Hernando de Soto

navigatore spagnolo

Hernando de Soto (Barcarrota o Jerez de los Caballeros, in Estremadura, ca. 1496 o 150021 maggio 1542) è stato un esploratore e militare spagnolo. Prese parte alla conquista di Panama e Nicaragua, conquistò il Perù insieme a Francisco Pizarro e in seguito guidò la più grande spedizione del XVI e XVII secolo attraverso la parte sud-orientale di quelli che oggi sono gli Stati Uniti; morì probabilmente sul fiume Mississippi, pochi chilometri a valle dell'attuale Memphis.

Hernando de Soto

Infanzia e giovinezzaModifica

La data di nascita di de Soto non è certa. Sebbene nel 1535 affermasse di avere «circa 35 anni», già l'anno successivo, il 1536, dichiarò di essere «intorno ai 40». Il fatto che de Soto, secondo fonti attendibili, fosse partito per il «Nuovo Mondo» nel 1514 gioca a favore di una sua nascita nel 1500, in quanto nella Spagna di allora era consuetudine lasciare la casa dei genitori a 14 anni. De Soto era il secondo dei quattro figli del povero gentiluomo di campagna Francisco Méndez de Soto e di Leonor Arias e non poteva sperare di ereditare nulla della piccola fortuna del padre. I suoi antenati erano hidalgos e piccoli nobili spagnoli; il più famoso di questi fu Pedro Ruiz de Soto, che strappò Siviglia ai Mori all'epoca della Reconquista. De Soto crebbe nell'arida, povera e precedentemente contesa regione di confine del regno musulmano di Granada, l'Estremadura, caratterizzata, secondo un noto detto spagnolo, da «nove mesi d'inverno, tre mesi d'inferno». Dalla stessa provincia provenivano anche molti altri conquistadores spagnoli, come Hernán Cortés, Francisco Pizarro o Vasco Núñez de Balboa.

Arrivo nel Nuovo Mondo e carrieraModifica

Nel 1514 de Soto accompagnò Pedrarias Dávila nelle colonie spagnole d'oltremare e sbarcò a Panama con nient'altro che una spada e uno scudo. Nel 1516 divenne il comandante di un'unità di cavalleria e con questo ruolo accompagnò Francisco Hernández de Córdoba nel suo viaggio di scoperta e colonizzazione attraverso il Nicaragua e l'Honduras. Durante questo periodo, de Soto si guadagnò la reputazione di eccellente tattico, combattente e cavaliere, dando prova della massima brutalità e spietatezza ai danni della gente del posto. Nella disputa per il governo sul Nicaragua de Soto combatté a favore di Dávila contro Gil González Dávila. González era un ex ufficiale di Dávila, ma aveva cercato di staccarsi da lui. De Soto riferì il tradimento a Dávila e sconfisse un esercito di González, con il risultato che Dávila riuscì ad assicurarsi il governo per sé e de Soto prese le sue difese. Nel 1528 guidò da solo una spedizione lungo la costa dello Yucatán nella speranza di trovare un collegamento marittimo tra l'Atlantico e il Pacifico.

In America de Soto accumulò grandi ricchezze, principalmente grazie alla tratta degli schiavi. All'epoca possedeva già grandi tenute nelle colonie spagnole, miniere d'oro, navi mercantili e numerosi schiavi, ma si era apparentemente posto l'obiettivo di raggiungere un grande successo militare come Hernán Cortés con la sua conquista dell'impero azteco.

Nel 1532 accompagnò Francisco Pizarro come suo diretto rappresentante nella spedizione contro il Perù e perlustrò il paese. De Soto scoprì la città di Cajas, dove i suoi uomini violentarono le vergini inca del Tempio del Sole. Con un gruppo di 50 uomini scoprì in seguito la strada per la capitale dell'impero inca, Cuzco, e fu il primo europeo a parlare con il re inca Atahualpa. Dopo che quest'ultimo venne sconfitto nella battaglia di Cajamarca e fatto prigioniero, de Soto gli fece più volte visita e tra i due si instaurò un'amicizia. De Soto rimase scioccato alla notizia dell'esecuzione di Atahualpa e alla fine litigò con Pizarro riguardo alla ridistribuzione dell'impero andino tra i conquistadores. Nel 1536 tornò in Spagna con circa 100.000 pesos d'oro nel bagaglio, la sua parte per aver partecipato alla conquista dell'impero inca. Ormai famoso e considerato un eroe, de Soto si stabilì a Siviglia, dove nel 1537 sposò la figlia di Dávila, Inés de Bobadilla, appartenente a una delle famiglie più rispettate della Castiglia, in buoni legami con la corte reale spagnola. De Soto era un uomo rispettato e conosciuto in tutta la Spagna, all'apice della sua reputazione e ricchezza.

De Soto, che aveva visto le leggendarie ricchezze del Perù, sospettava, in base alle testimonianze di Álvar Núñez Cabeza de Vaca, che qualcosa di simile si trovasse anche in Florida. Cabeza de Vaca aveva partecipato alla fallita spedizione in Florida di Pánfilo de Narváez. Il tentativo di conquista di Narváez, condotto con la massima spietatezza, si era concluso in un disastro: solo quattro dei 400 uomini erano sopravvissuti. De Soto si vide davanti la possibilità di imitare Pizarro e Cortés. Dopo essere stato nominato da Carlo V governatore di Cuba e Adelantado della Florida (termine con cui, all'epoca, venivano indicati tutti i territori a nord del Messico), de Soto vendette tutte le sue proprietà e utilizzò i proventi per organizzare una spedizione in quella terra ancora inesplorata. Compito della sua missione era «conquistare, popolare e pacificare la regione ancora sconosciuta entro quattro anni».

La spedizione in Florida (1538-1542)Modifica

ItinerarioModifica

 
La spedizione di de Soto in Florida secondo Charles Hudson (1997).

Il percorso esatto della spedizione di de Soto è sempre stato oggetto di discussione tra gli storici e i politici locali. La fonte principale a nostra disposizione sono i diari redatti dagli spagnoli giunti fino a noi. Tuttavia, anche analizzando questi testi con il solito occhio critico con cui bisogna considerare tali fonti, nel caso di de Soto sorgono ulteriori problemi. Gli spagnoli, infatti, erano del tutto all'oscuro del paese che stavano attraversando e la comunicazione con la gente del posto passava spesso attraverso una catena di interpreti, quindi è altamente probabile che i nomi dei luoghi e delle persone fossero stati tramandati in modo errato. Inoltre, numerose guide e persone con cui gli spagnoli entravano in contatto avevano tutto il loro interesse a depistare volontariamente la spedizione. La versione più diffusa dell'itinerario, quella che viene insegnata nelle scuole americane, risale a un rapporto del Congresso degli Stati Uniti condotto sotto la direzione dell'antropologo John R. Swanton nel 1939.

Mentre la prima parte del percorso, fino alla battaglia di Mabila, è stata ricostruita piuttosto accuratamente, fatta eccezione solo per alcuni dettagli, la seconda parte è rimasta per lungo tempo oggetto di congettutture, soprattutto perché all'epoca di Swanton gli studiosi non potevano fare affidamento su eventuali testimonianze archeologiche che confermassero le loro ipotesi. L'itinerario di de Soto tradizionalmente accettato corre in direzione nord/nord-ovest attraverso gli odierni stati americani di Mississippi, Arkansas e Oklahoma fino al Texas.

Molti dei dati di Swanton sono oggi considerati obsoleti. Nel 1990 l'amministrazione dei parchi nazionali degli USA annunciò un progetto per determinare con nuovi metodi quello che negli Stati Uniti è noto come De Soto Trail, basato sulle ricerche dell'antropologo Charles M. Hudson, che ha portato a stabilire quella che oggi viene chiamata dagli specialisti Hudson Route. Questa ridefinizione dell'itinerario portò a una tempesta di proteste in numerose contee e parrocchie che attribuivano gran parte dell'immagine patriottica locale al conquistador. Mentre Florida e Alabama hanno adeguato la segnaletica stradale alle nuove scoperte, altri stati continuano ad aderire all'itinerario di Swanton[1].

Altre teorie ancora ipotizzano che de Soto si sia diretto ancora più a nord, attraverso il Kentucky e l'Indiana fino ai Grandi Laghi[2].

1538 - A CubaModifica

Dopo uno scalo alle isole Canarie, de Soto si diresse prima a Cuba. La città dell'Avana era stata saccheggiata e data alle fiamme dai pirati francesi poco prima del suo arrivo. De Soto la fece ricostruire dai suoi uomini mentre lui stesso continuava a raccogliere provviste, cavalli e uomini per la sua spedizione in Florida. Nel maggio 1539 sbarcò con circa 600-700 uomini (inclusi 24 sacerdoti), nove navi e 220 cavalli sulla costa occidentale della Florida, nella baia di Tampa, che de Soto chiamò Espiritu Santo. Pensando che nella regione che aveva intenzione di colonizzare vi fossero città come Cuzco o Città del Messico, aveva portato con sé tonnellate di attrezzature, strumenti, armi, cannoni, cani e maiali. I cani in particolare, per lo più levrieri irlandesi, divennero animali da guerra terribili contro i nativi nel corso della campagna. Oltre ai marinai vi erano sacerdoti, fabbri, artigiani, ingegneri, contadini e commercianti. Molti di loro avevano a malapena lasciato il loro villaggio natale prima della spedizione, e quasi nessuno aveva mai visto qualcosa al di fuori della Spagna.

Contemporaneamente il viceré del Messico Antonio de Mendoza aveva inviato una spedizione guidata da Francisco Vásquez de Coronado lungo la costa del Pacifico fino a quella che oggi è la California. De Soto vide così messo a rischio il suo dominio sulla Florida: durante tutto il suo viaggio si preoccupò sempre di riuscire a scoprire tesori favolosi e terre adatte all'insediamento prima di Coronado.

1539 - L'arrivo in FloridaModifica

Da Espiritu Santo ebbe inizio l'esplorazione della Florida e di gran parte degli odierni stati meridionali. Già nella stessa Florida le cose volsero al peggio. Il terreno non era affatto pieno d'oro, ma soprattutto paludoso, pieno di zanzare ed estremamente umido. Inoltre, gli schiavi indiani che gli spagnoli portavano con sé suscitarono l'ira delle tribù locali.

La gente del posto aveva già avuto una brutta esperienza con gli spagnoli durante la precedente spedizione di Pánfilo de Narváez. Le truppe di de Soto si dimostrarono brutali nei confronti dei locali: cercavano di catturare gli indiani per usarli come schiavi o come guide, violentavano le donne, abusavano dei bambini e depredavano sempre i villaggi in cerca di cibo per sé e per i loro animali. Spesso de Soto faceva bruciare i villaggi o erigere una croce cristiana nei luoghi santi degli indiani in segno di supremazia del vero credo. Oltre a sfruttare gli indiani come schiavi o come guide, gli spagnoli spesso rapivano i capi locali e li tenevano come ostaggi per garantirsi l'incolumità mentre attraversavano i territori delle tribù.

L'aiutante più importante della spedizione era Juan Ortiz, che era giunto in quel paese con la spedizione di Narváez ed era stato catturato dagli Uzica. Era l'unico dei quattro prigionieri spagnoli che erano riusciti a sopravvivere alla permanenza tra gli Uzica, a prezzo di gravi torture. Ortiz si unì alla nuova spedizione spagnola alla prima occasione possibile; conosceva bene la zona e servì da interprete. Un'altra guida importante era Perico, un ragazzo di circa 17 anni, proveniente dall'attuale Georgia, che parlava diverse lingue delle tribù locali ed era anche in grado di comunicare con Ortiz. Perico venne assunto come guida nel 1540 e apparentemente trattato un po' meglio del resto degli schiavi a causa della sua importanza per gli spagnoli. Dopo una marcia verso nord, la spedizione allestì il suo primo accampamento invernale ad Anheica, la capitale degli Apalachee, vicino a quella che oggi è Tallahassee. Questa località è l'unica luogo lungo il percorso di de Soto nel quale gli archeologi hanno trovato prove certe del passaggio degli spagnoli.

1540 - Verso nord, la battaglia di MabilaModifica

 Lo stesso argomento in dettaglio: Battaglia di Mabila.

La spedizione proseguì verso nord lungo il versante orientale degli Appalachi, lasciando una scia di devastazione al suo passaggio. Con alcune tribù gli spagnoli cercavano di scambiare le provviste con alcuni capi del loro branco di maiali, con altre cercavano di ottenere ciò di cui avevano bisogno con la forza. Attraversarono così la Georgia, la Carolina del Sud e la Carolina del Nord. Dopo aver sentito parlare del grande tesoro d'oro dei Cofitachequi e accompagnati dagli Ocute della Georgia, nemici dei Cofitachequi, gli spagnoli si diressero a nord. A metà maggio, dopo settimane di marcia, durante le quali gli spagnoli scoprirono che né Perico né gli Ocute conoscevano la regione dei Cofitachequi, gli spagnoli, affamati e assetati, trovarono finalmente la capitale di questa tribù, nei pressi dell'attuale Camden, nella Carolina del Sud. Gli spagnoli ricevettero un'accoglienza relativamente amichevole, sebbene lungo la strada avessero saccheggiato e razziato diversi villaggi cofitachequi, e chiesero immediatamente di vedere l'oro. Tuttavia, l'«oro» risultò essere semplice rame. Gli spagnoli trovarono perle e armi in città, presero in ostaggio la giovane e, secondo le fonti, estremamente carismatica leader della tribù, e vagarono in cerca di ricchezze attraverso quelle che oggi sono le Caroline, la Georgia e l'Alabama.

Nel corso di questi spostamenti alla ricerca di oro, in gran parte senza una vera e propria meta, si diressero sempre più verso ovest e nel nord dell'Alabama si imbatterono nella città di Mabila (a seconda delle fonti chiamata anche Mavila, Mavilla, Mauvilla o Mauvila). I Choctaw che la abitavano, guidati dal loro capo, Tuscalusa, li attirarono in un'imboscata nella piazza principale della città, fortemente fortificata. Gli spagnoli dovettero faticare per liberarsi dalla trappola, ma poi attaccarono la città più e più volte. Dopo una battaglia di nove ore, quasi tutti gli spagnoli riportarono ferite, 20 di loro furono uccisi e altri 20 morirono per le ferite riportate nei giorni successivi. Tutti i guerrieri chocktaw della zona, tra 2000 e 6000, morirono nel combattimento e nell'incendio che ne derivò, a seguito delle esecuzioni da parte degli spagnoli o per suicidio; Mabila venne completamente distrutta dalle fiamme. Alla fine vinsero gli spagnoli, ma nello scontro persero gran parte delle ricchezze che erano riusciti a razziare e 40 cavalli. In più si trovarono feriti, malati e quasi privi di equipaggiamento nel bel mezzo di una terra sconosciuta, circondati da nemici. Dopo la battaglia di Mabila, il rispetto della gente del posto per gli spagnoli diminuì notevolmente e questi ultimi furono sempre più vittime di attacchi e azioni di guerriglia. Sebbene i suoi uomini, a questo punto, fossero ormai stanchi e scoraggiati e volessero andare sulla costa per incontrare le navi previste giunte da Cuba per andarli a prendere, de Soto era più che mai deciso ad andare avanti. La spedizione trascorse l'inverno a Chicaza, in quello che oggi è lo stato del Mississippi.

 
La scoperta del Mississippi in un quadro di George William Powell (1847) situato nella rotonda del Campidoglio.

1541 - Ancora più ad ovestModifica

La spedizione si diresse di nuovo a nord nell'entroterra, dove poco dopo incontrarono la tribù dei Chickasaw. De Soto chiese che gli fossero dati 200 uomini per trasportare l'equipaggiamento della spedizione, ma gli indiani rifiutarono la richiesta e attaccarono il campo degli spagnoli durante la notte, mentre dormivano. Ancora una volta la spedizione subì pesanti perdite: rimasero uccisi circa 40 spagnoli e in più, questa volta, andò perso l'intero equipaggiamento. Secondo gli spagnoli sopravvissuti, le cose si erano talmente messe male che l'intera spedizione poteva anche essere andata distrutta. Fortunatamente per loro, i Chickasaw li lasciarono andare. L'8 maggio 1541 le truppe ormai decimate di de Soto si trovarono davanti il Mississippi. Non è chiaro se de Soto sia stato davvero il primo europeo a vedere il grande fiume, come è stato riferito, ma è stato tuttavia il primo a parlarne nei documenti ufficiali. De Soto, tuttavia, non mostrò grande interesse per il fiume che aveva scoperto, ma lo considerò soprattutto un imprevisto che ostacolava la sua ricerca verso il successo. Fu costretto a trasportare circa 400 uomini su un fiume ampio e turbolento, pattugliato costantemente dagli indiani mossi alla sua ricerca. Dopo aver trascorso un mese sulla riva per costruire diverse zattere, gli spagnoli attraversarono il Mississippi dirigendosi verso ovest e vagarono per la zona ad ovest del fiume in quelli che ora sono gli stati di Arkansas, Oklahoma e Texas. Alla fine allestirono il campo invernale a Utiangue, sul fiume Arkansas.

1542 - Morte di de SotoModifica

Dopo un inverno rigido, durante il quale, cosa insolita per la zona, addirittura nevicò, le truppe spagnole partirono e proseguirono senza meta. Nel frattempo era morto anche l'unico spagnolo che conosceva un po' di più la regione, Juan Ortiz. Gli spagnoli tornarono sul Mississippi sconfitti e demoralizzati. De Soto morì il 21 maggio 1542 di una malattia febbrile sulla riva del fiume. Poiché aveva diffuso tra la popolazione locale la diceria che i cristiani erano immortali, i suoi uomini si sentirono obbligati a nasconderne la morte. Nascosero il corpo in coperte appesantite dalla sabbia e lo affondarono nel fiume. Mentre la Spagna e il Portogallo potevano essere attraversate da un uomo esperto del percorso in meno di un mese, gli uomini di de Soto vagò per la Florida per quattro anni senza trovare i tesori che stavano cercando o un punto di partenza per partire alla colonizzazione della regione. Gli uomini interruppero qui la spedizione. Dopo più di un anno pieno di ulteriori disavventure, riuscirono infine a tornare in Messico, in territorio spagnolo, attraverso il Mississippi e il golfo del Messico. Sulla via del ritorno, mentre stavano discendendo il Mississippi, furono attaccati con violenza dai Natchez e da altre tribù che nel frattempo si erano coalizzate contro gli spagnoli. Dopo aver raggiunto il mare e navigato sotto costa, i resti della spedizione di de Soto arrivarono in Messico: erano rimasti 311 uomini dei 700 iniziali.

EreditàModifica

 
Monumento a de Soto a Barcarrota (provincia di Badajoz), in Spagna.

La spedizione di de Soto in Florida fu un completo fallimento. Gli spagnoli non trovarono né oro né ricchezze e non fondarono colonie; inoltre, all'epoca la figura di de Soto divenne più simile a quella di un Don Chisciotte che a Hernán Cortés. Tuttavia, la spedizione ebbe numerosi effetti collaterali.

Da un lato, la spedizione di de Soto lasciò il segno sulle regioni attraversate: alcuni dei cavalli fuggiti o rubati ai conquistadores andarono a costituire il nucleo originario delle successive mandrie di mustang nordamericani. Inoltre, essa contribuì in modo significativo a seminare un odio secolare tra indiani ed europei, in quanto il rapporto tra i due mondi fu segnato fin dall'inizio dalla violenza e dalla sfiducia reciproca. Ancora più devastanti delle sanguinose scaramucce, però, furono le malattie che la spedizione portò con sé e che spopolarono letteralmente intere zone della regione nei decenni successivi. Già nel decennio successivo alla spedizione, la gente del posto lasciò molte delle città colpite dalle malattie e fuggì nelle colline e paludi vicine, il che cambiò radicalmente la struttura della società locale. Secondo Jared Diamond, tuttavia, questo processo iniziò prima dell'arrivo di de Soto, che incontrò ripetutamente insediamenti abbandonati: i patogeni degli spagnoli avevano viaggiato più velocemente di loro[3].

Le testimonianze raccolte durante la spedizione contribuirono molto anche alla conoscenza geografica, biologica ed etnologica della regione. In particolare, le descrizioni degli indiani costituiscono la prima fonte scritta di come si viveva in quel periodo nel sud-est degli odierni Stati Uniti, nonché l'unica descrizione del modo di vivere degli indiani prima di incontrare altri europei. Gli uomini di de Soto furono sia i primi che gli ultimi europei a vedere la fioritura della cultura del Mississippi. Inoltre, questa spedizione, insieme a quella di Coronado, contribuì anche in modo significativo a ridefinire l'atteggiamento della Spagna nei confronti delle sue colonie a nord del Messico. De Soto rivendicò de jure vaste aree di terra per la Corona spagnola, ma in realtà la colonizzazione si concentrò principalmente sull'odierno stato della Florida e sulla costa del Pacifico.

Le odierne contee di DeSoto nel Mississippi e di DeSoto ed Hernando in Florida prendono il nome dal conquistador. Egli infatti sbarcò nella contea di Hernando e probabilmente morì nella contea di DeSoto, sul Mississippi. Dal 1948, vicino a St. Petersburg, in Florida, esiste il De Soto National Memorial. Anche numerose città degli Stati Uniti e l'ex marchio automobilistico DeSoto prendono il nome dallo scopritore. Per questo vedere la voce De Soto.

Nel gennaio 2021, lo scrittore austriaco Franzobel, vincitore, tra l'altro, del Premio Ingeborg-Bachmann, ha pubblicato il romanzo Die Eroberung Amerikas[4] (La conquista dell'America), che tratta della spedizione di conquista di Ferdinando Desoto (secondo la dizione dell'autore). La trama è inserita in una storia contemporanea nella quale le Prime nazioni americane citano in giudizio la Corte suprema per la restituzione della loro terra.

NoteModifica

  1. ^ Tony Horwitz, A Voyage Long and Strange: On the Trail of Vikings, Conquistadors, Lost Colonists, and Other Adventurers in Early America, Macmillan, 27 aprile 2009, p. 290, ISBN 978-0-312-42832-7. URL consultato il 3 marzo 2012.
  2. ^ Donald E. Sheppard, Hernando de Soto's American Conquest, su floridahistory.com. URL consultato il 19 luglio 2013.
  3. ^ Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie, Einaudi, 1997, p. 252.
  4. ^ Franzobel, Die Eroberung Amerikas, Vienna, Paul Zsolnay Verlag, 2021, ISBN 978-3-552-07227-5.

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

Controllo di autoritàVIAF (EN23382263 · ISNI (EN0000 0000 8342 2831 · LCCN (ENn50013324 · GND (DE135747465 · BNF (FRcb12272881r (data) · BNE (ESXX1101238 (data) · CERL cnp01144941 · WorldCat Identities (ENlccn-n50013324