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Curdi

gruppo etnico
Curdi
کورد
Kurd
Diyarbekir shepherd, Mardin Kurd, Aljazeera Kurd, 1873.jpg
Gruppo di curdi in abiti tradizionali, 1873.
 
Luogo d'origineKurdistan Kurdistan
Popolazione30–40 milioni[1]
(The World Factbook, stima 2015)
36,4–45,6 milioni[2]
(Istituto Curdo di Parigi, stima 2017)
Linguacurdo, zazaki
Minoranza: turco (in Turchia), persiano (in Iran), arabo (in Siria e Iraq)
ReligioneIn maggioranza Islam
(Sunnismo, Alevismo, Sciismo)
con minoranze di Yazidismo, Yarsanesimo
Distribuzione
Turchia Turchia 14,3–20 milioni[1][2]
Iran Iran 8,2–12 milioni[1][2]
Iraq Iraq 5,6–8,5 milioni[1][2]
Siria Siria 2–3,6 milioni[1][2]
Germania Germania 1,2-1,5 milioni[3][4]
Francia Francia 150.000[5]
Svezia Svezia 83.600[6]
Paesi Bassi Paesi Bassi 70.000[7]
Russia Russia 63.818[8]
Belgio Belgio 50.000[9]
Regno Unito Regno Unito 49.841[10][11][12]
Kazakistan Kazakistan 46.348[13]
Armenia Armenia 37.470[14]
Svizzera Svizzera 35.000[15]
Danimarca Danimarca 30.000[16]
Giordania Giordania 30.000[17]
Austria Austria 23.000[18]
Grecia Grecia 22.000[19]
Stati Uniti Stati Uniti 20.591[20]
Georgia Georgia 13.861[21]
Kirghizistan Kirghizistan 13.200[22]
Canada Canada 16.315[23]
Finlandia Finlandia 14.054[24]
Australia Australia 10.551[25]
Azerbaigian Azerbaigian 6.100[26]
Il Kurdistan in un'immagine della CIA del 1992.

I Curdi (in curdo: کورد) sono un gruppo etnico iranico[27] originario dell'Asia occidentale. Geograficamente, questa zona prevalentemente montuosa, nota come Kurdistan, comprende gran parte della Turchia sud-orientale, l'Iran nord-occidentale, l'Iraq settentrionale e la Siria settentrionale.[28] Comunità sparse di etnia curda vivono anche in Anatolia centrale e nel Khorasan. Inoltre, nel corso degli ultimi decenni, un vasto numero di curdi si è stabilito nelle principali città della Turchia occidentale (in particolare ad Istanbul), nonché in Europa occidentale, principalmente in Germania e in Scandinavia. Numericamente, si stima che i curdi siano compresi tra 30 e i 45 milioni di individui e che quindi costituiscano uno dei più grandi gruppi etnici privi di unità nazionale.[29]

Parlano principalmente le lingue curde e zazaki che appartengono al ramo delle lingue iraniane occidentali della famiglia indo-europea, da loro chiamata "Màda".[30][31][32][33] Per quanto riguarda la religione, la maggior parte dei curdi pratica il ramo sciafeita dell'Islam sunnita. In Anatolia centrale, parte della comunità zaza pratica l'alevismo, mentre in Iraq e in Iran vivono numerose comunità praticanti lo yarsanesimo e lo yazidismo.

In seguito alla prima guerra mondiale e alla sconfitta dell'Impero ottomano, i vittoriosi alleati occidentali avevano previsto uno stato curdo nel Trattato di Sèvres del 1920. Tuttavia, questa promessa fu annullata tre anni dopo, quando il Trattato di Losanna fissò i confini della moderna Turchia e non previde tale disposizione, lasciando ai curdi lo status di minoranza nei rispettivi paesi.[34] Questo fatto ha portato a numerose rivendicazioni nazionaliste sfociate in numerose ribellioni e guerriglie e in seguito anche a sistematici genocidi (in particolare in Iraq).

Storia

Antichità

Medioevo

Periodo safavide

Periodo zand

Periodo ottomano

Nazionalismo curdo del 20° secolo

Nome

Popolazione

Il numero di curdi che vivono nel sud-ovest asiatico è stimato in quasi 30 milioni, ai quali si aggiungono i curdi che vivono in Europa. I curdi comprendono dal 18% al 20% della popolazione in Turchia, probabilmente fino al 25%;[35] 15-20% in Iraq; 10% in Iran; il 9% in Siria e l'1,3% in Armenia.[36] In tutti questi Paesi, con l'eccezione dell'Iran, i curdi formano il secondo maggiore gruppo etnico.

I curdi rappresentano il quarto gruppo etnico più grande del Medio oriente dopo arabi, persiani e turchi.

Il numero totale di curdi nel 1991 è stato stimato in 22,5 milioni, con il 48% di essi che vive in Turchia, il 18% in Iraq, il 24% in Iran e il 4% in Siria.[37] L'emigrazione nel corso degli ultimi decenni ha portato ad una popolazione di quasi 1,5 milioni di curdi nei paesi occidentali, di cui circa la metà in Germania.

Un caso speciale sono le popolazioni curde in Transcaucasia e in Asia centrale, sfollate lì soprattutto al tempo dell'Impero russo, che hanno subito sviluppi indipendenti per più di un secolo e hanno sviluppato un'identità etnica a sé stante.[38] La popolazione di questi gruppi è stata stimata in quasi 400 mila nel 1990.[39]

Lingua

 Lo stesso argomento in dettaglio: lingua curda.

La lingua curda appartiene al sottogruppo nord-occidentale delle lingue iraniche, le quali a loro volta appartengono alle Lingue indoarie, una branca della famiglia delle indoeuropee. Essa detiene lo status ufficiale di lingua nazionale in Iraq, accanto all'arabo; è riconosciuta come lingua regionale in Iran e come lingua minoritaria in Armenia.

L'arabo, il persiano e il turco rappresentano le lingue più conosciute nelle regioni curde, a fianco del curdo.

Il curdo è parlato in tre principali varianti: il pehlewani, il kurmanji e il sorani (che in Iraq riveste il ruolo di lingua ufficiale).[40]

Le lingue appartenenti al ceppo zaza-gorani non sono linguisticamente appartenenti al continuum curdo.[41]

Secondo Mackenzie, sono poche le caratteristiche linguistiche comuni a tutti i dialetti curdi che non si trovino allo stesso tempo in altre lingue iraniche.[42]

Commentando le differenze tra i dialetti del curdo, Kreyenbroek chiarisce che in qualche modo kurmanji e sorani sono diversi l'uno dall'altro quanto l'inglese dal tedesco, dando l'esempio che kurmanji ha genere grammaticale e finali del caso, a differenza del sorani, e osservando che riferirsi a sorani e kurmanji come "dialetti" di una lingua è supportato solo dalla "loro origine comune (...) e dal fatto che questo uso riflette il senso di identità etnica e unità dei curdi".[43]

Religione

La religione più diffusa tra i curdi è l'Islam sunnita, praticato nella forma sciafeita. Parte dei curdi in Iran pratica l'Islam sciita. In Turchia, parte della comunità zaza aderisce alla dottrina alevita.

In alcune zone del Kurdistan iracheno sono praticati culti sincretici noti nel loro insieme come Yazdanesimo.

Cultura

La repressione dei curdi

In Iran

 
Vista su Sanandaj, la maggiore città nel Kurdistan iraniano.

A partire dal secondo dopoguerra e dalla proclamazione dell'effimera Repubblica di Mahabad, lo scià Reza Pahlavi dovette a lungo confrontarsi con la guerriglia dei curdi, guidati dalla famiglia Barzani, in particolare dallo sceicco Mustafa Barzani. Tale fenomeno durò fino al 1974, quando gli iracheni si riappacificarono (temporaneamente e apparentemente) con gli iraniani e ritirarono l'appoggio al leader della guerriglia.

Il governo di Teheran ha esercitato una dura repressione nei confronti dei curdi iraniani. Il 14 settembre 1981 18 operai curdi furono uccisi in una fabbrica di mattoni nel villaggio di Sarougliamish. I curdi iraniani sono stati sottoposti a esecuzioni sommarie e torture; le donne, in particolare giovani vergini, hanno subìto stupri e violenze.[44] In generale, in Iran, abusi e omicidi istituzionalizzati hanno avuto particolare rilevanza: tutte le donne, ma in particolare quelle curde, sono molto poco tutelate dal governo di Teheran da ogni forma di molestie sessuali.[45]

[46]

In Iraq

I curdi costituiscono circa un quinto della popolazione irachena. Essi si trovano in maggioranza nelle tre province dell'Iraq settentrionale che vanno a formare nell'insieme il Kurdistan iracheno. I curdi sono inoltre presenti a Kirkuk, Mosul, Khanaqin e Baghdad. Circa 300.000 curdi vivono nella capitale irachena, Baghdad, 50.000 nella città di Mosul e circa 100.000 nell'Iraq meridionale.[47] Dohuk è la città più piccola, ed è considerata la capitale del Badinan.

 
Il presidente dell'Iraq, Jalal Talabani, a un incontro con ufficiali U.S. a Baghdad, il 26 aprile 2006.

In Iraq si sono verificate ampie repressioni nei confronti dei curdi. La resistenza nei territori curdi è stata infatti quella più organizzata, e ciò ha portato di conseguenza a deportazioni di massa, bombardamenti di villaggi e attacchi con armi chimiche.

Allo scoppio della guerra tra Iran e Iraq, le autorità irachene ordinarono le deportazioni di migliaia di curdi in Iran. I deportati erano in maggioranza donne, vecchi e bambini, mentre i maschi venivano arrestati e imprigionati senza alcuna accusa.

Parecchie migliaia di curdi iracheni, negli anni sessanta, sono stati arrestati, uccisi, fatti sparire dalle forze di sicurezza o dai servizi segreti iracheni (ad es. 8.000 curdi “sparirono” nel 1983 da Arbil e tutt'oggi di loro non si sa più nulla). Nel 1985 altri 3.000 ragazzi curdi sono stati arrestati e torturati dalle forze di sicurezza irachene: sembra fossero stati catturati come ostaggi per obbligare i loro parenti “a consegnarsi alle autorità”. Nel biennio 1987-1988 è stata fatta la più grande repressione nei confronti dei curdi: le circostanze in cui le autorità irachene usarono armi chimiche con migliaia di morti indicano un preciso disegno politico teso all'eliminazione dei curdi iracheni. Nel 1988 furono uccisi 5.000 curdi in soli due giorni a seguito di un attacco chimico[48].

 
Bambini curdi a Sulaymaniyya
 
Donne curde di religione israelitica (1905)

Gli attacchi delle forze irachene sono continuati su tutta la zona abitata da curdi, che sono scappati in massa verso i confini turco e iraniano: nel 1988 le autorità turche confermarono di aver dato rifugio a 57.000 Curdi iracheni.

Tra la fine del 1988 e il 1990 centinaia di curdi sono stati uccisi sommariamente dopo essere stati convinti dalle autorità irachene a rientrare nel paese.

In Turchia

 Lo stesso argomento in dettaglio: Conflitto curdo-turco.

Secondo il CIA factbook, i curdi formerebbero approssimativamente il 18,3% della popolazione della Turchia (circa 14 milioni) nel 2008.[49] La stima non comprende il popolo zaza che è generalmente considerato curdo. Fonti curde invece sostengono che in Turchia ci siano fino a 25 milioni di curdi. Nel 1980, l'Ethnologue stimò che il numero di persone che parlavano la lingua curda in Turchia era di circa 5 milioni,[50] all'epoca la popolazione del paese si aggirava sui 44 milioni.[51] Durante gli anni '30 e gli anni '40 del XX secolo, il governo mascherò statisticamente la presenza dei curdi categorizzandoli come "turchi di montagna". Questa classificazione fu sostituita dal nuovo eufemismo "turchi orientali" dal 1980.[52]

Nonostante la Turchia abbia approvato la Convenzione dell'Onu contro la tortura e quella del Consiglio d'Europa, la tortura in Turchia è ancora diffusa, seppur moderatamente, verso gli oppositori politici e gli esponenti della comunità curda.[53]

In Siria

I curdi sono il 5% della popolazione in Siria, per un totale di 0,6 milioni[54] Questo fa di loro la più grande minoranza etnica del paese. Sono concentrati prevalentemente nel nord e nel nord-est, anche se anche ad Aleppo e a Damasco sono presenti significative comunità.

I curdi siriani usano spesso parlare la loro lingua in pubblico, sempre che le persone presenti facciano altrettanto. Gli attivisti per i diritti umani dei curdi vengono maltrattati e perseguitati.[55]

Il 20 gennaio 2018 le forze armate turche iniziano un'operazione militare, Operazione Ramoscello d'Ulivo, nel cantone a maggioranza curda di Afrin e nell'area di Tel Rifaat del governatorato di Aleppo, nella Siria settentrionale[56]. Dal 9 ottobre 2019 è in corso un'offensiva del governo turco in territorio siriano, con bombardamenti e attacchi terrestri nella regione autonoma del Rojava, a pochi chilometri dal confine turco-siriano.[57]

In Afghanistan

Una presenza curda, esplicitamente definita con tale termine, proveniente dal vicino Khorasan, dove il Safavide Scià Abbas esiliò migliaia di curdi, vive nelle terre afgane sin dal XVI secolo.[58] Molti di quelli che furono esiliati si stabilirono definitivamente in Afghanistan, prendendo residenza a Herat e nelle altre città dell'Afghanistan occidentale. Alcuni curdi ricoprono alte posizioni di governo all'interno dell'Afganistan, come Ali Mardan Khan che fu nominato governatore di Kabul nel 1641.[59] I curdi affiancarono gli afghani durante le loro guerre contro l'impero di Safavidi, e nei conflitti seguenti con gli altri poteri regionali.[60] Il numero dei curdi attualmente presenti in Afganistan è difficile da calcolare, nonostante sia noto che si aggiri approssimativamente intorno ai 200.000.[61] Rimane non chiarito fino a che punto la minoranza curda in Afganistan abbia mantenuto il linguaggio curdo.

In Armenia

Al comando dei turchi, i curdi parteciparono attivamente al massacro di migliaia di giovani armeni durante il genocidio armeno[62]. Fra gli anni trenta e gli ottanta del Novecento, l'Armenia faceva parte dell'Unione Sovietica, nella quale i curdi, come gli altri, erano riconosciuti con lo status di minoranza protetta. Ai curdi armeni fu permesso di avere un loro giornale sponsorizzato dallo stato e una radio che trasmetteva gli eventi culturali. Durante il conflitto in Nagorno Karabakh, molti curdi che non erano yazidi furono costretti a lasciare le loro case. Con la fine dell'Unione Sovietica, i curdi dell'Armenia furono spogliati di tutti i loro diritti culturali e la maggior parte di loro fuggì dalla Russia all'Europa Occidentale.[63]

In Azerbaigian

 Lo stesso argomento in dettaglio: Oblast' Autonoma del Nagorno Karabakh.

Negli anni '20, le due aree abitate dai curdi di Jewanshir (capitale K'arvač̣aṙ) e l'orientale Zangazur (capitale Lachin) furono combinate per formare il "Kurdistan Rosso", ossia l'Uezd del Kurdistan (7 luglio 1923-8 aprile 1929) seguito dall'Okrug del Kurdistan (30 maggio 1930-23 luglio 1930). Il periodo di esistenza di un'unità amministrativa curda fu breve e non andò oltre il 1930. I curdi affrontarono di conseguenza molte misure repressive, comprese le deportazioni. Come conseguenza del conflitto in Nagorno Karabakh, molte aree curde furono distrutte e più di 5.000 curdi furono deportati nel 1988.[63]

Galleria d'immagini

Note

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Bibliografia

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