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Nematopogon adansoniella

specie di animale della famiglia Adelidae
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Nematopogon adansoniella
Nematopogon.adansoniella.jpg
Nematopogon adansoniella
Stato di conservazione
Status none NE.svg
Specie non valutata[1]
Classificazione scientifica
Dominio Eukaryota
Regno Animalia
Sottoregno Eumetazoa
Superphylum Protostomia
Phylum Arthropoda
Subphylum Tracheata
Superclasse Hexapoda
Classe Insecta
Sottoclasse Pterygota
Coorte Endopterygota
Superordine Oligoneoptera
Sezione Panorpoidea
Ordine Lepidoptera
Sottordine Glossata
Infraordine Heteroneura
Divisione Incurvariina
Superfamiglia Adeloidea
Famiglia Adelidae
Sottofamiglia Nematopogoninae
Genere Nematopogon
Specie N. adansoniella
Nomenclatura binomiale
Nematopogon adansoniella
(Villers, 1789)
Sinonimi

Alucita panzerella
Fabricius, 1794
Capillaria panzeri
Haworth, 1828
Nematopogon panzerella
(Fabricius, 1794)
Nemophora annulatella
Ragonot, 1876
Nemophora panzerella
Hübner, 1819
Nemophora pseudopilella
Peyerimhoff, 1877
Nemophora sabulosella
Walker, 1863
Phalaena adansoniella
Villers, 1789
Tinea panzerella
(Fabricius, 1794)

Nematopogon adansoniella (Villers, 1789)[2] è un lepidottero appartenente alla famiglia Adelidae, diffuso in Europa.[3][4]

DescrizioneModifica

AdultoModifica

Si tratta di una falena di piccole dimensioni, alquanto primitiva, con nervatura alare eteroneura e apparato riproduttore femminile provvisto di un'unica apertura, destinata sia all'accoppiamento, sia all'ovodeposizione.[3][5][6][7]
Si osserva una connessione tergosternale, posteriore rispetto al primo spiracolo addominale, formata da un processo ventrocaudale del primo tergite, che va a collegarsi all'estensione anterolaterale del secondo sternite.[5][8]
L'ala anteriore ha forma lanceolata, con apice arrotondato; è di un colore bruno-grigiastro spento, con iridescenze verdastre e nervature molto in risalto; il termen tende ad essere lievemente più scuro.[9] I microtrichi sono presenti ed uniformemente distribuiti.[3]
L'ala posteriore risulta più tozza e arrotondata, di un colore bianco sporco uniforme, con riflessi argentati;[9] come in tutte le Adelidae, si nota una riduzione del sistema legato al settore radiale (Rs) dell'ala posteriore, con anastomosi di Sc ed R dal quarto basale fino al termen, ed Rs non ramificata; l'accoppiamento alare è di tipo frenato, con frenulum a singola setola composita nel maschio, e setole multiple nella femmina.[3][10] È presente l'apparato di connessione tra ala anteriore e metatorace; si possono inoltre osservare un ponte precoxale[11] e la perdita del primo sternite addominale, mentre il secondo si suddivide in uno sclerite anteriore più piccolo (S2a) ed uno posteriore più sviluppato (S2b).[3][5][12][13]
Il capo è giallastro. Le antenne sono filiformi e, soprattutto nel maschio, superano di parecchio la lunghezza del corpo. Si osserva la presenza di uno sclerite intercalare, oltre a spinule laterali (probabilmente derivate dai sensilla[14]) in alcuni segmenti prossimali del flagello dei maschi.[3][15] Gli antennomeri basali appaiono alternativamente bianchi e neri, per poi diventare tutti più o meno uniformememte bianchi nella parte distale dell'antenna.[9]
Gli ocelli sono assenti, così come i chaetosemata. Gli occhi del maschio sono alquanto sviluppati. La spirotromba è perfettamente funzionante e risulta ricoperta di scaglie e più lunga della capsula cefalica, estendendosi fin oltre i palpi mascellari; questi ultimi risultano allungati. I palpi labiali hanno tre segmenti, corti e con setole laterali sul secondo; il segmento apicale rivela la presenza di un organo di vom Rath.[3][16][17]
Nelle zampe, gli speroni tibiali hanno formula 0-2-4.[3][5]
L'apparato genitale maschile rivela, su ogni valva, una struttura a pettine detta pectinifer. L'uncus è assente, mentre il vinculum presenta un saccus allungato. La juxta è a forma di freccia, mentre l'edeago è assottigliato.[3][5][17][18]
Nel genitale femminile, l'ovopositore è ben sviluppato e perforante, con apici appiattiti lateralmente, che permettono l'inserimento delle uova all'interno dei tessuti fogliari della pianta ospite; tale caratteristica viene considerata una specializzazione secondaria delle Adelidae. La cloaca è stretta e tubuliforme. Le apofisi sono fortemente sclerotizzate; il corpus bursae è sviluppato e membranaceo, senza signa.[3][5][14][17][18][19]
L'apertura alare è di 15–20 mm.[9][20]

UovoModifica

Le uova sono lievemente punteggiate; vengono inserite singolarmente nei tessuti della pianta ospite, pertanto assumono la forma della "tasca" in cui le inserisce la femmina.[3][17]

LarvaModifica

Il bruco, quasi cilindrico, possiede un capo arrotondato, non appiattito e prognato, con solco epicraniale marcato e sei stemmata per lato.[3][17][21]
Sono presenti due setole genuali, G1 e G2, mentre l'assenza della setola AF2 è considerata un'evoluzione secondaria.[14][17][18]
Sul protorace è visibile uno scudo ben sclerotizzato.[17]
Le zampe toraciche sono ben sviluppate, mentre le pseudozampe, poste sui segmenti addominali III-VI e X, sono fortemente ridotte; gli uncini pseudopodiali, assenti sul segmento X, sono disposti su file multiple.[3][17][21]

PupaModifica

La pupa è dectica, con cuticola lievemente sclerotizzata e appendici solo debolmente aderenti al corpo. I palpi mascellari appaiono prominenti, mentre quelli labiali risultano esposti, così come le coxe del primo paio di zampe. All'interno del bozzolo, le antenne sono accomodate attorno all'addome. I segmenti addominali da III a VII sono mobili, e si notano una o due file di spinule sulla superficie della maggior parte dei segmenti.[3][17][21]

BiologiaModifica

ComportamentoModifica

Il volo avviene alla luce diretta del sole, e si può assistere alla formazione di sciami, soprattutto attorno a gruppi di infiorescenze, alberi o cespugli.[3][22]
La larva è una minatrice fogliare durante la primavera; in seguito, quando si avvicina lo stadio pre-pupale, il bruco vive all'interno di un astuccio lenticolare portatile, che costruisce a partire da frammenti di foglie e detriti del sottobosco, ed allarga via via che si accresce; in questa fase si alimenta prevalentemente di foglie cadute nella lettiera, o comunque di vegetali a basso fusto.[9][15]
L'impupamento avviene pertanto all'interno di quest'involucro, spesso ai piedi della pianta ospite, sotto lo strato di foglie cadute.[3][9][15][21][23][24]

Periodo di voloModifica

Gli adulti sfarfallano tra l'inizio di aprile e giugno, a seconda della latitudine.[3][9][20]

AlimentazioneModifica

Le larve di questa specie attaccano le foglie di piante appartenenti a diverse famiglie, tra cui:[3][17][20][21][25]

Distribuzione e habitatModifica

 
La specie è diffusa in Europa

La specie è diffusa in Europa (locus typicus),[2] e più in dettaglio è stata rinvenuta in: Spagna (escluse le Canarie e le Baleari), Francia (esclusa la Corsica), Belgio, Paesi Bassi, Lussemburgo, Svezia, Danimarca (assente nelle Fær Øer), Germania, Svizzera, Austria, Ungheria, Italia (presente da nord a sud, ma assente in Sardegna e Sicilia), Croazia, Bosnia ed Erzegovina, Serbia e Montenegro, Albania, Polonia, Lituania, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Turchia. Non si hanno inoltre dati certi relativamente alla presenza in Macedonia, Bielorussia, Moldavia e Russia.[3][20][26][27][28]

L'habitat è rappresentato da foreste a latifoglie, macchie e zone boschive.[3]

TassonomiaModifica

SottospecieModifica

Non sono state descritte sottospecie.[27]

SinonimiModifica

Sono stati riportati nove sinonimi.[27][29]

  • Alucita panzerella Fabricius, 1794 - Ent. Syst. 3(2): 339[30] - Locus typicus: Italia (sinonimo eterotipico).
  • Capillaria panzeri Haworth, 1828 - Lepid. Br. 522[31] - Locus typicus: Regno Unito, Kent e York (sinonimo eterotipico).
  • Nematopogon panzerella (Fabricius, 1794) - Ent. Syst. 3(2): 339[30] - Locus typicus: Italia (sinonimo eterotipico)
  • Nemophora annulatella Ragonot, 1876 - Ann. Soc. Ent. Fr. 6: LXVI[32] - Locus typicus: Francia, dintorni di Parigi (sinonimo eterotipico).
  • Nemophora panzerella Hübner, 1819 - Verz. bekann. Schmett. 7[33] (sinonimo eterotipico).
  • Nemophora pseudopilella Peyerimhoff, 1877 - Pet. Nouv. Ent. 2: 102[34] - Locus typicus: Francia, Hyères e Cannes (sinonimo eterotipico)
  • Nemophora sabulosella Walker, 1863 - Cat. Lep. Het. Br. Mus. 28: 497[35] - Locus typicus: Australia (sic) (sinonimo eterotipico)
  • Phalaena adansoniella Villers, 1789 - Car. Linn. entom. 2: 527[2] - Locus typicus: Europa (sinonimo omotipico; basionimo)
  • Tinea panzerella (Fabricius, 1794) - Ent. Syst. 3(2): 339[30] - Locus typicus: Italia (sinonimo eterotipico).

IconografiaModifica

ConservazioneModifica

Lo stato di conservazione della specie non è stato ancora valutato dalla Lista rossa IUCN.[1]

NoteModifica

  1. ^ a b The IUCN Red List of Threatened Species, su iucnredlist.org. URL consultato il 29 dicembre 2012.
  2. ^ a b c Charles Joseph de Villers, Caroli Linnaei Entomologia, faunæ suecicæ descriptionibus austa, Lione [Lugdunum], Piestre et Delamolliere, 1789, xvi + 666 [527]. URL consultato il 23 ottobre 2012.
  3. ^ a b c d e f g h i j k l m n o p q r s t (EN) Scoble, M. J., Early Heteroneura, in The Lepidoptera: Form, Function and Diversity, seconda edizione, London, Oxford University Press & Natural History Museum, 2011 [1992], pp. 213-219, ISBN 978-0-19-854952-9, LCCN 92004297, OCLC 25282932.
  4. ^ (EN) Kristensen, N. P., Morphology and phylogeny of the lowest Lepidoptera-Glossata: Recent progress and unforeseen problems (PDF), in Bulletin of the Sugadaira Montane Research Centre (University of Tsukuba), vol. 11, 1991, pp. 105-106, ISSN 09136800 (WC · ACNP), OCLC 747190906. URL consultato il 1º dicembre 2014.
  5. ^ a b c d e f (EN) Davis, D. R. and Gentili, P., Andesianidae, a new family of monotrysian moths (Lepidoptera:Andesianoidea) from austral South America (PDF), in Invertebrate Systematics (Collingwood, Victoria, CSIRO Publishing), vol. 17, nº 1, 24 marzo 2003, pp. 15-26, DOI:10.1071/IS02006, ISSN 1445-5226 (WC · ACNP), OCLC 441542380. URL consultato il 12 dicembre 2014.
  6. ^ (EN) Dugdale, J. S., Female Genital Configuration in the Classification of Lepidoptera (PDF), in New Zealand Journal of Zoology (Wellington), vol. 1, nº 2, 1974, pp. 127-146, DOI:10.1080/03014223.1974.9517821, ISSN 1175-8821 (WC · ACNP), OCLC 60524666. URL consultato il 15 dicembre 2014.
  7. ^ (EN) Davis, D. R., The Monotrysian Heteroneura, in Kristensen, N. P. (Ed.) - Handbuch der Zoologie / Handbook of Zoology, Band 4: Arthropoda - 2. Hälfte: Insecta - Lepidoptera, moths and butterflies, Kükenthal, W. (Ed.), Fischer, M. (Scientific Ed.), Teilband/Part 35: Volume 1: Evolution, systematics, and biogeography, ristampa 2013, Berlino, New York, Walter de Gruyter, 1999 [1998], pp. 65 - 90, ISBN 978-3-11-015704-8, OCLC 174380917. URL consultato il 16 dicembre 2014.
  8. ^ (EN) Kyrki, J., Adult abdominal sternum II in ditrysian tineoid superfamities - morphology and phylogenetic significance (Lepidoptera) (abstract), in Annales entomologici Fennici / Suomen hyönteistieteellinen aikakauskirja (Helsinki, Suomen Hyönteistieteellinen Seura), vol. 49, 1983, pp. 89-94, ISSN 0003-4428 (WC · ACNP), LCCN 91649455, OCLC 2734663. URL consultato il 7 aprile 2015.
  9. ^ a b c d e f g Lepiforum.de. URL consultato il 23 ottobre 2012.
  10. ^ (EN) Davis, D. R., A New Family of Monotrysian Moths from Austral South America (Lepidoptera: Palaephatidae), with a Phylogenetic Review of the Monotrysia (PDF), in Smithsonian Contributions to Zoology (Washington D.C., Smithsonian Institution Press), vol. 434, 1986, pp. iv, 202, DOI:10.5479/si.00810282.434, ISSN 0081-0282 (WC · ACNP), LCCN 85600307, OCLC 12974725. URL consultato il 2 aprile 2015.
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  13. ^ (EN) Kristensen, N. P., Studies on the morphology and systematics of primitive Lepidoptera (Insecta) (abstract), in Steenstrupia (Copenaghen, Zoologisk Museum), vol. 10, nº 5, 1984, pp. 141-191, ISSN 0375-2909 (WC · ACNP), LCCN 78641716, OCLC 35420370. URL consultato il 30 marzo 2015.
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  21. ^ a b c d e (EN) Davis, R. D. & Frack, D. C., Micropterigidae, Eriocraniidae, Acanthopteroctetidae, Nepticulidae, Opostegidae, Tischeriidae, Heliozelidae, Adelidae, Incurvariidae, Prodoxidae, Tineidae, Psychidae, Ochsenheimeriidae, Lyonetiidae, Gracillariidae, Epipyropidae, in Stehr, F. W. (Ed.). Immature Insects, vol. 1, seconda edizione, Dubuque, Iowa, Kendall/Hunt Pub. Co., 1991 [1987], pp. 341- 378, 456, 459, 460, ISBN 978-0-8403-3702-3, LCCN 85081922, OCLC 13784377.
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  29. ^ ITIS Catalogue of Life, su catalogueoflife.org. URL consultato il 23 ottobre 2012.
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BibliografiaModifica

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