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John R. Bolton
John R. Bolton 2017.jpg

Consigliere per la sicurezza nazionale
In carica
Inizio mandato 9 aprile 2018
Presidente Donald Trump
Vice Mira Ricardel
Charles Kupperman
Predecessore Herbert R. McMaster

25° Rappresentante permanente alle Nazioni Unite
Durata mandato 1º agosto 2005 –
7 dicembre 2006
Presidente George W. Bush
Predecessore John Danforth
Successore Zalmay Khalilzad

Dati generali
Partito politico Repubblicano

John Robert Bolton (Baltimora, 20 novembre 1948) è un politico e avvocato statunitense, ex Rappresentante permanente alle Nazioni Unite.

È l'attuale Consigliere per la sicurezza nazionale, nominato dal presidente Donald Trump.

Indice

BiografiaModifica

Bolton si è laureato in legge all'università di Yale[1]. Sul piano dell'attività professionale privata, è senior fellow presso l'American Enterprise Institute (AEI), consulente senior per il Freedom Capital Investment Management e consulente dello studio legale di Washington DC Kirkland & Ellis.

Giudicato di tendenza risolutamente conservatrice e seguace del senatore Jesse Helms[2], durante le amministrazioni Reagan e Bush padre, ricoprì posizioni intermedie al Dipartimento di Stato, al Dipartimento della giustizia ed alla U.S. Agency for International Development.

Da Sottosegretario di Stato per il controllo delle armi e la sicurezza internazionale, fu sostenitore dell'azione militare o del sostegno attivo al cambio di regime in Siria, Libia e Iran[3]; era anche un sostenitore della guerra in Iraq[4] e fu ostile al ruolo multilateralista esercitato nel 2003 da Mohamed El Baradei[5].

Dopo aver guidato l'opposizione statunitense alla nascita della Corte penale internazionale[6], Bolton ha prestato servizio come ambasciatore degli Stati Uniti presso le Nazioni Unite dall'agosto 2005: la scelta di quello che era stato giudicato "un détracteur invétéré de l’organisation mondiale"[7] fu effettuata dal presidente George W. Bush[8] in periodo di recess del Senato, che quindi non poté condizionarne la nomina al proprio previo advice and consent.

L'atteggiamento verso le organizzazioni internazionali

Bolton confermò l'atteggiamento scettico sul multilateralismo delle organizzazioni internazionali[9], che aveva già espresso in precedenza[10]. Nella prima sessione dell'Assemblea generale dopo l'assunzione del mandato, ad esempio, propose "centinaia di emendamenti dell´ultimo minuto alla dichiarazione conclusiva del vertice" sugli Obiettivi di sviluppo del Millennio (il seguito degli impegni adottati al summit del Millennio delle Nazioni Unite di cinque anni prima): ciò "ha condannato l´accordo - forse in modo premeditato - ad essere meno completo e incisivo di quanto si fosse auspicato. Effettivamente, Bolton voleva addirittura cancellare ogni riferimento di sorta ai Mdg. Ciò nonostante, anche gli Stati Uniti alla fine hanno dovuto cedere a questo imperativo morale"[11].

Dopo la prima sessione dell'Assemblea generale seguita nella sua nuova funzione, Bolton sostenne che i 191 Paesi avevano concordato in termini generali una serie di riforme del funzionamento dell'ONU: per conseguirle, agitò la "minaccia di bloccare il budget preventivo biennale, 3,9 miliardi di dollari"[12].

Bolton rassegnò le dimissioni da ambasciatore nel dicembre 2006, quando l'incarico sarebbe altrimenti terminato, perché difficilmente avrebbe ottenuto la conferma dal Senato, in cui una maggioranza democratica neo-eletta avrebbe assunto il controllo nel gennaio 2007[13]. Successivamente alla cessazione del mandato diplomatico, intervenne in modo assai critico nel confronti della moratoria universale della pena di morte, votata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite nel dicembre 2007[14]. "Per ironia della sorte, alle Nazioni Unite il lavoro del "falco" Bolton era stato apprezzato proprio dalle diplomazie dei paesi che inizialmente più lo avevano temuto, come gli alleati-nemici Germania e Francia, la Cina e la Russia, che gli hanno riconosciuto indubbie capacità di lavoro e di (inaspettata) mediazione"[15].

Bolton è anche coinvolto in una serie di gruppi di riflessione conservatori, istituti politici e gruppi di interesse, tra cui l'Institute of East-West Dynamics, la National Rifle Association, la Commissione statunitense per la libertà religiosa internazionale, il Progetto per il nuovo secolo americano, l'Istituto per la sicurezza nazionale americana (JINSA), il Comitato per la pace e la sicurezza nel Golfo, il Consiglio per la politica nazionale e il Gatestone Institute, dove è presidente dell'organizzazione.

Nel suo successivo ruolo di commentatore di Fox News Channel[16], Bolton ha confermato la sua fama di "falco", dichiarando tra l'altro che «Obama ha un’ossessione ideologica con lo smantellamento del nostro deterrente nucleare, che si dimostra pericolosa»[17]; è stato anche un sostenitore del cambio di regime in Corea del Nord[18] e ha ripetutamente chiesto la risoluzione dell'accordo Iran-USA stipulato da Obama[19].

È stato consigliere per la politica estera del candidato presidenziale del 2012 Mitt Romney[20].

Il 22 marzo 2018, il presidente Donald Trump ha annunciato la sua nomina a Consigliere per la sicurezza nazionale, destinato ad entrare in carica il 9 aprile successivo[21].

NoteModifica

  1. ^ Giuseppe Sarcina, Stati Uniti; Bolton, il super falco del Golfo ora guida la Sicurezza nazionale Corriere della Sera, 23 marzo 2018.
  2. ^ Jacob Heilbrunn, They Knew They Were Right: The Rise of the Neocons, pg. 230
  3. ^ Paul-Marie de La Gorce, La Syrie sous pression, Le Monde diplomatique 2004/7 (n°604.
  4. ^ Ancora nel 2018 ha giudicato "semplicistica" l'affermazione secondo cui abbattere Saddam Hussein sarebbe stato un errore: Bolton pick underscores Trump's foreign policy confusion Politico, March 22, 2018.
  5. ^ CESARE MARTINETTI, NOBEL A EL BARADEI PER LA PACE QUINDI ANTI-USA, La Stampa, 8 ottobre 2005: "George W. Bush ha inviato ieri i suoi complimenti al neo-premio Nobel per la pace. Eppure solo qualche mese fa John Bolton - il duro diplomatico a cui il Presidente ha ora affidato la missione di rimodellare l'Onu a misura Usa - gli aveva fatto intercettare i telefoni per silurarlo".
  6. ^ "Ritirare la firma allo Statuto di Roma fu il momento più felice della mia permanenza al Dipartimento di Stato": John Bolton, Surrender Is Not an Option: Defending America at the United Nations and Abroad, Theshold 2007, citato anche da Brian Urquhart, 'One Angry Man', New York Review of Books, March 6, 2008, pp. 12–15.
  7. ^ Jussi M. Hanhimäki, George W. Bush et l'ONU, Relations internationales 2006/4 (n° 128).
  8. ^ Il «neocon» che piace al presidente, Corriere della Sera, 19 novembre 2005.
  9. ^ Grin Gilles, «Les crises financières des Nations Unies», Relations internationales, 2006/4 (n° 128), p. 15-24.
  10. ^ «There is no United Nations. There is an international community that occasionally can be led by the only real power left in the world, and that is the United States, when it suits our interest, and when we can get others to go along [...]. When the United States leads, the United Nations will follow. When it suits our interest to do so, we will do so. When it does not suit our interests we will not»: John Bolton, Global Structures Convocation, Washington (DC), febbraio 1994, citato in Phyllis Bennis, Calling the Shots : How Washington Dominates today’s UN, New York - Northampton (MA), Olive Branch Press, 2000, p. XXIII).
  11. ^ Joseph Stiglitz, L'Iraq dimostra l'importanza dell'Onu - le idee, La Repubblica, 12 ottobre 2005.
  12. ^ Danilo Taino, Bolton: «Riforma dell'Onu o blocchiamo il budget», Corriere della Sera, 1º dicembre 2005, secondo cui "Bolton dice che gli Stati Uniti non lo firmeranno perché sulle riforme non sono stati fatti passi avanti e dunque le previsioni non tengono conto dei cambiamenti da fare. In alternativa, propone un budget ponte di tre-quattro mesi. Il problema, ribattono il segretario generale Kofi Annan e il suo assistente Warren Sach, è che la non approvazione creerebbe «problemi veri in termini di capacità operativa dell'organizzazione»: potrebbero essere a rischio persino gli stipendi".
  13. ^ Ennio Caretto, «È finita l'era dei neocon Ora tocca ai democratici promuovere la democrazia», Corriere della sera, 5 dicembre 2006.
  14. ^ Alessandra Farkas, «Un errore, ogni Stato deve esser libero di decidere», Corriere della Sera, 19 dicembre 2007: «Alcuni sono contro, altri a favore come me, che credo fortemente nella sua efficacia preventiva e punitiva. Ma lasciate che siano gli americani a decidere, non le élite intellettuali delle capitali europee».
  15. ^ Alberto Flores d´Arcais, Bush perde un altro "neo-con" - Si dimette Bolton, l´ambasciatore Usa all´Onu imposto dalla Casa Bianca - Il "falco" odiato dai democratici, La Repubblica, 5 dicembre 2006.
  16. ^ "Nei ranghi della destra c'è stata una spettacolare rivalutazione dei "neoconservatori", tutta l'armata di George W. Bush è stata rilanciata dalla Fox News e dal Wall Street Journal (proprietà di Rupert Murdoch): da Dick Cheney e Donald Rumsfeld, a John Bolton e Bill Kristol": Federico Rampini, Sanità, petrolio e immigrazione le scommesse della destra in cerca di un nuovo leader, La Repubblica, 5 novembre 2014.
  17. ^ Roberto Fabbri, Putin manda i bombardieri a spaventare Obama, Il Giornale, 17 febbraio 2013.
  18. ^ MAURIZIO MOLINARI, La Casa Bianca faccia capire che è pronta a tutto. Bolton: 'Solo così Pechino si deciderà a intervenire su Kim, La Stampa, 24 novembre 2010.
  19. ^ Arturo Zampaglione, John Bolton. L'ex ambasciatore all'Onu di Bush: "Un errore l'accordo con l'Iran", La Repubblica, 28 settembre 2015.
  20. ^ Fino a quando non ne fu emarginato, nell'ottobre di quell'anno: "Lo conferma il "rimpasto" della sua squadra di politica estera. È furioso John Bolton, l'ex ambasciatore all'Onu di George Bush, che era rimasto l'ultimo anello di collegamento con la tradizione dei neocon (Dick Cheney, Donald Rumsfeld, Paul Wolfowitz). Bolton è stato emarginato, al suo posto Romney si è preso un moderato come Robert Zoellick che fu alla guida della Banca Mondiale" (Federico Rampini, I quattro cavalieri dell'armata Romney. A meno di un mese dalle elezioni che potrebbero trasformare l'America, La Repubblica, 14 ottobre 2012).
  21. ^ Trump replaces National Security Adviser HR McMaster with John Bolton, BBC news, 22 marzo 2018.

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