Gianfrancesco Sanseverino d'Aragona

nobile e condottiero italiano, al servizio degli Sforza

Gianfrancesco Sanseverino d'Aragona (1450 circa[1]Napoli, 2 settembre 1501) è stato un nobile e condottiero italiano, 2º conte di Caiazzo e generale al servizio degli Sforza e del re di Francia Carlo VIII, e uomo di fiducia di Ludovico il Moro.

Gianfrancesco Sanseverino d'Aragona
Conte di Caiazzo e di Colorno
Stemma
Stemma
In carica1487 - 1501
PredecessoreRoberto Sanseverino d'Aragona
SuccessoreRoberto Ambrogio Sanseverino
Nome completoGiovan Francesco
Nascita1450 circa
MorteNapoli, 2 settembre 1501
Luogo di sepolturaChiesa di Monteoliveto
DinastiaFamiglia Sanseverino
ConiugiDiana Della Ratta
Barbara Gonzaga
FigliRoberto Ambrogio Sanseverino
ReligioneCristiano-cattolica

BiografiaModifica

Giovan Francesco (o Gianfrancesco) fu il primogenito (sopravvissuto) di Roberto Sanseverino, del ramo di Sanseverino d'Aragona.[2] La madre era Giovanna da Correggio, figlia di Giovanni di Gherardo VI.[3] Dunque Sanseverino era anche imparentato con gli Sforza per cui diede i propri servigi militari.[4]

Assieme al padre e a fratelli Galeazzo e Gaspare, fu fedele agli Sforza e al re Ferrante I, per il quale combatté, e che restituì a suo padre titolo e feudo della Contea di Caiazzo e altri feudi del Principato Citra. Sposò dapprima nel 1482 Diana Della Ratta, sorella del conte di caserta, Giacomo Della Ratta.[4]

CarrieraModifica

La prima battaglia al servizio degli Sforza fu quella contro i Lucchesi del settembre 1477, per il controllo di Pietrasanta in Versilia. Il fratello Gaspare fu al servizio dei Medici nel 1478, nel periodo della congiura dei Pazzi, per poi fuggire nella provincia di Perugia, poiché ricercato da Bona di Savoia, reggente del figlio Gian Galeazzo Sforza.[4]

Nel settembre del 1479 il padre, Roberto, tornò a Milano con Ludovico Sforza che, esiliato a Pisa, intendeva riprendersi il trono del Ducato, a discapito della cognata Bona. Tuttavia, i rapporti fra Sforza e Roberto si stavano rompendo, cosicché nella guerra di Ferrara del 1482-84, i Sanseverino si affiliarono a Venezia. Ferrante I non poté che confiscare i loro beni sia nel Regno e sia nel Ducato, ma più tadi venne ingaggiato da Venezia, Renato di Lorena, in «chiave antiaragonese».[4] Dal 1483, giungendo al perfezionamento di un accordo che garantiva ai fratelli Galeazzo e Gaspare cospicui vantaggi, Gianfrancesco rimase legato alla casa sforzesca per un decennio.[4]

Fra il 1485 e 1486, guidò l'esercito degli Sforza, fra le armate, nella campagna di Ferrante I contro Innocenzo VIII, il cui esercito era guidato da Gentil Virginio Orsini. La pace sarà raggiunta con la battaglia di Montorio di Sorano.[4]

Un uomo degli SforzaModifica

Alla morte del padre Roberto, avvenuta nel 1487, in una battaglia dei veneziani contro gli Asburgo, Gianfrancesco prese in mano le questioni del Ducato, con la incombente malattia di Ludovico Sforza. I rapporti del ducato riguardavano soprattutto la rivendica dei diritti di governo sul ducato, con Sanseverino che appoggiava il ritorno del cardinale Ascanio Sforza, a discapito di Gian Galeazzo, che era sostenuto da Gian Giacomo Trivulzio e dagli aragonesi. Recuperò diversi possedimenti della Romagna, annessi al Ducato, quando esso, nel 1488, entrò in crisi con la morte dei signori Girolamo Riario e Galeotto Manfredi. Guidò quindi l'armata per conto di Caterina Sforza, anche in soccorso di Giovanni Bentivoglio a Parma.[4]

Gestì missioni diplomatiche o di rappresentanza presso altre corti, per conto di Ludovico fra il 1488-93 come quella presso la corte di re Carlo VIII, e accompagnando Hermes Sforza in matrimonio per procura con Isabella d'Aragona, per conto del fratello Gian Galeazzo. Tra la fine d’agosto e gli inizi di settembre 1488, fu ancora al fianco di Hermes Sforza nell’ambasciata di obbedienza al neoincoronato Alessandro VI.[4]

Gli Sforza si erano proclamati fedeli a Carlo VIII, e parteciparono alla guerra-lampo del 1494, del re francese durante la campagna in Italia. Sanseverino guidò l'esercito sforzesco per contrastare l’avanzata aragonese in Romagna, fino all'arrivo dell'alleato Bérault Stuart d’Aubigny. Dopo la campagna guidò l’assedio al castello di Mordano. Così Luigi Tufano ne parla:[4]

«Durante la fulminea discesa francese, in alcuni dispacci dal teatro bellico, Sanseverino sottolineò la ‘viltà’ dell’esercito aragonese; si soffermò dunque su un aspetto contingente, senza riuscire a cogliere il profondo mutamento dei rapporti di forza in Europa che si stava delineando sotto i suoi occhi.»

(Luigi Tufano, in Dizionario Biografico degli Italiani)

Nel settembre del 1496 partecipò ai festeggiamenti a Vigevano in onore di Massimiliano d’Asburgo, oltre a partecipare ad una serie successiva di battaglie per conto degli Sforza, nei vari luoghi del Ducato.

Nel 1499, ormai vedovo da tempo, contrasse un secondo matrimonio con Barbara Gonzaga, figlia di Giovanni Francesco,[4] descritta come una donna bellissima,[5] fra le più belle di Milano.[6][7] Gianfrancesco tuttavia fu portato a questa decisione unicamente dalla volontà di avere un figlio, poiché si vedeva ormai vecchio e senza eredi. Rifiutò infatti la proposta dell'ambasciatore mantovano di sposare la figlia di Rodolfo Gonzaga, forse Paola, proprio perché giudicava che Barbara fosse in una età più adatta a procreare, "como quello che si sente oltre nel tempo et desidera grandamente di haverne, quantunque el sapesse quell'altra [Paola] essere più bella".[8]

Partecipò con l’esercito francese alla campagna per incamerare i territori assegnati alla Corona di Francia dal trattato di Granada. Ma il 2 settembre a Napoli, morì nella casa del cognato Giovanni Tommaso Carafa, sepolto poi, nella chiesa di Monteoliveto.[9]

Di sua moglie Barbara si innamorò, nel 1501, il re Luigi XII, e si disse che per questa ragione egli avesse mandato Gianfrancesco a morire a Napoli, "per aver piui comoditade de parlar cum lei".[5]

DiscendenzaModifica

Dal primo matrimonio con Diana della Ratta non risulta che Gianfrancesco abbia avuto figli. Per molti anni ebbe un solo figlio naturale che, proprio per essere l'unico, amava grandemente, e che morì nel 1493 all'età di dodici anni per una non meglio precisata malattia, lasciandolo nella disperazione. Così racconta l'ambasciatore Giacomo Trotti al duca Ercole d'Este: "el predicto conte [Gian Francesco] deventava mato de amore che li portava, et el teneva in tanta delicatura et tanto el sfozava [sfoggiava] de veste et de cavallo, quanto s'el fusse stato el conte de Pavia [...] et non se può consolare, nì dare pace."[10]

Tutto il suo affetto paterno, come riferisce Marin Sanudo, venne allora riversato sul più piccolo dei suoi fratelli, Giulio, ch'egli teneva in luogo di figlio.[11]

Dal secondo matrimonio con Barbara Gonzaga gli nacque un solo figlio: Roberto Ambrogio.[12]

La figura di Gianfrancesco Sanseverino d'AragonaModifica

Luigi Tufano su Gianfrancesco Sanseverino d'Aragona:

«Sanseverino fu un personaggio di primo piano nel panorama politico dell’Italia del Rinascimento. Il lungo servizio militare, il prestigio raggiunto alla corte sforzesca nell’ultimo quindicennio del secolo e l’opportunistico passaggio al servizio del re di Francia tratteggiano al meglio la figura e la carriera di questo condottiero di ventura che, secondo il giudizio di Francesco Guicciardini, "confidato molto al duca, non pareggiando nell’armi la gloria di Ruberto da Sanseverino suo padre, aveva acquistato nome più di capitano cauto che di ardito"[13]»

(Luigi Tufano, in Dizionario Biografico degli Italiani)

NoteModifica

  1. ^ https://www.geni.com/people/Gianfrancesco-Sanseverino-2-conte-di-Caiazzo/6000000010896504674
  2. ^ (EN) Gianfrancesco Sanseverino, 2º conte di Caiazzo, su geni_family_tree. URL consultato il 25 ottobre 2018.
  3. ^ Pompeo Litta, Famiglie celebri d'Italia. Da Correggio, Torino, 1835.
  4. ^ a b c d e f g h i j SANSEVERINO D’ARAGONA, Giovan Francesco in "Dizionario Biografico", su treccani.it. URL consultato il 25 ottobre 2018.
  5. ^ a b I Diarii (AA. 1494-1512), Di Girolamo Priuli, Marino Sanudo, Arturo Segre, 1933, p. 172.
  6. ^ Giangiorgio Trissino, o, Monografia di un letterato nel secolo XVI, Bernardo Morsolin, 1878, p. 77.
  7. ^ Donna è. l'universo femminile nelle raccolte casanatensi, 1998, p. 281.
  8. ^ Antonella Grati e Arturo Pacini (a cura di), Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca (1495-1498), in Pubblicazioni degli archivi di Stato, Ministero per i beni e le attività culturali, Ufficio centrale per i beni archivistici, 2003, pp. 429-430..
  9. ^ secondo Passero.
  10. ^ Bruno Capaci e Patrizia Cremonini, Cito cito volans - lettere di guerra, cifrari e corrispondenze segrete di Lucretia Estensis de Borgia..
  11. ^ Sanudo, Diarii, p. 55.
  12. ^ SANSEVERINO D’ARAGONA, Giovan Francesco, su treccani.it.
  13. ^ Storia d’Italia, a cura di E. Mazzali, 1988, p. 198.

BibliografiaModifica

  • G. Passero, Storie in forma di giornali, Napoli 1785, p. 128
  • M. Sanudo, Commentarî della guerra di Ferrara tra li Viniziani ed il duca Ercole d’Este nel 1482, Venezia 1829, pp. 23, 26, 32 s., 41, 79; M. Sanudo, I diarii, I-IV, Venezia 1879-1903, ad ind.
  • P. Commynes, Memorie, a cura di M.C. Daviso, Torino 1960, pp. 397, 388, 402, 408, 468, 472 s., 480, 492-494;
  • Lettere di Lorenzo de’ Medici, sotto la direzione di N. Rubinstein, I-XVI, Firenze 1977-2011, ad ind.;
  • B. Corio, Storia di Milano, a cura di A. Morisi Guerra, Torino 1978, pp. 1457, 1460, 1473, 1544, 1580 s., 1592, 1603, 1620;
  • G. Guicciardini, Storia d’Italia, a cura di E. Mazzali, Milano 1988, pp. 69, 76, 116, 198, 207, 211, 215-217, 331, 343-347, 390, 432, 436-440, 507, 510, 563;
  • Carteggio degli oratori mantovani alla corte sforzesca, a cura di I. Lazzarini, I, Roma 1999, pp. 32, 99, II, 2000, pp. 22, 25;
  • Corrispondenza degli ambasciatori fiorentini a Napoli, Giovanni Lanfredini, a cura di E. Scarton, I, Salerno 2005, p. 42.
  • F. Catalano, Il ducato di Milano nella politica dell’equilibrio, in Storia di Milano, VII, Milano 1956, pp. 217–414;
  • P. Pieri, Le milizie sforzesche, in Storia di Milano, VIII, Milano 1958, pp. 821–863;
  • F. Senatore, Il principato di Salerno durante la guerra dei baroni (1460-1463). Dai carteggi diplomatici al “De bello neapolitano”, in Rassegna storica salernitana, XI (1994), pp. 30–114 (in partic. pp. 45–48);
  • M.N. Covini, L’esercito del duca. Organizzazione militare e istituzione al tempo degli Sforza, Roma 1998, pp. 340, 377; M. Pellegrini, Congiure di Romagna, Firenze 1999, pp. 35, 37, 54, 79, 125, 137, 160;
  • A. Miceli di Serradileo, Beraud Stuart D’Aubigny al servizio della Francia nelle guerre d’Italia tra il XV e il XVI secolo, in Archivio storico per le province napoletane, CXVIII (2000), pp. 116–118;
  • L. Arcangeli, Carriere militari dell’aristocrazia padana nelle guerre d’Italia, in Condottieri e uomini d’arme nell’Italia del Rinascimento, a cura di M. Del Treppo, Napoli 2001, pp. 375–378;
  • M. Pellegrini, Ascanio Maria Sforza, Roma 2002, pp. 233–237, 252-256, 320, 399, 521, 757, 761;
  • C.H. Clough, La campagna di Romagna del 1494: uno scontro significativo, in La discesa di Carlo VIII in Italia (1494-1495): premesse e conseguenze, a cura di D. Abulafia, Napoli 2005, pp. 183–198;
  • M. Pellegrini, Le guerre d’Italia, Bologna 2009, p. 88; B. Figliuolo, La guerra lampo di Carlo VIII in Italia, in La battaglia nel Rinascimento meridionale: moduli narrativi tra parole e immagini, a cura di G. Abbamonte et al., Roma 2011, pp. 377–393 (in partic. p. 391);
  • I Gonzaga di Bozzolo, a cura di C.M. Brown - P. Tosetti Grandi, Mantova 2011, passim.
  • Marin Sanudo, I diarii di Marino Sanuto: (MCCCCXCVI-MDXXXIII) dall'autografo Marciano ital. cl. VII codd. CDXIX-CDLXXVII, vol. 1, F. Visentini, 1879.

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