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Il cappello da prete

film del 1944 diretto da Ferdinando Maria Poggioli
Il cappello da prete
Cappello da prete 1944.jpg
Una foto di scena del film (al centro Lída Baarová).
Paese di produzioneItalia
Anno1944
Durata90 min
Dati tecniciB/N
Generepoliziesco, drammatico, storico
RegiaFerdinando Maria Poggioli
SoggettoEmilio De Marchi
SceneggiaturaSergio Amidei, Giacomo Debenedetti
ProduttoreSandro Ghenzi
Casa di produzioneCines, Universalcine
Distribuzione in italianoE.N.I.C.
FotografiaArturo Gallea
MontaggioMario Serandrei
MusicheEnzo Masetti
ScenografiaGastone Simonetti
CostumiGino Carlo Sensani
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

Il cappello da prete è un film del 1944 diretto da Ferdinando Maria Poggioli.

Il soggetto è tratto dal romanzo Il cappello del prete di Emilio De Marchi, e fu sceneggiato da Sergio Amidei e Giacomo Debenedetti.

TramaModifica

Napoli, 1888. Il barone di Santafusca, discendente da una nobile famiglia, conduce una vita dissipata. Per pagare i debiti è costretto a vendere la sua casa; tenta di rubare in casa di un prete molto ricco e, sorpreso durante il furto, uccide il sacerdote spretato che aveva accumulato grosse somme esercitando lo strozzinaggio, poi si libera del corpo gettandolo in un pozzo abbandonato. Può così continuare la sua vita di bagordi e di lusso, fino a che il rimorso per il delitto commesso non innesca in lui un processo di autodistruzione: gli incubi del barone, tormentato ed inseguito dall'unica prova rimasta dell'assassinio, quel cappello da prete che, quasi animato di vita propria, lo trascina in una serie rocambolesca ed allucinata di peripezie fin sull'orlo della pazzia e della galera.

ProduzioneModifica

Prodotto da Sandro Ghenzi della Universalcine in associazione con la Cines, il film fu girato a Cinecittà nell'estate del 1943 (fu una delle ultime pellicole ad essere ultimate negli stabilimenti romani, prima che venissero abbandonati a causa dei contingenti eventi bellici) ma fu proiettato in prima nazionale a Roma solo dopo la liberazione, il 10 novembre del 1944 (ebbe il visto censura n. 1 del 4 ottobre 1944). Il suo titolo provvisorio durante la lavorazione era Castigo.

La criticaModifica

  • "La parte descrittiva del racconto è composta con grazia, si può dire che il film abbia il pregio di una perfetta cornice, ma i personaggi e soprattutto il carattere del protagonista assassino sono guardati con un tono da dramma giallo. L'atmosfera ottocentesca meridionale è risuscitata con una cura da collezionista. L'intreccio s'avvolge stretto e freddo attorno alla personalità del barone gaudente, il quale uccide per sete di denaro e di piaceri, senza che il suo delitto abbia mai una apparenza o una giustificazione di umana follia o di passionale fatalità. Sì che il finale t'arriva come una schioppettata." (Fabrizio Sarazani, Il Tempo, 24 dicembre 1944)
  • "[...] La regia del Poggioli, ad eccezione di taluni indugi su taluni scabrosi particolari, sostanzialmente è robusta, chiara, procede per sintesi, rapide pennellate, rigorose notazioni [...] L'interpretazione di Roldano Lupi è intensa e sincera, contenuto il Pavese, un po' sottolineato l'Almirante." (Mario Meneghini, L'Osservatore Romano, 28 dicembre 1944)
  • "Il noto romanzo del De Marchi ha tutto ciò che occorre per fornire un soggetto in regola. Ci sono il fatto, il fattaccio e il fatterello, abbastanza abilmente congegnati; e un certo ambiente, una certa atmosfera. Poggioli sentì forse il pericolo di abbandonarsi, con questi elementi, alle tentazioni del soggettone: forte e incisivo, eccessivo. Ha così ammorbidito nei limiti del possibile parecchi elementi, ora attenuandoli, ora semplificandoli, e il delitto del barone di Santa Fusca, che, dissestato, uccide un prete per impossessarsi del denaro che quello aveva con sé, questo delitto pesa sulla prima parte del film con un suo brivido, reso a tocchi sobrii e sentiti. È dopo, e soprattutto alla fine, quando il barone impazzisce, che la conclusione appare tanto ovvia quanto artificiosa, con toni strappati e, soprattutto, non preparati." (Mario Gromo, La Stampa, 16 novembre 1945)

BibliografiaModifica

  • Catalogo Bolaffi del cinema italiano i registi 1979.
  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Milano, Sonzogno, 1975.

Collegamenti esterniModifica

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