Galeazzo Sanseverino

nobile italiano
Galeazzo Sanseverino
Galeazzo Sanseverino.jpeg
Galeazzo Sanseverino nel Ritratto di Luca Pacioli, 1495 circa
Marchese di Bobbio
Stemma
Trattamento Marchese
Altri titoli Conte di Caiazzo, Castel San Giovanni, Val Tidone e Voghera
Gran Scudiero di Francia
Nascita Napoli, 12 giugno 1458
Morte Pavia, 25 febbraio 1525
Luogo di sepoltura Certosa di Pavia
Dinastia Sanseverino
Padre Roberto Sanseverino
Madre Giovanna da Correggio
Coniugi Bianca Giovanna Sforza
Elisabetta Costanza del Carretto
Religione Cattolicesimo
Galeazzo Sanseverino
Leonardo da Vinci - Portrait of a Musician - WGA12700.jpg
Galeazzo Sanseverino nel Ritratto di musico di Leonardo da Vinci, Pinacoteca Ambrosiana, Milano, 1485 circa
NascitaNapoli, 12 giugno 1458
MortePavia, 25 febbraio 1525
Cause della morteMorto in battaglia
Luogo di sepolturaCertosa di Pavia
Dati militari
Paese servito
UnitàCavalleria
Anni di servizio50 (1475-1525)
GradoCapitano generale
GuerreGuerre d'Italia
Battaglie
Comandante di
  • Armata milanese (1495-1500)
  • Cavalleria francese (1509-1525)
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«Dall'altra parte el duca di Milano
chiamò e dette el general bastone
a Maria Galeazo, e capitano
el fe' de le suo genti en su l'arcione,
qual cavalcando poi di mano in mano,
cho lo stendardo al vento del biscione,
honore e gloria de la Lombardia,
con molti gran signori in compagnia.
»

(Gerolamo Senese, La venuta del Re Carlo con la rotta del Taro (1496-1497), in Guerre d'Italia in ottava rima, vol. 2, Ferrara, Edizioni Panini, 1989, cap. 4.8, p. 122)

Galeazzo Sanseverino (Napoli, 12 giugno 1458Pavia, 25 febbraio 1525) è stato un nobile e condottiero italiano, marchese di Bobbio, conte di Caiazzo, Castel San Giovanni, Val Tidone e Voghera, e Gran Scudiero di Francia.

BiografiaModifica

Fu il terzo figlio di Roberto Sanseverino, 1º conte di Caiazzo, e Giovanna da Correggio. Fu educato da maestri d'armi e dallo studioso Pietro del Monte e fu amico di Leonardo da Vinci, che frequentava la sua casa a Milano.

A partire dal 1483, Galeazzo e il fratello Gianfrancesco entrarono al servizio del duca di Bari, poi duca di Milano, Ludovico il Moro, dopo che in giugno avevano disertato la condotta veneziana cui invece era rimasto fedele il padre Roberto, acerrimo nemico del Moro[1]. Successivamente li avrebbero seguiti anche gli altri due fratelli, Gaspare e Antonio Maria. Galeazzo in particolare divenne subito il prediletto di Ludovico, il quale dovette certo riconoscerne le ottime qualità, tanto che nel 1489 ne sposò la figlia Bianca Giovanna e finché visse a Milano tenne in castello una corte propria[2] e, sempre negli stessi anni, gli venne donato il castello di Mirabello.

Bianca Giovanna era all'epoca delle nozze una bambina di appena sette anni e pertanto il matrimonio fu puramente nominale, divenendo poi effettivo solamente nel 1496, quando la ragazza compì i quattordici anni. Col matrimonio egli venne investito dei possedimenti delle contee di Bobbio, Castel San Giovanni, Val Tidone e Voghera.

 
Il cosiddetto Profilo di capitano antico di Leonardo da Vinci, raffigurante un elmo assai simile a quello indossato da Galeazzo Sanseverino nel corso della giostra tenutasi in occasione delle nozze tra Ludovico il Moro e Beatrice d'Este nel 1491. Forse una caricatura dello stesso Galeazzo.

Ricoperto di benefici e incaricato sovente di missioni delicatissime da parte del Moro, il quale se ne fidava ciecamente, Galeazzo ricevette anche il compito di condurre a Milano da Ferrara la giovane sposa del suo signore, Beatrice d'Este, quando nel 1491, dopo dieci anni di fidanzamento, Ludovico la prese infine in moglie. Anche in questo caso Galeazzo seppe con la propria affabilità e il proprio naturale fascino guadagnarsi il favore della nuova duchessa, divenendo il suo più fedele servitore in perpetuo. Non di rado d'altronde Ludovico lo incaricava d'intrattenere la giovane moglie e di accompagnarla nelle allegre scampagnate come pure in faccende di maggiore importanza, quale la missione diplomatica di Beatrice a Venezia[3].

Così ad esempio, nel 1491, Beatrice scrive alla sorella: "omne dì lo Ill.mo m. Galeatio et io, cum alchuni altri de questi cortesani, prehendimo piacere al giocho de la balla et mayo dappoi el disnare".[4] Altra volta Galeazzo la accompagnò in villeggiatura a Cusago e montarono insieme in carretta, dove cantarono più di venticinque canzoni, "facendo tante patie", quindi pescarono, cacciarono e giocarono a palla con molti altri divertimenti, tornando a Milano dopo il tramonto. Galeazzo stesso, in una sua lettera, ne racconta scherzosamente alla marchesana Isabella, dicendole come nello star dietro a Beatrice fosse quasi impazzito:[4]

«ne venisemo a Milano a una hora de nocte et prexentasemo tuta la caza a lo Ill.mo S. mio Duca de Barri, il quale ha preso tanto piacere et consolatione che più non se poteria desiderare, molto più che se glié fosse stato lui in persona, et credo che la Duchesa mia harà fato magiore guadagno che io, perché credo che Io IIl.mo S. Lo. glié donarà Cuxago [...] ma io ho roto li stivali et, come ho dito de sopra, impazito, et questi sono de li guadagni se fano ad servire done [...] Pur del tuto harò patientia, facendolo a bono fine per la Duchesa mia, a la quale non delibero mancare in niuna cosa fin a la morte.»

(Lettera di Galeazzo a Isabella d'Este, 11 febbraio 1491.)

A prova degli strettissimi rapporti esistenti fra i tre, si consideri che Beatrice e Ludovico erano soliti consumare i pasti con la sola compagnia del genero Galeazzo, almeno quando questi si trovava a Milano e non impegnato a dirigere gli eserciti per conto del suocero[5].

«A me pare che epso messer Galeazzo sia Duca de Milano perché el pò ciò ch'el vole et ha quello che sa dimandare et desiderare.»

(Giacomo Trotti, lettera al duca di Ferrara, 7 agosto 1492.[6])

Filippo di Comines nelle sue Memorie dice che Ludovico "lo teneva da figliuolo, non havendone egli per ancora de' grandi".[7]

Attraverso le nozze con Bianca Giovanna, Galeazzo fu in pratica "adottato" all'interno della famiglia Sforza e pertanto ebbe il diritto di fregiarsi del cognome "Sfortia Vicecomes", come usava spesso firmarsi all'interno delle proprie missive. Proprio questo fatto generò confusione fra gli storici, molti dei quali tesero a confonderlo col poeta di corte Galeazzo Visconti, a maggior ragione che anche quest'ultimo aveva un fratello di nome Gaspare. Tuttavia i riferimenti presenti nelle lettere ad una ricca collezione di falconi e alle giornate di svago trascorse in compagnia delle due sorelle d'Este, Beatrice e Isabella, lasciano cadere ogni dubbio sulla reale identità di Galeazzo, oltre al fatto che Ludovico Sforza non avrebbe sicuramente affidato certe missioni d'importanza fondamentale ad un poeta di corte, quanto piuttosto al proprio fidato e carissimo genero.[8]

Nel 1494 si recò a Lione in visita diplomatica presso Carlo VIII. Quest'ultimo ne rimase grandemente affascinato e volle crearlo cavaliere dell'Ordine di San Michele.

Il 6 luglio 1495 prese parte – sempre in qualità di capitano generale delle armate sforzesche – all'epocale battaglia di Fornovo contro i francesi che avevano invaso la penisola italiana e fu il solo che insieme ai propri fratelli coi cavalleggeri inseguì i fuggitivi sin oltre il fiume Taro nel tentativo d'impedire che proseguissero la marcia verso la Lombardia, mentre il resto dei soldati della Lega Santa si dava al saccheggio dell'accampamento francese.

 
La bella principessa di Leonardo da Vinci, presunto ritratto di Bianca Giovanna Sforza.

Il 23 novembre 1496, pochi mesi dopo la trasductio ad maritum, la giovanissima Bianca Giovanna morì per una "affezione dello stomaco", o secondo alcuni per avvelenamento perpetrato da una certa Francesca Dal Verme, donna che odiava ferocemente il Moro per motivi personali. Galeazzo se ne mostrò profondamente addolorato e se ne rimase rinchiuso per molti giorni in certe umide stanze del castello di Milano che gli nuocevano alla salute, già debilitata da una recente malattia.[9]

Alcuni cortigiani di Ludovico, ovvero il castellano Bernardino da Corte, il primo segretario Bartolomeo Calco e l'Arcivescovo di Milano, preoccupatissimi per il suo benestare, si recarono allora in visita presso di lui e lo trovarono "tanto percosso et aterrato [...] pieno de lachrime et de singulti in modo che quasi non poteva exprimere le parole di dolore". Qualche giorno dopo essi tornarono insieme al vescovo di Piacenza per convincere Galeazzo a raggiungere a Pavia il suocero Ludovico, che in quei giorni doveva recarsi a Parma per accogliere l'imperatore Massimiliano, poiché egli aveva desiderio di avere il genero presso di sé onde confortarsi a vicenda, ma Galeazzo ricusò dicendo di non essere in grado di lasciare la camera per la grandezza del proprio dolore, e che se proprio Ludovico glielo avesse ordinato allora si sarebbe recato presso di lui "cum la lingua per terra". Riuscì tuttavia Bernardino da Corte a persuaderlo a lasciare la camera per spostarsi nella più salutare residenza di campagna di Abbiategrasso affinché non si ammalasse.[9]

Nel 1498 si sposò nuovamente con Elisabetta Costanza del Carretto, detta Madama la Grande, figlia del marchese del Finale, che era all'epoca una bambina e con la quale non ebbe prole.[10] Galeazzo cadde prigioniero dei francesi, insieme con il suo signore Ludovico Sforza, dopo la battaglia di Novara (1500), dove, colpito da un sasso, venne ferito al volto, ma a differenza dello Sforza, dietro la mediazione del fratello cardinale Federico e dopo il pagamento di un riscatto pagato dai suoi fratelli, fu rilasciato solo pochi mesi dopo la cattura. Perdette le contee e le signorie di Bobbio, Castel San Giovanni, Val Tidone e Voghera riassegnate dai francesi.

Il portamento valoroso di Galeazzo nel corso della fatidica battaglia di Novara fu descritto dal veneziano Ercole Cinzio Rinucci in un suo componimento in ottave:

«Galeazo Maria era valente,
ruppe la lanza e amatiò un francese,
e a mò un bon guerier alto e possente,
la spada sua in man subito prese:
a chi tagliava braze, a chi li dente,
ve più persone morte a terra stese;
finalmente non fu sì savio o forte,
che in poco d'hora gli fu dato morte.
»

(Ercole Cinzio Rinucci, Historia nova de la rotta e presa del Moro e Aschanio e molti altri baroni, in Guerre d'Italia in ottava rima, vol. 2, Ferrara, Edizioni Panini, 1989, cap. 5.2, p. 144)

Dopo questi nefasti eventi egli si recò a Innsbruck alla corte dell'imperatore Massimiliano I, qui le cronache lo narrano triste malinconico poco considerato e sempre vestito di nero, quindi andò a Norimberga, dove grazie all'amico in comune Willibald Pirckheimer strinse amicizia con Albrecht Dürer, che lo ritrasse in abito nero nel 1503.

Grazie all'intervento dei suoi fratelli e del cardinale Federico Sanseverino, nel 1504 si riconciliò con Luigi XII di Francia e lo seguì a Napoli, ricoprendo il rango di consigliere di stato, cameriere del re e Gran Scudiero di Francia e nel 1505 ebbe il castello di Mehun-sur-Yèvre. Furono vani i suoi numerosi tentativi di mediare con re Luigi XII la liberazione dell'amico e suocero Ludovico Sforza che morì prigioniero a Loches nel 1508. Negli ultimi anni di Leonardo passati ad Amboise, Galeazzo Sanseverino fu ancora vicino al vecchio amico con il quale divise piacevoli ricordi del tempo milanese.

Nel 1516 il re di Francia gli concedette nuovamente Bobbio e tutti i feudi, e con un secondo diploma fu pure creato marchese di Bobbio. Il marchesato di Bobbio era formato dalle contee di Bobbio e Voghera, dalle signorie malaspiniane dell'Oltrepò e di Varzi e dalla contea di Tortona (assieme al Vescovado)[11]. La restituzione avvenne a seguito della nuova cacciata dei conti Dal Verme, ma non riottenne le signorie di Castel San Giovanni e Val Tidone, già assegnata dai francesi nel 1504 ai Pallavicino, divenendo il territorio piacentino e passando in seguito ai Farnese.

 
Presunto ritratto di Galeazzo all'età di 66 anni durante la battaglia di Pavia, nella scena della cattura di re Francesco I. Arazzi della battaglia di Pavia, 1528-1531.

Vinse una causa contro il suo nemico, il maresciallo al servizio della Francia Gian Giacomo Trivulzio, nel 1517, riconquistando le sue proprietà a Milano che il Trivulzio gli aveva confiscato. Accompagnò Francesco I di Francia per il suo incontro con Enrico VIII d'Inghilterra a Calais nel 1520. Venne creato conte di Martigues nel 1522. Al servizio della Francia, Galeazzo fece tutte le campagne nelle guerre italiane dal 1509 fino alla sua morte. Morì nel 1525 nel corso della famosa battaglia di Pavia, mentre tentava di difendere il re Francesco I dalla cattura, dove la cavalleria francese fu decimata da una forza di 1 500 archibugieri baschi. Il giorno seguente la battaglia, il suo corpo fu portato dalla sua gente alla Certosa di Pavia e, lì seppellito, la sua tomba non fu mai ritrovata.

Re Francesco I, ancora prigioniero alla Certosa, pianse il caro amico che mai dimenticherà, in seguito mai nessun italiano ricoprirà la carica di Grand Ecuyer del re. Willibald Pirckheimer alla fine del 1525 in una sua lettera ad Albrecht Dürer ricorda Galeazzo Sanseverino, caro amico in comune e ne piange la sua morte. La sua vedova, Elisabetta Costanza del Carretto, si ritirò a Piacenza, dove morì nel suo palazzo il 3 gennaio 1564.[10]

Il Crescenzi sostenne che Galeazzo avesse avuto una figlia di nome Anna, ma ciò secondo altri storici è da escludere, in quanto Galeazzo non lasciò successione e i suoi feudi tornarono ai Dal Verme. Il suo fratellastro Giulio, nel tentativo di recuperarli, intentò contro di loro una causa, ma senza successo.[10]

Aspetto e personalitàModifica

Galeazzo fu uomo di bell'aspetto, campione imbattibile delle giostre, amato dalle donne non solo per il suo fascino, eleganza e fisico curato, ma anche per la sua cultura e modo di parlare; conosceva il latino, il francese e il tedesco. La sua fama di perfetto cortigiano era diffusa per tutta l'Italia.

Anche Baldassare Castiglione nel suo libro Il Cortegiano lo addita quale esempio di perfetto nobiluomo, e pure si racconta che a lui Michelangelo si sia ispirato quando scolpì il suo famoso David[3].

«E delli omini che noi oggidí conoscemo, considerate come bene ed aggraziatamente fa il signor Galleazzo Sanseverino, gran scudiero di Francia, tutti gli esercizi del corpo; e questo perché, oltre alla natural disposizione ch'egli tiene della persona, ha posto ogni studio d'imparare da bon maestri ed aver sempre presso di sé omini eccellenti e da ognun pigliar il meglio di ciò che sapevano.»

(Baldassarre Castiglione, Il Cortegiano.)

Benché, come dirà successivamente il Rosmini, fra tutti i fratelli Sanseverino fosse "il meno esperto nell’armi e nell’arte militare il meno dotto",[12] poté comunque annoverare fra le proprie virtù il coraggio e la fedeltà, e per essere massimamente amato dal duca Ludovico e dalla duchessa Beatrice ebbe il titolo di capitano generale delle milizie sforzesche e lo mantenne fino alla fine.

«Messer Galeazzo Sanseverino, il quale era bellissimo giostratore, ma per viltà e poca esperienza nella arte militare non punto atto a guidare uno campo»

(Francesco Guicciardini, Storie Fiorentine dal 1378 al 1509.)

«[...] 'l signor Galeazo di Sanseverino havia pocha reputation da’ soldati, né era amado perché non valeva in governo, tamen era valente di la sua lanza..»

(Marin Sanudo il giovane, I diarii di Marino Sanuto, 1496-1533)

RitrattiModifica

Un suo ritratto si trova in un incunabolo della Divina Commedia curato dal francescano Pietro da Figino e miniato da Antonio Grifo, al folio 271 v. L'originale è conservato presso la biblioteca della Casa di Dante in Roma.

Due sue probabili ritratti sono il cosiddetto Ritratto di musico di Leonardo da Vinci e "l'allievo" nel Ritratto di Luca Pacioli, nei quali si notano elementi ricorrenti, quali la folta capigliatura riccia e la fenditura centrale del farsetto in forma di lancia. Galeazzo fu in effetti grande amico di Leonardo e protettore di fra' Luca Pacioli.

OnorificenzeModifica

  Cavaliere dell'Ordine di San Michele
— 1494

Nella cultura di massaModifica

Letteratura

Galeazzo compare come personaggio in alcuni romanzi:

Televisione

Nella miniserie televisiva anglo-italiana del 2021 Leonardo, Galeazzo è impersonato dall'attore italiano Antonio De Matteo.

NoteModifica

  1. ^ Condottieridiventura.it.
  2. ^ Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Ludovico il Moro, la vita privata e l'arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento.
  3. ^ a b Julia Cartwright, Beatrice d'Este duchessa di Milano.
  4. ^ a b Delle relazioni di Isabella d' Este Gonzaga con Ludovico e Beatrice Sforza, p. 40-43.
  5. ^ Alessandro Luzio e Rodolfo Renier, Delle relazioni di Isabella d'Este Gonzaga con Ludovico e Beatrice Sforza.
  6. ^ Francesco Malaguzzi Valeri, La corte di Lodovico il Moro: la vita privata e l'arte a Milano nella seconda metà del Quattrocento, vol. 1, Milano, Hoepli, 1913, p. 464.
  7. ^ Filippo di Comines, Delle memorie di Filippo di Comines, caualiero & signore d'Argentone, intorno alle principali attioni di Lodouico vndicesimo e di Carlo ottauo suo figliuolo amendue re di Francia., appresso Girolamo Bordoni, 1610, p. 419.
  8. ^ Julia Cartwright, Beatrice d'Este duchessa di Milano, 2ª ed., Edizioni Cenobio, 1945, p. 77.
  9. ^ a b Società Storica Lombarda, Archivio storico lombardo, vol. 39, 1874, p. 242.
  10. ^ a b c Deputazione di storia patria per le province parmensi, Fonti e studi: Ser. 2, vol. 4, 1964, p. 63.
  11. ^ Ristretto di storia patria ad uso de' piacentini.
  12. ^ Carlo de' Rosmini, Dell'istoria intorno alle militari imprese e alla vita di Gian-Jacopo Trivulzio detto il Magno ... libri 15, Volume 1, 1815.

BibliografiaModifica

Voci correlateModifica

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