Apri il menu principale

Giovanni Curcuas (greco Ιωάννης Κουρκούας; prima del 900 – dopo il 946) è stato un generale bizantino.

Di origini armene, il nome della sua famiglia, in armeno era Gurgen (Armeno Գուրգեն). Generale bizantino, considerato il secondo più grande dall'epoca di Belisario, fu particolarmente attivo sul fronte orientale dell'Asia Minore e della Siria, durante il regno di Romano I Lecapeno.

BiografiaModifica

In veste di domestikos (comandante dell'esercito) assalì nel 918 Akhlat (sul Lago di Van)[1] mentre nel 928, obbligò alla resa Abu Hafs, emiro di Melitene (oggi Malatya). L'emiro gli consegnò allora circa 12.000 cavalieri del suo esercito perché fossero immessi nell'esercito bizantino. Quasi tutti costoro si convertirono al Cristianesimo abiurando l'Islam. Nel 934, Curcuas prese definitivamente la stessa Melitene.

 
La presa di Melitene del 934, dalle Cronache di Giovanni Scilitze.

Nel 941 un'invasione di forze della Rus' di Kiev costrinse Curcuas a spostarsi in Bitinia, dove bande di Russi avevano devastato tutta la parte asiatica del Bosforo.[2] Giovanni riuscì a respingere l'invasione da terra, mentre il parakoimomenos Teofane otteneva una importante vittoria sul mare, con l'utilizzo del fuoco greco. La guerra fu così sospesa con un accordo tra Bizantini e Russi nel 944.

Tornato in Oriente, nel 944 Giovanni Curcuas riuscì invece ad ottenere dagli abitanti di Edessa la sacra reliquia del Mandylion che, scambiata con 200 prigionieri, fu avviata alla volta di Costantinopoli, dove giunse in un tripudio di folla per essere accompagnata dallo stesso basileus Costantino VII Porfirogenito nella chiesa della Vergine (Theotokos) di Pharos per essere esposta al culto dei fedeli. Durante questa campagna Curcuas conquistò all'impero le roccaforti di Martiropoli, Amida, Dura e Nisibi, estendendo considerevolmente i confini di Bisanzio verso Oriente.

NoteModifica

  1. ^ Ibn al-Athir, al-Kāmil fī taʾrīkh (La perfezione nella storia), VIII, 146.
  2. ^ Georgios Theotokis, Rus, Varangian and Frankish Mercenaries in the Service of the Byzantine Emperors (9th – 11th c.), in Byzantine Symmeikta (Athens, Institute for Byzantine Research), nº 22, 2012, pp. 132, ISSN 1105-1639 (WC · ACNP). URL consultato il 4 giugno 2014 (archiviato dall'url originale il 26 gennaio 2013).

BibliografiaModifica

  • Charles Diehl, La civiltà bizantina, 1962, Garzanti, Milano.
  • Digenis Akritas: The Two-Blooded Border Lord, trans. Denison B. Hull, Athens, Ohio, Ohio University Press, 1972
  • Ibn al-Athīr, al-Kāmil fī taʾrīkh, ed. C. J. Tornberg, 13 voll., Beirut, Dār Ṣādir, 1982.
  • G. Ostrogorsky, Storia dell'impero bizantino, Einaudi, Torino [1968]
  • Claudio Lo Jacono, Storia del mondo islamico (VII-XVI secolo) - vol. I - Il Vicino Oriente, Torino, Einaudi, 2003, p. 267.
  Portale Bisanzio: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di Bisanzio