Porta Pia

Porta cittadina di Roma
Nota disambigua.svg Disambiguazione – Se stai cercando la porta di Ancona costruita da Filippo Marchionni, vedi Porta Pia (Ancona).
Porta Pia
2012-09-20 Porta Pia.jpg
Ubicazione
Stato attualeItalia Italia
RegioneLazio
CittàRoma
Coordinate41°54′33″N 12°30′04″E / 41.909167°N 12.501111°E41.909167; 12.501111Coordinate: 41°54′33″N 12°30′04″E / 41.909167°N 12.501111°E41.909167; 12.501111
Mappa di localizzazione: Italia
Porta Pia
Informazioni generali
Stilerinascimentale
Costruzione1561-1565
CostruttoreMichelangelo Buonarroti
Materialemarmo, muratura
Condizione attualebuona
Visitabile
Informazioni militari
UtilizzatorePapa Pio IV
Funzione strategicaaccesso
Azioni di guerraPresa di Roma (20 settembre 1870)
EventiBreccia di Porta Pia
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Porta Pia è una delle porte delle mura aureliane di Roma. Situata nel quartiere Nomentano, è nota soprattutto per l'avvenimento risorgimentale della presa di Roma, in data 20 settembre 1870: quel giorno il tratto di mura attiguo alla porta urbica fu lo scenario del combattimento tra le truppe del Regno d'Italia e quelle dello Stato Pontificio. Tale battaglia segnò la fine dello Stato della Chiesa e l'annessione di Roma all'Italia, la quale poté così completare sua unificazione.
Si tratta di una delle ultime opere di Michelangelo Buonarroti, nella quale l'artista, all'epoca già anziano, dispose gli elementi archittonici (di per sé una novità pregevole) in modo assai innovativo.

StoriaModifica

 
Disegno di studio di Michelangelo
 
La facciata interna

Fu costruita per ordine di papa Pio IV (da cui il nome) su disegno di Michelangelo tra il 1561 e il 1565 in sostituzione della Porta Nomentana che contemporaneamente venne chiusa e che si trovava a meno di un centinaio di metri verso est.

La sostituzione si rese necessaria a causa del nuovo assetto urbanistico dell'area, che non poteva più prevedere il transito attraverso l'antica Porta Nomentana per l'accesso alla via omonima. Secondo quanto riferisce il Vasari, Michelangelo presentò al pontefice tre diversi progetti, «tutti stravaganti e bellissimi»; per questa ragione il papa optò più pragmaticamente per il più economico[1]. Non si conoscono i tre disegni (solo qualche schizzo per alcuni particolari)[2], né si ha la certezza che l'opera fu effettivamente realizzata sul progetto originario.

A tal proposito, non secondario per la definizione del progetto fu il ruolo degli assistenti del Buonarroti, che all'epoca aveva ottantacinque anni e probabilmente non era in grado di seguire i lavori con la consueta meticolosità[3].

Di certo l'aspetto moderno ha subito diverse modifiche, giacché una medaglia commemorativa coniata nel 1561 ed un'incisione di Bartolomeo Faleti del 1568 (le uniche documentazioni dell'epoca) rappresentano una Porta Pia abbastanza diversa da come appare. Si ritiene comunque che l'incisione del Faleti, sebbene non del tutto esatta, sia la testimonianza più diretta del progetto michelangiolesco[4]. In ogni caso, quello raffigurato sulla medaglia è presumibilmente l'aspetto più vicino al progetto iniziale, sebbene non si possa escludere che in corso d'opera siano state realizzate variazioni progettuali, soprattutto nei particolari, dacché il papa puntava al risparmio. Non è comunque possibile chiarire la questione, in quanto, già una quarantina d'anni dopo la realizzazione della porta, le carte topografiche di Roma la rappresentano quasi come un rudere: forse a causa di un fulmine, l'attico fu gravemente danneggiato e così rimase fino al 1853, quando lo stesso fu ricostruito su progetto di Virginio Vespignani[5]. Fu comunque uno degli ultimi lavori architettonici del Buonarroti, che morì poco prima che l'opera fosse completata. I lavori furono eseguiti da Giacomo Del Duca, che poi realizzò anche Porta San Giovanni.

 
Porta Pia in una foto del 1900 ca

La maggior parte degli esperti ritiene che l'interesse principale di Michelangelo fosse rivolto più all'aspetto teatrale-pittorico della porta che a quello funzionale. È infatti collocata alla fine della strada Pia, che riprendeva il tracciato dell'antica “Alta Semita” e proseguiva poi per la moderna via XX Settembre (data della breccia), a concludere con un prospetto frontale imponente un lunghissimo rettifilo che aveva inizio dal Quirinale.

Per un maggiore effetto scenico la porta era quindi un po' arretrata rispetto alla linea delle mura, alla quale era collegata con due tratti di muro laterali obliqui, sovrastati dalla stessa merlatura della porta, ed era ad una sola arcata (come appare nella medaglia), con la facciata rivolta verso la città, mentre all'esterno si presentava con un semplice fornice.

Una seconda arcata venne aperta intorno al 1575 per agevolare il transito del traffico, notevolmente aumentato per la chiusura della vicina porta Nomentana, come è puntualmente riportato sull'iscrizione che si trova sul fornice centrale:

PIVS IV PONT MAX
PORTAM PIAM
SVBLATA NOMENTANA EXTRVXIT
VIAM PIAM AEQVATA ALTA SEMITA DVXIT

Le stampe e le incisioni fino al 1577 raffigurano una torre su un lato esterno della porta, che poi appare mozzata; è dubbio se si tratti di un crollo o di un abbassamento voluto per motivi architettonici.

La facciata verso l'esterno della città fu terminata nel 1869 su progetto in stile neoclassico di Virginio Vespignani, il quale sembra si sia ispirato ad un'incisione del 1568 che doveva essere abbastanza vicina al progetto originario michelangiolesco. Iniziata nel 1853 con un restauro per i danni subiti due anni prima per la caduta di un fulmine, vennero realizzati anche gli edifici ed il cortile interno. La facciata, in linea con la cinta muraria, ospita due statue, fiancheggiate da quattro colonne: di Sant'Agnese e di Sant'Alessandro, che il Vespignani collocò all'interno di apposite nicchie, secondo la volontà di Pio IX.

Il papa volle ricordare in tal modo lo scampato pericolo corso in occasione del crollo della sala d'udienza del convento di Sant'Agnese, che sorgeva lì nei pressi, dove il 12 aprile 1855 si era recato in visita. Durante il cannoneggiamento del 1870, le due statue subirono un grave danno e, dopo un lungo restauro, furono ricollocate in sede nel 1929.

 
Struttura di Porta Pia vista dal lato esterno

Sopra il fornice esterno è stata apposta una lunga iscrizione a ricordo dello scampato pericolo:

HIEROMARTYRIBVS MAGNIS ALEXANDRO PONT MAX AGNETI VIRG
QVORVM TROPAEIS VIA NOMENTANA NOBILITATVR
PIVS IX PONTIFEX MAXIMVS ANNO SACRI PRINC XXIII
PORTAM PIAM NOVIS OPERIBVS COMMVNITAM EXORNATAM DEDICAVIT
DECESSORI INVICTO SOSPITATRICI SVAE
IOSEPHO FERRARIO ANTISTITE VRBANO PRAEFECTO AERARI

All'interno dei fabbricati che, formando un cortiletto, uniscono le due facciate della porta e che un tempo erano utilizzati per l'ufficio doganale, si trova il Museo storico dei bersaglieri. All'interno del cortile sono presenti un monumento ad Enrico Toti, nonché i busti di quattro eminenti bersaglieri: Alessandro La Marmora, fondatore del Corpo, Luciano Manara e Goffredo Mameli, caduti nella difesa della Repubblica Romana e Giacomo Pagliari, caduto il 20 settembre 1970 nell'assalto alla Breccia di Porta Pia.

La breccia di Porta PiaModifica

 
Il maggiore Giacomo Pagliari, comandante del 34º Bersaglieri, colpito a morte durante la presa di Porta Pia.

Porta Pia divenne celebre nel 1870, quando nelle sue immediate vicinanze si concentrò l'attacco delle truppe del Regno d'Italia contro la guarnigione pontificia, durante le operazioni militari per la Presa di Roma. Il cannoneggiamento italiano iniziò alle 5.10 di mattina del 20 settembre, concentrandosi sul tratto di mura compreso tra Porta Salaria e Porta Pia ad opera delle batterie 2º (capitano Buttafuochi) e 8º (capitano Malpassuti) del 7º Reggimento di artiglieria[6].

Poco dopo le ore 9 iniziò ad aprirsi una vasta breccia a una cinquantina di metri alla sinistra di Porta Pia. Una pattuglia di bersaglieri del 34º battaglione fu inviata sul posto a constatarne lo stato. I comandanti d'artiglieria ordinarono di concentrare gli sforzi proprio in quel punto (erano le 9:35). Dopo dieci minuti d'intenso fuoco, la breccia era abbastanza vasta (circa trenta metri) da permettere il passaggio delle truppe. Il comando italiano ordinò immediatamente la formazione tre colonne d'attacco per penetrare nel varco. La prima colonna, formata dal 12º Battaglione Bersaglieri e dal 2º Battaglione del 41º Reggimento Fanteria "Modena" avrebbe mosso da Villa Falzacappa; la seconda, formata da 34º Battaglione Bersaglieri e dai tre battaglioni del 19º Reggimento Fanteria "Brescia", avrebbe mosso da Villa Albani, mentre la terza sarebbe partita da Villa Patrizi con il 35º Battaglione Bersaglieri ed i battaglioni del 39º e 40º Reggimento Fanteria "Bologna".[7] L'assalto in realtà non sarebbe stato necessario: verso le ore dieci dal campo pontificio fu esposta la bandiera bianca[8] ma quando pochi minuti dopo le truppe italiane si avvicinarono alla breccia un gruppo dei difensori pontifici, ignaro della resa, aprì un fitto fuoco di fucileria da Villa Bonaparte, uccidendo il Magg. Giacomo Pagliari (comandante del 34º Battaglione Bersaglieri) e ferendo una decina di soldati: rotti gli indugi, il 12º Battaglione Bersaglieri suonò la carica ed irruppe nella breccia, seguito dalle altre unità, senza incontrare altra resistenza.[7]

La breccia nelle mura venne riparata nel 1871 ed una prima lapide commemorativa venne affissa nel punto esatto dell'irruzione. Nel 1895, per il 25º Anniversario della Presa di Roma, vennero posizionate sotto la direzione dello scultore Ettore Ferrari due altri lapidi ai lati di quella originaria e di fronte ad essa venne eretta una colonna celebrativa sormontata da un Vittoria Alata in bronzo. Nel 1920, per il 50º anniversario, il Governatorato di Roma affidò a Giovanni Battista Giovenale la risistemazione monumentale dell'area, inglobando le tre lapidi in una struttura in marmo bianco e fregi bronzei.[9]

Nel 1932 su inziativa della Associazione Nazionale Bersaglieri venne eretto i fronte alla porta, al centro del piazzale di Porta Pia, il Monumento al Bersagliere. È costituito da una statua in bronzo alta sei metri, opera dello scultore e medaglista romano Publio Morbiducci, raffigurante un trombettiere dei bersaglieri in corsa, armato di fucile, posizionata su un imponente basamento in travertino, realizzato dallo sculture Mancini, ai lati del quale sono posizionati sei bassorilievi in Pietra di Trani raffiguranti episodi salienti della storia dei Bersaglieri.[10]

CuriositàModifica

  • Nel 1983 è stato girato il film "Strada Pia"[11]. Produzione: WDR, Cologna, regia: Georg Brintrup[12]
  • La decorazione del lato della porta all'interno della città, realizzata da Michelangelo, ricorda una bacinella con un asciugamano intorno e un sapone al centro. La leggenda vuole che si tratti di uno scherzo dell'artista, che in tal modo voleva ricordare l'origine di papa Pio IV, un Medici che non apparteneva alla nota famiglia fiorentina, ma che pare discendesse da una famiglia di barbieri milanesi[13]. Inoltre, sotto la finestra destra della stessa facciata è stato grossolanamente scolpito un mascherone ghignante, incompiuto, con le ali uncinate (in cui il popolo romano ha voluto riconoscere lo stesso Michelangelo), mentre sotto l'altra finestra c'è un masso appena abbozzato: potrebbe trattarsi di una prova della fretta con cui vennero conclusi i lavori.
  • Alla breccia di Porta Pia è dedicato uno dei primi film italiani: "La Presa di Roma"[14].

NoteModifica

  1. ^ Così racconta il Vasari: '“Ricercato a questo tempo Michelagnolo dal Papa per Porta Pia d'un disegno, ne fece tre tutti stravaganti e bellissimi, che ‘l papa elesse per porre in opera quello di minore spesa, come si vede oggi murata, con molta sua lode.”'
  2. ^ Vedi Laura G.Cozzi, "Le porte di Roma", Franco Spinosi Editore, Roma, 1968 - pag. 194.
  3. ^ Porta Pia, in P. Ruschi, Michelangelo architetto, Cinisello Balsamo 2011, p. 159.
  4. ^ Porta Pia, cit., p. 159.
  5. ^ Porta Pia, cit., p. 160.
  6. ^ Una descrizione dettagliata (i colpi italiani sparati furono 888) e corredata da numerosi testi di dispacci, sia italiani che pontifici, si trova a pag. 1075 nel libro del generale Carlo Montù Storia dell'artiglieria Italiana, Edizioni Arti Grafiche Santa Barbara, Roma.
  7. ^ a b Rivista Militare, Roma Capitale d'Italia - La Presa di Porta Pia (PDF), su esercito.difesa.it. URL consultato il 4 aprile 2021.
  8. ^ P. K. O'Clery, p. 712.
  9. ^ Monumento alla Breccia di Porta Pia, su rerumromanarum.com. URL consultato il 4 aprile 2021.
  10. ^ Monumento al Bersagliere, su rerumromanarum.com. URL consultato il 19 dicembre 2020.
  11. ^ Strada Pia Archiviato il 14 marzo 2012 in Internet Archive.
  12. ^ Internet Movie Database
  13. ^ Giggi Zanazzo così spiega lo “scherzo”, con il suo dialetto moderno: '“Sopra la porta Pia, sur frontone in arto che sta dde faccia a la via Venti Settembre, si cce fate caso, c'è uno scherzo de pietra fatto dall'architetto che ha fabbricato quella porta. Siccome dice ch'er papa che l'ha fatta fa' ne vieniva dé discendenza de la famija d'un barbiere, l'architetto pe ffallo sapé a tttutto er monno, cià fatto scurpì quella gran cunculina, co' ddrento in mezzo un ppezzo de sapone e 'ntorno a la cunculina er si sciuttamano co la su' bbrava frangia de qua e dde llà. Scherzo che dar medemo architetto è stato messo puro de qua e dde llà de la porta medema”'
  14. ^ La presa di Roma

BibliografiaModifica

  • Mauro Quercioli, Le mura e le porte di Roma, Roma, Newton Compton Editori, 2005
  • Laura G. Cozzi, Le porte di Roma, Franco Spinosi Editore, Roma, 1968

Voci correlateModifica

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