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Paride Tumburus

allenatore di calcio e ex calciatore italiano
Paride Tumburus
Paride Tumburus.jpg
Paride Tumburus con la maglia del Bologna (1964)
Nazionalità Italia Italia
Altezza 174 cm
Peso 73 kg
Calcio Football pictogram.svg
Ruolo Allenatore (ex difensore, centrocampista)
Carriera
Squadre di club1
1959-1968Bologna200 (4)[1]
1968-1970Lanerossi Vicenza26 (6)
1970-1971Rovereto16 (0)
Nazionale
1962-1963 Italia Italia 4 (0)
Carriera da allenatore
1972-1973Pordenone[2]
1974-1975Pordenone[3]
1 I due numeri indicano le presenze e le reti segnate, per le sole partite di campionato.
Il simbolo → indica un trasferimento in prestito.
 

Paride Tumburus (Aquileia, 8 marzo 1939Aquileia, 23 ottobre 2015) è stato un allenatore di calcio e calciatore italiano, di ruolo difensore o centrocampista.

Indice

CarrieraModifica

ClubModifica

Arrivò al Bologna nel 1959, a appena vent'anni, conquistandosi presto un posto da titolare nella formazione rossoblu. Esordì in Serie A il 1º gennaio 1960 contro il Vicenza, sua futura squadra, restando titolare per tutto il resto del campionato. Dopo due quarti posti consecutivi (1962 e 1963), arrivò lo scudetto del 1964 con la finale-spareggio vinta contro l'Inter.

Tumburus restò un punto fermo dello schieramento petroniano conquistando altri piazzamenti come il secondo posto del 1966, sempre dietro l'Inter, e il terzo del 1967.

Nel 1968 lasciò Bologna dopo nove stagioni e 200 gare: negli ultimi due campionati fu impiegato sempre meno, appena 16 presenze in due stagioni. Trovò nuovamente un posto fisso nella formazione del Lanerossi Vicenza. Dopo la salvezza di misura del 1969, a cui contribuì con il suo record personale di 6 reti, nella stagione successiva scese in campo in una sola occasione, venendo poi ceduto in comproprietà al Rovereto, militante in Serie C.

Nella successiva estate 1971, il suo cartellino fu deciso alle buste: il Vicenza offrì 175 lire, il Rovereto 25 (a titolo di confronto si tenga conto che in quegli anni in Italia un litro di benzina costava circa 160 lire, e un quotidiano 50). Il fatto fece scalpore perché denotava una valutazione offensiva e insensibilità nei confronti della dignità del calciatore, e successivamente l'offerta minima per la risoluzione delle comproprietà fu fissata dalla Lega in centomila lire.[4]

Tumburus chiuse la carriera nelle serie minori, dopo 232 presenze e 10 reti in Serie A.

Ha allenato anche il Pordenone e soprattutto l’Udinese, con cui nel 1981 ha vinto lo scudetto Primavera, il secondo della storia del club in questa categoria.Tumburus, dal 1979 al 1981, ha allenato i bianconeri, ma il sigillo l’ha messo nel 1980-81 quando ha conquistato il tricolore sconfiggendo nella duplice finale del giugno 1981 la Roma. La squadra bianconera in quella stagione disputò 37 gare, segnò 73 reti, subendone solo 22. Conquistò 22 vittorie, 9 pareggi e fu sconfitta 6 volte. Era la squadra dei vari Gerolin, Trombetta, Miano.

NazionaleModifica

Dopo le 4 presenze con una rete nella Nazionale Olimpica, con cui disputò i Giochi olimpici di Roma 1960, e le 5 in Nazionale B, Tumburus esordì in Nazionale maggiore il 2 giugno 1962 contro il Cile ai mondiali cileni. Nei mesi seguenti disputò altre 3 gare in azzurro, sostituito poi definitivamente dall'interista Aristide Guarneri.

StatisticheModifica

Cronologia presenze e reti in NazionaleModifica

Cronologia completa delle presenze e delle reti in nazionale ― Italia
Data Città In casa Risultato Ospiti Competizione Reti Note
2-6-1962 Santiago del Cile Cile   2 – 0   Italia Mondiali 1962 - 1º Turno -
11-11-1962 Vienna Austria   1 – 2   Italia Amichevole -
2-12-1962 Bologna Italia   6 – 0   Turchia Qual. Euro 1964 -
27-3-1963 Istanbul Turchia   0 – 1   Italia Qual. Euro 1964 -
Totale Presenze 4 Reti 0

PalmarèsModifica

NoteModifica

  1. ^ 201 (4) includendo lo spareggio del campionato 1963-64.
  2. ^ Almanacco illustrato del calcio 1973, edizioni Panini, p. 312
  3. ^ Almanacco illustrato del calcio 1975, edizioni Panini, p. 323
  4. ^ La finale mondiale in tribuna costa più di mezzo Jorgensen, La Gazzetta dello Sport, 29 giugno 2005. URL consultato il 10 dicembre 2010.

Collegamenti esterniModifica