Josef Meisinger

Josef Meisinger
Josef Meisinger (1899-1947).jpg
SoprannomeMacellaio di Varsavia
NascitaMonaco di Baviera, 14 settembre 1899
MorteVarsavia, 7 marzo 1947
Dati militari
Paese servitoGermania Impero tedesco
Germania Germania nazista
Forza armataFlag Schutzstaffel.svg Schutzstaffel
UnitàSD-Einsatzgruppe IV in Polonia
RepartoPolizia di Monaco 1922-1933
Gestapo 1933-1945
Anni di servizio1916-1919, 1933-1945
GradoSS-Standartenführer
GuerrePrima guerra mondiale
Seconda guerra mondiale
DecorazioniCroce di Ferro
Ordine del Sangue
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Josef Albert Meisinger, noto anche con lo pseudonimo di Macellaio di Varsavia (Monaco di Baviera, 14 settembre 1899Varsavia, 7 marzo 1947), è stato un militare tedesco, funzionario delle SS nella Germania nazista.

Ricoprì un incarico nella Gestapo e fu membro del partito nazista. Durante le prime fasi della seconda guerra mondiale, Meisinger servì come comandante dell'Einsatzgruppe IV in Polonia. Dal 1941 al 1945 lavorò come ufficiale di collegamento per la Gestapo presso l'ambasciata tedesca a Tokyo. Fu arrestato in Giappone nel 1945, condannato per crimini di guerra e giustiziato a Varsavia, in Polonia.

BiografiaModifica

Meisinger nacque a Monaco di Baviera, figlio di Josef e Berta Meisinger; si arruolò il 23 dicembre 1916 e prestò servizio durante la prima guerra mondiale nella 230ª compagnia Minenwerfer, 22º battaglione di pionieri bavarese nella 30ª divisione di riserva bavarese. Dopo essere stato ferito in battaglia fu insignito della Croce di Ferro e della Croce al merito militare bavarese. Il 18 gennaio 1919 raggiunse il grado di Feldwebel, e il 19 aprile 1919 entrò nei Freikorps sotto Franz Ritter von Epp, con il quale combatté contro la Repubblica Bavarese dei Consigli. Il 1º ottobre 1922 iniziò a lavorare presso la Questura di Monaco di Baviera. Come capo del III plotone della II compagnia del Freikorps Oberland, prese parte al putsch di Monaco l'8-9 novembre 1923.[1]

Fu inserito il 5 marzo 1933 nelle SS e poi nella Polizia politica bavarese il 9 marzo 1933, entrando così in contatto con Heinrich Müller, Franz Josef Huber e Reinhard Heydrich (con i quali aveva prestato servizio nei Freikorps). In quel periodo, Heinrich Himmler era a capo della polizia di Monaco e Heydrich era comandante del dipartimento IV, la polizia politica.[2] Meisinger divenne membro del partito nazista il 1º maggio 1933. Il 9 novembre 1933 ricevette la medaglia commemorativa Ordine del Sangue del partito nazista.

CarrieraModifica

Il 20 aprile 1934 Meisinger fu promosso SS-Obertruppführer. Heydrich fu nominato capo della Gestapo il 22 aprile 1934. Subito dopo, Heydrich si trasferì nella sua sede di Berlino e prese con sé alcuni colleghi fidati: Heinrich Müller, Franz Josef Huber e Meisinger, indicati come Bajuwaren-Brigade (Brigata bavarese).[3] Il 9 maggio, Meisinger fu promosso SS-Untersturmführer, con i seguenti compiti:

  • Scoprire gli oppositori di Adolf Hitler all'interno del partito nazista;
  • Perseguimento degli omosessuali;[4]
  • Perseguimento dei casi di aborto;
  • Perseguimento di casi di relazioni intime tra ebrei e non ebrei.

Il 24 giugno 1934, andò ad ascoltare Erich Klausener al Congresso cattolico di Berlino e informò Heydrich che Klausener aveva rilasciato dichiarazioni anarchiche. Il 30 giugno 1934, Klausener fu ucciso dall'ufficiale delle SS Kurt Gildisch nel suo ufficio presso il ministero dei trasporti prussiano.[5] Dopo la guerra, Walter Schellenberg, l'ex capo della sezione di intelligence straniera dell'SD nella RHSA, descrisse Meisinger così:

«Una delle creature più malvagie nel gruppo di Heydrich e ha eseguito il più vile dei suoi ordini... Era un individuo spaventoso, un uomo grosso e grossolano con una testa calva e una faccia incredibilmente brutta. Tuttavia, come molti uomini del suo stampo, aveva grinta ed energia e una sorta di intelligenza senza scrupoli... Come risultato della sua lunga esperienza di polizia, sapeva molto del funzionamento e dei metodi del Comintern.[6]»

Ruolo nell'affare Blomberg-FritschModifica

Dal 1936 al 1938, Meisinger fu un dirigente della Gestapo, responsabile dell'Ufficio centrale del Reich per la lotta all'omosessualità e all'aborto (in tedesco Reichszentrale zur Bekämpfung der Homosexualität und Abtreibung), nella sede centrale della Gestapo nel Sicherheitspolizei[7] e fu promosso al grado di SS-Obersturmbannführer. All'inizio del 1938 Adolf Hitler, Hermann Göring e Heinrich Himmler vollero sbarazzarsi del feldmaresciallo Werner von Blomberg, un membro conservatore dell'alto comando dell'esercito e ministro della Difesa di Hitler. L'indagine di Meisinger rivelò che la moglie di Blomberg, Erna Gruhn, fu una prostituta con precedenti penali e in una occasione posò per delle foto pornografiche. Blomberg fu costretto a dimettersi.[8]

Nel 1936, Meisinger scoprì delle accuse di omosessualità mosse contro il comandante in capo dell'esercito, il generale Werner von Fritsch. Fu preparato un rapporto e Heydrich passò le informazioni a Hitler, il quale scelse di respingere le accuse ed al tempo stesso ordinò a Heydrich di distruggere il rapporto, ordine che però non fu eseguito.[8]

Alla fine di gennaio 1938, Göring volle sbarazzarsi di von Fritsch, ostacolandolo affinché non diventasse il successore di Blomberg e quindi il suo superiore. Heydrich riusò il vecchio rapporto esistente su Fritsch. Meisinger la vide come un'opportunità di carriera, dato sia Himmler che le SS consideravano gli omosessuali un pericolo per il regime.[9] Il lavoro investigativo di Meisinger fu comunque giudicato inutile da Heydrich e Müller. Meisinger e Huber interrogarono Otto Schmidt, un noto criminale la cui banda berlinese era specializzata nel ricatto degli omosessuali.[10] Schmidt identificò von Fritsch come un uomo che aveva assistito in atti omosessuali nel 1933.[11] Quando Meisinger fornì una fotografia di Fritsch su cui fu evidentemente stampato nome, titolo e grado di Fritsch, Schmidt colse al volo l'occasione per calunniare il generale.[12][13] Heydrich inviò nuovamente il rapporto su von Fritsch aggiornato a Hitler.[14]

Werner Best, nel descrivere questo incidente, definì Meisinger:"un uomo primitivo con metodi goffi". Alla fine fu stabilito che von Fritsch fu confuso con Rittmeister Achim von Frisch, le accuse contro Fritsch crollarono in tribunale ed i membri del corpo degli ufficiali tedeschi rimasero sconvolti dal trattamento di Fritsch. La carriera di Meisinger nella Gestapo volse al termine.[15]

Attività in PoloniaModifica

In conseguenza del fallimento, Meisinger e altri furono sostituiti, trasferiti per motivi disciplinari o licenziati.[16] Nel 1938 fu trasferito a lavorare negli archivi dell'ufficio principale dell'SD, ma nel settembre 1939 fu nominato vicecomandante dell'Einsatzgruppe IV in Polonia. Il 1º gennaio 1940, dopo la promozione a SS-Standartenführer, Meisinger fu nominato Comandante della Polizia di Stato nel Distretto di Varsavia, in sostituzione di Lothar Beutel che nel frattempo fu denunciato per corruzione.

Meisinger procedette ad usare la forza bruta contro i polacchi, per lo più quelli di origine ebraica. Come parte dell'Aktion-AB tedesca in Polonia, autorizzò il massacro di Palmiry, ossia l'uccisione di massa di 1 700 persone nella foresta nei pressi di Palmiry.[17] Come rappresaglia per l'omicidio di un poliziotto polacco, ordinò l'esecuzione di 55 residenti ebrei il 22 novembre 1939 e il 20 dicembre l'esecuzione di 107 polacchi come rappresaglia per l'omicidio di due tedeschi.[18] Meisinger divenne così famoso che fu chiamato il macellaio di Varsavia,[19] sebbene questo soprannome sia stato dato anche al SS-Gruppenführer Heinz Reinefarth.

Secondo Schellenberg, le sue atrocità a Varsavia spaventarono persino i suoi superiori:"Avevo raccolto un enorme archivio che dimostrava che era così assolutamente bestiale e corrotto da essere praticamente disumano... A questo punto... Heydrich intervenne: anche Meisinger sapeva molto, e Heydrich riuscì ad impedire che il processo si svolgesse".[6] L'appello di Heydrich a Himmler salvò Meisinger dalla corte marziale e dalla possibile esecuzione. Fu mandato a Tokyo per tenerlo a debita distanza finché la situazione non si fosse calmata.[20]

Durante il suo processo, nel 1947, Meisinger dichiarò di non essere stato a Varsavia dopo l'ottobre 1940, ma è probabile che abbia partecipato alla realizzazione del ghetto di Varsavia.[21]

Attività a Shanghai e in GiapponeModifica

Dal 1º aprile 1941 al maggio 1945, Meisinger agì come ufficiale di collegamento della Gestapo mettendo in contatto leader ed agenti speciali dell'SD presso l'ambasciata tedesca a Tokyo.[22] I suoi compiti includevano la caccia ai nemici del Terzo Reich all'interno della comunità tedesca, utilizzando vari informatori. Fu anche l'ufficiale di collegamento dell'SD per i servizi segreti giapponesi. Uno dei suoi compiti in Giappone fu l'osservazione dell'agente segreto sovietico Richard Sorge, sospettato a Berlino, ma Meisinger divenne presto il compagno di bevute costante di Sorge e, inconsapevolmente, una delle migliori fonti di informazioni di Sorge.[22][23]

Nel 1941 Meisinger tentò di influenzare i giapponesi per sterminare circa 18 000 - 20 000 ebrei fuggiti dall'Austria e dalla Germania e che vivevano nella Shanghai occupata dai giapponesi.[24] Le sue proposte inclusero la creazione di un campo di concentramento sull'isola di Chongming nel delta dello Yangtze,[25] o la costrizione alla fame sui mercantili al largo delle coste cinesi.[26] L'ammiraglio giapponese responsabile della supervisione di Shanghai non avrebbe ceduto alle pressioni di Meisinger; i giapponesi costruirono il ghetto nel quartiere di Hongkew,[27] scelta che fu già programmata nel 1939: uno slum con circa il doppio della densità di popolazione di Manhattan. Il ghetto fu rigorosamente isolato dai soldati giapponesi sotto il comando dell'ufficiale giapponese Kano Ghoya,[28] e gli ebrei poterono lasciarlo solo tramite un permesso speciale. Circa 2 000 di loro morirono nel ghetto di Shanghai durante il periodo di guerra.[29]

Arresto, processo e condannaModifica

Il 6 settembre 1945 Meisinger si arrese a due corrispondenti di guerra, Clark Lee dell'INS e Robert Brumby dell'MBS, al Fujiya Hotel di Hakone.[19] I giornalisti lo portarono presso la sede del CIC, dove Meisinger si consegnò.[30] Fu detenuto nella prigione di Yokohama,[31][32] dove fu sottoposto ad interrogatori intensivi della durata di due settimane prima di essere trasferito al quartier generale del generale americano Dwight D. Eisenhower a Francoforte.[33] Nel novembre 1945, sotto la scorta del tenente colonnello Jennis R. Galloway e del maggiore James W. McColl, entrambi del 441º distaccamento CIC, fu trasportato in aereo a Washington per essere interrogato sul suo coinvolgimento nella distruzione del ghetto di Varsavia.[34]

Nel 1946 fu estradato in Polonia. A Varsavia il 17 dicembre 1946 fu accusato di crimini nazisti, insieme a Ludwig Fischer (il governatore nazista del Distretto di Varsavia), Max Daume (il comandante della Ordnungspolizei di Varsavia), e Ludwig Leist (governatore plenipotenziario nazista della città di Varsavia).[35] I processi ebbero luogo tra il 17 dicembre 1946 e il 24 febbraio 1947. Il 3 marzo 1947 il Tribunale Nazionale Supremo di Varsavia condannò a morte Meisinger, e il 7 marzo fu giustiziato nella prigione Mokotów di Varsavia.[36]

OnorificenzeModifica

  Croce al merito militare bavarese
  Croce di ferro
  Ordine del Sangue
— 9 novembre 1933

NoteModifica

  1. ^ Josef Albert Meisinger, su economypoint.org.
  2. ^ Longerich, p. 149.
  3. ^ Gerwarth Robert, p. 76.
  4. ^ Meisinger and the Gay Holocaust, su andrejkoymasky.com.
  5. ^ Hoffmann, p. 49.
  6. ^ a b Schellenberg, p. 160-161.
  7. ^ Jörg Hutter, Die Rolle der Polizei bei der Schwulen- und Lesbenverfolgung im Nationalsozialismus, in: "Schwule, Lesben, Polizei", a cura di Jens Dobler, Berlino, Verlag rosa Winkel, 1996.
  8. ^ a b Gerwarth Robert, p. 116.
  9. ^ Josef Meisinger, Combating Homosexuality as a Political Task, su germanhistorydocs.ghi-dc.org, 5-6 aprile 1937.
  10. ^ Gerwarth Robert, p. 117.
  11. ^ Richard Plant, The Pink Triangle: The Nazi War Against Homosexuals, Macmillan, 1988, p. 141, ISBN 978-0-8050-0600-1.
  12. ^ Harold Charles Deutsch, Hitler and His Generals: The Hidden Crisis, January–June 1938, U. of Minnesota Press, 1974, p. 141, ISBN 978-0-8166-0649-8.
  13. ^ Janssen
  14. ^ Gerwarth Robert, p. 116–117.
  15. ^ Janssen, p. 95.
  16. ^ Janssen, p. 160.
  17. ^ Michael Wildt, Generation des Unbedingten, Studienausgabe., Amburgo, 2003, p. 478, ISBN 978-3-930908-87-5.
  18. ^ Eta Harich-Schneider, Charaktere und Katastrophen, Ullstein, 1978, p. 203, ISBN 978-3-550-07481-3.
  19. ^ a b Swiss Neutral Claims Nazis are Still on the Loose in Japan, in Spartanburg Herald-Journal, 12 maggio 1946, p. A5.
  20. ^ Schellenberg, p. 161.
  21. ^ Astrid Freyeisen, Shanghai und die Rolle dês Deutschen Reichs, Königshausen und Neumann, 2000, p. 466.
  22. ^ a b Whymant, p. 144.
  23. ^ Janusz Piekalkiewicz, World History of Espionage: Agents, Systems, Operations, National Intelligence Book Center, 1998, p. 369, ISBN 978-3-517-00849-3.
  24. ^ Marvin Tokayer e Mary Swartz, The Fugu Plan: The Untold Story Of The Japanese And The Jews During World War II, Gefen Publishing House Ltd, 2004, ISBN 9652293296.
  25. ^ O'Neill, Mark, "A Saved Haven: Plans to rejuvenate Shanghai's rundown former Jewish ghetto will celebrate the district's role as a sanctuary during the Second World War", South China Morning Post, August 1, 2006; Features: Behind the News; p. 11.
  26. ^ Jane Shlensky, "Considering Other Choices: Chiune Sugihara's Rescue of Polish Jews," North Carolina School of Science and Mathematics Durham, NC, 2003, p. 6. (PDF), su faculty.ccp.edu. URL consultato il 3 agosto 2010 (archiviato dall'url originale il 23 gennaio 2017).
  27. ^ Patrick E. Tyler, Jews Revisit Shanghai, Grateful Still that it Sheltered Them, in New York Times, 28 giugno 1994.
  28. ^ Heppner, Ernest G., "Strange Haven: A Jewish Childhood in Wartime Shanghai (review)", in Shofar: An Interdisciplinary Journal of Jewish Studies, Volume 19, Number 3, Spring 2001, pp. 160–161.
  29. ^ Ernest G. Heppner, Shanghai Refuge – A Memoir of the World War II Jewish Ghetto, 1995.
  30. ^ Clark Lee, One Last Look Around, Duell, Sloan and Pearce, 1947, pp. 125–130.
  31. ^ "International: First Haul," Time Magazine, Sept 24, 1945.
  32. ^ "War Criminal 'Cry-Baby': German Held in Yokohama," The Sydney Morning Herald (NSW: 1842–1954), 5 October 1945, p. 1.
  33. ^ Frank Kelley and Cornelius Ryan, STAR-SPANGLED MIKADO, Robert M. McBride & Co., New York, 1947.
  34. ^ The Butcher of Warsaw Arrives in California, in New York Times, 16 novembre 1945, p. 9.
  35. ^ Representatives of Jewish Community Asked to Testify at Trial of Nazi Rulers of Warsaw, su jta.org, Jewish Telegraphic Agency, 19 dicembre 1946.
  36. ^ Prosecution of Nazi Crimes in Poland in 1939–2004 (PDF), su gotoslawek.org, 3 marzo 2016 (archiviato dall'url originale il 3 marzo 2016).

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

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