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La Gorgona (film 1942)

film del 1942 diretto da Guido Brignone
La Gorgona
La Gorgona (film 1942).jpg
Rossano Brazzi e Mariella Lotti in una scena del film
Lingua originaleitaliana
Paese di produzioneItalia
Anno1942
Durata85 min
Dati tecnicibianco e nero
Generedrammatico, storico
RegiaGuido Brignone
SoggettoSem Benelli
SceneggiaturaGuido Brignone, Tomaso Smith
ProduttoreMario Zama
Produttore esecutivoGiovanni Germani
Casa di produzioneArtisti Associati, Florentia
Distribuzione in italianoArtisti Associati
FotografiaOtello Martelli
MontaggioDolores Tamburini
MusicheEnzo Masetti
ScenografiaEnrico Miniati
CostumiRosi Gori, Domenico Gaido
Interpreti e personaggi
Doppiatori originali

La Gorgona è un film del 1942 diretto da Guido Brignone.

Indice

TramaModifica

La giovane nobildonna Gorgona, discendente di una grande famiglia pisana, riceve l'incarico di tenere accesa perpetuamente una lampada votiva, durante la guerra contro i Saraceni, in modo che questo sia di buon auspicio per la vittoria. Lamberto Fiquinaldo il nobile pisano che aspirava al comando dell'armata inviata contro gli invasori, viene allontanato dal comando, dopodiché, decide di vendicarsi aggredendo la giovane vergine Gorgona, accorgendosi però che costei si è innamorata di lui, pentito decide di suicidarsi prima dell'arrivo dei pisani. Anche Gorgona ritenendosi colpevole per aver mancato all'incarico avuto decide di lanciarsi dalle mura della città, mentre l'armata vittoriosa dei pisani sta arrivando al porto.

CommentoModifica

Il film è stato tratto dall'omonimo dramma teatrale di Sem Benelli, venne girato negli Stabilimenti della Scalera Film della Circonvallazione Appia di Roma e venne presentato nelle sale il 12 ottobre 1942. Da segnalare la curiosità riguardante l'attore Emilio Cigoli: presente nel film con un ruolo, è doppiato da Gualtiero De Angelis, ma Cigoli nello stesso momento doppia uno degli attori principali, Piero Carnabuci.

La criticaModifica

Giuseppe De Santis, nelle pagine di Cinema del 25 dicembre 1942 « È di moda Sem Benelli, ancora una volta scontiamo le colpe dei padri! Mai spettacolo ci è sembrato più pacchiano e più brutale di questo. Neanche il più piccolo segno di una liberazione dagli schemi teatrali. La trasposizione del dramma non deve essere costata gran che agli sceneggiatori...»

Manifesti e locandineModifica

  • La realizzazione dei manifesti fu affidata al pittore cartellonista Anselmo Ballester.
  • Il bozzetto [1]

BibliografiaModifica

  • AA.VV. La città del cinema, Napoleone editore Roma 1979.
  • Francesco Savio, Ma l'amore no, Sonzogno Milano 1975.

Collegamenti esterniModifica

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