Apri il menu principale

Origine del suo cognomeModifica

Alla nascita si chiamava Guido Horn (in effetti aveva ricevuto il nome ebraico di El Chan Gad), durante la prima guerra mondiale prese ad usare il patronimico d'Arturo (suo padre si chiamava Arturo), alla fine del conflitto richiese ed ottenne che questo fosse aggiunto al proprio cognome, assumento in questo modo il nominativo di Guido Horn d'Arturo [1] [2].

StudiModifica

Horn d'Arturo ha frequentato l'Università di Graz e si è laureato nel luglio 1902 presso l'Università di Vienna [3] con una tesi sul calcolo dell'orbita della cometa C/1889 O1 Davidson [4] [5].

BiografiaModifica

Nacque a Trieste il 13 febbraio 1879 da Arturo Horn e da Vittoria Melli, terzo di quattro figli. La famiglia, di probabile origine olandese, era ebrea. Il padre morì quando Guido Horn aveva due anni e venne educato dal nonno materno, il rabbino R.S. Melli. Guido Horn studiò astronomia a Graz e poi a Vienna dove conseguì il dottorato in filosofia il 19 Luglio 1902 con una tesi, discussa con J. von Hepperger, sull'orbita della cometa 1889 IV.

Nel 1903 venne assunto come assistente volontario presso l'I.R. Osservatorio marittimo di Trieste, divenendovi l'anno successivo assistente effettivo. Qui si occupò di problemi legati alla determinazione del tempo e alla meteorologia.

Nel luglio 1907 divenne primo assistente presso l'Osservatorio astrofisico di Catania. A Catania si occupò della natura della luminosità delle comete, di astronomia di posizione, di osservazioni solari e di stelle variabili.

Nel maggio 1910 fu chiamato come astronomo aggiunto all'Osservatorio di Torino. Nel novembre 1911 fu chiamato, in qualità di astronomo aggiunto, presso l'Osservatorio astronomico dell'Università di Bologna e nel maggio 1913 conseguì la libera docenza in astronomia.

Nella prima guerra mondiale combatté sul versante italiano del fronte e, per evitare la condanna a morte per tradimento, cambiò il suo cognome in D'Arturo, in omaggio al padre. Decorato con la croce di guerra aggiunse quel nome al proprio divenendo Guido Horn D'Arturo.

Nel marzo del 1920 divenne astronomo aggiunto a Roma, presso l'Osservatorio astronomico al Collegio romano, ma nel gennaio del 1921 divenne direttore dell'osservatorio astronomico universitario di Bologna. Nel 1925 ottenne la cattedra di astronomia e nel febbraio 1928 venne confermato professore stabile. L'osservatorio conobbe in questo periodo un periodo molto attivo dal punto di vista osservativo.

Nel 1926 diresse la spedizione italiana nell'Oltregiuba (la moderna Somalia) per osservare un eclisse totale di sole. Durante la spedizione condusse studi sulla corona solare, che rivelò fenomeni di turbolenza: tale turbolenza poi fu comprovata da studi successivi.

Nel 1935 costruisce il primo prototipo di specchio a tasselli di 1 m di diametro. Mediante la combinazione di un insieme di piccoli specchi, o "tasselli", è possibile far convergere nello stesso piano focale i raggi riflessi dai singoli elementi come in uno specchio monolitico dello stesso diametro.

Nel 1938 inizia la costruzione di un telescopio costituito da 61 tasselli esagonali, per un totale di 1,8 m di apertura. Con l'arrivo delle leggi razziali, Horn D'Arturo perse il suo lavoro presso l'osservatorio, dove fu reintegrato solo dopo la fine della guerra.

Nel 1931 fondò la prima rivista di divulgazione astronomica in Italia, la popolare Coelum, che diresse fino alla sua morte nel 1967; la rivista proseguì le pubblicazioni fino al 1986.

Nel 1953 riesce a terminare la costruzione del telescopio a tasselli esagonali di 1.8 m di diametro. Il telescopio è collocato all'interno della torre astronomica universitaria di Bologna. Lo stesso principio di costruzione è stato utilizzato per il "multiple mirror telescope" in Arizona, composto da sei specchi da 1,8 m di diametro ognuno, e per i due telescopi del Keck Observatory alle Hawaii, composti ognuno da 36 tasselli da 1,8 m a formare un mosaico da 10 m di diametro complessivi. Il principio è ora utilizzato in tutti i più grandi telescopi moderni sia spaziali come il telescopio spaziale James Webb o terrestri come l'Extremely Large Telescope.

RiconoscimentiModifica

Gli sono state intitolati:

  • la Biblioteca del Dipartimento di Astronomia dell'Università degli Studi di Bologna e Osservatorio Astronomico di Bologna [10].
  • due strade, una a Bologna e una a Trieste [11].
  • l'Associazione Barese astrofili Guido Horn D’Arturo [12].
  • l’Osservatorio Guido Horn-d’Arturo dell’Associazione Astrofili Bolognesi [13].

NoteModifica

Voci correlateModifica

BibliografiaModifica

  • Alberto Rossi, Guido Horn D'Arturo: astronomo e uomo di cultura, Clueb, 1994.
  • Guido Horn-D'Arturo, Fabrizio Bònoli e Marina Zuccoli, Guido Horn d'Arturo e lo specchio a tasselli, Clueb, 1999.

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN19903170 · ISNI (EN0000 0000 3279 8812 · SBN IT\ICCU\SBLV\079234 · LCCN (ENn2001019144 · GND (DE116993448 · WorldCat Identities (ENn2001-019144