Santa Maria Patrona di Lucera

Santa Maria Patrona di Lucera
Santa Maria Patrona di Lucera.JPG
Tipo di festa religiosa
Data 14- 15- 16 agosto
Periodo Ferragosto
Celebrata in Lucera
Religione Cattolica
Feste correlate Assunzione di Maria
Data d'istituzione 1304[1]
Altri nomi Santa Maria della Vittoria[2]

Santa Maria Patrona di Lucera è il titolo principale con cui viene venerata la Vergine Maria nella città di Lucera. Altri titolo sono: Santa Maria Assunta e, più anticamente, Santa Maria della Vittoria. L'icona trecentesca della Madonna venerata nella basilica cattedrale fu donata da Carlo II d'Angiò. L'effigie è considerata miracolosa per tradizione popolare. La statua lignea della Vergine Bruna è seduta sul trono e cinge con il braccio sinistro il bambin Gesù.

Indice

Le origini del cultoModifica

  Lo stesso argomento in dettaglio: Storia di Lucera.

Secondo la tradizione, prima dell'anno 60 d.C. l'apostolo Pietro, di passaggio per Luceria, città romana, fondò una delle prime comunità cristiane italiane.[3] Dopo aver convertito un gran numero di lucerini, battezzandoli nelle acque del fiume Vulgano, pose a capo della nascente diocesi di Luceria, il lucerino Basso, primo vescovo della città.[3] Basso, uomo pieno di zelo, fu martire cristiano sotto l'imperatore Traiano (112 circa).[4] Dopo anni di sede vacante, nel 251 papa Cornelio I mandò a Lucera il vescovo Pardo. Uomo pio e devoto, consacrò la città al cristianesimo, riuscendo a edificare la prima cattedrale della città nell'attuale piazza San Giacomo, dedicandola a “Santa Maria”, al cui interno fece seppellire il corpo di Basso.[5] Fu così che a Luceria si registrò l'inizio della devozione alla Madre di Gesù; difatti Pardo fece edificare anche una piccola cappella in onore di Santa Maria della Spiga, sui resti di un tempio romano, nella zona nord della città.[6] Dopo 13 anni di episcopato, Pardo si spense 17 ottobre 264 e venne sepolto nella cattedrale, accanto a Basso.[4]

A seguito della distruzione bizantina del 663, la vecchia chiesa fu saccheggiata e i lucerini furono costretti alla fuga, formando vari centri del subappenino (Biccari) e della costa adriatica (Lesina). I corpi dei santi vescovi furono trafugati o portati nelle nuove frazioni costituite. San Basso giunse poi a Termoli mentre San Pardo fu traslato a Larino.[7]

Nel 743, le rovine della città videro arrivare il vescovo Marco II. Il patriarca partecipò al Concilio di Roma del 22 marzo 744, chiedendo a papa Zaccaria aiuti e preghiere per il popolo lucerino. Al suo ritorno a Luceria, portò con sé i monaci benedettini e una statua della Vergine Maria.[8] La cattedrale, semidistrutta, fu restaurata e in un altare fu collocata la statua della Vergine, che da quel giorno venne invocata come protettrice della città.[9]

Nel IX secolo la cattedrale di Santa Maria possedeva anche un bosco detto di Santa Maria di Lucera.[10]

Nel 1182 la Santa Sede autorizzò la costruzione a Lucera della seconda cappella e di un monastero dedicati a Santa Maria, sempre nel rione San Giacomo, e affidata sempre ai padri Benedettini.[11]

La venerazione dell'icona bizantina continuò fino all'avvento di Federico II e dei suoi seguaci, i saraceni. Nel 1223, difatti, l'imperatore deportò a Lucera numerosi musulmani, lasciandoli liberi di professare la propria religione. Il colpo fu duro per la cristianità locale, che vide improvvisamente scomparire tutto quello che aveva costruito nei secoli. Anche le chiese furono distrutte e al loro posto si costruirono numerose moschee. La città fu detta "Luceria Saracenorum". I dodici cristiani rimasti in città assieme al vescovo, subivano le molestie dei saraceni e temevano per la venerata statua della Vergine Maria. Fu così che, per paura di eventuali saccheggi, nascosero l'icona della protettrice in un posto sicuro, detto “Tribuna”, che si pensa fosse in un pozzo o in un sotterraneo fuori le mura della città.[12]

La Vergine angioinaModifica

I pochi cristiani rimasti riuscirono a tramandare la devozione alla Vergine, fino all'arrivo dei d'Angiò che spinto da papa Bonifacio VIII e organizzò la "Crociata Angioina": Luceria, dopo un lungo assedio condotto da Giovanni Pipino da Barletta, venne distrutta tra il 15 e il 25 agosto 1300; la tradizione vuole che la Vergine Maria sia scesa in campo a favore dei d'Angiò, osteggiando le truppe saracene con immensi sciami di moscerini,[13] portando la vittoria giusto nel giorno dell'Assunzione della Vergine al Cielo.[14] Le mura e le mosche furono abbattute e molti abitanti musulmani massacrati o venduti come schiavi[15]. La statua della Vergine, nascosta per anni in un tempietto di legno, tornò alla luce e portata in processione nella festosa piazza centrale della città.[16] Da quel fatidico giorno però le sue tracce si persero per sempre.

 
Basilica Cattedrale di Lucera - Particolare del portale con l'Immagine della Vergine

Luceria, in pochissimo tempo, fu ripopolata di cristiani e fu rinominata "Civitas Sanctae Mariae" (città di Santa Maria). Al posto della Moschea principale, demolita, venne costruita, sotto la guida di Pierre d'Angicurt, la Cattedrale dell'Assunta, una maestoso esempio di stile gotico prettamente angioino, con richiami all'antico romanico. Nel 1301, Carlo II d'Angiò fece giungere in città una nuova statua della Vergine, detta Santa Maria della Vittoria, alla quale donò simbolicamente le chiavi della città nel 1304, istituendo la festa in suo onore, da celebrarsi ogni anno con la massima partecipazione del popolo[17] e alla quale sua moglie Maria d'Ungheria offrì una grande collana d'oro.[18] La statua fu collocata nella Cattedrale e da allora invocata come Santa Maria Patrona di Lucera. Anche lo stemma della città venne modificato da Carlo II d'Angiò che volle inserire se stesso qual leone passante, tenente nella branca anteriore destra una banderuola con l'effigie della Vergine Patrona.

Per riportare la cristianità nella città, Roberto d'Angiò fece giungere da Avignone (al tempo sede papale) a Santa Maria il vescovo croato domenicano Agostino Kazotic che in un solo anno riuscì a convertire il popolo lucerino. Morì il 3 agosto 1323, forse dopo essere stato vittima di un agguato. Con bolla pontificia del 4 aprile 1702, confermando un precedente Breve Apostolico di papa Giovanni XXII del 1326, papa Clemente XI lo proclamò Beato.

In quegli anni, arrivarono a Santa Maria, altre tre icone della Vergine Maria, simili a quella della Patrona, che oggi sono collocate nelle più importanti parrocchie della città:

  • Santa Maria della Vittoria, nella parrocchia di San Giacomo Maggiore Apostolo;
  • Santa Maria della Misericordia, nella parrocchia di San Giovanni Battista;
  • Santa Maria della Libera, nella parrocchia di San Matteo Apostolo al Carmine.

A queste si aggiunge una quarta icona della Vergine, di più recente ritrovamento, conservata nel Museo di Archeologia Urbana di Lucera.

La protezione della VergineModifica

Il 4 dicembre 1456 un terrificante movimento tellurico sconvolse la Capitanata. La città di Nocera (Lucera) subì gravi perdite e danni (fra cui probabilmente la parte superiore del campanile del Duomo), ma resto in piedi, a differenza dei centri limitrofi andati completamente distrutti. La popolazione attribuì lo scampato pericolo alla protezione di Santa Maria Patrona.[19]

A seguito del forte terremoto del luglio 1627 con epicentro San Severo, a differenza delle città vicine andate completamente distrutte, Lucera ebbe solo alcuni danni alle abitazioni. I lucerini sentirono la protezione di Santa Maria Patrona e il Decurionato volle donare 500 ducati al Capitolo della Cattedrale, affinché la cappella dedicata alla Vergine fosse arricchita.[20] Sul finire del 1600 fu realizzato un nuovo altare in marmo alla Vergine Patrona ad opera di Giovanni Reguzzino.

Nel 1642 il viceré spagnolo Ramiro Guzman assegnò la città Lucera in feudo al conte Mattia Galasso, su ordine del re Filippo IV. La città subì quindi l'abolizione di tutti i privilegi conferitigli da Carlo II d'Angiò. I lucerini si rivolsero nuovamente a Santa Maria per chiedere la liberazione della città, che finalmente il 20 dicembre 1491 fu dichiarata “città libera, in virtù del potente patrocinio di Santa Maria.”[21]

Il devastante terremoto del 1731 con epicentro Foggia, distrusse tutti i paesi della provincia di Lucera, che invece rimase inspiegabilmente in piedi. Anche in questo caso i lucerini vollero ringraziare la Madre Celeste istituendo il “terraggio di Santa Maria”. Fu infatti acquistato un terreno nell'agro di Mezzana Grande, con la cui rendita si sostenevano le spese per le festività d'agosto; per amministrare tale fondo fu istituito il comitato delle feste patronali.

Il lucerino san Francesco Antonio Fasani (16811742) era fermamente devoto alla Vergine Patrona di Lucera, anche se nel suo cuore preferiva invocarla quale Vergine Immacolata, facendo infatti realizzare da Giacomo Colombo una statua dell'Immacolata Concezione per la chiesa di San Francesco. Lo stesso si può dire del Servo di Dio Don Alessandro di Troja (1801-1834), che alla sua morte fu sepolto proprio ai piedi dell'altare della Vergine in Cattedrale, che in quell'anno venne dichiarata Basilica Minore.

 
Popolare raffigurazione di Santa Maria Patrona di Lucera

Nel 1799 Lucera attraversò il turbine degli eventi scaturiti dalla proclamazione della Repubblica Partenopea. La città fu raggiunta dal generale francese Guillaume Philibert Duhesme, che cercò di trattare pacificamente con il popolo lucerino, affinché accettasse l'ingresso delle sue truppe. L'ufficiale di marina, Eugéne Petit però venne ucciso e questo fece scaturire la rabbia dell'esercito, che decise di assaltare Lucera. Fu solo grazie all'intrepido coraggio della duchessa Maddalena Candida Mazzaccara che Lucera si salvò dal saccheggio. La duchessa infatti, uscì dalle mura della città in nome di Santa Maria Patrona, e consegnò le chiavi della città al generale, che concesse tre giorni di tregua, a patto che fossero uccisi gli attentatori. Allo scadere dei tre giorni, le porta della città vennero aperte e la duchessa accolse i francesi, seguita dal simulacro della Vergine, che venne esposto fuori porta Troia. Dehesme, nel vedere l'icona mariana, rimase scioccato, riconoscendola come "la Donna dal viso bruno e dagli occhi d'incisiva potenza, che quella notte gli era apparsa in sogno a dirgli che lasciasse salvo il suo popolo".[22] Per questo, nonostante l'esercito fosse pronto ad intervenire militarmente, Duhesme decide di rinunciare ai bellicosi propositi, entrando in città acclamato dalla folla. A ricordo di tale evento prodigioso fu opposta sulla facciata di Porta Troia una lapide.[23] Nello stesso anno l'altare in marmo di Santa Maria Patrona fu trasferito all'altra estremità della navata e da allora ospitò la statua seicentesca del compatrono San Rocco da Montpellier, invocato tra il 1655 e il 1656 durante l'epidemia di peste che si abbatté sulla città: la poca mortalità venne vista come un fatto miracoloso. Al posto del vecchio altare fu postò un nuovo ed imponente altare in marmo ad opera di Domenico e Marino Palmieri, con angeli di Giuseppe Pagano.

A seguito dell'ennesimo terremoto del 1805, il 15 agosto 1806 l'icona trecentesca della Vergine venne incoronata con triplice corona d'oro dal Capitolo della basilica di San Pietro in Vaticano ed inserita fra le immagini più venerate e miracolose della Vergine.[24] In tale occasione venne realizzato il primo dipinto della Vergine in cielo fra San Rocco ed il Beato Agostino Casotti (nelle versione successive furono aggiunti anche i santi Pietro e Basso); ai piedi il re Carlo II d'Angiò, in ginocchio, consegna alla Vergine le chiavi della città.

Dall'ottobre 1836 la città di Lucera fu raggiunta da una nuova calamità, il colera indiano. Numerose furono le vittime dell'epidemia, che raggiunse il suo culmine nell'estate del 1837; il popolo chiedeva a Santa Maria Patrona di aiutare anche questa volta la sua città e l'aiutò della Vergine non mancò. Difatti il 12 e il 13 luglio di quello stesso anno, l'icona trecentesca della Vergine, collocata in una delle cappelle laterali alla cattedrale, mosse gli occhi e cambiò il colore della pelle. A seguito di tale evento miracolo fu aperto un Processo Canonico nel 1838, di cui di occupò anche papa Gregorio XV e la Sacra Congregazione dei Riti, che non poté che constatare l'avvenuto evento inspiegabile e l'improvvisa guarigione dal colera e da altre infermità di molti fedeli. Venne proclamato il 13 luglio quale festa della Madonna del Colera.[25] L'evento prodigioso si ripeté nel 1844, quando la città fu colpita da una violenta siccità.[26] Cento anni dopo, nel 1937 a Lucera si svolse il Congresso eucaristico mariano, in ricordo di tale evento miracoloso.

Durante la seconda guerra mondiale, Lucera non fu mai bombardata e mai attaccata. Si racconta che gli aerei che dovevano bombardare la città non riuscirono ad individuarla a causa delle nubi. I cittadini considerarono l'evento come fatto miracoloso attribuito all'intercessione di Santa Maria Patrona e riempirono la città di edicole votive con piccole riproduzioni dell'icona della Vergine, che ancora oggi sono visibile in tutto il borgo antico. Sono datate: Anno di guerra 1943.[27]

 
L'icona di Santa Maria Patrona di Lucera in processione il 25 settembre 2003

Nel 1960, grazie all'interessamento del vescovo Domenico Ventola, fu concessa nelle litanie mariane, l'aggiunta dell'invocazione Santa Maria Patrona Nostra, prega per noi.[28] In quegli anni una nuova luce illuminò la città; Rosa Lamparelli riaccese il fervore intorno al vecchio convento di Santa Caterina, sostenendo di avere visioni della Vergine Maria tra il 1959 e il 1963.

Con l'istituzione del corteo storico del 1983, iniziò a Lucera la tradizione di rievocare ogni 14 agosto la consegna delle chiavi della città da parte di Carlo II d'Angiò all'icona della Vergine Maria.

Nel 1987 papa Giovanni Paolo II fece visita a Lucera per venerare il corpo di San Francesco Antonio Fasani, da lui canonizzato l'anno precedente e, colse l'occasione per rendere omaggio all'icona miracolosa di Santa Maria Patrona.

Nel 1999 la statua è stata sottoposta ad un restauro, che ha portato alla luce le vesti in oro zecchino e il colore bruno dei volti della Vergine e del Bambino.[29]

Il 24 settembre 2003 la statua della Vergine è stata portata nella Città del Vaticano, dove nella Sala Nervi è stata incoronata con la triplice corona d'oro dal card. Angelo Sodano, in nome del papa San Giovanni Paolo II.[30] Il giorno seguente è tornata a Lucera e, dopo una solenne processione, è stata riportata nel suo Duomo.

Il 18 maggio 2014 il nuovo parco giochi della Villa Comunale di Lucera viene intitolata a Santa Maria Patrona.[31]

La festa patronaleModifica

Santa Maria Patrona viene festeggiata a Lucera nei tre giorni di feste patronali, nel cuore del ferragosto, 14-15-16 agosto.

 
Processione di Santa Maria Patrona di Lucera del 16 agosto 2007

I festeggiamenti hanno origini antichissime, che si collegano soprattutto al periodo angioino, in ricordo della liberazione dai saraceni. Con l'istituzione del Corteo storico del 1983, iniziò a Lucera la tradizione di rievocare ogni 14 agosto il memorabile momento della consegna delle chiavi della città da parte di Carlo II d'Angiò all'icona della Vergine Maria, seguito dalla processione in piazza Duomo. Un momento particolarmente suggestivo che univa la città fra un miscuglio di sacro e profano. La festa poi proseguiva presso l'Anfiteatro Romano, dove all'arrivo del corteo, si svolgeva il Torneo delle Chiavi, durante il quale i rappresentanti dei rioni delle cinque antiche porte della città si sfidavano in giochi medievali, con l'assegnazione finale del palio della città. La tradizione è stata modificata negli ultimi anni: è il vescovo della città che, in cattedrale, dona le chiavi all'Iiona di Santa Maria Patrona, che viene successivamente portata in piazza Duomo per la processione. Il corteo storico è stato spostato nella seconda settimana di agosto, pochi giorni prima delle feste patronali, perdendo così il suo principale significato; il Torneo delle Chiavi invece è stato ridotto ad un semplice torneo di calcetto.

Giorno 15, festa dell'Assunta, è dedicato prevalentemente a funzioni religiose in Cattedrale, lasciando per la serata qualche manifestazione canora.

Il 16 agosto, festa di San Rocco, compatrono della città, è da secoli caratterizzato dalla grande processione cittadina dell'Icona della Patrona. La statua seicentesca del santo di Montpellier, invece, sembra non sia mai stata portata in processione e, a differenza dell'Icona di Santa Maria che viene messa in trono nei nove giorni precedenti la festa, resta nella sua nicchia, quasi abbandonata a sé stessa; in effetti, il patronato di San Rocco sulla città di Lucera sembra essere legato prettamente al periodo dell'epidemia della peste del Seicento.

Imponente era la processione del 16 agosto fino ai primi anni del ‘900. I preparativi iniziavano già dal 13 agosto, giorno in cui le statue dei santi più venerati a Lucera, dalle varie chiese parrocchiali e confraternali, raggiungevano la Cattedrale, prendendo posto ai lati della navata centrale. Per poi giorno 16 percorrere assieme al simulacro della Vergine, contornata dagli Arcangeli, le vie principali della città. Il corteo iniziava dal mattino e si protraeva fino a sera, aprivano la processione le parrocchie, seguite dalle associazioni religiose e le confraternite. Le statue dei santi precedevano quelle degli arcangeli, quindi il clero per giungere infine alla visione dell'icona trecentesca della Vergine Patrona.

 
Processione in onore di Santa Maria Patrona di Lucera - 16 agosto 2009

A oggi la processione ha subito notevoli mutamenti. Non ci sono più i santi e gli arcangeli ad accompagnare la Vergine che, sola, percorre le vie della città. Ad aprire il corteo sono sempre le parrocchie, seguite dalle associazioni religiose e le confraternite, il clero e la miracolosa icona della Patrona. Il percorso si è notevolmente ridotto e la processione ha iniziò solo nel tardo pomeriggio per poi ritornare in Cattedrale col giungere delle sera. Suggestivo è l'arrivo dell'icona a Porta Foggia, dove anticamente si svolgeva la preghiera per i campi.

Nel 2000, in occasione dell'anniversario della sua beatificazione, la salma del Beato Agostino Casotti ha accompagnato la Vergine durante la processione cittadina del 16 agosto; nel 2001, invece, a precedere l'Icona angioina, fu la statua di San Francesco Antonio Fasani, in occasione del 50º anniversario della sua beatificazione e del 15º anniversario della sua canonizzazione. Tale evento è stato accolto in modo festoso dalla popolazione lucerina, che da allora spera di rivedere ogni anno il Santo di Lucera in processione con la Vergine Patrona.[32] Nel 2011, in occasione del 25º anniversario della sua canonizzazione, la statua di San Francesco Antonio Fasani torna a precedere l'Icona della Vergine Patrona della città. Lo stesso accade anche nel 2016, in occasione dell'elevazione del Santo a Patrono Secondario di Lucera e del 30º anniversario della canonizzazione.

La festa prosegue nel segno della musica, con l'esibizione di uno o più cantanti in Piazza Matteotti, per poi concludersi con i tre spettacolari fuochi pirotecnici nei pressi dell'Anfiteatro Romano. Non manca ovviamente il Luna Park che assieme a Molfetta, Barletta, Andria e Mesagne fa parte dei Luna Park della Puglia più grandi, ed è situato nell'area polifunzionale dinanzi alla stazione ferroviaria di Lucera. In quei giorni, all'interno del Museo diocesano, viene inaugurata la mostra di ferragosto, che ogni anno, grazie ai suoi temi, quasi sempre legati al culto della Madonna, fa vivere ai visitatori un viaggio nella storia religiosa della città di Santa Maria.

NoteModifica

  1. ^ Carlo II d'Angiò istituì la festa in concomitanza con la festa dell'Assunta, giorno che segnò la sua vittoria sui Saraceni. Il dogma dell'Assunta sarà proclamato solo il 1º novembre 1950. - Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pp. 58-59.
  2. ^ Invocata anche come “Santa Maria della Vittoria” in ricordo della vittoria degli Angioini sui Saraceni; oggi, con tale titolo, a Lucera, è invocata l'icona trecentesca venerata nella chiesa di San Giacomo Apostolo.
  3. ^ a b Giuseppe Trincucci, La Diocesi di Lucera-Troia. Storia Arte Fede, Lucera, Edizioni MGF, 2004, p. 69.
  4. ^ a b Massimiliano Monaco, Il palazzo Vescovile di Lucera - Storia, arte, cultura, Lucera, Edizioni Terzo Millennio, 2000, p. 35.
  5. ^ BCL, Angiullo, ms. 1665, p. 34; Pollidoro, 1741, 33; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13.
  6. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei, 1934, p. 64; Massimiliano Monaco, Il palazzo Vescovile di Lucera - Storia, arte, cultura, Lucera, Edizioni Terzo Millennio, 2000, p. 35.
  7. ^ Vita Sancti Pardi; Pollidoro, 1741, p. 33; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13.
  8. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei, 1934, p. 83.
  9. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editore, 2008, p. 13.
  10. ^ Alessandro Di Meo, Annali critico-diplomatici del Regno di Napoli della mezzana d'età, 12 Voll., Napoli, 1795, p. 366; Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Lucera, Claudio Grenzi Editori, 2008.
  11. ^ Lettera di papa Lucio III, Velletri, 15 luglio 1182.
  12. ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera, 1932; Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera, 2008, p. 55.
  13. ^ * Antonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856, pag. 54; * Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008
  14. ^ Leandro Alberti, Descrittione di tutta Italia, Nicolini, Venezia 1551, pag. 207; * Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008
  15. ^ I saraceni in Italia meridionale
  16. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 112-113
  17. ^ Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 213
  18. ^ Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Giuseppe Trincucci, Lucera 2008, pag.58-59
  19. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pag. 207
  20. ^ Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Lucera, II edizione 1933, pag. 41
  21. ^ Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007, pag. 208-209
  22. ^ *Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934, pag. 152, 153; * Vincenzo Di Sabato, Storia ed arte nelle chiese e conventi di Lucera, Foggia 1971, pag. 581, 651.
  23. ^ Il racconto completo della storica vicenda è al sito Repubblica Napoletana 1799
  24. ^ Gaetano Schiraldi La devozione di Lucera a Santa Maria Pubblisud, Lucera 2008, pag. 52-64
  25. ^ Archivio Storico Diocesano di Lucera. Processo canonico al Miracolo del 1837
  26. ^ Giambattista Gifuni, Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Trincucci Giuseppe, Lucera 2008 pag. 64;
  27. ^ Massimiliano Monaco, Il culto dei Santa Maria nella tradizione delle edicole mariane di Lucera in Lucera. Viaggio nella memoria. Le edicole votive. ONLUS Minerva, Lucera 2001 pag. 3-5;
  28. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008, pag. 28
  29. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, pag.85
  30. ^ Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, pag.28-29
  31. ^ http://www.lucerabynight.it/zoom.asp?id=41200 Intitolazione Parco Giochi a Santa Maria Patrona di Lucera
  32. ^ http://www.newsetvlucera.it/notizia5648.htm Festa Patronale 2012

BibliografiaModifica

  • Antonio Maria Lombardi, Lucera liberata sempre da varie calamità e specialmente dall'attuale flagello del colera-morbo la mercé di Santa Maria Patrona della città Scepi, Lucera 1856;
  • Giambattista d'Amelj, Storia della Città di Lucera, Lucera 1861, II ed. Bologna 1983;
  • Giambattista Gifuni, Origini del ferragosto lucerino, Pesci, Lucera 1932, II edizione 1933;
  • Vincenzo Coletti, Indagini storiche sopra Lucera, Pompei 1934;
  • Giambattista Gifuni, "Lucera", Lucera 1934, II ed. Urbino 1937, III ed. Varietà di cultura storica, letterale e civile, a cura di Trincucci Giuseppe, Lucera 2008;
  • Enrico Venditti, Vecchio Ferragosto Lucerino, Editrice Costantino Catapano, Lucera 1985;
  • Dionisio Morlacco, Il culto di Santa Maria Patrona in Benignitas et Humanitas a cura di Giuseppe Trincucci, Litostampa, Foggia 2007;
  • Gaetano Schiraldi, La devozione di Lucera a Santa Maria Pubblisud, Lucera 2008;
  • Massimiliano Monaco, Santa Maria Patrona di Lucera, Claudio Grenzi Editori, Lucera 2008;

Voci correlateModifica