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Squadre d'azione durante la marcia su Bolzano
Targa apposta dalla Giunta comunale di Bolzano nel 2012, che ricorda l'assalto fascista del 1922

La marcia su Bolzano, avvenuta tra il 1° e il 2 ottobre 1922, fu una manifestazione organizzata dal Partito Nazionale Fascista, diretta contro la maggioranza tedesca in Alto Adige, il cui successo ebbe come conseguenza la destituzione di Julius Perathoner, ultimo borgomastro di lingua tedesca di Bolzano, eletto prima del periodo fascista.

Indice

StoriaModifica

Dopo l'annessione del Tirolo meridionale, a seguito della fine della prima guerra mondiale e del Trattato di Saint-Germain-en-Laye, la propaganda nazionalista e fascista si scagliò con crescente violenza contro le minoranze etniche in particolare slave e germaniche, ritenute tra i colpevoli della cosiddetta "vittoria mutilata".[1]

Tra i maggiori fautori di una politica intransigente nei confronti della minoranza germanica nel Tirolo annesso al Regno d'Italia spiccava il trentino Ettore Tolomei.

Il primo episodio di violenza contro la allora maggioranza tedesca di Bolzano si era consumato nella domenica di sangue nel 1921, provocando dozzine di feriti e un morto, ucciso dagli squadristi fascisti. Secondo i fascisti, la giornata doveva assumere un significato anti italiano, pertanto tentarono di impedirla e prepararono una contromanifestazione, facendo affluire a Bolzano i camerati di molte province, al comando di Achille Starace.[2]

Julius Perathoner, sindaco di Bolzano dal 1895, era inviso ai fascisti come simbolo della germanizzazione intransigente e di resistenza contro ogni forma di italianizzazione[3]. Perathoner, che nel suo primo discorso da sindaco nel 1895 si era ancora mostrato un sostenitore di una pacifica convivenza tra i bolzanini di nazionalità tedesca e italiana[4], divenne uno dei maggiori portavoce del sentimento pangermanista tirolese e aderì al Volksbund, che contava tra i suoi esponenti l'estremista Wilhelm Rohmeder.[5]

Il 26 settembre 1922, il gruppo bolzanino del Partito Nazionale Fascista inviava un ultimatum all'amministrazione comunale, chiedendo le dimissioni del sindaco Perathoner e la messa a disposizione della scuola Elisabethschule per l'istruzione in lingua italiana. Proprio a fine settembre era previsto l'inizio dell'anno scolastico.

Perathoner, che da pochi mesi era stato confermato come sindaco da Vittorio Emanuele III, si rifiutò, argomentando che non sarebbe stato concepibile togliere una scuola a 500 alunni tedeschi per darlo a 100 alunni italiani, prospettando un compromesso.[6]

I fascisti, rifiutando ogni trattativa, all'alba del 1º ottobre occuparono l'edificio scolastico Elisabethschule ribattezzandolo in "Regina Elena" (da allora la scuola è rimasta italiana, con il nome di "Scuola elementare Dante Alighieri"). Nella giornata successiva assalivano il Municipio di Bolzano, minacciando di incenerirlo se Perathoner non fosse stato destituito[7][8].

Il commissario civile per la Venezia Tridentina Luigi Credaro invitò il Governo Facta a cedere alle pressioni fasciste e in data 2 ottobre 1922 il Governo dichiarò Perathoner decaduto dall'ufficio del sindaco, con la motivazione che non gli era stata notificata la conferma di nomina. La nomina era stata comunque pubblicata ai primi di giugno 1922[9]. Pure Luigi Credaro fu di seguito destituito, su pressioni fasciste, il 28 ottobre 1922.[10]

In tutta la vicenda, la polizia italiana e l'arma dei Carabinieri non intervennero per fermare gli squadristi fascisti, mostrando così la debolezza del Governo democratico italiano.

Solo tre settimane più tardi ebbe inizio la marcia su Roma, portando al potere Benito Mussolini. La marcia su Bolzano venne considerata da Ettore Tolomei e dai fascisti[11], ma anche da alcuni storici contemporanei, come una "prova generale" per la presa di potere da parte di Mussolini.[12]

NoteModifica

  1. ^ Claus Gatterer, In lotta contro Roma, Bolzano: Praxis 3, 1994, p. 241
  2. ^ Giovanni Parolari, Dall'Interventismo all'antifascismo nel Trentino: 1914-1943, Manfrini, 1985, pag. 192
  3. ^ Josef Fontana, Unbehagen. Südtirol unter der Zivilverwaltung 1. August 1919–28. Oktober 1922, volume 2.2, Wagner, Innsbruck 2010, p. 735
  4. ^ Discorso citato in traduzione italiana in: Stefano Galli, Bozen: da Perathoner all'occupazione italiana, in: Etnie - scienza, politica e cultura dei popoli minoritari, n. 15/1988, p. 6
  5. ^ Federico Scarano, Tra Mussolini e Hitler. Le opzioni dei sudtirolesi nella politica estera fascista, Franco Angeli editore, ISBN 978-88-204-0918-0, pag. 28 f.
  6. ^ Alto Adige, 10 aprile 2011, vedi: http://altoadige.gelocal.it/cronaca/2011/04/10/news/la-dante-compie-100-anni-un-secolo-di-scuola-che-racconta-bolzano-3914613[collegamento interrotto]
  7. ^ Josef Fontana, Unbehagen. Südtirol unter der Zivilverwaltung 1. August 1919–28. Oktober 1922, volume 2.2, Wagner, Innsbruck 2010, p. 737
  8. ^ Euregio, Tirolo Alto Adige Trentino - Uno sguardo storico, Trento, 2013, ISBN 978-88-907860-2-0
  9. ^ ibidem.
  10. ^ Hannes Obermair, Sabrina Michielli (a cura di), Erinnerungskulturen des 20. Jahrhunderts im Vergleich - Culture della memoria del Novecento a confronto (Hefte zur Bozner Stadtgeschichte/Quaderni di storia cittadina, 7), Bolzano, 2014. ISBN 978-88-907060-9-7, p. 52
  11. ^ "Lo Stato fascista trionfa!", Il piccolo posto, 1º ottobre 1922, p. 1, vedi versione digitale: http://webaleph.bpi.claudiaugusta.it/gallery2/main.php?g2_view=core.ShowItem&g2_itemId=101079
  12. ^ Gatterer, In lotta contro Roma, p. 416

BibliografiaModifica

  • Carlo Romeo, Alto Adige - Südtirol XX secolo. Cent'anni e più in parole e immagini, Edition Raetia, Bolzano, 2003. ISBN 88-7283-197-0
  • Claus Gatterer, In lotta contro Roma, Bolzano: Praxis 3, 1994
  • (DE) Josef Fontana, Unbehagen. Südtirol unter der Zivilverwaltung 1. August 1919 – 28. Oktober 1922, volume 2.1 e 2.2, Wagner, Innsbruck 2010

Voci correlateModifica

Collegamenti esterniModifica