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Mario Stefano Silverio Musco
26 dicembre 1912 – 26 novembre 1940
Nato aPonza
Morto aBorgo Tellini
Cause della mortecaduto in combattimento
Luogo di sepolturacimitero del Verano, Roma
Dati militari
Paese servitoItalia Italia
Forza armataRegio Esercito
ArmaFanteria
CorpoBersaglieri
Anni di servizio1939-1940
GradoTenente di complemento
GuerreSeconda guerra mondiale
CampagneCampagna italiana di Grecia
Comandante di6ª Compagnia, XIV Battaglione, 5º Reggimento bersaglieri
Decorazionivedi qui
dati tratti da Il santo dal cappello piumato[1]
voci di militari presenti su Wikipedia

Mario Stefano Silverio Musco (Ponza, 26 dicembre 1912Borgo Tellini, 26 novembre 1940) è stato un militare italiano. Tenente di complemento del 5º Reggimento bersaglieri del Regio Esercito, combatte sul fronte greco durante la seconda guerra mondiale. Decorato con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria.

Indice

BiografiaModifica

Nacque a Ponza il 26 dicembre 1912,[2] figlio di Nazzareno[N 1] e Lucia Di Rienzo.[N 2] Al seguito della famiglia si trasferì Napoli, poi a Genova e quindi a Roma, dove frequentò il Liceo "Torquato Tasso"[N 3] frequentando successivamente la facoltà di giurisprudenza presso l'Università La Sapienza.[3] Il 15 luglio 1931 si arruolò volontario nel Regio Esercito, frequentando la Scuola Allievi Ufficiali di Complemento a Milano. Il 17 novembre 1932 fu destinato a prestare servizio per due anni, come sottotenente di complemento, presso il 2º Reggimento bersaglieri.[2] Congedatosi, si laureò il 12 luglio 1934, e nel settembre dello stesso anno vinse il concorso indetto dal Ministero dell'interno come vice commissario di polizia.[2] L'anno successivo divenne funzionario di Prefettura a Firenze,[3] promosso in seguito all'incarico di Primo Segretario.[N 4] Nel 1938 fu insignito del titolo di Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.[3]

Il 1 giugno 1940 fu nuovamente richiamato in servizio con il grado di tenente presso il 5º Reggimento bersaglieri[2] di stanza a Siena, ma il 10 dello stesso mese l'Italia entrò in guerra contro la Francia e la Gran Bretagna. Il 28 settembre fu richiamato in servizio, ricevendo l'ordine di raggiungere il 5º Reggimento trasferito in Albania in seno alla 131ª Divisione corazzata "Centauro", raggiungendo il reparto il 7 di ottobre.[2] Il 28 dello stesso mese l'Italia attaccò la Grecia,[4] ed egli si distinse durante la battaglia per la conquista del ponte di Kalamas (5 novembre),[2] e poco più tardi, in quella sulla strada per Argirocastro.[2] Il 26 novembre 1940 era al comando della 6ª Compagnia dislocata su un caposaldo di Borgo Tellini, Cippo 33,[4] punto considerato essenziale per lo schieramento del 5º Reggimento, e in modo particolare del 24º Battaglione. Dopo aver restinto un assato nemico, partì al contrattacco con i pochi bersaglieri rimasti al grido di “Avanti Savoia”, riuscendo a respingere definitivamente l'avversario.[4] A battaglia terminata un colpo d'artiglieria, sparato per proteggere il ripiegamento dei greci, cadde vicino a lui. Investito da una pioggia di schegge rimase ucciso sul colpo. La salma fu inizialmente sepolta vicino alla linea del fronte, venendo in seguito traslata presso un cimitero di guerra ad Argirocastro, per trovare poi definitiva collocazione nel Cimitero del Verano a Roma.

Nel 1948 fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare alla memoria,[5] ed inoltre gli furono intitolati il molo di Ponza, una via di Roma, e la sezione provinciale di Latina dell'Associazione Nazionale Ufficiali in Congedo d'Italia.

OnorificenzeModifica

Onorificenze italianeModifica

  Medaglia d'oro al valor militare
«Animato da esemplare spirito volontaristico e da elevato senso del dovere, si affermava, nel tempo, in successivi aspri combattimenti contro forze preponderanti, per capacità e consapevole ardire. Comandante di plotone bersaglieri da lui forgiato a duri cimenti bellici, con singolare slancio strappava all’avversario un ponte tenacemente difeso e quindi si addentrava nel dispositivo avversario, conseguendo risultati concreti in virtù di intelligenti iniziative e fredda determinazione. Assegnato in seguito a presidio di un caposaldo, si opponeva all’aggressività nemica con stoica fermezza e ne smorzava l’impeto, a malgrado delle sanguinose perdite, ponendosi alla testa dei gloriosi superstiti che guidava, primo fra i primi, a violenti riusciti contrassalti. Affidatogli infine, per le prove date, il comando di una compagnia, durante cruenta impari lotta, riusciva dopo superba resistenza sostanziata da vigorosi contrassalti a ristabilire una situazione decisamente compromessa, ma nell’atto in cui l’avversario ripiegava, cadeva colpito mortalmente sull’arma da lui stesso azionata. Esempio costante di assennato eroismo. Fronte greco, novembre 1940
— Decreto Presidenziale 26 maggio 1948
  Croce di guerra al valor militare
«Ponte sul Kalamas, fronte Greco, 6-7 novembre 1940.[N 5]»
  Cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia

Onorificenze straniereModifica

  Croce al merito di guerra di II classe con spade (Germania)

NoteModifica

AnnotazioniModifica

  1. ^ Che ricoprì l'incarico di Ispettore generale del Corpo degli Agenti di Pubblica Sicurezza.
  2. ^ La copia ebbe altri cinque figli: Arturo (divenuto Questore di Roma), Jolanda, Ugo Corrado (divenuto generale), Gabriele, e Laura.
  3. ^ Nel 1956 il liceo intitolò alla sua memoria la palestra dell'istituto.
  4. ^ Il 29 settembre 1935 fu brevemente richiamato in servizio per un periodo addestrativo presso il 1º Reggimento bersaglieri.
  5. ^ Tale decorazione fu concessa postuma, ed appuntata sul petto del padre Nazzareno dal Ministro della Difesa Paolo Emilio Taviani.

FontiModifica

BibliografiaModifica

  • Mario Cervi, Storia della guerra di Grecia, Milano, A. Mondadori Editore, 1970.
  • Aldo Lisetti, Il santo dal cappello piumato, Latina, Ego Frammenti, 2007.

PeriodiciModifica

  • Il santo dal cappello piumato, Mario Musco, in Provincia Latina. Il percorso della memoria, nº 9, Latina, ottobre-novembre-dicembre 2010, pp. 18-19.
  • Domenico Tibaldi, Il santo dal cappello piumato, in Provincia Latina, nº 1, Latina, gennaio-febbraio-marzo 2007, pp. 23-26.