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Paolo Galeazzi

vescovo cattolico italiano
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Paolo Galeazzi
vescovo della Chiesa cattolica
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Incarichi ricopertiVescovo di Grosseto
 
Nato20 dicembre 1885 a San Gemini
Ordinato presbitero27 giugno 1909
Nominato vescovo16 settembre 1932 da papa Pio XI
Consacrato vescovo28 ottobre 1932 dal vescovo Cesare Boccoleri (poi arcivescovo)
Deceduto10 agosto 1971 (85 anni) a Marina di Grosseto
 

Paolo Galeazzi (San Gemini, 20 dicembre 1885Marina di Grosseto, 10 agosto 1971) è stato un vescovo cattolico italiano.

BiografiaModifica

Nato a San Gemini nella provincia di Terni il 20 dicembre 1885, da Angelo Galeazzi e Degna Gentili, si trasferì a Torino nel 1898 per iniziare i propri studi religiosi presso la Piccola casa della Divina Provvidenza, su interessamento di Cesare Boccanera, vescovo di Narni.[1] Dopo essersi laureato in teologia e diritto canonico al seminario arcivescovile di Torino, il 27 giugno 1909 fu ordinato sacerdote.[1] Insegnò nei seminari di Terni e Narni e al collegio Ghislieri di Roma, prima di essere nominato parroco della cattedrale di Narni.[1] Durante la prima guerra mondiale, fu cappellano militare dei bersaglieri.[1] Nel 1924, il vescovo Cesare Boccoleri lo nominò vicario generale della diocesi di Narni.[1]

Il 16 settembre 1932 fu nominato vescovo di Grosseto da papa Pio XI: ricevette la consacrazione episcopale il 28 ottobre 1932 dal vescovo Cesare Boccoleri e co-consacratori i vescovi Francesco Maria Berti e Federico Emmanuel.[2]

Durante il suo lungo episcopato, la diocesi di Grosseto si trasformò e innovò, grazie a numerose iniziative pastorali e alla capillare costruzione di chiese e strutture diocesane nel territorio.[1] La prima grande opera fu riaprire il seminario vescovile, facendo realizzare la nuova sede di via Ferrucci, operativa a partire dal 1936.[1] Il 19 marzo 1938 istituì la nuova parrocchia di San Giuseppe a Grosseto.[3] Il 9 aprile dello stesso anno, nell'anniversario degli ottocento anni della traslazione della sede vescovile rosellana, eresse per la prima volta una nuova parrocchia a Roselle con il titolo dell'Immacolata Concezione,[4] mentre nei giorni 15, 26 e 27 aprile fu indetto il sinodo diocesano.[1] Istituì inoltre le parrocchie di Braccagni, Ribolla (1941)[5][6] e San Donato (1943).[7] La curia instaurò in questi anni una proficua collaborazione con l'ignegnere civile Ernesto Ganelli, già progettista del seminario, al quale il vescovo Galeazzi affiderà i progetti della quasi totalità delle nuove chiese erette durante la durata del suo vescovato.

Dopo la seconda guerra mondiale si occupò dei restauri del palazzo vescovile, del museo d'arte sacra e degli altri beni diocesani danneggiati dai bombardamenti.[1] Si adoperò anche per la ricostruzione della chiesa di Porto Santo Stefano, allora non facente ancora parte della diocesi di Pitigliano-Sovana-Orbetello. Intensificò la propria attività pastorale e non cessò di erigere nuove parrocchie in tutti i borghi della Maremma grossetana: la parrocchia di Giardino nel 1945,[8] quelle di Pian d'Alma, Marrucheti e Marina di Grosseto nel 1946,[9][10][11] e la nuova parrocchia di San Giuseppe Benedetto Cottolengo a Grosseto, istituita l'11 settembre 1946.[12] Nel febbraio 1949 eresse in parrocchia l'antica chiesa di San Francesco[13] e dette inizio al progetto di edificare una grandiosa chiesa in memoria dei caduti dei bombardamenti del 1943: la monumentale basilica del Sacro Cuore di Gesù venne realizzata a partire dal 1953 su disegno di Ernesto Ganelli e consacrata dal vescovo Galeazzi il 26 aprile 1958.[14] Con decreto vescovile del 1º gennaio 1955 istituì le parrocchie di Albinia,[15] Arcille[16] e Polverosa,[17] contribuendo alla fondazione di nuovi centri a seguito della riforma agraria della Maremma. Nel 1956 furono erette invece le parrocchie di San Giuseppe a Bagno di Gavorrano[18] e di Sant'Antonio agli Olmini di Sticciano.[19] Si occupò anche di canoniche, di sale parrocchiali e di scuole materne, arrivando a costruirne una per ogni parrocchia.[1]

Il 1º gennaio 1960 istituì quattro nuove parrocchie a Grosseto: Santissimo Crocifisso per il sobborgo di Porta Vecchia,[20] Santa Lucia per il quartiere di Barbanella,[21] San Carlo Borromeo per la frazione di Principina Terra[22] e San Vincenzo de' Paoli per la località rurale Casotto dei Pescatori.[23] L'ultima parrocchia istituita fu quella di Santa Maria Assunta a Nomadelfia, il 1º aprile 1962.[24]

Il 10 maggio 1963 fu colpito da una trombosi cerebrale che lo costrinse a otto anni di paralisi in ritiro nella sua villa a Marina di Grosseto, lasciando la guida della diocesi all'amministratore apostolico Primo Gasbarri.[1] Morì il 10 agosto 1971 a Marina di Grosseto e fu sepolto nella cripta della basilica del Sacro Cuore di Gesù il 26 aprile 1973.[1]

Il caso del campo di concentramento di GrossetoModifica

Il nome di Paolo Galeazzi è stato associato ad un evento accaduto durante la seconda guerra mondiale: nel 1943 il vescovo decise di affittare la sede estiva del seminario vescovile di Roccatederighi alla Repubblica di Salò per poterlo utilizzare come campo di concentramento di detenuti ebrei. L'episodio è venuto alla luce a seguito delle ricerche della professoressa Luciana Rocchi, direttrice dell'Istituto storico grossetano. Il contratto di affitto firmato dal vescovo e dal maresciallo di pubblica sicurezza Gaetano Rizziello direttore del campo diceva: «Dietro invito motivato dalle emergenze di guerra» e «in prova di speciale omaggio presso il nuovo Governo» (quello di Salò), la Curia cede in affitto il seminario estivo presso Roccatederighi per farvi la sede del «campo di concentramento ebraico» a un canone di locazione mensile di 5 000 lire e l'opera di cinque suore per «la cucina, dispensa, guardaroba, infermeria, nonché per l'ordine nelle camerate delle donne». Ma considerando che il Governo di Salò non pagherà mai l'affitto, il Galeazzi, in una lettera del settembre 1944, a liberazione avvenuta, ne reclamò la riscossione al Governo Militare Alleato.[25][26][27]

Adesso vi è chi condanna il vescovo per collaborazionismo con il nazifascismo e chi invece lo ritiene un eroe dell'antifascismo perché ha accolto direttamente nelle sue mura detenuti ebrei che con ogni probabilità sarebbero finiti in luoghi ben peggiori. Di fatto nel campo furono internati 80 ebrei di cui 33 deportati ad Auschwitz e dei quali ne ritorneranno vivi solo 4.[25]

Genealogia episcopaleModifica

NoteModifica

  1. ^ a b c d e f g h i j k l Giotto Minucci, La città di Grosseto e i suoi vescovi (498-1988), vol. 2, Firenze, Lucio Pugliese, 1988, pp. 431-432.
  2. ^ (EN) David Cheney, Paolo Galeazzi, su Catholic-Hierarchy.org.  
  3. ^ San Giuseppe, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  4. ^ Parrocchia Immacolata Concezione, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  5. ^ San Guglielmo d'Aquitania, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  6. ^ Santi Paolo apostolo e Barbara, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  7. ^ Parrocchia San Donato, San Donato, su diocesipitigliano.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  8. ^ Parrocchia Giardino, Sacro Cuore di Gesù, su diocesipitigliano.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  9. ^ Parrocchia della Consolata, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  10. ^ Maria SS. Ausiliatrice, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  11. ^ Parrocchia di San Rocco e della Beata Vergine del Carmine - Marina di Grosseto, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  12. ^ San Giuseppe Bendetto Cottolengo, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  13. ^ San Francesco d'Assisi, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  14. ^ Sacro Cuore, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  15. ^ Parrocchia Albinia, Maria Santissima delle Grazie, su diocesipitigliano.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  16. ^ Parrocchia della Madonna di Lourdes, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  17. ^ Parrocchia Polverosa, Madonna di Loreto, su diocesipitigliano.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  18. ^ San Giuseppe Lavoratore, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  19. ^ Sant'Antonio Abate, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  20. ^ Santissimo Crocifisso, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  21. ^ Santa Lucia V.M., su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  22. ^ San Carlo Borromeo, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  23. ^ San Vincenzo de' Paoli, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  24. ^ Santa Maria Assunta in cielo, su diocesidigrosseto.it. URL consultato il 22 febbraio 2018.
  25. ^ a b Luciana Rocchi, Leggi razziali, l'ordine è già stato eseguito. Lo zelo persecutorio del capo della provincia di Grosseto, l'ambiguità del vescovo, la complicità dei dirigenti locali, Il Manifesto, 25 aprile 2011. URL consultato il 31 gennaio 2016.
  26. ^ Ebrei in seminario, su larivistadeilibri.it. URL consultato il 17 settembre 2009 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  27. ^ I lager italiani 1943-1945: il campo di Grosseto, su storiaxxisecolo.it.

BibliografiaModifica

  • Giotto Minucci, La città di Grosseto e i suoi vescovi (498-1988), vol. 2, Firenze, Lucio Pugliese, 1988.

Collegamenti esterniModifica

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