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Johannes Steinhoff
Bundesarchiv Bild 146-1997-041-03, Johannes Steinhoff.jpg
Steinhoff nel 1966
15 settembre 1913 – 21 febbraio 1994
Soprannome"Macky"
Nato aBottendorf, attuale frazione di Roßleben, Germania
Morto aBonn, Germania
Cause della morteinfarto miocardico acuto
Dati militari
Paese servitoGermania Germania
bandiera Germania Ovest
Forza armataLuftwaffe (Wehrmacht)
Luftwaffe (Bundeswehr)
Specialitàpilota di caccia
UnitàJG 26, JG 52, JG 77, JG 7 e Jagdverband 44
Anni di servizio1934-1945
1955-1974
GradoGeneralleutnant
Feriteustioni al corpo e al volto riportate in un incidente aereo
Guerreseconda guerra mondiale
Campagnefronte occidentale e orientale
Comandante diII./JG 52, JG 77, JG 7, Luftwaffe
Decorazionivedi qui
Fonti citate nel corpo del testo
voci di militari presenti su Wikipedia

Johannes Steinhoff (Roßleben, 15 settembre 1913Bonn, 21 febbraio 1994) è stato un generale e aviatore tedesco che prestò servizio nella Luftwaffe durante e dopo la seconda guerra mondiale, diventandone il capo di stato maggiore dal 1966 al 1970. Fu anche presidente del comitato militare della NATO dal 1971 al 1974.

Con un totale di 176 vittorie aeree ottenute in complessive 900 missioni di guerra, fu uno dei migliori assi tedeschi e di sempre.

BiografiaModifica

Johannes Steinhoff nacque a Bottendorf, attuale frazione di Roßleben, in Turingia. Entrato nella Luftwaffe, l'aeronautica militare tedesca, il 18 dicembre 1939 abbatté due bombardieri britannici Vickers Wellington vicino Wilhelmshaven, uno dei primi piloti tedeschi a conseguire delle vittorie aeree nella seconda guerra mondiale. Alla fine dell'anno fu nominato comandante (Staffelkapitän) della 10ª squadriglia (Staffel) del 26º stormo caccia (Jagdgeschwader 26, JG 26). Nel febbraio 1940 divenne Staffelkapitän della 4ª squadriglia del Jagdgeschwader 52 (4./JG 52) e, dopo aver ottenuto otto vittorie sul fronte occidentale, nel 1941 venne inviato a est, dove ebbe modo di conseguire altre vittorie. Entro l'inizio di agosto gli erano state accreditati trentacinque abbattimenti. L'Oberleutnant (tenente) Steinhoff venne decorato con la Croce di Cavaliere della Croce di Ferro il 30 agosto.[1]

Promosso Hauptmann (capitano) e divenuto comandante (Gruppenkommandeur) del II gruppo (Gruppe) del JG 52 (II./JG 52) nel febbraio 1942, Steinhoff raggiunse la sua 90ª vittoria il 25 agosto contro un caccia Yak-1, quindi la 100ª nei cieli di Stalingrado il 31 agosto abbattendo un caccia LaGG-3.[1] Il 2 settembre ricevette le fronde di quercia da aggiungere alla Croce di Cavaliere. Poco dopo essere stato trasferito al Jagdgeschwader 77, il 2 febbraio 1943 abbatté il suo 150º aereo avversario. Il 10 maggio 1944 alcuni velivoli si trasferiscono temporaneamente dall'Aeroporto di Ferrara-San Luca a Lavariano di Mortegliano per intercettare il ritorno di B-24 Liberator dalla Germania. Il combattimento avviene 60 km a sud est di Zagabria con i P-38 Lightning che scortano i bombardieri. Steinhoff abbatte un P-38. Il 9 giugno i caccia partiti dall'Aeroporto di Poggio Renatico intercettano sul nord-est Italia dei bombardieri diretti nel sud della Germania. Aspri combattimenti portano a 6 B-24 abbattuti, da parte tedesca invece 2 piloti morti (Kurt Neubert e l’asso NÄGELE) e 4 feriti. Più tardi a Lubiana altro combattimento tra aerei dello JG77 e 20 quadrimotori americani di ritorno dalla Germania: un B-24 abbattuto da Steinhoff. La serie di successi continuò e il 28 luglio 1944 fu premiato con le spade per la Croce di Cavaliere per aver raggiunto le 167 vittorie.[2]

 
Steinhoff fotografato al Nürburgring nel 1969 in occasione dei vent'anni dalla nascita della NATO

Nel dicembre 1944 divenne comandante (Geschwaderkommodore) del Jagdgeschwader 7, uno stormo equipaggiato con i caccia a getto Messerschmitt Me 262. Nel gennaio 1945 venne chiamato dal generale Adolf Galland per far parte del Jagdverband 44, un reparto dotato di Me 262 formato attorno ai migliori assi tedeschi. Steinhoff assunse il ruolo di capo operazioni e ufficiale per compiti speciali. A bordo dei caccia a reazione ottenne le ultime sei vittorie portando così il totale a 176 abbattimenti.

L'8 aprile infatti, in fase di decollo in quella che era la sua 900ª missione di guerra, il carrello d'atterraggio dell'Me-262 colpì una buca mal riparata e si schiantò fuori pista prendendo fuoco. Steinhoff riuscì a uscire dal posto di guida, ma rimase gravemente ustionato in molte parti del corpo, palpebre incluse. Non riuscì a chiudere gli occhi fino al 1969, quando un chirurgo della Royal Air Force gli ricostruì le palpebre con un lembo di tessuto preso dal braccio; fino a quel momento era stato costretto a indossare degli occhiali scuri per coprire il danno provocato dall'incidente.[3]

Il volto sfigurato non fu comunque un ostacolo alla carriera di Steinhoff, che nel dopoguerra riprese servizio con la Luftwaffe della Germania Ovest diventandone capo di stato maggiore (Inspekteur der Luftwaffe) dal 1966 al 1970. Dal 1º aprile 1971 al marzo 1974 fu presidente del comitato militare della NATO. Morì a Bonn il 21 febbraio 1994.[4] A lui è intitolato lo Jagdgeschwader 73 dell'attuale aeronautica militare tedesca.[5]

Decorazioni e onorificenzeModifica

NoteModifica

  1. ^ a b Mattioli 2008, p. 17.
  2. ^ Mattioli 2008, pp. 17-18.
  3. ^ Mattioli 2008, p. 18.
  4. ^ (DE) General Johannes Steinhoff, su geschichte.luftwaffe.de. URL consultato il 24 giugno 2013.
  5. ^ (DE) Das Jagdgeschwader 73 "Steinhoff", su geschichte.luftwaffe.de. URL consultato il 24 giugno 2013.
  6. ^ Obermaier 1989, p. 37.
  7. ^ In precedenza decorato con la Croce di Cavaliere il 30 agosto 1941, a cui si aggiunsero le fronde di quercia il 2 settembre 1942. Cfr. Scherzer 2007, p. 721.

BibliografiaModifica

In italiano
  • Marco Mattioli, Assi tedeschi, in Supplemento alla rivista Aerei nella storia (West-Ward Edizioni), nº 63, gennaio 2008, ISSN 1591-1071.
  • Steinhoff Mäcki Johannes, Cuore Rosso Messerschmitt over Sicily.
In tedesco
  • Ernst Obermaier, Die Ritterkreuzträger der Luftwaffe Jagdflieger 1939-1945, Magonza, Verlag Dieter Hoffmann, 1989, ISBN 3-87341-065-6.
  • Veit Scherzer, Die Ritterkreuzträger 1939-1945. Die Inhaber des Ritterkreuzes des Eisernen Kreuzes 1939 von Heer, Luftwaffe, Kriegsmarine, Waffen-SS, Volkssturm sowie mit Deutschland verbündeter Streitkräfte nach den Unterlagen des Bundesarchives, Jena, Scherzers Militaer-Verlag, 2007, ISBN 978-3-938845-17-2.
  • Johannes Steinhoff, Die Strasse von Messina- Tagesbuch des Kommodore.
In inglese

Johannes Mäcki Steinhoff, Straits of Messina-Messerschmitt over Sicily.

Voci correlateModifica

Altri progettiModifica

Collegamenti esterniModifica

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