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Nota disambigua.svg Disambiguazione – "Bersagliere" rimanda qui. Se stai cercando altri significati, vedi Bersagliere (disambigua).
Bersaglieri
2june 2007 367.jpg
Reparto di bersaglieri durante la parata del 2 giugno
Descrizione generale
Attiva18 giugno 1836 - oggi
NazioneRegno di Sardegna Regno di Sardegna
Flag of Italy (1861-1946) crowned.svg Regno d'Italia
Repubblica Sociale Italiana Repubblica Sociale Italiana
Italia Italia
ServizioFlag of the Kingdom of Sardinia (1848-1851).svg Armata Sarda
Flag of Italy (1860).svg Regio Esercito
War flag of the Italian Social Republic.svg Esercito Nazionale Repubblicano
Coat of arms of the Esercito Italiano.svg Esercito Italiano
Ruolofanteria leggera
Dimensione6 reggimenti
SoprannomeFanti piumati
ColoriCremisi
MarciaMarcia dei Bersaglieri, passo di corsa, Flik-Flok
Battaglie/guerrePrima guerra d'indipendenza italiana
Guerra di Crimea
Seconda guerra d'indipendenza italiana
Terza guerra d'indipendenza italiana
Presa di Roma
Guerra italo-turca
Prima guerra mondiale
Pacificazione della Libia
Guerra d'Etiopia
Seconda guerra mondiale
Guerra in Afghanistan
Anniversari18 giugno (fondazione)
Decorazioni12 medaglie d'oro
11 medaglie d'argento
28 medaglie di bronzo
9 croci di cavaliere dell'OMI
Comandanti
Degni di notaAlessandro La Marmora, fondatore del Corpo
Simboli
Fregio per cappelloOrobers.GIF
MostrineImage-Bersaglieri mostreggiatura right.svg Bersaglieri mostreggiatura left.svg
Fregio per basco dal 1976Fre ftr ber.jpg
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I bersaglieri sono una specialità dell'Arma di fanteria dell'Esercito italiano. Ogni 18 giugno si festeggia l'anniversario della loro costituzione, avvenuta nel 1836. L'associazione d'arma di riferimento è l'Associazione nazionale bersaglieri.

Indice

StoriaModifica

Nel Regno di SardegnaModifica

Il Corpo dei bersaglieri venne istituito, con regio brevetto del 18 giugno 1836, dal re di Sardegna Carlo Alberto di Savoia su proposta dell'allora capitano del Reggimento guardie[1] Alessandro La Marmora.

Il compito assegnato alla nuova specialità prevedeva le tipiche funzioni della fanteria leggera - esplorazione, primo contatto con il nemico e fiancheggiamento della fanteria di linea (senza però schierarsi e frammischiarsi con quest'ultima) - ma si caratterizzava, come nelle intenzioni del suo fondatore, per un'inedita velocità di esecuzione delle mansioni affidate ed una versatilità d'impiego che faceva dei suoi membri, ancorché appiedati, oltreché dei cacciatori, anche delle guide e dei guastatori ante litteram[2].

 
Lapide a Goito a ricordo della battaglia dell'8 aprile 1848

Dotato di ampia autonomia operativa, il corpo era formato da uomini addestrati alla corsa ed al tiro con armi di concezione moderna [3] pronti ad agire, anche isolatamente, per impegnare di sorpresa l'avversario in azioni di disturbo col preciso intento di sconvolgerne i piani[4], organizzati in piccoli gruppi schierati in quadrato, però, i bersaglieri potevano essere impiegati anche in contrasto alla cavalleria per romperne la carica.

Le prime quattro compagnie che confluiranno poi nel I battaglione vennero formate, rispettivamente, nel luglio 1836 (la 1ª), nel gennaio 1837 (la 2ª), nel gennaio 1840 (la 3ª) e nel febbraio 1843 (la 4ª).

Ricevette il battesimo del fuoco l'8 aprile 1848 nella battaglia di Goito[5] durante la prima guerra di indipendenza italiana.[6]

Un secondo battaglione si formò il 23 aprile 1848 ed altri tre il 30 dicembre 1848, il 10 marzo 1849 gli furono aggiunti due battaglioni bersaglieri della divisione lombarda. Nell'aprile 1849 le truppe comandate da Alfonso La Marmora intervennero per sedare i moti nella città di Genova. Con il trascorrere degli anni aumentò il numero dei battaglioni: 10 nel 1852, 16 nel 1859. Nel 1856 fu creata la carica di "ispettore del corpo dei bersaglieri", con le attribuzioni dei comandanti di brigata. Nel 1854 furono impegnati nella guerra di Crimea, prima "missione all'estero" di truppe italiane dove morì lo stesso Alessandro La Marmora.

 
16 agosto 1855. Bersaglieri combattono a Cernaia
 
4 giugno 1859. Bersaglieri combattono a Magenta nel 1859
 
20 settembre 1870. Il maggiore Giacomo Pagliari, comandante del 34º Bersaglieri, colpito a morte durante la presa di Porta Pia

Nel Regno d'ItaliaModifica

Con la proclamazione del Regno d'Italia e la trasformazione dell'Armata Sarda nel Regio Esercito continuò l'espansione numerica del Corpo, che raggiunse 27 battaglioni nel 1867 e 36 nel 1861, quando i battaglioni esistenti vennero riorganizzati in sei reggimenti bersaglieri, che avevano compiti disciplinari e amministrativi. I reggimenti vennero assegnati ai corpi d'armata e i battaglioni assegnati alle Divisioni facenti parte dei corpi come unità da ricognizione.

Nel 1862 i battaglioni bersaglieri vennero portati a 40 (8 per ciascun reggimento) e nel 1866 a 50 (di cui gli ultimi 10 assegnati alla riserva generale), prima di ritornare a 45 battaglioni (9 per ciascun reggimento) alla fine della Terza guerra d'indipendenza-

I bersaglieri vennero impiegati, dopo l'unificazione italiana, anche per contrastare il brigantaggio a sud. In questa occasione si dimostrarono un corpo particolarmente adatto specie per le impervietà del territorio dove vennero impiegati. Non mancarono episodi brutali che caratterizzarono da una parte e dall'altra alcune di queste operazioni di pacificazione, per altro analoghe sia nella tipologia delle truppe impiegate sia nelle modalità attuative sia negli episodi brutali a quelle precedentemente condotte nello stesso ambito e fino a pochi mesi prima dai numerosi ed ottimi Battaglioni Cacciatori dell'Esercito delle Due Sicilie borbonico.

Protagonisti della presa di Roma del 20 settembre 1870, i battaglioni persero dal 1º gennaio 1871 la propria numerazione individuale assumendo una numerazione progressiva all'interno di ciascuno dei reggimenti, portati prima a dieci su quattro battaglioni cadauno (1871) e poi a dodici su tre battaglioni cadauno (1883) a seguito dell' aumento dei Corpi d'Armata del Regio Esercito. Solo nel 1886, per il cinquantennale della fondazione della specialità, i battaglioni tornarono ad avere la propria numerazione individuale. Nello stesso anno venne brevemente costituito il Reggimento Bersaglieri d'Africa su tre battaglioni di formazione ed uno di volontari, per le esigenze delle operazioni nella Colonia Eritrea. Un altro battaglione di formazione venne temporaneamente attivato nel 1901 per la spedizione in Cina.

Con l'ordinamento del 1910 presso ogni reggimento si formò un battaglione ciclisti.

Nella Prima guerra mondiale e nel primo dopoguerraModifica

Durante la prima guerra mondiale (1915-1918) il corpo venne ordinato in due divisioni speciali, 7 brigate, 21 reggimenti e 5 battaglioni autonomi, oltre a tre Gruppi battaglioni ciclisti e tre Reparti d'Assalto.

Il 3 novembre 1918 la II Brigata, composta dal 7º Reggimento Bersaglieri e dall'11º Reggimento Bersaglieri, partirono la mattina presto da Venezia alla volta di Trieste sulla cacciatorpediniera Audace. Alle 15.30 i Bersaglieri sbarcaro al Molo San Carlo (oggi Molo Audace) e raggiunsero il Colle di San Giusto, dove, sul Campanile della Cattedrale omonima, issarono il primo Tricolore donatogli dalle donne triestine

Nel 1924 i 12 reggimenti rimasti vennero trasformati in ciclisti, organico che poi cambiò nel 1936.

Reparti di bersaglieri parteciparono nel 1939 all'occupazione dell'Albania le cui operazioni durarono pochi giorni e, salvo qualche scontro, non ci furono grosse battaglie. Il corpo di spedizione era composto da due scaglioni; del primo facevano parte 12 battaglioni bersaglieri, 9 ciclisti, 1 motociclista, 1 autoportato ed 1 misto. I reparti bersaglieri che parteciparono all'occupazione dell'Albania erano così inquadrati:

  • Colonna  Durazzo: comando del 2° reggimento;
  • Colonna S. Giovanni di  Medua: comando del 9° reggimento;
  • Colonna di  Valona: comando del 1º reggimento;
  • Colonna di Santi Quaranta: comando del 12º reggimento.

In tre giorni tutti gli obiettivi furono raggiunti. L'ultimo fu la città di Fieri che venne occupata alle ore 18 dell'8 aprile.

Nella Seconda guerra mondialeModifica

 
Stemma araldico del 5° Reggimento Bersaglieri (1939)

Durante la seconda guerra mondiale i reggimenti bersaglieri erano inquadrati nelle divisioni corazzate, motorizzate e celeri, e combatterono su tutti i fronti. Si distinsero soprattutto sul fronte africano sotto il comando del generale Rommel che grazie al loro intervento di schermaglia, riuscì ad ottenere una ritirata strategica in netta inferiorità numerica durante la seconda battaglia di El Alamein, contro le truppe inglesi con minime perdite.

Il 22 giugno la Germania diede inizio all'operazione Barbarossa, l'attacco all'Unione Sovietica, la più vasta operazione militare terrestre di tutti i tempi, che determinò qualche anno più tardi la sconfitta del Terzo Reich. Il nostro esercito inviò il 10 luglio 1941 il Corpo di Spedizione Italiano in Russia (C.S.l.R.) composto da 3 divisioni celeri: Pasubio, Torino e Principe Amedeo Duca d'Aosta. In quest'ultima divisione confluì il  reggimento bersaglieri così composto: battaglioni XVIII, XX e XXV, 3 compagnie motociclisti (1^, 2^, 3^), 2 compagnie controcarro (172° e 173°) ed il 122° autoreparto. Nelle varie azioni i reparti vennero spostati alle dipendenze delle varie unità. Alla fine del 1941 il reggimento aveva perso la metà degli effettivi, così ne fu inviato uno nuovo, il 6°, reduce dalla Jugoslavia. Questo risultava composto da 3 battaglioni, il VI, XIII e XIX, 106ª compagnia motociclisti, 272^ cannoni e dal XIV autogruppo. La 17^ motociclisti e la 72^ cannoni, che appartenevano al 6°, erano in Africa settentrionale mentre la 2^ motociclisti e la 172^ cannoni erano già in Russia con il 3º reggimento. Dall'Italia, per rinforzare il 3°, giunse il 103º battaglione complementi bis con 600 uomini. Nell'estate del 1942 arrivò un nuovo battaglione, il LXVII reparto di bersaglieri corazzato su carri L6-40. Con 3 compagnie motociclisti, la 106°/6°, la 2^/6° e la 3^/3° fu costituito il XLVII battaglione motociclisti. Il 9 luglio il C.S.I.R. diventò XXXV corpo d'armata inquadrato neIl'8ª armata italiana. Verso la fine del dicembre 1942, il 3º reggimento venne praticamente distrutto in combattimento. Anche il 6°, a causa delle gravi perdite, fu ricostituito: comando, VI e XIX battaglione (con alcuni superstiti del 3°) e altri reparti minori. Alcuni scampati dalla distruzione deI 3º reggimento vennero riuniti Il 14 marzo presso il comando celere, a Sytnlcovo, per far parte di un nucleo provvisorio deI 3° reggimento comandato da un capitano che li riportò in Italia alla fine del marzo 1943.

Un contributo del corpo venne dato durante la guerra di liberazione italiana e nella Repubblica Sociale Italiana.

Per quanto riguarda i reparti che combatterono con il Regno del Sud occorre dividere le vicende in tre parti. La prima ha inizio con la creazione del 1º raggruppamento motorizzato il 28 settembre 1943. In questo reparto, forte di 5.000 uomini, venne inquadrato il LI battaglione bersaglieri d'istruzione allievi ufficiali di complemento, il raggruppamento motorizzato prese parte alla battaglia di Montelungo. Nel gennaio 1944 fu ricostituito il 4º reggimento bersaglieri su: compagnia comando, XXIX battaglione su 3 compagnie moschettieri, 1 accompagnamento ed 1 comando, XXXIII battaglione della stessa consistenza dell'altro. Il secondo periodo è quello del Corpo Italiano di Liberazione (C.I.L.) che dal 18 aprile 1944 sostituì il raggruppamento motorizzato. lI 4º reggimento fu ampliato (agosto) con l'aggiunta della 1ª compagnia motociclisti. Il terzo periodo inizia il 24 settembre con la creazione dei gruppi di combattimento che operarono fino all'8 maggio 1945. Il 4º reggimento venne sciolto e fu formato il battaglione Goito inquadrato nel Legnano. Il battaglione era compostoda da una compagnia comando, 5^, 6^ e 7^ compagnie bersaglieri e l'8ª compagnia armi d'accompagnamento. Poco prima della fine, a Brescia, cambiò nuovamente in LI battaglione con sede a Milano. Oltre a questi reparti, ci fu anche il 447º battaglione bersaglieri che assorbì anche i colleghi del battaglione DLVIII dislocato in Calabria, ma che non combatté alcuna battaglia.

Riguardo ai reparti che combatterono nelle file della Repubblica Sociale Italiana il primo reparto a costituirsi fu il 3° reggimento volontari formato a Milano il 27 settembre 1943, con personale proveniente dal vecchio 3° reggimento. In pochi giorni si creò il comando, il reparto comando reggimentale, i battaglioni XVIII, XX, XXV e LI. I battaglioni erano formati da una compagnia comando e da quattro compagnie bersaglieri. Il XX battaglione aveva due compagnie ciclisti e fungeva da battaglione allievi ufficiali. Agli inizi del 1944 il reggimento sarebbe dovuto diventare 1° reggimento ma poi il comando venne spostato in Germania per raggiungere la divisione bersaglieri Italia. I battaglioni che formavano il reggimento diventarono autonomi, cambiando la numerazione e lasciando la vecchia come riferimento. I nuovi reparti erano: il I (LI), il Il (XX), il III (XXV) ed il IV (XVIII).

Dal 2 agosto si trovarono alle dipendenza dell'Armata italiana Liguria. L'8º reggimento bersaglieri, successivamente denominato Manara, venne costituito l'11 settembre 1943 a Verona. Il primo reparto a formarsi ed a raggiungere il fronte fu il 1º battaglione bersaglieri Mussolini che combatté dalla fine di ottobre 1943 fino al 30 aprile 1945 sulla frontiera orientale; era costituito su: comando, compagnia comando, 1ª compagnia guastatori, 2ª e 3ª compagnia mitraglieri, 4ª compagnia mortai. La zona d'operazioni fu la valle Boccia, la valle dell'lsonzo da Caporetto a Monfalcone, Tolmino, Piedicolle e Capivano. Questo reparto subì perdite gravissime. lI 28 aprile 1945 ebbe l'ordine di riunirsi a Santa Lucia e da lì muovere insieme con il 3° battaglione verso Cividale.

Durante il ripiegamento i reparti furono attaccati e praticamente distrutti. I pochi superstiti vennero deportati nel campo di concentramento di Borovnica, presso Lubiana, dove subirono le peggiori angherie. Solo pochissimi nel 1946 riuscirono ad uscire da quel vero inferno. Altri reparti furono il 2° battaglione Mameli che operò sul fronte adriatico, in Garfagnana e si arrese nella zona di Parma. lI 3° battaglione Toti fu formato il 20 maggio 1944. La divisione bersaglieri Italia fu costituita a Heuberg in Germania con volontari provenienti dai campi di concentramento (in tutto erano 14.000 uomini). Era dislocata a sud di Parma, combatté in Garfagnana e si sciolse il 28 aprile in Val di Taro. Per ultimo, citiamo il battaglione bersaglieri Fulmine inquadrato nella X MAS, successivamente Decima divisione. Il reparto combatté sul fronte orientale, venne accerchiato a Tarnova della Selva, in territorio slavo, e fu liberato grazie all'azione di un altro reparto della Decima, la 1ª compagnia del battaglione guastatori alpini Valanga. Anche qui, come per il Mussolini, si ebbero molte perdite e i prigionieri furono trattati in maniera disumana.

Nella Repubblica Sociale ItalianaModifica

Dopo l'Armistizio dell'8 settembre 1943, numerosi reparti bersaglieri vennero formati all'interno delle Forze Armate della Repubblica Sociale Italiana, sia con personale di leva che volontario. I reparti furono:

  • 1ª Divisione bersaglieri "Italia", su:
    • 1º Reggimento bersaglieri (su I, II e III battaglione)
    • 2º Reggimento bersaglieri (su I, II e III battaglione)
    • Gruppo esplorante divisionale
    • Compagnia anticarro divisionale
    • CIV Battaglione complementi
  • Gruppo esplorante divisionale della 2ª Divisione granatieri "Littorio"
  • Gruppo esplorante divisionale della 4ª Divisione alpina "Monterosa"
  • 3° Reggimento bersaglieri volontari, su:
    • XVIII Battaglione bersaglieri (poi IV Battaglione difesa costiera)
    • XX Battaglione bersaglieri (poi I Battaglione difesa costiera)
    • XXV Battaglione bersaglieri (poi II Battaglione difesa costiera)
    • LI Battaglione bersaglieri (poi III Battaglione difesa costiera)
  • 8º Reggimento bersaglieri (poi Reggimento bersaglieri volontari "Luciano Manara") su:
  • I Battaglione arditi bersaglieri del Raggruppamento Anti Partigiani
  • III Battaglione bersaglieri del Reggimento volontari "Tagliamento"
  • XXVI Battaglione bersaglieri volontari
  • Battaglione bersaglieri "Fulmine" della Divisione fanteria di marina Xª

Nella Repubblica ItalianaModifica

Già nel 1946 avvenne la ricostruzione del 3º Reggimento cui fece seguito nel 1949 quella dell'.

Nel 1975 si diede vita alla 8ª Brigata meccanizzata "Garibaldi", che nel 1991 la Brigata ha assunto il nome di 8ª Brigata bersaglieri "Garibaldi", entrando a far parte del Comando delle forze operative di proiezione dal 1997.

A partire dagli anni 1980 reparti di bersaglieri sono stati frequentemente rischierati fuori dall'Italia nell'ambito di quasi tutte le missioni militari italiane all'estero, operando in Libano, Bosnia-Erzegovina, Albania, Macedonia, Kosovo, Somalia, Iraq, Kurdistan, Afghanistan, Lettonia e Libia.

Decalogo di La MarmoraModifica

  1. Obbedienza
  2. Rispetto
  3. Conoscenza assoluta della propria arma[7]
  4. Molto addestramento[8]
  5. Ginnastica di ogni genere sino alla frenesia
  6. Cameratismo
  7. Sentimento della famiglia
  8. Rispetto alle leggi ed onore al capo dello Stato[9]
  9. Onore alla Patria[10]
  10. Fiducia in sé stessi sino alla presunzione.
 
Monumento al bersagliere, Roma, piazza di Porta Pia (1936)

I simboli del CorpoModifica

La bandieraModifica

I bersaglieri, in quanto ordinati al livello massimo di battaglione, non avevano né potevano avere la bandiera, concessa ai soli reggimenti. Non la ebbero nemmeno alla fine del 1870 quando i loro battaglioni furono ordinati in Reggimenti, in quanto era previsto che i reparti di Bersaglieri avrebbero comunque operato sul campo di battaglia in piccoli distaccamenti avanzati con compiti di fanteria leggera e (come accadeva anche nella maggior parte dei reparti analoghi degli altri eserciti europei) l'utilità pratica della bandiera in queste circostanze appariva marginale rispetto al considerevole rischio di vederla catturata dal nemico durante le fasi caotiche del combattimento d'avanguardia. Fu solo con il regio decreto 17 ottobre 1920 n. 1488 che i reggimenti Bersaglieri ebbero le loro prime insegne, sotto forma di labari, contemporaneamente ai reggimenti Alpini ed ai reparti Arditi, per consentirvi l'apposizione delle decorazioni al valor militare "alla bandiera" conferite ai reparti per i fatti d'arme della Prima guerra mondiale.

Il 7 giugno 1938 il labaro venne sostituito dalla bandiera nazionale, adottando un “formato ridotto” analogo agli stendardi della Cavalleria, che in quel periodo era associata strettamente ai Bersaglieri nell'ambito delle Truppe Celeri. Gli alfieri dei Bersaglieri continuarono a portare la bandiera in parata come i loro vecchi labari, ossia con la base dell'asta inserita nel bicchiere di una tracolla di cuoio e l'asta stessa sorretta dal solo braccio destro, inclinata in avanti.

Con l'avvento della Repubblica, il “formato ridotto” lasciò il posto al “tipo unico” e la tracolla di cuoio venne abolita: la bandiera in parata venne da quel momento impugnata dall'alfiere a due mani, sempre inclinata in avanti e scostata dal corpo.

La fanfaraModifica

 
La fanfara dei bersaglieri suona a passo di corsa

La fanfara dei Bersaglieri nacque con la loro prima compagnia il 1º luglio 1836, quando un reparto uscì dalla caserma Ceppi di Torino con strumenti a fiato assieme alle armi: «…marciavano in testa dodici soldati colla carabina sulla spalla sinistra, tenendo nella destra corni da caccia con cui suonavano una marcia allegra, vivace e tale da far venire la voglia di correre anche agli sciancati…» (Quarenghi)

Da allora i bersaglieri non possono partecipare ad una sfilata in assenza della fanfara e l'atto costitutivo del 18 giugno 1836 stabilisce che per ogni compagnia vi siano 13 trombe ed un caporale trombettiere. La riunione per l'addestramento musicale dei trombettieri delle varie compagnie diede origine alla fanfara di battaglione, che in pochi anni divenne un reparto autonomo, mentre le singole compagnie continuarono a disporre di propri trombettieri. Alle trombe si sono aggiunti con il tempo altri strumenti a fiato.

Oggi è l'unica banda al mondo ad esibirsi a passo di corsa. L'uso deriverebbe, secondo la tradizione popolare, dall'ingresso in Roma, alla breccia di Porta Pia, che doveva effettuarsi a passo di carica, ma che invece divenne spontaneamente una corsa dei soldati.

Oltre alla fanfara della Brigata bersaglieri "Garibaldi", il 6º Reggimento bersaglieri, il 7º Reggimento bersaglieri e l'11º Reggimento bersaglieri hanno una propria fanfara.

L'innoModifica

L'inno dei bersaglieri è stato composto nel 1860 dal giovanissimo ufficiale del bersaglieri Giulio Ricordi con testo del poeta Giuseppe Regaldi.[11] Nel 1862 Pietro Luigi Hertel ne fece una versione titolata "Flik Flok". L'arrangiamento attuale fu nel 1886 del maestro Raffaele Cuconato come "Marcia dei Bersaglieri"[12].

I motti dei ReggimentiModifica

  • 1° Reggimento: "Ictu impetusque primus" (Primo nel colpire e nell’attacco)
  • 2° Reggimento: "Nulli secundus" (A nessuno secondo)
  • 3° Reggimento: "Maiora viribus audere" (Osare con forze maggiori)
  • 4° Reggimento: "Vis animus impetus" (Forza coraggio impeto)
  • 5° Reggimento: "Nulla via impervia" (Nessun percorso è inaccessibile)
  • 6° Reggimento: "Certamine victures ardeo" (Anelo di vincere le battaglie)
  • 7° Reggimento: "Celeritate ac virtute" (Con velocità e valore)
  • 8° Reggimento: "Velox ad impetum" (Veloce nell'attacco)
  • 9° Reggimento: "Invicte fortifiter celerrime" (Invincibilmente. più fortemente, più velocemente)
  • 10° Reggimento: "In flammis flamma" (Fiamma tra le fiamme)
  • 11° Reggimento: "Quis ultra?" (Chi più di noi?)
  • 12° Reggimento: "Victoria nobis vita" (La vittoria è per noi la vita)
  • 13° Reggimento: "In hostem acerrimus in victoria primis" (Nel combattimento il più accanito, nella vittoria i primi)
  • 14° Reggimento: "Meum tibi nomen usque gloriam florens" (Per te il mio nome fiorente fino alla gloria)
  • 15° Reggimento: "Laudem despicio, gloriam auspicio" (Disprezzo le lodi, desidero la gloria)
  • 16° Reggimento: "Prisca in virtute nutrior et in spe" (Mi nutro dell'antica virtù e della speranza)
  • 17° Reggimento: "Nomen meum in aevum" (Il mio nome nei secoli)
  • 18° Reggimento: "Invictus et paratus ad glorias renovandas" (Invitto e pronto a rinnovar le gloria)
  • 19° Reggimento: "Ex vulnere vigor" (Dalla ferita la forza)
  • 20° Reggimento: "Nitor in adversum" (Splendido nelle avversità)
  • 21° Reggimento: "Extremus non postremus" (L'ultimo ma non il peggiore)

Grido di guerraModifica

I reparti bersaglieri salutano tradizionalmente con il grido di guerra "Urrà!" a partire della Guerra di Crimea, per derivazione o dal russo "Ura!" ("Ура!") o dal britannico "Huzzah!", ambedue di uso tradizionale nei rispettivi eserciti e di significato analogo. L'unica e recente eccezione è il ricostituito 3° Reggimento Bersaglieri, che utilizza invece il grido "Forza Paris" (forza insieme) della Brigata Sassari, nella quale è inquadrato dal 2009.

L'uniformeModifica

Il piumettoModifica

impiego del piumetto sugli elmetti
Coloniale
(1887)
Adrian 16
(1918)
Coloniale
(1928)
M33 R.E.
(1933)
Brodie C.I.L.
(1944)
M33 E.I. mimet.
(1968)
M33 E.I.
(1970)
M33 ITALCON
(1982-84)
TF89 UNOSOM
(1992-94)
SEPT2 UNIFIL
(2019)
 
Ufficiale (1863)

Nel XIX° secolo l'utilizzo di piumaggi sui copricapi militari aveva scopi mimetici ed era di uso comune presso i cacciatori dei vari eserciti. La Marmora che nel corso dei suoi viaggi in Francia, Austria, Prussia e altrove aveva avuto modo di studiare minutamente le fanterie leggere dei diversi eserciti d'Europa [13], nel concepire la divisa dei bersaglieri lo volle così, affinché rappresentasse plasticamente ardore ed impeto, prontezza nello slancio e resistenza nella corsa.[14]

Gli ufficiali che in origine per distinguersi impiegavano penne di colore verde chiaro e subivano per questo una specifica attenzione da parte dei tiratori nemici uniformarono intorno al 1870 il colore delle loro penne a quelle nere della truppa.[15]

 
Porta piumetto

Anche se impropriamente, i bersaglieri si riferiscono alle penne del loro cappello sempre con il termine di piume e come tali vengono storicamente celebrate in canzoni e orazioni al punto che la definizione fante piumato è divenuta sinonimo di bersagliere.

Il piumetto è formato da centotrentadue penne nere naturali di cappone di varia lunghezza (trenta lunghe 10-15 cm., cinquanta lunghe 15-18 cm., trentadue lunghe 20-25 cm., venti lunghe 27-29 cm.) che assumono colore verde bronzeo, iridescente; fissate ad un gambo metallico del diametro di 2 mm. e lungo 100 mm. fasciato da un rivestimento in pelle di montone di colore nero dotato tramite una cucitura di una linguetta con occhiello grazie al quale può essere inserito e bloccato nell'apposita sede presente sul copricapo. Nella parte superiore del supporto un bottone nero telato. [16][17]

I bersaglieri utilizzano il medesimo elmetto in dotazione alla fanteria sul quale montano le loro caratteristiche piume grazie ad un apposito accessorio porta piumetto [16] introdotto a partire dal Mod.31/33 e agganciato al bordo inferiore destro dell'elmo.

Cappello, casco coloniale o elmetto, il piumetto non ha mai abbandonato i bersaglieri se non durante la prima guerra mondiale quando tra il settembre 1915 e gli ultimi mesi del 1917 per occultare i movimenti dei reparti e offrire al nemico bersagli meno individuabili il generale Cadorna ordinò [18] che venissero temporaneamente dismessi piumetti e penne alpine dalla zona del fronte.[19]

Perduta la sua storica valenza mimetica il piumetto tattico montato oggi sugli elmetti ha dimensioni ridotte (50 piume) al contrario per il cappello, indossato ormai solo in occasioni di gala e di parata, è invece possibile reperire in commercio un'ampia gamma di piumetti fuori ordinanza, che differiscono oltre che per i materiali (naturali e sintetici) soprattutto per il numero delle penne utilizzate ovvero per volume e lunghezza (fino ai 60 cm. del modello '1000 piume') che il bersagliere può indossare, indipendentemente dal grado.

Il cappello neroModifica

 
Cappello da bersagliere

Il cappello piumato, in gergo chiamato vaira in onore di Giuseppe Vayra che per primo vestì la divisa del corpo, si indossa inclinato sul lato destro in modo da tagliare a metà il sopracciglio fino a coprire il lobo dell'orecchio, ed è il più riconoscibile emblema del Corpo ed il simbolo più sentito delle sue tradizioni. A riprova di tale affermazione si ricorda tradizionalmente l'episodio che vide protagonista il tenente colonnello Negrotto, Comandante del 23º Battaglione bersaglieri, che colpito a morte sul Mrzli (campo trincerato di Gorizia) nel 1915, durante la prima guerra mondiale, pose il suo cappello sulla punta della sciabola lanciandolo poi al di là del reticolato nemico gridando: «Bersaglieri, quella è la vostra Bandiera! Andate a prenderla!».

Il fregioModifica

 
Il fregio

Il fregio è in metallo di colore oro: bomba da granatiere con fiamma a sette lingue, cornetta da cacciatore e due carabine intrecciate. La fiamma è inclinata e fuggente, come mossa dal vento della corsa dei bersaglieri. Secondo le tradizioni delle origini, ufficiali e marescialli indossavano sulla vaira il fregio con il numero del primo reparto bersaglieri in cui avevano prestato servizio, indipendentemente dal reparto di attuale appartenenza. Quando indossato sulla vaira, il fregio era inizialmente apposto su una coccarda blu Savoia, successivamente sostituita da una coccarda tricolore, uso che venne esteso anche ai caschi coloniali.

Il cordone verdeModifica

Il cordone verde servì a sostenere la fiaschetta della polvere da sparo (che cadeva sul fianco destro) fino a quando non entrò in dotazione la cartuccia completa. Servì anche per le trombette ed i corni. Attualmente viene indossata con l'uniforme da parata.

Il colore cremisiModifica

Il colore cremisi comparve nelle mostreggiature e filettature della prima giubba di panno azzurro-nero della truppa, e nelle spalline, colletto, bande e manopole degli Ufficiali. Oggi è conservato nelle fiamme.

I guanti neriModifica

I guanti neri vennero adottati nel 1839, in sostituzione di quelli inizialmente previsti di colore blu scuro come la divisa, che perdevano il colore. I Bersaglieri, quando prescritto, indossano sempre i guanti neri anziché quelli marroni (sull'Uniforme Ordinaria e quella di Servizio) o quelli bianchi (sull'Uniforme da Cerimonia e quella per i Servizi Armati di Parata e d'Onore) utilizzati invece dalle altre Armi, Corpi e Specialità dell'Esercito.

Il fezModifica

 
Fez da bersaglieri ( Vfp1, Vfp4 e Vsp, fino al grado di Caporalmaggiore Capo)

Il fez ha la sua origine in Marocco, ma i bersaglieri lo incontrarono in Crimea (1855), dove gli Zuavi, reparti speciali del Corpo di spedizione francese, entusiasmati dal valore dei bersaglieri (battaglia della Cernaia), offrirono il loro copricapo, il fez, in segno di ammirazione. Prima, i bersaglieri portavano un “berrettino di maglia di cotone, che copriva le orecchie e poteva tenersi anche sotto il cappello”; di colore rosso aveva un fiocco turchino. Dopo il cappello piumato (chiamato vaira) il fez diventò, ed è tuttora, un elemento tipico del bersagliere. Il regolamento disciplina il trattamento del fez: non dev'essere riposto in tasca, né arrotolato in mano, né piegato sotto la spallina. La nappa azzurra (la "ricciolina") deve avere il cordoncino corto (massimo 30 cm) in modo da consentirgli di dondolare rapido da una spalla all'altra.

Il basco neroModifica

 
Nuovo basco nero in uso al Corpo dei Bersaglieri dal giugno 2011. Dal novembre 2015 è stato rimosso il piumetto

Il 19 giugno 2011 a Torino, in occasione del 59º raduno nazionale del Corpo, fu presentato un nuovo basco nero che prese il posto sia del tradizionale fez che dei baschi neri analoghi a quelli della fanteria meccanizzata indossati da ufficiali e sottufficiali. Sotto il fregio dei bersaglieri, apposto sul lato sinistro del basco, vi è una sottopannatura quadrata di colore cremisi e, in corrispondenza di questa, un piumetto nero, mentre i nastri sono di colore azzurro, tutti elementi che ricordano la tradizionale iconografia del Corpo. A partire dal 1º novembre 2015, il piumetto sul basco è stato tuttavia abolito e l'uso del basco è tornato ad essere limitato a ufficiali e sottufficiali, mentre il Fez resta il copricapo per graduati e truppa[20].

Il foulard cremisiModifica

Con l'uniforme di servizio e combattimento per servizi armati ordinari i bersaglieri indossano un fazzoletto da collo di colore cremisi; ovvero azzurro quando impegnati in missioni ONU. E' consentito l'uso di foulard che si ispirano a colori e distintivi dei vari Comandi, Unità ed Enti [21] ovvero vi appaiano fregi, stemmi, denominazione, motto e quanto altro risulti attinente al reparto in cui si presta servizio.

Quello in dotazione è di cotone, in tinta unita. Ha forma triangolare e dimensioni di 70 cm. per 35 cm. circa.

Fucili e carabine in dotazione ai BersaglieriModifica

All'inizio della loro storia i Bersaglieri furono equipaggiati con armi lunghe scelte per il loro specifico impiego in unità di fanteria leggera, quindi solitamente più leggere e più precise rispetto alle armi in dotazione agli altri reparti dell'esercito. Queste armi, nell'ordine, furono:

  • Fucile da bersagliere Mod. "La Marmora" (1836)
  • Carabina da bersagliere Mod. "La Marmora", calibro mm.16, modello sperimentale, rigato, sistema Delvigne (1839)
  • Carabina da bersagliere Mod. 44, variante definitiva del modello precedente (1844)
  • Carabina da bersagliere Mod. 48, calibro mm.16,9, sistema Francotte (1849)
  • Carabina da bersagliere Mod. 56, calibro mm.17,5, sistema Miniè (1856)
  • Carabina da bersagliere Mod. 68, modifica a retrocarica del modello precedente (1869)
  • Fucile e carabina Remington "Rolling Block" Mod. 70, calibro mm.12,7, armi ex-pontificie di preda bellica (1870).

Successivamente i Bersaglieri furono equipaggiati con i modelli di arma lunga in uso anche negli altri reparti dell'esercito, ossia:

  • Fucile Vetterli Mod. 1870, calibro mm.10,35, a retrocarica, colpo singolo (1875)
  • Fucile Vetterli-Vitali Mod. 1870/87, versione a ripetizione manuale sistema Vitali del precedente (1887)
  • Fucile e carabina Carcano Mod. 91 , calibro mm.6,5, in tutte le versioni (1892)
  • Fucile Lee-Enfield N.1 e N.4, calibro .303 (1944-46)
  • Fucile M1 Garand, calibro .30-06, successivamente modificati in calibro mm.7.62 NATO (dal 1945 agli anni '70)
  • Fucile automatico Beretta BM 59, calibro mm.7.62 NATO (dal 1962 a metà degli anni '90)
  • Fucile d'assalto Beretta AR 70/90, calibro mm.5,56 NATO (dal 1990 ad oggi, in via di sostituzione)
  • Fucile d'assalto Beretta ARX 160, calibro mm.5,56 NATO (dal 2010)

I repartiModifica

Reggimenti e reparti attualmente in vitaModifica

Reggimenti e reparti scioltiModifica

 
Ritorno dei bersaglieri da una ricognizione (Silvestro Lega, 1861)
 
Pubblicità britannica con l'illustrazione di un Bersagliere, 1890

Onorificenze concesse al Corpo dei BersaglieriModifica

Ai Reggimenti e reparti del Corpo dei Bersaglieri sono state conferite nel corso della loro storia, complessivamente, le seguenti onorificenze:

Nastrino numero Nome
  25 Croci di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia (di cui 21 dell'Ordine militare di Savoia)
  14 Medaglie d'oro al valor militare
  25 Medaglie d'argento al valor militare
  46 Medaglie di bronzo al valor militare
  1 Croce di guerra al valor militare
  3 Medaglia d'oro al valore dell'Esercito
  5 Medaglia d'argento al valore dell'Esercito
  3 Medaglia di bronzo al valore dell'Esercito
  1 Medaglia d'argento al valor civile
  1 Medaglia di bronzo al merito civile[37]
  2 Medaglie d'argento di benemerenza per il terremoto calabro-siculo (1908)[37]
  1 Medaglia di Benemerenza (1872)[37]

Le Bandiere di Guerra dei sei Reggimenti attualmente in vita si fregiano complessivamente di 9 croci di Cavaliere dell'Ordine militare d'Italia, 12 Medaglie d'oro, 11 d'argento, 28 di bronzo e 1 Croce di guerra al valore militare, 1 Medaglia d'oro, 3 d'argento e 1 di bronzo al valore dell'Esercito, 1 Medaglia d'argento a valor civile.

Segnali da trombaModifica

Ogni reggimento bersaglieri ha un proprio specifico segnale da tromba. Alle origini del Corpo, quando i bersaglieri combattevano come fanteria leggera in ordine aperto, i segnali da tromba ripetuti servivano a radunare le truppe, oppure, alternati a segnali tattici, ad indicare il reparto destinatario dell'ordine.

Segnali reggimentali Segnali tattici
1° Rgt.Bersaglieri (info file)
Affermativo (info file)
Carica ossia "Tacco" (info file)
2° Rgt.Bersaglieri (info file)
Negativo (info file)
Difendersi animatamente (info file)
3° Rgt.Bersaglieri (info file)
Interrogativo (info file)
Difesa dalla cavalleria (info file)
4° Rgt.Bersaglieri (info file)
Far fuoco (info file)
5° Rgt.Bersaglieri (info file)
Compagnie (info file)
Cessare il fuoco (info file)
6° Rgt.Bersaglieri (info file)
Supporti (info file)
Passo ordinario (info file)
7° Rgt.Bersaglieri (info file)
Destra (oppure numero 1) (info file)
Passo veloce (info file)
8° Rgt.Bersaglieri (info file)
Sinistra (oppure numero 2) (info file)
Passo di corsa (info file)
9° Rgt.Bersaglieri (info file)
Centro (oppure numero 3) (info file)
Alt al segno (info file)
10° Rgt.Bersaglieri (info file)
Distendersi[39] (info file)
Appoggiare (info file)
11° Rgt.Bersaglieri (info file)
Serrarsi[40] (info file)
Cangiar la cattena[41] (info file)
12° Rgt.Bersaglieri (info file)
Linee successive (info file)
Ritirata (info file)
18° Rgt.Bersaglieri (info file)
Doppia distanza (info file)
Attenti (info file)
Mezza distanza (info file)
Chiamare rinforzo (info file)
Convergere (info file)

Galleria d'immaginiModifica

NoteModifica

  1. ^ Oggi granatieri.
  2. ^ La fanteria sardo-piemontese dell'epoca contava già alcune compagnie di cacciatori che si formavano in una preesistente scuola detta dei bersaglieri, da cui il nome del corpo, ma il modello cui maggiormente si ispirò il La Marmora nel proporne l'istituzione, dopo aver lungamente viaggiato in Europa per studiare la riorganizzazione post-napoleonica dei principali eserciti, fu quello degli Chasseurs des Alpes francesi (da non confondersi con i Cacciatori delle Alpi).
  3. ^ Il primo "schioppo" in dotazione ai bersaglieri era stato progettato dallo stesso La Marmora con l'aiuto del fratello Alfonso e poteva sparare sino a sette colpi in due minuti, ma venne presto sostituito da un'arma più efficiente a canna rigata ad elica e a percussione modello Delvigne che con qualche lieve modifica diventerà successivamente la carabina modello 1844 su cui era possibile innestare una lunga sciabola-baionetta.
  4. ^ Così nella Proposizione per la formazione di una compagnia di bersaglieri e modello di uno schioppo per l'uso loro presentata da La Marmora a Carlo Alberto.
  5. ^ Durante la quale restò ferito lo stesso Alessandro La Marmora.
  6. ^ Un analogo corpo, quello dei "bersaglieri del Po", venne formato nel 1847 nello Stato Pontificio: ammutinatisi, combatterono attivamente durante la prima guerra d'indipendenza per essere poi sciolti nel 1849 con la caduta della Repubblica Romana; il termine "bersagliere" era stato precedentemente utilizzato anche da un corpo civico (guide) di Brescia nel 1805.
  7. ^ Originariamente "Conoscenza assoluta della propria carabina"
  8. ^ Originariamente "Molto esercizio di tiro"
  9. ^ Originariamente "Onore al Re"
  10. ^ Originariamente "Amore alla Patria"
  11. ^ Scheda dettagliata.
  12. ^ Scheda di dettaglio.
  13. ^ Pietro Fea, STORIA DEI BERSAGLIERI, su archive.org, Ed. Tipografia della Gazzetta d'Italia, 1879, pp. 7. URL consultato il 15 luglio 2019.
  14. ^ Aut. vari, I BERSAGLIERI, su Issuu, Ed. Rivista Militare, 1986, pp. 127 e succ.. URL consultato il 15 luglio 2019.
  15. ^ Luciano Lollio, Alberto Rovighi, Calo Jean, IL SOLDATO ITALIANO DEL RISORGIMENTO, su Issuu, Ed. Rivista Militare, 1986. URL consultato il 16 luglio 2019.
  16. ^ a b Sergio Coccia, Nicola Pignato, LE UNIFORMI METROPOLITANE DEL REGIO ESERCITO DALLA RIFORMA BAISTROCCHI ALL'INIZIO DELLA II G.M., su Issuu, Ed. Ufficio Storico dello SME, 2005, pp. 149 e 157.
  17. ^ Stefano Ales, Andrea Viotti, STRUTTURA, UNIFORMI E DISTINTIVI DELL'ESERCITO ITALIANO DAL 1946 AL 1970 tomo I - parte 2, su Issuu, Ed. Ufficio Storico dello SME, 2007, pp. 361-362. URL consultato il 16 luglio 2019.
  18. ^ Circolare del Comando Supremo 10 settembre 1915 n.3338
  19. ^ Andrea Viotti, L'UNIFORME GRIGIO-VERDE 1909-1918, su Issuu, Ed. Ufficio Storico dello SME, 1994, pp. 65. URL consultato il 16 luglio 2019.
  20. ^ I bersaglieri dopo la festa mettono il basco - la Repubblica.it.
  21. ^ Regolamento sulle Uniformi dell'Esercito - pub.SME 6566 - 2009
  22. ^ Inquadrava il , , 11º e 12º Reggimento bersaglieri
  23. ^ Inquadrava il , , 12º e 21º Reggimento bersaglieri
  24. ^ Inquadrava il e 12º Reggimento bersaglieri
  25. ^ Inquadrava il (poi sostituito dal ) e 11º Reggimento bersaglieri
  26. ^ Inquadrava il 17º e 18º Reggimento bersaglieri
  27. ^ Inquadrava il 14º e 20º Reggimento bersaglieri
  28. ^ Inquadrava il e 21º Reggimento bersaglieri, poi sostituiti dal e 19º Reggimento bersaglieri,
  29. ^ Inquadrava il e 13º Reggimento bersaglieri
  30. ^ Inquadrava il e 3º Reggimento bersaglieri
  31. ^ Inquadrava il 6º Battaglione bersaglieri "Palestro", 10º Battaglione bersaglieri "Bazzecca" e 18º Battaglione bersaglieri "Poggio Scanno".
  32. ^ a b c Successivamente inquadrato nel ricostituito reggimento.
  33. ^ Inquadrava il IV, V e XII Battaglione bersaglieri ciclisti
  34. ^ Inquadrava il II, IX e X Battaglione bersaglieri ciclisti
  35. ^ Inquadrava il I, VI e VII Battaglione bersaglieri ciclisti
  36. ^ Inquadrava il III. VIII e XI Battaglione bersaglieri ciclisti
  37. ^ a b c Non presenti sulle Bandiere di Guerra.
  38. ^ Mezzo battaglione
  39. ^ Schierarsi in ordine aperto.
  40. ^ Schierarsi in ordine chiuso.
  41. ^ Alternare le coppie di schermagliatori.

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