: gens Orazia) è un'antichissima gens romana, di origine autoctona, di cui fanno parte alcuni tra i personaggi più influenti dello Stato. Va certamente ricompresa tra le cento gentes originarie ricordate dallo storico Tito Livio.

Origine e territorioModifica

Anche l'illustre romanista Theodor Mommsen la annovera tra le più antiche famiglie romane, sopravvissute nei secoli successivi alla fondazione di Roma. Secondo questo studioso la remota antichità della gens Horatia si desume dall'esistenza dell'omonima antica tribù rustica, che comprendeva Aricia nel Lazio, Venosa in Basilicata, Spoleto in Umbria, e Falerii in Etruria.

StoriaModifica

 
Orazio Coclite difende il ponte di Charles Le Brun, 164243

La gens Horatia si divise in diversi rami, 8 tra i quali i Pulvilli ed i Barbati. A questa illustre famiglia che ascese 8 volte al consolato appartennero vari personaggi, alcuni dei quali leggendari, altri storicamente certi.

Personaggi illustriModifica

Tra i personaggi leggendari della gens Orazia ricordiamo:

  • I tre gemelli Orazi, che durante il regno di Tullo Ostilio sfidarono a duello i tre gemelli Curiazi di Alba Longa. Con la loro vittoria, gli Orazi determinarono l'assoggettamento definitivo della capitale albana al dominio di Roma, evento che indusse le più ragguardevoli famiglie di Alba Longa, alcune delle quali vantavano antichissime origini troiane, ad aggregarsi al patriziato romano.
  • Orazio Coclite[1], che al tempo della guerra contro il re etrusco Porsenna avrebbe difeso da solo il Ponte Sublicio[2] , riuscendo a respingere i nemici facendo salva la vita (secondo Tito Livio); mentre per Polibio Orazio Coclite sarebbe invece morto sotto l'impeto dell'esercito etrusco.

Tra i personaggi storici della gens Orazia ricordiamo:

A partire dal IV secolo a.C. non si hanno più notizie della gens Orazia; la presenza del famoso poeta del I secolo a.C. Quinto Orazio Flacco, figlio di un liberto di Venosa, (che trasse quindi il nomen dal suo patrono) attesta l'esistenza di altri Orazi, dei quali tuttavia non è dimostrata la connessione agnatizia con l'antica gens Orazia.

NoteModifica

  1. ^ Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, XI, 37.
  2. ^ Livio, II, 10.
  3. ^ Dionigi di Alicarnasso, Antichità romane, V, 23
  4. ^ Livio, Ab urbe condita, Libro III, 55.
  5. ^ Livio, Ab urbe condita, Libro III, 57, 10.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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