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Pedro Enríquez de Acevedo

generale e politico spagnolo
Pedro Enríquez de Acevedo
Pedro Henriquez de Acevedo.jpg
Pedro Enriquez de Acevedo
conte di Fuentes de Valdepero
NascitaZamora, 18 settembre 1525
MorteMilano, 22 luglio 1610
ReligioneCattolica
Dati militari
Paese servitoFlag of Cross of Burgundy.svg Impero spagnolo
Forza armataEsercito
Guerre
Campagne
Battaglie
Altre cariche
fonti nel testo
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Don Pedro Enríquez d'Azevedo y Toledo, conte di Fuentes de Valdepero (Zamora, 18 settembre 1525Milano, 22 luglio 1610), è stato un generale e politico spagnolo.

Figlio terzogenito di Diego Enríquez de Guzmán, 3º conte di Alba de Liste e di Catalina de Toledo y Pimentel[1], preferì adottare il cognome e il titolo della moglie dopo il suo matrimonio, celebrato nel 1585 con Juana de Acevedo y Fonseca, prima contessa di Fuentes de Valdepero, nominata tale nel 1572 da Filippo II di Spagna.

BiografiaModifica

Divenne paggio alla corte di Filippo II di Spagna.

Prese parte alle campagne in Portogallo,[2] servendo sotto suo zio, il terzo Duca di Alba, e il 2 agosto 1582 conquistò l'isola di Faial nelle Azzorre.[3] Nello stesso anno, ottenne il comando supremo delle armate spagnole in quel paese.[4]

Nel 1585, fu inviato in Italia, a Torino, per trattare con il Duca di Savoia Carlo Emanuele I e la sposa Caterina Michela d'Asburgo, figlia di Filippo II, in merito al sostegno da dare ai capi della Lega cattolica francese. Nello stesso anno, venne nominato Capitano Generale della cavalleria di Milano, agli ordini dell'allora Governatore di Milano Sancho de Guevara y Padilla, e, nel 1588, fece ritorno in Spagna.[1]

Nel 1589, un anno dopo il disastro dell'Invincibile Armata, come Capitano Generale del Portogallo, difese con successo Lisbona contro una flotta inglese, al comando di Francis Drake e John Norreys, composta in parte di navi della corona inglese ed in parte di navi corsare in cerca di bottino, a sostegno della causa di Antonio, Priore di Crato, aspirante al trono portoghese durante la crisi di successione portoghese.[5]

Nel 1591 venne inviato dal Re nei Paesi Bassi[6], dove ebbe il compito di assistere, dopo la morte di Alessandro Farnese, Duca di Parma, il suo successore Pietro Ernesto I di Mansfeld e poi Ernesto d'Austria, alla morte del quale fu nominato Governatore Generale (in francese Gouverneur général e in olandese Stadhouder-generaal) dei Paesi Bassi Spagnoli pro tempore.

Nel 1595, nel corso della guerra franco-spagnola (1595-1598), nel contesto delle Guerre di religione francesi e, precisamente dell'ottava guerra di religione, operando sul fronte nord, conquistò Doullens e Cambrai.[7]

Nel 1596, la sua eccessiva severità persuase Filippo II di Spagna a sostituirlo nei Paesi Bassi con l'Arciduca Alberto d'Austria.[7]

Nel 1598, per i suoi meriti, fu nominato da Filippo II di Spagna, Capitano Generale di Spagna, Consigliere di Stato e Guerra e Grande di Spagna.

Nel 1599, concordò un trattato con il Duca di Savoia e favorì la cospirazione del nobile francese Biron.[4]

Nel 1600, Filippo III di Spagna lo nominò Governatore e Capitano Generale di Milano, dove suscitò le diffidenze della nobiltà italiana, specialmente dei veneziani, con le sue politiche e l'uso attivo che faceva dell'esercito. Sotto il suo governo fece erigere il Forte di Fuentes, oggi in rovina, che prese il suo nome dopo la sua morte e venne costruito nel Pian di Spagna, presso Colico, a difesa della frontiera con il Cantone dei Grigioni, protestante.[8]

Nel 1602, si interessò attivamente delle vicende del Marchesato di Finale, organizzando l'intervento delle truppe spagnole.

Il 20 giugno 1602, alla sua presenza e a quella del vescovo di Cremona Cesare Speciano, venne siglato l'accordo tra il duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga ed il cugino Francesco Gonzaga, marchese di Castiglione, per la cessione della fortezza di Castel Goffredo a favore di Mantova contro lo scambio delle terre di Medole in favore di Francesco Gonzaga.[9] L'accordo pose fine alla lunga vertenza per la successione della fortezza di Castel Goffredo, avvenuta dopo l'assassinio del marchese Rodolfo Gonzaga, il 3 gennaio 1593.

Pedro Enríquez de Acevedo in letteraturaModifica

Pedro Enríquez de Acevedo viene citato dal Manzoni nel Capitolo I de I promessi sposi, come autore di una delle tante "gride" con le quali si bandivano da Milano i "bravi" e come causa della condanna a morte del duca di Biron, in quanto fu lui a convincerlo a tradire il proprio re Enrico IV:

«Convien però credere che non ci si mettesse con tutta quella buona voglia [n.d.r., nel perseguire il bando dei "bravi" da Milano] che sapeva impiegare nell'ordir cabale, e nel suscitar nemici al suo gran nemico Enrico IV; giacché per questa parte, la storia attesta come riuscisse ad armare contro quel re il duca di Savoia, a cui fece perder più di una città; come riuscisse a far congiurare il duca di Biron, a cui fece perder la testa; [...]»

(Alessandro Manzoni, I promessi sposi, cap. I, 146-150)

OnorificenzeModifica

Albero genealogicoModifica

Pedro Enríquez de Acevedo, I conte di Fuentes Padre:
Diego Enriquez de Toledo y Guzman, III conte di Alba de Liste
Nonno paterno:
Enrique Enríquez de Guzman
Bisnonno paterno:
Alfonso Enriquez, II conte di Alba de Liste
Trisnonno paterno:
Enrique Enriquez, I conte di Alba de Liste
Trisnonna paterna:
María de Guzmán Suárez de Figueroa, signora di Alba de Liste
Bisnonna paterna:
Juana Perez De Velasco
Trisnonno paterno:
Pedro Fernández de Velasco y Solier, I conte di Haro
Trisnonna paterna:
Beatriz Manrique de Lara y Castilla
Nonna paterna:
Teresa Enríquez, signora di Cortes
Bisnonno paterno:
Enrique de Enríquez y Quiñónes, signore di Orce
Trisnonno paterno:
Fadrique Enríquez de Mendoza, conte di Melgar e Rueda
Trisnonna paterna:
Teresa Fernández de Quiñones y Toledo
Bisnonna paterna:
María de Luna
Trisnonno paterno:
Pedro de Luna, signore di Fuendidueña
Trisnonna paterna:
Elvira García de Herrera y Ayala
Madre:
Catalina Álvarez de Toledo Pimentel
Nonno materno:
García Álvarez de Toledo y Zúñiga, III marchese di Coria
Bisnonno materno:
Fadrique Álvarez de Toledo y Enríquez, II duca d'Alba
Trisnonno materno:
García Álvarez de Toledo y Carrillo, I duca d'Alba
Trisnonna materna:
María Enríquez de Quiñones
Bisnonna materna:
Isabel de Zúñiga y Pimentel, contessa di Siviglia
Trisnonno materno:
Álvaro Pérez de Zúñiga y Guzmán, I duca di Béjar e Arévalo
Trisnonna materna:
Leonor Pimentel y Zúñiga
Nonna materna:
Beatriz Pimentel Pacheco
Bisnonno materno:
Rodrigo Alonso de Pimentel Quiñones, I duca di Benavente
Trisnonno materno:
Alonso de Pimentel y Enríquez
Trisnonna materna:
María Virgil de Quinones Toledo
Bisnonna materna:
María Luisa Pacheco Portocarrero, VII signora di Moguer
Trisnonno materno:
Juan Pacheco, I marchese di Villena
Trisnonna materna:
María Portocarrero Enríquez, VI signora di Moguer

NoteModifica

  1. ^ a b Gayangos, p. ix.
  2. ^ Antonio de Herrera y Tordesillas: Historia de Portugal y conquista de las islas de los Açores (1591), pp. 199 y ss.
  3. ^ Cristóbal Mosquera de Figueroa: Comentario en breue compendio de disciplina militar, en que se escribe la jornada de las islas de los Açores (1596).
  4. ^ a b Parker, p. 152
  5. ^ Gayangos, p. ix
  6. ^ Parker, p. 153
  7. ^ a b Gayangos, pp. x-xviii
  8. ^ Canosa, passim.
  9. ^ Massimo Marocchi, Principi, santi, assassini, Mantova, 2015, p. 233.

BibliografiaModifica

  • Romano Canosa, Milano nel Seicento: grandezza e miseria nell'Italia spagnola, Mondadori, Milano 1993.
  • Pascual de Gayangos, Cartas de algunos Padres de la Compañía de Jesús sobre los sucesos de la monarquía entre 1634 y 1648, Memorial histórico español, XVII, Madrid 1863.
  • Michela Fior-Guido Scaramellini-Angelo Borghi-Alessandro Osio, Il Forte di Fuentes nel Pian di Spagna 1603-2003, Cattaneo Editore, Lecco 2003.
  • Geoffrey Parker, Europe in Crisis, 1598-1648., Fontana, Londra, 1984.
  • Gran Enciclopedia de España, 1992, 22 vols, 11,052 pages, vol 8, page 3,574.

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Controllo di autoritàVIAF (EN34568763 · ISNI (EN0000 0000 6127 9341 · SBN IT\ICCU\MILV\171610 · GND (DE142783072 · BNF (FRcb12533303h (data) · CERL cnp01276496 · WorldCat Identities (EN34568763
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