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DescrizioneModifica

Si distingue, da adulto, dal gabbiano reale (Larus michahellis) per il becco rosso corallo con la punta nera e gialla e le zampe scure color verde-oliva. Il corpo è di dimensioni più ridotte e snelle (in media è lungo 50 cm e pesa dai 500 ai 600 gr[senza fonte]), ed il volo è più agile. I gabbiani adulti sono di colore bianco, tranne la schiena di colore grigio perla, le punte delle ali e della coda nere. La rima palpebrale è rossa.

Distribuzione e habitatModifica

Vive sulle coste del mar Mediterraneo, dove le acque sono meno inquinate. Nidifica principalmente in Spagna (Isole Chafarinas e foce dell'Ebro), in Algeria, in Grecia, in Italia (Sardegna, Arcipelago Toscano, Puglia e Campania); piccole colonie si trovano anche in Corsica, Tunisia, Marocco, Croazia (su alcune isole del mar Adriatico tra cui Curzola), in Turchia e a Cipro. In inverno si muove a sud, lungo la costa nordafricana, e oltre in Gambia, Mauritania Gabon e Senegal. Presenze accidentali sono segnalate in Bulgaria, Repubblica Ceca, Germania, Malta, Israele, Giordania, Svizzera, Egitto e Regno Unito.[1]
La popolazione nidificante in Italia, stimata in 800-900 coppie, è seconda solo a quella spagnola (che costituisce da sola il 90% della popolazione mondiale). La maggior parte dei siti di nidificazione italiani si trovano in Sardegna e nell'Arcipelago Toscano; piccole popolazioni sono segnalate in Puglia, a Gallipoli (Isola di Sant'Andrea) e a Polignano a Mare ("Isolotto di S. Paolo" o "Scoglio dell'Eremita"), e in Campania, a Castellabate (isola di Punta Licosa) e a capo Palinuro.[2][3][4][5]

BiologiaModifica

AlimentazioneModifica

Si ciba preferibilmente di pesci, però non disdegna piccoli crostacei. La caccia si svolge preferibilmente al tramonto e la preda viene catturata con l'immersione della testa e del collo. Il Gabbiano corso è sempre alla ricerca di zone di mare pescose, una volta individuate le quali, attraverso un sistema di comunicazione, vengono informate le altre colonie.

RiproduzioneModifica

Nidifica in primavera inoltrata, un mese più tardi del gabbiano reale, su piccole isole lungo le coste rocciose. Le uova, 2 o 3, sono deposte in un nido costruito durante il corteggiamento e caratterizzato da uno scavo nel terreno rivestito da materiale di origine vegetale, si schiudono dopo quasi un mese dalla deposizione, con il maschio che aiuta nella cova la femmina.

Relazioni con l'uomoModifica

Non ama gli ambienti antropizzati, a differenza di molti altri gabbiani.

ConservazioneModifica

La IUCN red list classifica il gabbiano corso come specie prossima alla minaccia (Near Threatened).[1]

La maggior parte di siti di nidificazione in Italia è protetto ai sensi della legge n. 394/91 sulle aree protette ovvero è considerata Zona di Protezione Speciale ai sensi della Direttiva 79/409/CEE, nota come Direttiva Uccelli.[2] In particolare la totalità dei siti toscani ricade all'interno del parco nazionale dell'Arcipelago Toscano, mentre la maggior parte dei siti sardi ricade nel territorio del parco nazionale Arcipelago di La Maddalena, del parco nazionale del Golfo di Orosei e del Gennargentu e del parco nazionale dell'Asinara; mancano misure di protezione specifiche per i siti ubicati nella Sardegna meridionale (Carloforte, Teulada, Pula, Villasimius); altri siti di nidificazione si trovano in Campania all'interno del parco nazionale del Cilento e dell'area marina protetta Santa Maria di Castellabate e in Puglia nel parco naturale regionale Isola di S. Andrea e litorale di Punta Pizzo.

NoteModifica

  1. ^ a b c (EN) BirdLife International 2012, Larus audouinii, su IUCN Red List of Threatened Species, Versione 2019.2, IUCN, 2019.
  2. ^ a b Gianluca Serra, Luca Melega, Nicola Baccetti, Piano d'azione nazionale per il Gabbiano corso (Larus audouinii) (Ministero dell'ambiente, Servizio conservazione natura), 2001 (archiviato dall'url originale il 7 maggio 2011).
  3. ^ Gabbiano Corso Archiviato il 12 agosto 2011 in Internet Archive. Cielo, Mare, Terra
  4. ^ Emiliano regala lo scoglio al gabbiano corso, in Faxonline.it. URL consultato il 9 maggio 2017.
  5. ^ Deliberazione Giunta Regionale Puglia 7 marzo 2017 n. 319, Proposta di individuazione della ZPS "Scoglio dell'Eremita" ITA9120012, ai sensi della Direttiva Uccelli 2009/147/CE (PDF), Regione Puglia.

Voci correlateModifica

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