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Paolo di Castro

1360-1441

Paolo di Castro, o Paolo Castrènse (Castro (Lazio), 1360-1362 circa – Siena, 22 giugno 1441), è stato un giurista italiano. I suoi Consilia lo mettono tra i migliori giuristi del XV secolo[1].

Castro antica cartina

Indice

BiografiaModifica

Scarse sono le informazioni sulla sua vita, ache se la sua attività giuridica ebbe una forte eco, i suoi lavori furono infatti tra i primi pubblicati con il privilegio della stampa, anche se postumi. La sua immagine è rappresentata sul quattrocentesco palazzo di Barolomeo de Dossi[2] a Roma.

La distruzione della sua città d'origine durante la guerra tra il papa Innocenzo X e Ranuccio II Farnese duca di Parma e Piacenza, nonché ultimo duca di Castro, causò la perdita di documenti che avrebbero favorito la ricostruzione biografica della sua vita.

Paolo di Castro studiò con Baldo degli Ubaldi a Perugia, passando nel 1383 alla scuola di Cristoforo Castiglioni, trasferendosi poi ad Avignone[3] per seguire il cardinale Pietro Corsini che si trovava alla corte dell'Antipapa Clemente VII seguendo le lezioni di Gilles de Bellemère.

Il docenteModifica

Ottenuto il dottorato ad Avignone nel 1385, vi restò in qualità di docente, vivendo al seguito del cardinale Corsini, qui si formò la sua esperienza giuridica restandovi fino al 1402. La permanenza in questa città non fu continuativa, risulta infatti la sua presenza in documenti anche a Tolosa, dove sembra abbia insegnato.

Nei primi anni del XV secolo, Pietro insegnò a Firenze dove sposò donna Piera de’ Cervini di Corneto. Ricevette l'incarico di podestà di Viterbo nel semestre febbraio/luglio del 1404, per poi ritornare ad insegnare sia all'università di Siena che a quella di Firenze fino al 1415 anno in cui venne richiesto il suo intervento giuridico dall'ordine dei cardinali in merito alla riconciliazione della chiesa romana.

Nell'autunno del 1424 divenne docente dell'università di Bologna restandovi fino al 1429 quando si trasferì a Padova dove erano morti improvvisamente di peste due giuristi Raffaele Raimondi [4] e Raffaele Fulgosio[5]. Qui Pietro insegnò diritto civile fino al 20 luglio 1441 giorno della sua morte[6].

Il consulenteModifica

«...può constare dello spirito della legge; primieramente per ragione espressa, poiché la ragione della legge ne è pure lo spirito però in tutti i casi in qui si incontra la ragione ha luogo pure la legge; di poi quando nella legge non è espressa la ragione ma tuttavia non se ne può dare secondo la comune opinione che è una sola. In terzo luogo può constare dello spirito della legge per via di riduzione all'assurdo, quando cioè accogliendo na intelligenza diversa ne avverrebbe un assurdo, Da ultimo per l'uso comune del direche non s'accordi colla proprietà dei vocaboli, nel qual caso si crede essere stato mente di chi parla l'adattarsi all'uso comune del dire anziché alla proprietà stretta della parola.
Paolo di Castro»

Durante tutti gli anni di insegnamento Pietro svolse anche il lavoro di consulente. La sua capacità giuridica richiese la collaborazione per committenti di elevata importanza. A lui viene riconosciuta la capacità di mantenere l'indipendenza giuridica di pensiero, senza condizionamenti tanto di trovarsi a volte a dover difendere le sue posizioni.

Pur essendo filopapale si trovo a dover invertire a volte quanto dichiarato come nel caso di quel ladro, che trovando rifugio nel coro di una chiesa, venne comunque arrestato. Il giurista riuscì a assolvere l'atto di arresto, dichiarando che il ladro, avendo rubato oggetti della chiesa, era da ritenersi escluso dalla protezione, ma giustamente soggetto al giudizio civile e quindi alla condanna.

Durante lo scisma venne interpellato dai cardinali per la ricostruzione della chiesa, Pietro, malgrado sempre filopapista, sostenne i cardinali nell'obbligo di indire un concilio, dato la gravità della situazione della Chiesa. A lui si unirono i principali esperti di diritto sia civile che canonico[7] .

Il giurista si trovò ad affrontare anche a giudicare lo spinoso problema dell'usura. Dal XIII secolo infatti gli ebrei che avevano occupato buona parte del territorio italiano praticavano l'attività feneratizia, così come la chiesa. Qui Pietro si trovò a confrontarsi con Alessandro de Nevo che dichiarava l'usura come un peccato contro Dio e contro la natura,[8], ma come pensava invece Pietro necessaria agli uomini. La difficile questione se dovesse prevalere la ius civile o la ius canonicum per Pietro, doveva essere risolto in base al territorio prevalente, a meno che l'applicazione del diritto romano avesse condotto al peccato, in quel caso era obbligo applicare il diritto canonico. I due fori giuridici si incontravano frequentemente, e malgrado Pietro fosse devotissimo e vicino al papa e ai cardinali quando incontrava questioni di diritto non difendeva obbligatoriamente lo ius canonicum, anzi tentò sempre di applicare la legge civile come interpretazione razionale[9].

OpereModifica

  • Consilia et allegationes, Roma, Wendelinus de Wila, 1473 opera postuma.
  • Lectura super VI. libro Codicis, Brescia, Heinrich von Köln per Antonium Venereum et Johannem Hemo, 1477 opera postma.
  • Lectura super II. parte digesti veteris, Bologna, Heinrich von Köln per Sigismundum a Libris, 1478 opera postuma.
  • Lectura super I. parte Infortiati, Bologna, Heinrich von Köln, 1478 opera postuma.
  • Lectura super II parte digesti novi, cum aepistolam Francisci Tuppi, Napoli, Sixtus Riessinger per Bernardinum de Gerardinis de Amelia, 1479 opera postuma.
  • Repetitio in rubrica de liberis et postumis, Bologna, Heinrich von Köln, 1479 opera postuma.
  • Lectura super II. parte Infortiati, Ferrara, Andreas Belfortis, 1480 opera postma.
  • Lectura super I.-III. libris Codicis, Modena, Heinrich von Köln, 1483 opera postuma.
  • Lectura super VII. libro Codicis, Venezia, Franciscus Moneliensis, Hermann Liechtenstein, 1483 opera postuma.
  • Lectura super I. parte digesti novi, Francisci Moneliensis, 1483 opera postuma.
  • Epistolae, Venezia, Bernardinus Stagninus, 1483 opera psotuma.
  • Lectura super I. partedigesti veteris, Bologna, Heinrich von Köln, 1483 opera postuma.
  • Lectura super VI. libro Codicis, Siena, Heinrich von Köln & C., 1484 opera postuma.
  • Lectura super IV. libro Codicis, Siena, Heinrich von Köln per Laurentium Canizarium, Jacobum Germonia & Lucam de Martinis, 1485 opera postma.
  • Repetitiones tres etc., Venezia, Bernardinus Stagninus, 1491 opera postma.
  • Alberti de Gandino, De maleficiis, cum Additionibus Pauli de Castro, Venezia, Bernardinus Stagninus, 1491.
  • Repetitio de vi et de iudiciis, Pavia, Leonardus Gerla, 1494 opera completa postuma.

NoteModifica

  1. ^ Paolo di Castro, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato l'11 dicembre 2017.
  2. ^ Paolo di Catro, Chi era costui. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  3. ^ Edizioni giuridiche Simone Dizionario online, https://www.simone.it/newdiz/?action=view&id=888&dizionario=2. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  4. ^ Chiara Valsecchi, Paolo di Castro, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2016. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  5. ^ Cristina Bukowska Gorgoni, Paolo di Castro, in Dizionario biografico degli italiani, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1995. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  6. ^ Archivio Scialoja-Bolla (2007), Milano, Giuffrè editore. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  7. ^ Girolamo Briani, Dell' istoria d'Italia dalla venuta d'Annibale Cartaginese, p. 598. URL consultato il 12 dicembre 2017.
  8. ^ Riccardo Calimani, Storia degli ebrei italiani, Edizioni Mondadori.
  9. ^ Storia della legislazione italiana di Federigo Sclopis. URL consultato il 12 dicembre 2017.

BibliografiaModifica

Collegamenti esterniModifica

  • Paolo di Castro, in Treccani.it – Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 15 marzo 2011. URL consultato l'11 dicembre 2017.
Controllo di autoritàVIAF (EN100203916 · ISNI (EN0000 0001 1445 874X · SBN IT\ICCU\RMLV\023021 · LCCN (ENn89603593 · GND (DE100957196 · CERL cnp00166778